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giovedì 3 marzo 2022

E voi mi rimproverate

 
E voi mi rimproverate
E voi mi rimproverate di avervi mentito
Ma cosa dovrei dire io allora che per tutta la vita,
girono dopo giorno,
sempre ho mentito a me stesso.
Prima mentivo perché non sapere a chi parlare
Poi nessuno, nemmeno io, volevo capire chi ero
che cosa cercavo.
Così ogni volta davanti allo specchio che diceva
Rifiutavo quell’immagine trasparente e più mi scoprivo dentro fino in fondo
Attraverso quel rimasto di un cuore bambino
Più provavo una convinzione già convinta che non era la mia.
E voi mi rimproverate di avervi mentito.
Ma che cosa ne sapete voi di me
che dopo essermi giocato le labbra  di sogno
ogni volta che speravo di contare una vita
Persino l’anima che avevo numerosa, mi si allontanava.
Ma io vi ho amato ugualmente, fino a crescervi come la terra ama in estate un campo di grano.
Vi ho accarezzati senza paura negli occhi Come morbido vento sul trifoglio a sera.
Vi ho abbracciato con infinita dolcezza
Come edera aggrappata all’orizzonte
Per quell’immenso desiderio di vita.
Ho abbandonato senza respiro lunghe mani d’incontro
Come il sole che si stacca dal cielo al tramonto
Per dimenticare il vuoto degli appuntamenti.
E voi mi rimproverate ancora di avervi mentito.
Ma che ne sapete voi sempre così lontani e distratti
Della mia disperazione per il vostro silenzio.
Che ne sapete voi, gente tranquilla e felice,
di questa mia carne fredda e umida sotto la luna
Delle mie notti di ragnatela sul viso d’ascolto
Che  ne sapete voi dal consiglio facile
Con i vostri processi d’accusa e sentenza
De l mio vero tribunale pronto ad assolvervi.
Quando non si ama la vita degli altri Presa solo con il suo peso di miseria
E allora verrà la dolce notte a parlarmi.
E forse solo allora, per la prima volta,
Giovane e superbo, lontano dalla menzogna
Non mentirò più a nessuno Né a voi né a me stesso
Altrimenti a che serve morire
Ma voi siete sempre lì, pronti ad accusare
A passarvi di mano il  tempo affamato
Per farmi rimpiangere anche il prezzo della morte.
Bruno Vilar
 

mercoledì 3 marzo 2021

LASCIAMI ENTRARE NEI TUOI CAPELLI

Lasciami entrare nei tuoi capelli e prendere spazio dei tuoi pensieri,

solo così il mio vivere di bimbo, sopravviverà il passaggio del tunnel

l’ansia di un lento e faticoso cammino.

Questo corpo selvaggio cresciuto nell’offerta,

crede nel silenzio combattuto dall’amore,

nell’anima sottile di una vita che nasce.

La mia voce piena di vento trasparente,

fecondata da labbra spaccate e numerose

a volte si innamora di tristezza

e allontana sempre più la distanza dagli altri.

Lasciami entrare nei tuoi capelli, dormirò il tacito profumo delle radici

qualcosa vicino all’orizzonte della vita.

I tuoi pensieri aperti come un incontro sono il lungo viaggio di un grido di gioia

Si è vero, mi innamoro di tristezza ed allontano sempre più la distanza dagli altri.

Mi piace il sole che non si lascia toccare, così presente, lontano,

sorride di fuoco e la sua voce a ventaglio morde la pelle;

ma ti prego per l’anima sottile,

lasciami entrare vagabondo nei tuoi capelli e raggomitolarmi nei tuoi pensieri, 

perché solo così il mio vivere di bimbo sopravviverà a tormenti di uomo.

Bruno Vilar


E IO TI AMO

Quante sere ti amo senza saperlo

sento le tue mani di carezza

gli occhi segreti

il profumo del corpo che cerco

avvicinarsi come l'onda smisurata

di un mare senza rotta.

lo sono come una sabbia sola nella notte infinita

un nido di febbre con frecce di fuoco

II ricordo di te mi accende il sangue

mi ruba la pace fino a urlare

E io ti amo

Come un bambino piango senza sonno

La tua libertà ha un segreto

verrai anche tu a piangere con me

Annullàti nel nulla di una fame trasparente

Perseguitati dal bisogno d'immense braccia

- idioti e falsi -

nascondiamo ulcere che il sole combatte

Quando viene la sera ti amo senza saperlo

un amore segreto che si stacca dagli occhi

e gira nel buio della luna

Ti vedo

ti sento come la pioggia

entrare nella sabbia infinita

e il ricordo di te mi accende il sangue

mi ruba la pace fino a urlare

E IO TI AMO!

Bruno Vilar


Bruno Vilar

 

nato Villaraggia
(Gravellona Toce, 3 marzo 1942 – Bergamo, 23 giugno 1978),
è stato un poeta e attore italiano.

Nato a Gravellona Toce in tempo di guerra, iniziò prestissimo sia l'attività di poeta che la carriera di attore. Interprete sensibile e profondo, schivo e schietto, giunto a Milano, lavorò con diversi registi, tra cui Giorgio Strehler al Piccolo Teatro di Milano. Affidò poi la propria voce alla radio, attraverso le prime Radio libere, all'indomani della liberalizzazione dell'etere. Il 18 dicembre 1972 sposò nel suo paese natio, l'attrice Paola Borboni, di quarantadue anni più vecchia di lui, la quale affettuosamente, lo soprannominò il mio vedovo. La loro unione venne tragicamente spezzata il 23 giugno 1978, a causa di un gravissimo incidente stradale, in seguito al quale Vilar morì e la Borboni fu costretta alle stampelle.

 

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