Santa Eufemia di Calcedonia
Martire
Patronato: Rovigno d'Istria
Etimologia: Eufemia = che parla bene, acclamata, dal greco
Emblema: Palma
Autore: Giovanni Lucchesi
Santa Eufemia di Calcedonia
Martire
Patronato: Rovigno d'Istria
Etimologia: Eufemia = che parla bene, acclamata, dal greco
Emblema: Palma
Autore: Giovanni Lucchesi
15 settembre Santa Caterina Fieschi Adorno
Vedova
Genova, 1447 – 15 settembre 1510
Etimologia: Caterina = donna pura, dal greco
Autore: Domenico Agasso
14 settembre Sant' Alberto di Gerusalemme
(Alberto Avogadro dei conti di Sabbioneta)
Vescovo e martire
Castel Gualtieri, Parma, 1149 - San Giovanni d'Acri, Palestina, 14 settembre 1214
Etimologia: Alberto = di illustre nobiltà, dal tedesco
Alberto Avogadro o dei conti di Sabbioneta, di origine francese, nacque a Castrum Gualtierii (odierno Castel Gualtieri), in Emilia (Italia), verso il 1150. Entrò tra i Canonici Regolari di S. Croce di Mortara (Pavia), e vi divenne priore nel 1180. Nel 1184 fu vescovo di Bobbio e nel 1185 di Vercelli. Eminente per la sua vita, per il suo sapere e per la sua reputazione, Alberto governò la diocesi di Vercelli per 20 anni. Fu mediatore di pace (tra Milano e Pavia, 1194; tra Parma e Piacenza, 1199). Per la sua mediazione tra il Papa Clemente III e Federico Barbarossa fu nominato Principe dell’Impero. Nel 1194 dettò gli Statuti dei Canonici di Biella. Nel 1205 Papa Innocenzo III lo nominò Patriarca latino di Gerusalemme, con l’ufficio di Legato papale per la Terrasanta. Sbarcò a San Giovanni d'Acri nel 1206, vale a dire l'anno della morte di San Bertoldo, e si legò in stretta amicizia con San Brocardo. Appena quest'ultimo ebbe preso le redini del governo dell'Ordine carmelitano, s'indirizzò al santo Patriarca per ottenerne la soluzione di molti dubbi e difficoltà che si proponevano dai suoi religiosi sulla maniera in cui doveva intendersi la vita comune nel Carmelo. Gli asiatici avevano le loro antiche tradizioni dalle quali non volevano discostarsi; gli europei, d'altro lato, trovavano questo genere di vita tutto differente da quello che avevano veduto praticare nei monasteri del loro paese, e ben presto la pace del santo Monte avrebbe potuto essere posta in pericolo. Sant'Alberto vi provvide componendo, di concerto con San Brocardo, una Regola piena di saggezza, ammirabile transazione tra l'Oriente e l'Occidente, che riunì a poco a poco tutti gli spiriti, e non ha cessato di produrre, d'allora in poi, frutti divini di santità in un numero quasi infinito di cuori generosi. Successive approvazioni di questa norma da parte di vari Papi aiutarono il processo di trasformazione del gruppo verso un Ordine Religioso, cosa che avvenne, nel 1247, con la approvazione definitiva, da parte di Papa Innocenzo IV , di tale testo come Regola. L'Ordine del Carmelo fu così inserito nella corrente degli Ordini Mendicanti. Sant'Alberto morì, durante la processione dell'Esaltazione della santa Croce, il 14 settembre del 1214, pugnalato, ad Acri, dal Maestro o Priore dell’Ospedale di S. Spirito, da lui rimproverato e mandato via dal suo ufficio, per cattiva condotta. E’ venerato a Vercelli e dai canonici regolari l’8 aprile (forse il giorno in cui diede la Regola agli eremiti), dai Carmelitani e dal Patriarcato latino di Gerusalemme il 16, 17, 25 e 26 settembre.
| Fonte: | www.carmelosicilia.it |
12 settembre Sant' Ebonzio
Vescovo
Aragona o regione pirenaica, XI sec. -
Sarrancolin, Hautes-Pyrénées, Francia, inizio XII sec
Etimologia: Dal latino Ebontius; le varianti Ébons e Pons suggeriscono una forma occitana o catalana adattata nei Pirenei.
Emblema: Abiti episcopali (mitra, pastorale), abiti benedettini, libro dei Vangeli.
Autore: Mauro Bonat
7 settembre San Grato di Aosta
Vescovo
† Aosta, seconda metà del V secolo
Patronato: Aosta
Emblema: Bastone pastorale, Mitra, Testa di Giovanni Battista
Autore: Antonio Borrelli
5 sett. San Bertino di Sithiu
Abate
m. 5 settembre 698
Etimologia: Bertino (acc. di Berto)= splendido, fulgido, dal tedesco
Emblema: Bastone pastorale, Nave
Autore: Agostino Amore
4 settembre Sant' Ida di Herzfeld
Vedova
Westfalia, 766 ca. – Herzfeld, Germania, 4 settembre 825
3 sett.San Marino
(Loparo, 275 circa – Città di San Marino, 366)
è stato, secondo la tradizione, uno scalpellino di origine dalmata che nel 301 fu il fondatore della repubblica di San Marino.
Patronato: San Marino, Diaconi
Nell’anno 257 d.C. due cristiani di nome Marino e Leone, provenienti dall’isola di Arbe in Dalmazia, giunsero a Rimini attratti dall’opportunità di lavorare come scalpellini. Marino, giunto nella zona del Monte Titano in cerca di pietre da lavorare, restò affascinato dal maestoso Monte e vi si recava spesso, Oltre a quel lavoro, egli svolgeva la missione di convertire la popolazione riminese al cristianesimo. Fu per questo che una donna malvagia l’ accusò di essere suo marito e di professare il cristianesimo. Marino fu costretto a rifugiarsi nella foresta del Monte Titano, che conosceva molto bene, per sfuggire alle persecuzioni dell’Imperatore Diocleziano. Tuttavia la donna, in preda al demonio, lo scovò ugualmente e confermò le sue accuse. Marino non trovò altro sistema che opporre ad essa il suo digiuno e le sue preghiere, fino a che non avvenne il miracolo: la donna si ravvide e fece ritorno a Rimini, tessendo le lodi di Marino. La leggenda narra anche che Marino e Leone, per evitare altre esperienze di quel tipo, si ritirarono, assieme alla sua piccola comunità, in vetta al Monte Titano, recintando la zona del loro rifugio. Poi Leone si trasferì sul vicino Mons Feretrum o Monte Feretrio (attuale Montefeltro). Il terreno però era di proprietà di donna Felicissima il cui figlio Verissimo si recò sul posto per scacciare Marino. Egli si oppose alla violenza con la sola forza delle preghiere al Signore; fu evidentemente ascoltato perché il giovane rimase come paralizzato. In seguito a questo fatto strabiliante, donna Felicissima si recò in supplica da Marino, chiedendo perdono per l’atto violento del figlio Verissimo che, grazie all’intercessione della madre e le preghiere di Marino, tornò alla normalità. La donna donò il territorio a Marino che vi morì nell’anno 301. Per la sua predicazione e le conversioni al cristianesimo, il vescovo di Rimini San Gaudenzio gli conferì l’ordine del diaconato. Fu sepolto nella chiesa che egli stesso aveva eretto e dedicato al San Pietro e successivamente fu nominato Santo. E’ l’unico Santo fondatore di uno Stato e patrono della Repubblica che porta il suo nome assieme ai compatroni San Leone e Sant’Agata.
Autore: Carlo Ennio Morri
San Nonnoso sul Monte Soratte
Priore VI sec.
Il Monte Soratte si trova vicino Civita Castellana nel Lazio, ed è alto 691 metri; su questo monte ed alle sue falde, sorsero sin dal VI secolo tre monasteri, il primo sul monte, con il nome di S. Silvestro è citato per la prima volta in un documento di Gregorio II, papa dal 715 al 731. E in questo monastero nella prima metà del VI secolo, visse Nonnoso monaco contemporaneo di s. Benedetto, e che sembra sia stato in seguito abate dello stesso monastero. Di lui si sa solo quello che racconta s. Gregorio Magno nel 593, quando aderendo alle richieste di molti amici, si mise a scrivere le storie miracolose di santi italiani vissuti fino ad allora. Purtroppo di s. Nonnoso racconta solo tre suoi miracoli, senza alcun elemento cronologico che possa permettere di stabilire gli estremi della vita del santo. Era sotto il governo di un rigoroso abate, quando avviene il primo miracolo; intorno al monastero manca un orto, per coltivarlo ci sarebbe un pezzo di terreno ma è occupato da una grande roccia che lo impedisce; allora Nonnoso si mette in preghiera tutta la notte e al mattino successivo la roccia si è allontanata più in là, lasciando libero il terreno, nemmeno cinquanta paia di buoi avrebbero potuto farlo. Il secondo prodigio fu quello che essendogli caduta dalle mani una lampada di vetro, questa si frantumò in centinaia di pezzi; presentendo una sgridata dal severissimo abate, si mette in fervida preghiera e la lampada si ricostituisce in tutte le sue parti. Il terzo miracolo avviene a favore della comunità, giacché i pochi ulivi del monastero non danno olio a sufficienza per i loro bisogni, l’abate dispone che i monaci escano dal monastero e vadano a lavorare presso i contadini dei dintorni, ricevendo in cambio dell’olio; Nonnoso però umilmente chiede all’abate di ritirare la disposizione, che avrebbe distratto i monaci dal raccoglimento e dalla preghiera. Detto ciò fece raccogliere le poche olive dagli alberi e il pochissimo olio ricavato, lo fece dividere in piccole dosi nei recipienti vuoti, che dovevano contenere l’olio, poi trascorse la notte in preghiera e al mattino tutti i vasi si trovarono ripieni d’olio. Oltre questi tre miracoli, san Gregorio Magno ne loda l’umiltà e la capacità di calmare l’irascibile abate. Nonnoso morì in un anno incerto e sepolto a Soratte; a causa delle incursioni saracene avvenute tra la fine del secolo IX e gli inizi del X, che devastarono il Soratte e gli altri due monasteri, il suo corpo venne traslato nel monastero di Suppentonia (Castel S. Elia, fra Nepi e Civita Castellana) da qui il vescovo Nitkero (1039-1052) lo trasferì a Frisinga in Baviera. Durante i lavori per la ricostruzione della cattedrale, il corpo fu rinvenuto e collocato nel 1161 nella cripta. Nel 1708 le reliquie di cui si era persa l’ubicazione, vennero riscoperte e quindi sistemate, dopo grandi feste, in un artistico sarcofago nella stessa cripta a Frisinga. In epoca incerta il capo fu trasferito a Bamberga dove è molto venerato; s. Nonnoso è considerato protettore degli ammalati di reni, che usavano e penso che usano ancora, strisciare carponi attorno al sarcofago per tre volte, invocandone l’intercessione. Alcune reliquie nel 1611 vennero cedute dal vescovo di Frisinga ai monaci del Soratte, che continuavano la loro vita monastica nei monasteri, che dopo le distruzioni saracene erano rifioriti; il culto per s. Nonnoso, dopo una lunga interruzione dovuta all’abbandono e alla rovina del monastero, riprese nel 1655-58 per iniziativa di un pio religioso cistercense, al cui Ordine era stata affidata l’abbazia. Il 2 settembre 1664 fu riconsacrato il primo altare al Soratte in onore del santo priore e fu celebrata la prima festa solenne, da allora il culto si diffuse in tutta l’Italia Centrale; egli è patrono della diocesi di Nepi e Sutri e compatrono di Frisinga; la sua festa è al 2 settembre.
Autore: Antonio Borrelli
30 agosto San Fiacrio (Fiacre)
Autore: Joseph-Marie Sauget
28 agosto Santa Fiorentina Vergine
Cartagena, Hispania, circa 545-550 -
Écija o area della Betica, circa 610-612
Etimologia: Dal latino Florentina, femminile di Florentinus, collegato a florens, fiorente, rigoglioso.
Emblema: Abito monastico, libro della regola.
Autore: Isidoro da Villapadierna
27 agosto San Davide Enrico Lewis
Sacerdote gesuita, martire
Abcrgavenny, Inghilterra,1616/1617-Usk, Galles, 27/8/1679
Primo dì nove fratelli, Lewis nacque nella contea di Monmouth da Morgan Lewis, protestante, e da Mar garer Prichard, ferverne cattolica. Dopo aver frequentato la «Royal grammar school» del suo paese, di cui il padre era direttore, entrò, a quanto pare, nel Middle Temple di Londra per seguirvi gli studi legali. Aveva sedici anni quando andò in Francia, insieme con il figlio del conte Savage, fermandosi a Parigi per circa tre mesi, durante i quali si convertì alla religione cattolica per opera del p. Talbot, com'egli stesso dichiarò. Perduti i genitori nel 1638, Lewis decise di abbracciare lo stato ecclesiastico, per cui, lasciata l'Inghilterra il 22 ag. di quell'anno, giunse fl Roma il 2 nov. per essere ammesso al Collegio inglese, sotto lo pseudonimo di Charles Baker. Ordinato sacerdote il 20 lugl. 1642, passò successivameme nella Compagnia di Gesù, dove venne accolto il 19 ag. 1645. Rimpatriato l'anno seguente, prese a svolgere attività missionaria nella sua contea natale di Monmouth, ma nel 1647 fu richiamato a Roma dal generale del suo Ordine, che gli affidò la cura spirituale del Collegio inglese. Desideroso tuttavia di ritornare alle missioni del suo infelice paese, Lewis ne richiese insistentemente l'autorizzazione ai suoi superiori, che non ebbero animo di rifiutargliela. Rimpatriò quindi nuovamente nel 1648, andandosi a stabilire ancora nel Monmouthshire, dove per oltre trenta anni svolse una infaticabile opera di apostolato, dedicando le sue maggiori cure ed attenzioni agli indigenti ed ai bisognosi, che soccorreva amorevolmente in tutte le maniere, tanto da meritare il titolo di « padre dei poveri ». Denunciato da due coniugi apostati, il Lewis venne catturato nella parrocchia di S. Michele a Llantarnam, nella contea di Monmouth, mentre si apprestava a celebrare la S. Messa all'alba del 17 nov.1678, Condotto a Lanfoist, fu mandato da quei giudici ad Abergavenny, dove subì un primo intcrrogatorio; quindi venne fatto rinchiudere nelle prigioni di Monmouth, dove rimase sino al 13 genn.1679, allorché fu trasferito in quelle di Usk. Il 28 marzo fu ricondotto a Monmouth per esservi processato sotto la solita imputazione di essere un prete cattolico, ordinato sul continente e ritornato in patria ad esercitare le funzioni del suo ministero contro le leggi emanate dalla regina Elisabetta e sempre in vigore. Condannato a morte per alto tradimento, Lewis vide la sua esecuzione rinviata per ordine del re, per cut fu nuovamente rinchiuso nelle prigioni di Usk. Nel magg. seguente venne portato a Londra per essere interrogato dal consiglio privato, che, pur riconoscendolo innocente, lo rinviò nel carcere Usk, dove rimase per oltre tre mesi, con grande profitto dei cattolici del luogo, che avevano il permesso di visitarlo. Prima di essere impiccato il 27 ag. 1679 in Usk, Lewis potè rivolgere un lungo discorso alla folla riunita intorno al patibolo, che ne rimase profondamente impressionata. Innalzato da Pio XI all'onore degli altari il 15 dic. 1929.
Fonte Enciclopedia dei Santi.
26 agosto Beati Luigi e Maria
Beati Luigi Beltrame Quattrocchi e Maria Corsini Sposi
Catania, 12 gennaio 1880 - Roma, 9 novembre 1951
Firenze, 24 giugno 1884 - Serravalle (AR), 26 agosto 1965
Il 12 febbraio 1994, nel dare inizio presso il Tribunale per le Cause dei Santi del Vicariato di Roma alla loro causa di canonizzazione, il Cardinale Vicario Camillo Ruini così li presentava: "I due avevano cristianamente consacrato il loro amore coniugale e la grazia del sacramento nuziale li ha sempre sostenuti mirabilmente nel formare e crescere la loro famiglia…”. Ed il S. Padre si è mostrato particolarmente lieto di questa circostanza perché da tempo desiderava un cammino di santità, da additare al popolo dei fedeli, realizzato da una coppia di sposi. Non hanno fondato congregazioni. Non sono partiti missionari per terre lontane. Semplicemente hanno vissuto il loro matrimonio come un cammino verso Dio facendosi santi. Papa Giovanni Paolo il 21 ottobre 2001 li ha beatificati nel ventesimo anniversario della Familiaris Consortio. In quella occasione, per la prima volta nella storia della Chiesa abbiamo visto elevata alla gloria degli altari una coppia di sposi, Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi, beati non “malgrado” il matrimonio, ma proprio in virtù di esso. La beatificazione dei coniugi Quattrocchi è avvenuta, non a caso, in occasione della giornata della famiglia, segnando una svolta, per così dire “storica”, sul modo comune di concepire la santità: non più soltanto appannaggio di suore, sacerdoti e singoli fedeli, ma un cammino aperto e praticabile da tutti gli sposi cristiani, sulla scia dei neo-beati, una coppia borghese che visse a Roma nella prima metà del Novecento. Luigi Beltrame nato a Catania adottato da uno zio senza figli, che gli dà il suo cognome, Quattrocchi, si trasferisce con lui a Roma dove studia Giurisprudenza. Qui conosce Maria Luisa Corsini, figlia unica di genitori fiorentini, di quattro anni più giovane. Una ragazza piena di doti: colta, sensibile e raffinata, amante della letteratura e della musica, a vent’anni aveva già pubblicato un saggio su Dante Gabriele Rossetti e i preraffaelliti. Le nozze vengono celebrate nella Basilica di S. Maria Maggiore il 25 novembre 1905. L’anno seguente nasce il primo figlio, Filippo, seguito da Stefania (nel 1908), Cesare (1909) ed Enrichetta (1914). Crescendo abbracceranno tutti la vita religiosa: Filippo (don Tarcisio), sarà sacerdote diocesano, Stefania (suor Maria Cecilia), monaca benedettina, Cesare (padre Paolino), monaco trappista, ed Enrichetta, l’ultima nata, consacrata secolare. Ad eccezione di Stefania, scomparsa nel 1993, i fratelli sono ancora viventi e di veneranda età, attivi e lucidissimi nel far memoria della santità dei loro genitori, che furono sposi ed educatori davvero esemplari. Lui, Luigi, avvocato generale dello Stato, fu professionista stimato e integerrimo; lei, Maria, una scrittrice assai feconda di libri di carattere educativo. Entrambi avevano a cuore i problemi della società e della nazione: animatori dei gruppi del Movimento di Rinascita Cristiana, avevano aderito anche al Movimento “Per un mondo migliore” di P. Lombardi. Luigi fu amico di Don Sturzo e di Alcide De Gasperi; senza mai prendere una tessera di partito, esercitò l’apostolato nella testimonianza cristiana offerta nel proprio ambiente di lavoro, laicista e refrattario alla fede, nella profonda bontà che ebbe nel trattare con tutti, soprattutto i “lontani”, nella sollecitudine costante verso i bisognosi che bussavano quotidianamente alla loro porta di casa. Lei,infermiera volontaria della Croce Rossa, durante le due guerre si prodigò instancabilmente per i soldati feriti; catechista attivissima per le donne del popolo nella parrocchia di S. Vitale, organizzò i corsi per fidanzati, autentica novità pastorale per quei tempi, quando il matrimonio veniva considerato come qualcosa di scontato, che non esigeva approfondimento nè preparazione. Maria svolse anche un’intensa opera di apostolato con la penna, fece parte dell’Azione Cattolica e di altre associazioni, appoggiò inoltre la nascita dell’Università Cattolica del S. Cuore, accanto a P. Agostino Gemelli e Armida Barelli, chiamata a far parte del Consiglio Centrale dell’Unione Femminile Cattolica Italiana come incaricata nazionale per la religione. Non è certo possibile riassumere in poche righe la straordinaria vicenda umana e spirituale dei coniugi Beltrame Quattrocchi. La loro esistenza di sposi fu un cammino di santità, un andare verso Dio attraverso l’amore del coniuge. Mezzo secolo di vita insieme, senza mai un attimo di noia, di stanchezza, ma conservando sempre il sapore continuo della novità. Il loro segreto? La preghiera. Ogni mattina a Messa insieme alla Basilica di S. Maria Maggiore, “usciti di chiesa mi dava il “buon-giorno”, come se la giornata soltanto allora avesse il ragionevole inizio. Ed era vero…”, ricorda lei in Radiografia di un matrimonio, il suo libro-capolavoro. La recita serale del S. Rosario, l’adorazione notturna, la consacrazione al Sacro Cuore di Gesù solennemente intronizzato al posto d’onore nella sala da pranzo, e altre pie pratiche. Nel 1917 divennero terziari francescani e nel corso della loro vita non mancarono mai di accompagnare gli ammalati, secondo le loro possibilità, a Loreto e a Lourdes col treno dell’UNITALSI, lui come barelliere, lei come infermiera e dama di compagnia. Il loro esempio, la loro profonda vita di fede, la pratica quotidiana del pregare in famiglia ebbero di certo i propri effetti sui figli, che si sentirono tutti e quattro chiamati dal Signore alla vita consacrata. Non senza ragione, perché “la famiglia che è aperta ai valori trascendenti, che serve i fratelli nella gioia, che adempie con generosa fedeltà i suoi compiti ed è consapevole della sua quotidiana partecipazione al mistero della Croce gloriosa di Cristo. Le loro date di culto per la Chiesa Universale sono separate e cadono nei giorni 26 agosto e 9 novembre, mentre la Diocesi di Roma li commemora il 25 novembre, anniversario del loro matrimonio.
24 agosto Sant' Emilia de Vialar
Vergine, fondatrice
Gaillac, Francia, 12 sett1797 -Marsiglia, Fr. 24 ag 1856
Autore: Domenico Agasso
23 agosto San Sidonio di Aix-en-Provence
Autore: Mauro Bonato
22 agosto Sant' Andrea da Fiesole
(Andrea Scoto) Confessore
Etimologia: Andrea = virile, gagliardo, dal greco
Nacque nella prima metà del sec. IX, probabilmente in Irlanda: poiché in molti paesi europei a qualsiasi pellegrino si dava il nome di "Scotus", da questo deve essere nata la leggenda di un Andrea Scoto. Andrea, dunque, fu educato da Donato. Irlandese, maestro di filosofia, e succesivamente lo seguì in un pellegrinaggio a Roma. Giunti a Fiesole, chiamato da una voce soprannaturale, Donato fu eletto dal popolo vescovo e rimase in carica quarantasette anni. Andrea fu ordinato diacono e come arcidiacono assistette Donato nel suo ministero, acquistandosi grande rinomanza per l'austerità di vita e la carità senza limiti. Restaurata la chiesa di S. Martino, distrutta dagli Ungari, Andrea costruì vicino ad essa un monastero e vi si ritirò con alcuni compagni. E' molto dubbio se egli abracciò la regola benedettina: il Mabillon, comunque, lo esclude dal Catalogo dei santi dell'Ordine. Pochi anni dopo la morte di Donato (ca. 876) anche Andrea cadde gravemente malato e, prima di morire, fu esaudito nel suo ardente desiderio di vedere la sorella, s. Brigida junior , che molti nni prima aveva lasciato in Irlanda: Brigida, intti, fu miracolosamente trasportata al suo capezale e Andrea, circondato dai suoi confratelli, si spense renamente alla fine del sec. IX. Sepolto nella chiesa di S. Martino a Mensola, nel 1285 fu scoperta la sua tomba, perché con numerose apparizioni egli impedì che vicino a lui fosse seppellita una peccatrice. Il vescovo Leonardo Bonafede (m. 1545) curò la traslazione delle reliquie di Andrea in un nuovo altare della chiesa di s. Martino. La sua festa è celebrata a Fiesole il 2 agosto e il culto è antichissimo: abbiamo notizia, a l'altro, di una confraternita intitolata al suo nome, che fiorì fin dal 1600, la Compagnia del SS. Sacramento sotto il Titolo di S. Andrea di Scozia che esiste tutt'oggi ed è attiva nella Chiesa di S. Martino a Mensola. Di Andrea esiste una Vita scritta in italiano nel sec. XIV o XVI: infatti, la narrazione è preceduta da una dedica a Leonardo Bonafede e l'autore si dice Filippo Villani. Se in Leonardo vediamo il vescovo che si occupò della traslazione delle reliquie di Andrea, ne consegue che la Vita fu scritta nel sec. XVI o, al più presto, nel sec. XV; se, invece, identifichiamo Filippo con il figlio di Matteo Villani, I'opera fu stesa nel sec. XIV e Leonardo non è il vescovo di Fiesole. Il Gougaud, partendo dalla constatazione che il nome di Andrea non figura nella Vita di Donato, dubita fortemente che egli sia irlandese.
21 agosto Beata Vittoria Rasoamanarivo
Vedova e principessa del Madagascar
Tananarive (Madagascar), 1848 - † 21 agosto 1894
Autore: Antonio Borrelli
E’ solare, impetuosa, vivacissima. E forse anche un po’ vanitosa, visto che le piace specchiarsi spesso e a lungo. Un giorno, però, a 17 anni, lo specchio non le dà più la gradevole sensazione delle volte precedenti: improvvisamente si sente brutta, non si piace più. Sente ribollire dentro un sacco di domande cui non sa dare risposta, il suo avvenire continua ad essere una grossa incognita, reclama una maggior libertà che i genitori (siamo a inizio Ottocento) non le vogliono dare. La tentazione è di scagliare contro quello specchio il primo oggetto pesante a portata di mano, ma all’improvviso la sua attenzione è attirata da un’immagine che lo specchio riflette: il quadro della Madonna, da un sacco di tempo in capo al letto cui lei non ha mai fatto troppa attenzione. Salta sul letto per osservarlo meglio ed è un “incontro ravvicinato” con la Madonna che le cambia la vita. Questa ciociara (nata a Vallecorsa, vicino a Frosinone, il 4 febbraio 1805) ha in suo papà un educatore eccezionale, che le insegna a pregare e ad amare la Sacra Scrittura. E’ lui a farle cogliere, quando è appena adolescente, il significato profondo dell’Agnello pasquale, come simbologia di Gesù che viene condotto alla morte e versa il suo sangue per la salvezza degli uomini. E la ragazzina ci ragiona su, concludendo che anche lei deve spendersi completamente, se necessario anche fino allo spargimento del sangue, per portare Gesù a tutti. Poi arriva una predica di don Gaspare del Bufalo (il futuro santo e fondatore dei missionari del Preziosissimo Sangue) a farla innamorare perdutamente di Gesù, al punto da trasformarla in predicatrice e missionaria. Non però in Africa,come aveva sognato da bambina, ma nella sua Ciociaria, in mezzo ai pastori, ai quali insegna a leggere, a scrivere ma soprattutto ad amare Gesù. Ad Acuto, una paesello di montagna non lontano da Roma, incomincia a predicare e catechizzare, in piazza e in chiesa, entusiasmando tutti e preoccupando qualcuno, tanto che il vescovo manda un gesuita in incognito a controllare la situazione, ma questo conclude che quella donna “parla meglio di un prete”. Si sposta a dorso di mulo da un paese all’altro, andando dietro alle richieste e alle necessità dei luoghi. E dove non può arrivare di persona spedisce lettere (quasi 2000): alla gente semplice, ma anche a preti e vescovi, sindaci e prefetti, per consigliare, educare, proporre e spronare. Con alcune compagne dà inizio alla Congregazione delle Adoratrici del Sangue di Cristo: insieme a lei dovranno dedicarsi all’evangelizzazione e alla promozione della persona umana attraverso scuole, ritiri spirituali, catechesi, accoglienza dei più poveri. Oggi sono più di 2000, sparse in tutti i continenti e in 26 nazioni. Muore a Roma, poco più che sessantenne, nel 1866 e nel 1950 Pio XII la dichiara beata. Nel 2003 Giovanni Paolo II° proclama santa Maria de Mattias, la suora che voleva spendersi completamente per il “caro prossimo” e che sognava di far conoscere Gesù a tutti, “perché Egli sia da tutti amato”.
Autore: Gianpiero Pettiti
19 agosto Sant' Ezechiele Moreno y Diaz
Alfaro Tarazona, Spagna, 9 aprile 1848 -
Montegudo, Navarra, 19 agosto 1906
18 agosto Sant' Alberto Hurtado Cruchaga
Sacerdote gesuita, fondatore
Vina del Mar, Cile, 22 gen 1901 -Santiago,Cile, 18 ag 1952
Etimologia: Alberto = di illustre nobiltà, dal tedesco
Suo padre muore e la famiglia va in rovina quando lui ha quattro anni e un fratello è più piccolo. La madre, per pagare i debiti, deve vendere tutto, anche la casa, e i due bambini si ritrovano “senza fissa dimora”. Vengono accolti qua e là in casa di parenti, sempre in maniera temporanea, sempre estranei. Per Alberto arriva provvidenziale una borsa di studio, con un posto nel collegio dei Gesuiti in Santiago. Ma non dimenticherà più gli anni dell’abbandono, la vita da “figlio di nessuno”. Appena può, aiuta la madre e il fratello facendo lo studente-lavoratore, e si laurea in legge nell’agosto 1923, a 22 anni. Ma non sarà avvocato né magistrato.Già da ragazzo pensava di entrare nella Compagnia di Gesù: e, poche settimane dopo la laurea, eccolo infatti accolto per il noviziato nella casa dei Gesuiti a Chillán (Cile centrale). Il lungo corso dei suoi studi prosegue poi in Argentina, in Spagna e infine a Lovanio, in Belgio. Qui viene ordinato sacerdote nel 1933, e due anni dopo si laurea anche in pedagogia. Ritorna in patria all’inizio del 1936; un momento difficile. Durante la dittatura di Carlos Ibañez del Campo (1925-1931), il Cile ha risentito in modo durissimo della crisi mondiale scoppiata nel 1929. L’esportazione del rame, principale risorsa del Paese, era scesa a meno della metà, e due terzi dei minatori avevano perduto il posto: un lungo periodo di drammatica depressione, aspettando una ripresa che sembrava non venire mai, da un presidente all’altro, da un governo all’altro. Padre Hurtado può rivedere sé stesso nei tanti bambini spinti a vagare nelle strade dalla miseria che ha disgregato le famiglie. E così, nel 1944, da studioso si fa uomo di azione. Lancia appelli e mobilita coscienze, per restituire in qualche modo ciò che la crisi ha tolto a tanti infelici. Si tratta non solo di portare aiuto, ma di restituire dignità e speranza. Dà vita a un piano di costruzioni abitative per questi emarginati, ma in forma nuova: i bambini, i vecchi, i diseredati devono vedersi aprire non già un ospizio, ma una vera casa. Come ha scritto un suo biografo, si tratta di offrire a tutti "non solo un luogo in cui vivere, ma un vero focolare domestico, El Hogar de Cristo". Li chiama ad abitare in casa di Gesù, e per fare case su misura viaggia all’estero, promuove studi, va in cerca di esperienze, si occupa di edilizia e di arredo. Molti lo aiutano, perché molti sono stati formati da lui attraverso predicazione, conferenze, iniziative sindacali, attività in mezzo ai giovani. Il “focolare di Cristo” si modella sulle necessità, e può dunque essere anche centro sanitario, scuola, luogo di formazione professionale. Ma il tempo di padre Alberto Hurtado Cruchada si fa scarso: resta sempre capace di sorridere, ma il suo viso è sempre più scavato: lo ha aggredito un cancro devastante, che spegne la sua vita a soli 51 anni. Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato il 14 ottobre 1994. Papa Benedetto XVI, nella sua prima cerimonia di canonizzazione, lo ha proclamato santo il 23 ottobre 2005 in piazza San Pietro.