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sabato 13 giugno 2026

Alessandro Piccolomini


Alessandro Piccolomini

Nel 1531 divenne membro dell'Accademia degli Intronati, prendendo il nome di Stordito. Nel 1536 venne rappresentata la sua commedia Amor Costante e nel 1544 Alessandro, entrambe dall'intreccio macchinoso, ma con vena psicologica e moralistica. Legato all'ambiente degli Intronati è il Dialogo de la bella creanza de le donne (1539) più noto come Raffaella. Nel 1539 divenne professore presso l'Università di Padova per quattro anni. Insegnò filosofia e partecipò alle attività dell'Accademia degli Infiammati. Nel 1541 scrisse a Pietro Aretino, esponendogli il suo pensiero sul volgarizzamento della prosa scientifica. Rientrato a Siena nel 1543, lasciò la città per trasferirsi a Roma nel 1546. Qui visse nell'ambiente del card. Francisco de Mendoza. Uomo di grande cultura, tradusse dal latino il sesto libro dell'Eneide e il tredicesimo libro delle Metamorfosi di Ovidio, dal greco in italiano l'Economico di Senofonte, la Retorica e la Poetica di Aristotele e in latino il commento di Alessandro di Afrodisia ai Meteorologica di Aristotele e la Meccanica Aristotelica. Nel 1574 fu nominato arcivescovo di Patrasso, ma rimase a Siena come coadiutore dell'arcivescovo Francesco Bandini Piccolomini. Fu il primo, molti anni prima di Johann Bayer, ad aver contrassegnato le stelle in base alla loro luminosità con delle lettere (alfabeto latino). Il libro del Piccolomini dal titolo De le stelle fisse, è da molti considerato il primo atlante celeste moderno. Le 47 mappe contenute nell'opera presentano tutte le costellazioni tolemaiche (ad eccezione di quella del Puledro) e mostrano le stelle senza le corrispondenti figure mitologiche; per la prima volta in un libro a stampa venivano quindi riportate le mappe astronomiche complete con le costellazioni tolemaiche. Il De le stelle fisse (1543) e un altro libro, sempre del Piccolomini, dal titolo Della sfera del mondo (1540) vennero pubblicati in un unico e rarissimo volume, per la prima volta nel 1548. In ricordo del famoso letterato senese, sulla Luna c'è anche un cratere che porta il suo nome; il cratere Piccolomini è molto profondo, ha un diametro di circa 88 km ed è ubicato (29,7°S / 32,2°E) a sud del cratere Fracastoro.

sabato 22 novembre 2025

Mia moglie si vergognerebbe

"Mia moglie si vergognerebbe di andare a Campo de' Fiori a comprare l'insalata o le pere sul macchinone ministeriale. Sarebbe uno schiaffo alla povera gente, un abuso di potere, un furto".

[Sandro Pertini, tratto da un'intervista di Nantas Salvalaggio del 1974: "Me ne infischio del sistema, se dà ragione ai ladri"]

lunedì 18 agosto 2025

Muhammad Mashali

Il dottore dei poveri. 1944 Governatorato di Dakahlia, Egitto - 28 luglio 2020.
Non ha mai avuto un’auto. Mai posseduto un telefono. Non ha mai cercato il lusso, né voluto riconoscimenti. Eppure, ha salvato più vite di quanti ospedali possano sognare di fare. Il dottor Muhammad Mashali, conosciuto da tutti come il medico dei poveri, non era solo un medico in Egitto: era un faro di speranza per migliaia di persone dimenticate, un angelo terreno che camminava tra la polvere delle strade di Tanta, con lo sguardo rivolto al cielo e il cuore rivolto agli ultimi. Per oltre cinquant’anni, ogni giorno, percorreva a piedi il tragitto fino alla sua piccola clinica. Curava fino a cinquanta pazienti al giorno, spesso gratuitamente. La visita costava meno di un dollaro, ma per molti era l’unico spiraglio tra la malattia e la disperazione. E quando i soldi non bastavano per le medicine, lui metteva qualche banconota direttamente nelle tasche dei pazienti. Perché non curava con le tasche, curava con l’anima. Laureato con lode nel 1967, aveva fatto una promessa a Dio dopo aver visto il padre lottare per pagargli gli studi: “Mai chiederò denaro a un povero per essere curato.” E quella promessa la rispettò per tutta la vita. Quando un ricco imprenditore del Golfo tentò di premiarlo con 20.000 dollari, un’auto e un appartamento, lui accettò… ma solo per vendere tutto e comprare nuove attrezzature per la sua clinica. Per continuare a servire chi non aveva nulla. Non guardava la religione, il conto in banca o il nome. Guardava la sofferenza, e agiva. Dieci, dodici ore al giorno. Nessuna pausa. Nessun guadagno personale. Solo missione, cuore e fede. Muhammad Mashali è morto nel 2020, a 76 anni. Non ha lasciato case, né terre, né premi.
Questo diceva  “Come posso prendere denaro da chi non riesce nemmeno a comprare il pane?” Ma ha lasciato un’impronta che il tempo non potrà mai cancellare: un esempio eterno di ciò che significa essere davvero umani. In un’epoca dove tutto sembra avere un prezzo, lui ci ha ricordato che esistono ancora valori che non si comprano…Si donano.


domenica 15 giugno 2025

Thomas Barnardo


Thomas John Barnardo 

(Dublino4 luglio 1845 – Londra19 settembre 1905)
è stato un 
filantropo irlandese, fondatore e direttore di case per bambini poveri. 

Londra, 1866. Una notte fredda e umida.
Il giovane studente di medicina Thomas Barnardo sta visitando l’East End, il quartiere più povero della città.
Lì incontra Jim, un bambino dai capelli arruffati e lo sguardo che non dovrebbe appartenere a nessun bambino.
Jim racconta storie che sembrano uscite da un incubo: bambini che dormono nei tombini, che rubano per sopravvivere, che muoiono di freddo o malattie.
Pochi giorni dopo, Jim muore. Solo. Come tanti altri.
E lì, in quella perdita, Thomas capisce una cosa:
non partirà per la Cina come sognava.
Il suo campo di battaglia è Londra.
I suoi piccoli da salvare sono lì, nascosti nell’ombra.
Nel 1870, Thomas apre la sua prima casa per bambini abbandonati.
All’ingresso mette un cartello che cambierà per sempre il destino di migliaia di vite:
“Nessun bambino sarà mai rifiutato.”
Non chiede soldi, non pretende nulla.
Accoglie chiunque abbia bisogno.
Anche quando la casa è piena. Anche quando gli dicono che è pazzo.
La sua promessa è più grande della paura.
E così nascono altre case, altre famiglie, altre seconde possibilità.
Alcuni bambini vengono mandati in Canada, per iniziare una nuova vita.
Altri restano. Studiano. Diventano artigiani, infermieri, uomini e donne con un futuro.
Barnardo diventa per loro un padre, un punto fermo.
Non con le prediche, ma con una zuppa calda.
Non con le teorie, ma con letti puliti e abbracci sinceri.
Quando muore, nel 1905, ha salvato oltre 60.000 bambini.
Ma il suo impatto va oltre i numeri.
Va nei sorrisi ritrovati.
Nelle vite riscritte.
Nel diritto di essere bambini.
Oggi l’associazione Barnardo’s continua a operare nel Regno Unito, aiutando i più fragili, portando avanti la missione di un uomo che vide un bambino morire… e scelse di non voltarsi mai più.
A volte non servono grandi poteri per fare la differenza. Basta un cuore che sa vedere e mani che sanno accogliere.
Thomas Barnardo ci ha lasciato questo: un esempio.
E un insegnamento che non dovremmo dimenticare mai.

venerdì 10 maggio 2024

Fred Astaire

Omaha, 10 maggio 1899 – Los Angeles, 22 giugno 1987)
è stato un ballerino, coreografo, attore e cantante statunitense che seppe coniugare squisitamente ballo, musica e cinema e fu indiscusso maestro del tip-tap.
Vincitore di un Premio Oscar alla carriera nel 1950, Astaire è stato attivo in teatro e al cinema per ben settantasei anni, durante i quali ha interpretato trentun film musicali. È soprattutto ricordato per aver lavorato in coppia con Ginger Rogers, con la quale ha girato dieci film. George Balanchine e Rudolph Nureyev lo hanno considerato il più grande ballerino del XX secolo, e gli viene generalmente riconosciuto di essere stato il ballerino più influente nella storia dei musical sul grande e piccolo schermo. Figlio di un ebreo austriaco, convertitosi al cattolicesimo, e di un'americana discendente di tedeschi luterani, Frederick Austerlitz, questo il suo vero nome, dimostrò fin da bambino una grande passione per la danza. Insieme alla sorella Adele si spostò a New York, dove il duo iniziò a esibirsi in una serie di spettacoli teatrali. Notati per il loro stile ed il loro affiatamento, Fred e Adele debuttarono con successo a Broadway, ottenendo un vero e proprio trionfo in riviste come Lady Be Goodì. Verso la metà degli anni venti approdarono nei teatri di Londra, riscuotendo anche lì un buon successo. Fred, alto, slanciato ed elegante, maturò uno stile del tutto personale. Con lo sfrenato scalpiccio dei suoi piedi giganteggiò nel tip-tap, rendendo questa danza una vera e propria forma d'arte. Nelle sue coreografie cercò di unire il ritmo della musica jazz con l'eleganza di quella europea. Nel 1932 Adele abbandonò le scene per sposarsi, così Fred continuò da solo la propria carriera teatrale, avvicinandosi però anche al cinema. Debuttò infatti l'anno successivo, accanto a Joan Crawford e Clark Gable, nel film La danza di Venere (1933). Nello stesso anno, , inaugurò il sodalizio artistico con la giovane e affascinante Ginger Rogers, a partire dalla commedia musicale Carioca (1933). Fred e Ginger, duo strepitoso per ritmo, classe e sintonia, apparvero durante gli anni trenta in numerosi film musicali, come Cerco il mio amore (1934), Cappello a cilindro (1935), Seguendo la flotta (1936), e Voglio danzar con te (1937). Dopo una separazione durata 10 anni, i due torneranno a lavorare insieme nel 1949 nel musical I Barkleys di Broadway (1949). Dopo la separazione artistica dalla Rogers, a partire dagli anni quaranta Fred Astaire lavorò come free-lance per diverse case di produzione. Nei suoi numeri di danza venne affiancato da altre splendide attrici, come Rita Hayworth in Non sei mai stata così bella (1941), Judy Garland in Ti amavo senza saperlo (1948), Cyd Charisse in Spettacolo di varietà (1953), e Audrey Hepburn in Cenerentola a Parigi (1957) . Smesso il frac, Astaire fornirà altre grandi prove d'attore in film non musicali: da ricordare in proposito il ruolo dello scienziato poco onesto in L'ultima spiaggia (1959), film di denuncia sul nucleare, accanto ad Ava Gardner e Gregory Peck. Nel 1974 partecipò al ricco cast del film catastrofico L'inferno di cristallo (1974) e l'interpretazione di Harlee Claiborne gli fruttò una nomination all'Oscar quale miglior attore non protagonista. Nel 1981 girò il suo ultimo film, Storie di fantasmi. Morì nel 1987 all'età di 88 anni.

venerdì 23 settembre 2022

Aldo Moro


(Maglie, 23 settembre 1916Roma, 9 maggio 1978)
fu un politico italiano, cinque volte Presidente del Consiglio dei ministri
e presidente del partito della Democrazia Cristiana.Fu rapito il 16 marzo 1978
e ucciso il 9 maggio successivo da appartenenti al gruppo terrorista
denominato Brigate Rosse.
 

Nacque a Maglie, in provincia di Lecce, da genitori originari di Gemini, frazione di Ugento. Conseguì la Maturità Classica al Liceo "Archita" di Taranto. Si iscrisse presso l'Università degli studi di Bari alla Facoltà di Giurisprudenza, dove prese la laurea. In seguito, nel 1939, pubblicò la tesi e ottenne la docenza in filosofia del diritto e di politica coloniale alla stessa università nel 1941. L'anno successivo svilupperà la sua seconda opera "la subiettivazione della norma penale" e otterrà così la cattedra di professore di diritto penale. Nel 1942 entra a far parte della Federazione Universitaria Cattolica Italiana di Bari, segnalandosi ben presto anche a livello nazionale. Nel luglio 1939 venne scelto, come presidente dell'Associazione. Mantenne l'incarico sino al 1942. Dopo qualche anno di carriera accademica, fondò nel 1943 a Bari, con alcuni amici, il periodico «La Rassegna» che uscì fino al 1945. Nel 1945 sposò Eleonora Chiavarelli (Montemarciano, 25 settembre 1915Roma, 17 luglio 2010), con la quale ebbe quattro figli: Maria Fida 1946), Anna (1949) Agnese (1952), e Giovanni 1958). Nei primi anni cinquanta fu nominato professore ordinario di diritto penale presso l'Università di Bari. Nel 1963 ottenne il trasferimento all'Università di Roma, in qualità di titolare della cattedra di Istituzioni di Diritto e Procedura penale presso la Facoltà di Scienze Politiche. Tra il 1943 e il 1945 Aldo Moro aveva iniziato a interessarsi di politica; in un primo tempo mostrò particolare attenzione al partito socialista, successivamente però il suo forte credo cattolico lo spinse verso il costituendo movimento democristiano. Nella DC mostrò subito la sua tendenza democratico-sociale. Nel 1945 divenne direttore della rivista Studium e fu eletto presidente del Movimento Laureati dell'Azione Cattolica. Nel 1946 divenne vicepresidente della Democrazia Cristiana e fu eletto all'Assemblea Costituente, dove entrò a far parte della Commissione che si occupò di redigere il testo costituzionale. Eletto deputato al parlamento nelle elezioni del 1948, fu nominato sottosegretario agli esteri nel gabinetto De Gasperi fino al gennaio 1950). Nel 1953 fu rieletto alla Camera, ove fu eletto presidente del gruppo parlamentare democristiano. Nel 1955 fu ministro di Grazia e Giustizia nel governo Segni I e l'anno dopo risultò tra i primi eletti nel consiglio nazionale del partito durante il VI congresso nazionale della DC. Ministro della Pubblica Istruzione nei due anni successivi, introdusse lo studio dell'educazione civica nelle scuole. Nel 1959, al VII congresso nazionale DC conquistò la segreteria del partito. Nel dicembre 1963 divenne, a soli 47 anni, presidente del Consiglio. Formò il suo primo governo con una coalizione inedita: DC, PSI, PSDI e PRI; fu il primo governo del centro-sinistra. La coalizione resse fino alle elezioni del 1968. Il governo Moro III (23 febbraio 1966-5 giugno 1968) batté il record di durata (833 giorni) e rimase uno dei più longevi della Repubblica. Dal 1969 al 1974, assunse l'incarico di ministro degli Esteri. Dopo la caduta del V governo Rumor, riprese la guida di palazzo Chigi, dove rimase fino alle elezioni anticipate del 1976. Nel 1975 il suo governo conclude il Trattato di Osimo, con cui si sanciva l'appartenenza della Zona B del Territorio Libero di Trieste alla Jugoslavia. Nel 1976 fu eletto Presidente del Consiglio Nazionale del partito. Aldo Moro «era un cattolico osservante e praticante e la sua fede in Dio si rispecchiava nella sua vita politica». All'inizio degli anni sessanta Moro fu un convinto assertore della necessità di un'alleanza tra il suo partito e il Partito socialista italiano, per creare un governo di centro-sinistra. Nel congresso democristiano di Napoli del 1962 riuscì a portare su questa posizione l'intero gruppo dirigente del partito. La stessa cosa avvenne all'inizio del 1978 (poco prima del rapimento), quando riuscì a convincere la DC della necessità di un "governo di solidarietà nazionale", con la presenza del PCI nella maggioranza parlamentare. Negli anni settanta e soprattutto dopo le elezioni del 1976, che videro un'avanzata del Pci sulla Dc, Moro concepì l'esigenza di dar vita a governi di "solidarietà nazionale", che avessero una base parlamentare più ampia, comprendente anche il PCI. Questo fatto rese Moro oggetto di aspre contestazioni: i critici lo accusarono di volersi rendere artefice di un secondo “compromesso storico”, più clamoroso di quello con Nenni in quanto prevedeva una collaborazione di governo con il Partito Comunista di Enrico Berlinguer, che ancora faceva parte della sfera d'influenza sovietica.
Aldo Moro fu uno dei leader politici che maggiormente prestarono attenzione al progetto di Berlinguer, che con lo «strappo da Mosca» si era reso accettabile a una parte degli elettori della Democrazia cristiana.  All'inizio del 1978 Moro, allora presidente della Democrazia Cristiana fu l'esponente politico più importante fra coloro che ritennero percorribile una strada per un governo di "solidarietà nazionale", che includesse anche il PCI nella maggioranza, sia pure senza fare entrare direttamente nel Governo, in una prima fase, dei ministri comunisti.   Il 16 marzo 1978, giorno della presentazione del nuovo governo, guidato da Giulio Andreotti, la Fiat 130 che trasportava Moro, dalla sua abitazione nel quartiere Trionfale zona Monte Mario di Roma alla Camera dei deputati, fu intercettata da un commando delle Brigate Rosse all'incrocio tra via Mario Fani e Via Stresa. Gli uomini delle BR uccisero, in pochi secondi, i 5 uomini della scorta (Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera, Francesco Zizzi) e sequestrarono il presidente della Democrazia Cristiana. Dopo una prigionia di 55 giorni il corpo di Aldo Moro, fu ritrovato il 9 maggio nel baule posteriore di un'automobile Renault 4 rossa a Roma, in via Caetani.Fu sepolto nel comune di Torrita Tiberina, piccolo paese della provincia romana ove lo statista amava soggiornare. Aveva 61 anni. Papa Paolo VI officiò una solenne commemorazione funebre pubblica per la scomparsa di Aldo Moro, amico di sempre e alleato, a cui parteciparono le personalità politiche e trasmesso in televisione. Questa cerimonia funebre venne celebrata senza il corpo dello statista per esplicito volere della famiglia, che non vi partecipò, ritenendo che lo stato italiano poco o nulla avesse fatto per salvare la vita di Moro, rifiutando il funerale di stato e scegliendo di svolgere le esequie dello statista in forma privata. Rinchiuso dalle Brigate Rosse nella "prigione del popolo", Aldo Moro scrisse moltissime lettere, indirizzate perlopiù ai familiari e alla dirigenza della Democrazia Cristiana, più precisamente a Benigno Zaccagnini. Non si sa ancora se le lettere, che degli esami grafologici hanno attribuito come scrittura al politico, siano state pensate da Moro o dettate dalle Brigate Rosse.  Dall'anno seguente alla sua uccisione, l'esponente della Democrazia Cristiana viene ogni anno ricordato con messaggi e cerimonie presenziate dalle cariche istituzionali. In questi anni, ad Aldo Moro sono state dedicate diverse trasmissioni televisive. Il 4 maggio 2007, il Parlamento ha votato e approvato una legge con il quale si istituisce il 9 maggio il "Giorno della memoria" in ricordo di Aldo Moro e di tutte le vittime del terrorismo. A lui è dedicato il Ponte Aldo Moro di Taranto conosciuto anche come Ponte Punta Penna Pizzone.

 

venerdì 26 agosto 2022

Albert Sabin.




è stato un medico e virologo polacco naturalizzato statunitense, famoso per aver sviluppato il più diffuso vaccino contro la poliomielite.
Di religione ebraica, nacque nel ghetto di Białystok, una città polacca che all'epoca faceva parte dell'Impero russo, ed emigrò negli Stati Uniti nel 1921 con la sua famiglia, dove, nel 1930, acquisì la cittadinanza statunitense, variando completamente il proprio nome e cognome. Il padre Jacob, un artigiano, decise di lasciare la Polonia anche perché il clima verso gli ebrei era diventato molto ostile, e lo stesso Albert aveva fatto le spese di questo clima; sin dalla nascita Sabin non vedeva dall'occhio destro, e quando era ancora piccolo un coetaneo gli scagliò contro una pietra che per poco non colpì in pieno l'occhio sano, rischiando di accecarlo. La famiglia Sabin si stabilì a Paterson, nel New Jersey Un loro ricco parente si offrì di pagare gli studi in medicina al giovane Albert, in modo che poi egli potesse collaborare con lui nel suo studio di dentista: così, a 20 anni, Sabin era uno studente modello di odontoiatria alla New York University. Un giorno però lesse il libro "I cacciatori di microbi" (di Paul de Kruif), e ne rimase affascinato e decise che avrebbe dedicato la sua vita a quello. L'entusiasmo lo portò così a cambiare studi: passò alla facoltà di medicina (sempre a New York), frequentando con passione e successo i corsi di microbiologia. Intanto coltivava la sua passione anche al di fuori dell'università, raccogliendo microbi dovunque capitasse (stagni, polvere, cassonetti della spazzatura). Nel 1931 concluse gli studi conseguendo la laurea in medicina: andò a lavorare presso l'università di Cincinnati, in Ohio, dove sarebbe rimasto 30 anni; dal 1946 venne nominato come capo della ricerca pediatrica. Qui, in qualità di assistente del dottor William Hallock Park (celebre per i suoi studi sul vaccino per la difterite), sviluppò ulteriormente il suo interesse per la ricerca medica, in modo particolare nel campo delle malattie infettive. Park divenne mentore del giovane e promettente Sabin, e gli trovò pure una borsa di studio quando il parente dentista si rifiutò di continuare a pagargli gli studi. I suoi studi sulle malattie infettive dell'infanzia lo portarono a fare ricerche su quelle provocate da virus e in particolare sulla poliomielite (o "polio"), che a quei tempi mieteva migliaia di vittime, in particolare su bambini a partire dal secondo anno di vita. La scelta di dedicarsi a questa patologia è comunque da attribuirsi al dottor Park, che, in seguito a un'epidemia di poliomielite a New York convinse il suo giovane microbiologo a riprendere le ricerche su quella malattia (che Sabin aveva già, anche se non approfonditamente, studiato in precedenza). La poliomielite, una volta detta "paralisi infantile" o più comunemente "polio", è una malattia virale acuta, altamente contagiosa, con manifestazioni diverse, le più gravi di tipo neurologico irreversibile. Si poteva manifestare in vari modi, di solito il malato era preso da improvvisi attacchi di febbre, seguita dalla paralisi irrimediabile di una parte del corpo, dovuta all'attacco da parte del virus (poliovirus) delle fibre nervose del midollo spinale. Negli Stati Uniti d'America questa malattia aveva ucciso o paralizzato migliaia di cittadini. La lotta alla polio non era comunque nuova negli ambienti di ricerca medica, e durava ormai da parecchi anni: nel 1934 due studiosi statunitensi, Brodie e Kolmer, annunciarono la scoperta di un vaccino efficace contro la poliomielite; quando però si procedette alla somministrazione dello stesso, ci furono molte morti. Questo terribile fallimento fece sì che venisse ordinata la sospensione di qualsiasi ricerca ufficiale sul vaccino antipolio, sebbene ufficiosamente molti laboratori continuassero nelle ricerche. Il 3 gennaio 1938, con un appello sui quotidiani, Franklin Delano Roosevelt, allora presidente degli Stati Uniti, colpito da una paralisi che in quel momento fu diagnosticata come dovuta a poliomielite (mentre in seguito ci furono riserve sulla correttezza di questa diagnosi) creò la National Foundation for Infantile Paralysis (NFIP), il cui scopo era la raccolta di ulteriori fondi per la lotta contro la poliomielite, per accelerare la ricerca di un vaccino e l'aiuto ai malati. In seguito l'opera caritatevole delle NFIP prese il nome di "marcia delle monetine" (March of Dimes): il 20 gennaio di ogni anno (in occasione del compleanno di Roosevelt) tutti i cittadini statunitensi erano invitati a versare un dieci centesimi (un "dime", decino, è la moneta da 10 centesimi di dollaro) per combattere la polio. La campagna si avvalse di numerose collaborazioni di celebrità di quel tempo. In questo modo furono raccolti milioni di dollari e la NFIP poté così finanziare ulteriormente le ricerche per un vaccino efficace e sicuro. Nel 1939 Sabin annunciò alla comunità scientifica la sua prima e importantissima scoperta sulla natura del virus poliomielitico (che attaccava le fibre nervose): dimostrò infatti, contrariamente a quanto creduto fino ad allora, che la sede prediletta di tale virus era l'intestino. Si trattava quindi di un virus enterico e non respiratorio, e la conoscenza del "terreno" dove si sviluppava era un dato fondamentale per la ricerca di un farmaco che lo debellasse.Mentre Sabin proseguiva con le sue ricerche in Europa scoppiò la seconda guerra mondiale, durante la quale egli perderà anche due nipotine (che non conobbe mai), Amy e Deborah, uccise dalle SS tedesche a Białystok. Quando anche gli Stati Uniti entrarono in guerra Sabin lasciò Cincinnati per entrare nell'esercito: sbarcò prima in Sicilia e successivamente a Okinawa (Giappone), dove installò un laboratorio da campo. Nel 1947 Sabin, di stanza a Berlino, assistette, mentre si occupava dell'ospedale militare, a una terribile epidemia di polio che colpì moltissimi bambini della semidistrutta ex capitale del Terzo Reich. Tornato negli Stati Uniti d'America Sabin riprese le sue ricerche: per condurre in modo migliore gli esperimenti si dotò di un colossale laboratorio, con 10 000 topi e 160 scimpanzé. Nel 1949, grazie allo stanziamento di 1370000 $ la NFIP poté varare uno studio multicentrico in varie università statunitensi (compresa quella di Cincinnati, dove lavorava Sabin), mettendo a disposizione dei laboratori decine di migliaia di scimmie. Nel frattempo le epidemie di polio nel mondo aumentarono: in particolare in Europa si ebbe la terribile epidemia di Copenaghen (1952) mentre negli USA si verificarono decine di migliaia di casi. Nel 1953, al Children Hospital di Cincinnati, Sabin, dopo lunghi e faticosi esperimenti su reni di scimmia, aveva finalizzato le ricerche per la messa a punto di una sospensione di virus attenuati. Il vaccino di Sabin, sviluppato in concorrenza a quello dell'immunologo Hilary Koprowski, consisteva nello stesso virus della polio, ma appunto "attenuato", cioè privato della capacità di provocare la paralisi delle fibre nervose. L'organismo in cui veniva immesso il virus attenuato, di fronte a questa minaccia, produceva allora gli anticorpi adatti.  Sabin iniziò allora a testare il vaccino sull'uomo: prima su se stesso, poi su due suoi collaboratori: il dottor Ramos Alvarez (un medico messicano suo assistente), e un tecnico afroamericano che lavorava nel suo laboratorio. I primi esperimenti su vasta scala Sabin li potrà effettuare tra alcuni giovani carcerati che si erano offerti volontari. Infatti lo scienziato polacco aveva ottenuto, dopo lunghe esitazioni, di poter cercare dei volontari tra i detenuti delle prigioni federali di Chillichote (in Ohio): ne troverà centinaia. Questi primi controlli e i successivi ebbero esito positivo, si passò così ai bambini, e le prime furono proprio le due figlie di Sabin, Amy (5 anni) e Deborah (7 anni), chiamate così in ricordo delle nipotine trucidate dalle SS. Dopo un'ulteriore lunga serie di prove del vaccino, Sabin presentò alla Commissione per l'immunizzazione del NFIP i risultati delle esperienze condotte sulle scimmie e gli scimpanzé del suo laboratorio, e poi su un totale di 242 persone. Nel 1953, al Children Hospital di Cincinnati, Sabin, dopo lunghi e faticosi esperimenti su reni di scimmia, aveva finalizzato le ricerche per la messa a punto di una sospensione di virus attenuati. Il vaccino di Sabin, sviluppato in concorrenza a quello dell'immunologo Hilary Koprowski, consisteva nello stesso virus della polio, ma appunto "attenuato", cioè privato della capacità di provocare la paralisi delle fibre nervose. L'organismo in cui veniva immesso il virus attenuato, di fronte a questa minaccia, produceva allora gli anticorpi adatti. Sabin iniziò allora a testare il vaccino sull'uomo: prima su se stesso, poi su due suoi collaboratori: il dottor Ramos Alvarez (un medico messicano suo assistente), e un tecnico afroamericano che lavorava nel suo laboratorio. I primi esperimenti su vasta scala Sabin li potrà effettuare tra alcuni giovani carcerati che si erano offerti volontari. Infatti lo scienziato polacco aveva ottenuto, dopo lunghe esitazioni, di poter cercare dei volontari tra i detenuti delle prigioni federali di Chillichote (in Ohio): ne troverà centinaia. Dopo un'ulteriore lunga serie di prove del vaccino, Sabin presentò alla Commissione per l'immunizzazione del NFIP i risultati delle esperienze condotte sulle scimmie e gli scimpanzé del suo laboratorio, e poi su un totale di 242 persone. Gli studi di Sabin non furono comunque vani. L'Unione Sovietica infatti, assieme ad altri paesi dell'est europeo, richiese a Sabin di sperimentare il suo vaccino sulle loro popolazioni: furono queste vaccinazioni che resero celebre il vaccino Sabin.[2] La prima nazione a produrre tale vaccino su scala industriale fu la Cecoslovacchia, seguita dalla Polonia, vaste zone dell'Unione Sovietica, la Repubblica Democratica Tedesca e la Jugoslavia. Anche a Singapore vennero sottoposti a vaccinazione 200.000 bambini. Dal 1959 al 1961 furono vaccinati milioni di bambini dei paesi dell'Est, dell'Asia e dell'Europa; il vaccino anti-polio di Sabin fu autorizzato in Italia nel 1963 e reso obbligatorio nel 1966, provocando la scomparsa della malattia dal paese, come in tutti gli altri dove è stato reso obbligatorio.Visti i sensazionali risultati furono prodotti e immessi sul mercato notevoli quantitativi del vaccino Sabin "orale monovalente" contro il poliovirus tipo I. Successivamente vennero messi in vendita sia il vaccino orale di tipo II (OPV - Oral Polio Vaccine) sia quello trivalente (TOPV), valido contro tutti e tre i tipi di poliovirus. Il crescente successo del vaccino Sabin, assieme all'assenza di pericoli che garantiva e alla più facile somministrazione rispetto a quello Salk fece sì che anche gli Stati Uniti d'America adottassero, seppure con ritardo, tale vaccino. Le dispute sul conto di Sabin e del suo vaccino vennero meno: tra il 1962 e il 1963 il farmaco assunse grande autorevolezza in tutto il mondo, mentre crebbe la riconoscenza scientifica verso lo scienziato polacco. Con la zolletta di zucchero inzuppata di vaccino Sabin si vaccinarono centinaia di milioni di bambini in tutto il mondo.Dal 1969 al 1972 Sabin fu presidente del Weizmann Institute of Science di Rehovot, in Israele. Dopo essere andato in pensione, pur dichiarandosi ufficialmente ritirato dall'attività, si dedicò ancora ad importanti studi immunologici per sconfiggere i tumori, il morbillo e la leucemia. Sabin non brevettò la sua invenzione, rinunciando allo sfruttamento commerciale da parte delle industrie farmaceutiche, affinché il suo prezzo contenuto garantisse una più vasta diffusione della cura:

«Tanti insistevano che brevettassi il vaccino, ma non ho voluto. È il mio regalo a tutti i bambini del mondo»

Dalla realizzazione del suo diffusissimo vaccino anti-polio Sabin non guadagnò quindi un solo dollaro, continuando a vivere con il suo stipendio di professore universitario. Inoltre, durante gli anni della Guerra fredda, Sabin donò gratuitamente i suoi ceppi virali allo scienziato sovietico Michail Čumakov, in modo da permettere lo sviluppo del suo vaccino anche in Unione Sovietica. Anche in questo caso Sabin andò oltre le questioni politiche per un bene superiore. Sabin si sposò tre volte: la prima moglie Sylvia Tregillus che sposò nel 1935, da cui avrà le due figlie Amy e Deborah (chiamate così in ricordo delle due nipotine uccise dalle SS), morì suicida trangugiando barbiturici trent'anni dopo il matrimonio, nel 1966. La seconda moglie fu Jane Warner che sposò nel 1967 e da cui si separò nel 1971. La terza, Heloisa Dunshee de Abranches, conosciuta in Brasile durante gli studi contro gli orecchioni, che sposò nel 1972, è morta a 98 anni il 12 ottobre 2016. Attualmente ha eredi in Italia, suddivisi tra Milano, Biella e Bologna.  Sabin, sebbene non abbia mai ricevuto il premio Nobel per le sue scoperte mediche, ricevette nel corso della sua lunga carriera 40 lauree honoris causa, da parte di università di tutto il mondo, oltre al Premio Internazionale Feltrinelli dell'Accademia Nazionale dei Lincei, nel 1964, e alla Medaglia Nazionale per la Scienza, nel 1970. Ad Albert Sabin sono intitolate varie istituzioni educative nel mondo. In Italia gli fu intitolata una scuola elementare torinese già nel 1964; gli è intitolata anche la scuola media di Milano 2, Segrate (MI),e l'ultimo liceo scientifico storico, il 'quarto liceo', di Bologna.

 

venerdì 18 febbraio 2022

Alessandro Volta



Como18 febbraio 1745 /  5 marzo 1827
Fisico e inventore tra i più famosi della storia, è grazie a lui che termini come "pila", "tensione" e "capacità elettrica" sono entrati nell'uso quotidiano. Il suo principale merito è di aver mostrato all'umanità una nuova fonte d'energia. 
il conte Alessandro Giuseppe Antonio Anastasio Volta fu incoraggiato agli studi scientifici dal canonico Giulio Cesare Gattoni. Partendo dalle proprie tesi sullo "stato elettrico" di un corpo, giunse alla sua prima importante invenzione: l'elettroforo perpetuo, un generatore di energia elettrica costruito nel 1775. Dopo la nomina a docente di fisica all'Università di Pavia nel 1778 e gli esperimenti sul metano, da cui arrivò a costruire la cosiddetta "lampada di Volta", si concentrò sullo studio dei conduttori elettrici, mettendo a punto nel 1780 il condensatore d'elettricità. Fu un passo cruciale per la successiva invenzione della pila, annunciata per la prima volta alla Royal Society, il 20 marzo del 1800. Con Volta la corrente elettrica smise di essere un fenomeno statico, manifestandosi quale elemento fluido in grado di svilupparsi da una sorgente e raggiungere un altro corpo. Un merito che gli fu riconosciuto chiamando volt l'unità di misura del potenziale elettrico e della differenza di potenziale. Nominato da Napoleone "Cavaliere della Legion d'onore", conservò sempre una condotta modesta.

7 agosto San Donato di Arezzo

7 agosto San Donato di Arezzo Vescovo e martire † Arezzo, 7 agosto 362 Etimologia: Donato = dato in dono, dal latino Emblema: Bastone past...