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martedì 6 gennaio 2026

I dolci dei Re Magi

 I dolci dei Re Magi

Il  giorno  dei tre  Re, il 6 gennaio Epifania,
ha dato  origine nella  storia  a  numerose  
consuetudini.  Una   di  queste consisteva
nell'uso di eleggere il re della giornata  nel
corso  della  festa  basata   su  abbondanti
libagioni alle quali erano ammessi anche i
poveri.   L'usanza   aveva  preso  piede  in
Francia già nel  X secolo, in  Olanda  ed in
Belgio  intorno al  1281.  Nel  1316  si cele-
brava la festa dei tre Re persino alla corte
inglese.  E' tradizione  preparare un dolce
speciale ed il Dolce dei Re Magi ha subito
nel corso della storia numerose modifiche
All'inizio dovette essere un pane o un dol-
ce  piatto di  forma  rotonda. In  Olanda si
confezionavano le cialde, i  dolci sfoglia e
torte,  mentre  in  Francia  si  preparavano  
ciambelle.In Svizzera il Dolce dei  Re Magi
viene confezionato con un pezzo di pasta
lievitata di forma  rotonda  intorno al quale
si dispongono 5 o 6 sfere più piccole della
stessa pasta in ognuna delle quali si intro-
duce  una  figurina di  porcellana o di altro
materiale  che  dà  diritto, a chi  la trova, al
titolo di re, oppure a  seconda dei  simboli,
di  principe,ministro,ecc.Prima che il dolce
venga  messo  a  cuocere  viene  spalmato
con glassa alle mandorle o nocciole  e  co-
sparso di  granella  di  zucchero.  Un' altra
caratteristica   è  quella  di   introdurre  nel
dolce  un  fagiolo  o  
una fava oppure una
moneta come portafortuna.

web

Adorato dai Magi

 


Per Tutti, Tutti!!!!!

 


La vera storia della Befana

In un villaggio, non molto distante da Betlemme, viveva una giovane donna che si chiamava Befana. Non era brutta, anzi, era molto bella e aveva parecchi pretendenti...Però aveva un pessimo caratteraccio. Era sempre pronta a criticare e a parlare male del prossimo. Cosicché non si era mai sposata, o perché non le andava bene l’uomo che di volta in volta le chiedeva di diventare sua moglie, o perché l’innamorato – dopo averla conosciuta meglio – si ritirava immediatamente.

Era, infatti, molto egoista e fin da piccola non aveva mai aiutato nessuno. Era, inoltre, come ossessionata dalla pulizia. Aveva sempre in mano la scopa, e la usava così rapidamente che sembrava ci volasse sopra. La sua solitudine, man mano che passavano gli anni, la rendeva sempre più acida e cattiva, tanto che in paese avevano cominciato a soprannominarla “la strega”. Lei si arrabbiava moltissimo e diceva un sacco di parolacce. Nessuno in paese ricordava di averla mai vista sorridere. Quando non puliva la casa con la sua scopa di paglia, si sedeva e faceva la calza. Ne faceva a centinaia. Non per qualcuno, naturalmente! Le faceva per se stessa, per calmare i nervi e passare un po’ di tempo visto che nessuno del villaggio veniva mai a trovarla, né lei sarebbe mai andata a trovare nessuno. Era troppo orgogliosa per ammettere di avere bisogno di un po’ di amore ed era troppo egoista per donare un po’ del suo amore a qualcuno. E poi non si fidava di nessuno. Così passarono gli anni e la nostra Befana, a forza di essere cattiva, divenne anche brutta e sempre più odiata da tutti. Più lei si sentiva odiata da tutti, più diventava cattiva e brutta.
Aveva da poco compiuto settant’anni, quando una carovana giunse nel paese dove abitava. C’erano tanti cammelli e tante persone, più persone di quante ce ne fossero nell’intero villaggio. Curiosa com’era vide subito che c’erano tre uomini vestiti sontuosamente e, origliando, seppe che erano dei re. Re Magi, li chiamavano. Venivano dal lontano oriente, e si erano accampati nel villaggio per far riposare i cammelli e passare la notte prima di riprendere il viaggio verso Betlemme. Era la sera prima del 6 gennaio. Borbottando e brontolando come al solito sulla stupidità della gente che viaggia in mezzo al deserto e disturba invece di starsene a casa sua, si era messa a fare la calza quando sentì bussare alla porta. Lo stomaco si strinse e un brivido le corse lungo la schiena. Chi poteva essere? Nessuno aveva mai bussato alla sua porta. Più per curiosità che per altro andò ad aprire. Si trovò davanti uno di quei re. Era molto bello e le fece un gran sorriso, mentre diceva: “Buonasera signora, posso entrare?”. Befana rimase come paralizzata, sorpresa da questa imprevedibile situazione e, non sapendo cosa fare, le scapparono alcune parole dalla bocca prima ancora che potesse ragionare: “Prego, si accomodi”. Il re le chiese gentilmente di poter dormire in casa sua per quella notte e Befana non ebbe né la forza né il coraggio di dirgli di no. Quell’uomo era così educato e gentile con lei che si dimenticò per un attimo del suo caratteraccio, e perfino si offrì di fargli qualcosa da mangiare. Il re le parlò del motivo per cui si erano messi in viaggio. Andavano a trovare il bambino che avrebbe salvato il mondo dall’egoismo e dalla morte. Gli portavano in dono oro, incenso e mirra. “Vuol venire anche lei con noi?”. “Io?!” rispose Befana.. “No, no, non posso”. In realtà poteva ma non voleva. Non si era mai allontanata da casa.
Tuttavia era contenta che il re glielo avesse chiesto. “Vuole che portiamo al Salvatore un dono anche da parte sua?”. Questa poi… Lei regalare qualcosa a qualcuno, per di più sconosciuto. Però le sembrò di fare troppo brutta figura a dire ancora di no. E durante la notte mise una delle sue calze, una sola, dove dormiva il re magio, con un biglietto: “per Gesù”. La mattina, all’alba, finse di essere ancora addormentata e aspettò che il re magio uscisse per riprendere il suo viaggio. Era già troppo in imbarazzo per sostenere un’altra, seppur breve, conversazione.
Passarono trent’anni. Befana ne aveva appena compiuti cento. Era sempre sola, ma non più cattiva. Quella visita inaspettata, la sera prima del sei gennaio, l’aveva profondamente cambiata. Anche la gente del villaggio nel frattempo aveva cominciato a bussare alla sua porta. Dapprima per sapere cosa le avesse detto il re, poi pian piano per aiutarla a fare da mangiare e a pulire casa, visto che lei aveva un tale mal di schiena che quasi non si muoveva più. E a ciascuno che veniva, Befana cominciò a regalare una calza. Erano belle le sue calze, erano fatte bene, erano calde. Befana aveva cominciato anche a sorridere quando ne regalava una, e perciò non era più così brutta, era diventata perfino simpatica. Nel frattempo dalla Galilea giungevano notizie di un certo Gesù di Nazareth, nato a Betlemme trent’anni prima, che compiva ogni genere di miracoli. Dicevano che era lui il Messia, il Salvatore. Befana capì che si trattava di quel bambino che lei non ebbe il coraggio di andare a trovare.
Ogni notte, al ricordo di quella notte, il suo cuore piangeva di vergogna per il misero dono che aveva fatto portare a Gesù dal re magio: una calza vuota… una calza sola, neanche un paio! Piangeva di rimorso e di pentimento, ma questo pianto la rendeva sempre più amabile e buona.
Poi giunse la notizia che Gesù era stato ucciso e che era risorto dopo tre giorni. Befana aveva allora 103 anni. Pregava e piangeva tutte le notti, chiedendo perdono a Gesù. Desiderava più di ogni altra cosa rimediare in qualche modo al suo egoismo e alla sua cattiveria di un tempo. Desiderava tanto un’altra possibilità ma si rendeva conto che ormai era troppo tardi.
Una notte Gesù risorto le apparve in sogno e le disse: “Coraggio Befana! Io ti perdono. Ti darò vita e salute ancora per molti anni. Il regalo che tu non sei venuta a portarmi quando ero bambino ora lo porterai a tutti i bambini da parte mia. Volerai da ogni capo all’altro della terra sulla tua scopa di paglia e porterai una calza piena di caramelle e di regali ad ogni bambino che a Natale avrà fatto il presepio e che, il sei gennaio, avrà messo i re magi nel presepio. Ma mi raccomando! Che il bambino sia stato anche buono, non egoista… altrimenti gli metterai del carbone dentro la calza sperando che l’anno dopo si comporti da bambino generoso”.
E la Befana fece così e così ancora sta facendo per obbedire a Gesù.
Durante tutto l’anno, piena di indicibile gioia, fa le calze per i bambini… ed il sei gennaio gliele porta piene di caramelle e di doni.
È talmente felice che, anche il carbone, quando lo mette, è diventato dolce e buono da mangiare.
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lunedì 5 gennaio 2026

Buona Epifania

 


Né Oro! Né Incenso! Né Mirra!



Né Oro! Né Incenso! Né Mirra!

Nel nostro paese, che è la Persia, mago vuol dire sapiente, cioè studioso. Anche noi avevamo molto studiato, specialmente sul libro chiamato Avesta. Le nostre spalle si erano incurvate su quel libro.Le nostre barbe erano diventate bianche nello studio. Il libro annunziava la venuta di un "saggio signore o, di un "vittorioso Liberatore" degli uomini. Prima di noi, generazioni e generazioni di sapienti avevano atteso questo miracoloso personaggio, ma sempre invano. Ormai eravamo vecchi, e temevamo di dover chiudere gli occhi senza aver visto il Liberatore. Guardavamo il cielo, in attesa di un segno annunziante la sua venuta..........Ed ecco una stella di straordinario splendore farci segno di seguirla. Partimmo felici, montati sulle migliori cavalcature, vestiti riccamente con le corone in testa e i doni in mano. Non sarebbe stato conveniente presentarsi a quel gran personaggio senza regali. Uno di noi prese una coppa d'oro simbolo di potenza regale, un altro prese un'anfora piena d'incenso simbolo d'onore sacerdotale, l'altro ancora prese un calice di mirra simbolo di redenzione......La stella ci faceva da guida.Valicammo monti,attraversammo pianure, guadammo fiumi e incontrammo città, senza che la stella accennasse a fermarsi. Giunti a Gerusalemme, il re Erode fu avvertito del nostro arrivo. Seppe che cercavamo il Re dei Giudei e chiese ai suoi sapienti:- Dove dicono i libri che deve nascere il Redentore? Anche gli ebrei avevano un libro chiamato Bibbia, dove era annunziata la venuta del Salvatore. Perciò i sapienti risposero al re Erode:- Betlem sarà la sua culla. - Andate a Betlem, - ci disse Erode - e al ritorno mi narrerete di lui. Riprendemmo a viaggiare, e la stella viaggiava con noi, finché non si fermò sopra una povera stalla. Trovammo il Bambino fasciato e deposto nella mangiatoia, fra due animali. Quale abbandono e quanta miseria! Il Re del mondo giaceva su paglia trita,senza corte d'attorno e senza onori. A quella vista, la nostra sapienza si confuse. Avevamo sperato di trovare un potente Re in una reggia sfarzosa, in mezzo a ricchezze e a splendori.Vedendo tanta umiltà ci sentimmo umiliati. Mettemmo fuori i nostri doni: oro, incenso e mirra.Il Bambino ci guardò come per accettarli,ma noi sentimmo che non bastava offrir quei soli doni. Egli non s'appagava né d'oro né d'incenso né di mirra.Voleva insieme il nostro cuore, e lo voleva ripieno di quella ricchezza che non s'estingue mai, e che si chiama Amore. A questo Amore, che si traduce in Carità, la nostra scienza di vecchi sapienti non aveva mai pensato.
Ce lo insegnò un bambino,nato da poco, in una stalla,con un sorriso che ringiovanì il nostro vecchissimo cuore.
web.

domenica 4 gennaio 2026

La Befana



Stanotte dal camin vien la Befana,
ma io davver non so che porterà:
giocattoli o golfetti tutta lana?
Questo mister nessun lo svelerà!

Ad ogni modo, fratellino mio,
io ti auguro di non trovar carbone...
tu prega...raccomandati al buon Dio
giacchè, tra un capriccio e un capriccione,

trascorso è già per te l'intero anno
ed or ti secca aver tale lezione.
Riconoscendo tuo, tale malanno,
fai   le tue scuse in giro a profusione.

Fratello, te l'ho detto e lo ripeto;
accetta il mio augurio sperticato....
chè, se la vecchia viene torna indietro,
peggio per te.... non l'hai tu meritato?

Libro del 1957.

Raccolta di poesie raccolta di  Padre M. da Cerqueto

sabato 3 gennaio 2026

Scherziamo un po'😊


QUEST'ANNO I RE MAGI SONO SOLO DUE..... .....E IL TERZO? SI è FERMATO DA UN "COMPRO ORO"........

😨

domenica 26 ottobre 2025

Ritorna la vecchia Befana

Torna ogni anno, scende tacita,
nella notte alta e serena,
la Befana. Di giocattoli
che fardello ha sulla sciena!

Treni, bambole,velivoli,
dirigibili, palloni;
scimmie, tigri, tigri asiatiche,
ippopotami, leoni.

A lei intorno tutto s'anima,
tutto giubila e risplende:
la profonda notte gelida
un fulgor magico accende.

Svegli, o in sogno, lei già vedono
scender giù lungo i camini,
lei già invocano e sospirano
schiere e schiere di bambini.

Va la vecchia, con gli zoccoli
batte il tempo pian pianino.
Quante calze pendon cariche
dalla cappa del camino!

Cesare Paperini

martedì 19 agosto 2025

La Befana



Viene viene la befana col suo somarello
e mnotte e giorno cammina cammina;
è rivestita d'un corto guarnello,
(1)
le scarpe ha grosse ma la testa fina;
una bianca pezzuola ha sulle spalle
e via cammina per piano e per valle.
E il bimbo veglia e aspetta la Befana.
E pensa: in cielo c'è apparsa una stella
che passa ogni altra stella in suo splendore.

Vanno i re Magi per dirupi e grotte,
la buona stella illumina la notte;
nella capanna il Bambinello è nato,
l'asino e il bue lo scaldan col suo fiato.
Disse la mamma: <<Se tu sarai buono
in chiesa e  a scuola, a cena e a desinare,
dalla Befana tante arance in dono
e un bel cavallo ti farò portare,
un bel cavallo che corre a galoppo
e un tamburino, una tromba e uno schioppo>>.
Disse la mamma, e nella cameretta
il bimbo cheto la Befana aspetta.

Ferruccio Pieri

(1)guarnello: sottana con busto e senza maniche

sabato 5 luglio 2025

La Befana

 



Dormi bambina, questa è la notte
che la Befana dalle sue grotte
esce e, recando paste e confetti,
va per i tetti.

Adagio, adagio, pianin pianino,
mette l’orecchio presso il camino;
e se fan chiasso, se alcun si muove,
cammina altrove;

ed alle bimbe per far dispetto
che, cattivelle, non vanno a letto,
ed ai bambini che non son buoni,
getta carboni.

Ma se, ascoltando, placidamente
sente dormire tutta la gente,
allor, con arte che ti sorprende,
giù in casa scende;

e leva fuori dal suo fardello
ciò che ha di buono, ciò che ha di bello:
bambole, fiori, chicche e trastulli
per i fanciulli.

Dormi, bambina: se dormirai,
quando ti desti t’allegrerai.
Bella è la sorte di domattina!…
Dormi, bambina!

Dormi, mia cara bianca e vermiglia…
e qui la mamma baciò la figlia
che alla novella, tanto gradita,
s’era addormita.

E già volava per lieto calle
sognando augelli, fiori e farfalle,
e ricambiava cogli angioletti
paste e confetti.


  Evelina Cattermole

lunedì 6 gennaio 2025

I nomi della Befana


La Befana ha nomi diversi in varie regioni.

Abbiamo la Barbasa a Modena,
la Vecchia a Pavia,
la Redodesa o Marantega a Venezia,
la Berola a Treviso e così via.
La Befana, comunque, non ha nulla ha che vedere con il significato religioso della festa dell’Epifania. Alcuni ritengono sia la personificazione di Madre Natura, giunta alla fine dell’anno. invecchiata e avvizzita, offre regali che potrebbero simboleggiare dei semi da cui lei rinascerà bambina.
Web.

La Befana

All'alba gioiosi gridi
di fronte a tutti i bei doni
che stanotte, attraverso miriadi
d'astri e di costellazioni,
ha portato sul dorso la buona
Befana: il cavallo, il trenino
elettrico, il missile atomico,
la bambola che fa l'inchino..
Mentre i Re Magi offrono i loro
regali al Bambino Gesù,
voi sgranate i grandi occhi d'oro
nel vastissimo mattino blu.
Giuseppe Porto

sabato 6 gennaio 2024

Ecco!


Ecco!

Dite all'Epifania che,
oltre a portarsi via le feste ...si prenda anche la bilancia!

Quando siete arrivati