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martedì 13 gennaio 2026

In un boschetto trova’ pasturella


In un boschetto trova’ pasturella
più che la stella – bella, al mi’ parere.
Cavelli avea biondetti e ricciutelli,
e gli occhi pien’ d’amor, cera rosata;
con sua verghetta pasturav’ agnelli;
[di]scalza, di rugiada era bagnata;
cantava come fosse ’namorata:
er’ adornata – di tutto piacere.

D’amor la saluta’ imantenente
e domandai s’avesse compagnia;
ed ella mi rispose dolzemente
che sola sola per lo bosco gia,
e disse: «Sacci, quando l’augel pia,
allor disïa – ’l me’ cor drudo avere».

Po’ che mi disse di sua condizione
e per lo bosco augelli audìo cantare,
fra me stesso diss’ i’: «Or è stagione
di questa pasturella gio’ pigliare».
Merzé le chiesi sol che di basciare
ed abracciar, – se le fosse ’n volere.

Per man mi prese, d’amorosa voglia,
e disse che donato m’avea ’l core;
menòmmi sott’ una freschetta foglia,
là dov’i’ vidi fior’ d’ogni colore;
e tanto vi sentìo gioia e dolzore,
che ’l die d’amore – mi parea vedere.


Guido Cavalcanti

lunedì 12 gennaio 2026

Perch’i’ no spero di tornar giammai,

Perch’i’ no spero di tornar giammai,
ballatetta, in Toscana,
va’ tu, leggera e piana,
dritt’a la donna mia,
che per sua cortesia
ti farà molto onore.

Tu porterai novelle di sospiri
piene di dogli’ e di molta paura;
ma guarda che persona non ti miri
che sia nemica di gentil natura:
ché certo per la mia disaventura
tu saresti contesa,
tanto da lei ripresa
che mi sarebbe angoscia;
dopo la morte, poscia,
pianto e novel dolore.

Tu senti, ballatetta, che la morte
mi stringe sì, che vita m’abbandona;
e senti come ’l cor si sbatte forte
per quel che ciascun spirito ragiona.
Tanto è distrutta già la mia persona,
ch’i’ non posso soffrire:
se tu mi vuoi servire,
mena l’anima teco
(molto di ciò ti preco)
quando uscirà del core.

Deh, ballatetta, a la tu’ amistate
quest’anima che trema raccomando:
menala teco, nella sua pietate,
a quella bella donna a cu’ ti mando.
Deh, ballatetta, dille sospirando,
quando le se’ presente:
«Questa vostra servente
vien per istar con voi,
partita da colui
che fu servo d’Amore».

Tu, voce sbigottita e deboletta
ch’esci piangendo de lo cor dolente,
coll’anima e con questa ballatetta
va’ ragionando della strutta mente.
Voi troverete una donna piacente,
di sì dolce intelletto
che vi sarà diletto
starle davanti ognora.
Anim’, e tu l’adora
sempre, nel su’ valore.

Guido Cavalcanti

domenica 11 gennaio 2026

Voi che per li occhi mi passaste ’l core

Voi che per li occhi mi passaste ’l core
e destaste la mente che dormia,
guardate a l’angosciosa vita mia,
che sospirando la distrugge Amore.

E’ vèn tagliando di sì gran valore,
che’ deboletti spiriti van via:
riman figura sol en segnoria
e voce alquanta, che parla dolore.

Questa vertù d’amor che m’ha disfatto
da’ vostr’ occhi gentil’ presta si mosse:
un dardo mi gittò dentro dal fianco.

Sì giunse ritto ’l colpo al primo tratto,
che l’anima tremando si riscosse
veggendo morto ’l cor nel lato manco.

sabato 10 gennaio 2026

Chi è questa che vèn

Chi è questa che vèn, ch’ogn’om la mira,
che fa tremar di chiaritate l’âre
e mena seco Amor, sì che parlare
null’omo pote, ma ciascun sospira?

O Deo, che sembra quando li occhi gira!
dical’ Amor, ch’i’ nol savria contare:
cotanto d’umiltà donna mi pare,
ch’ogn’altra ver’ di lei i’ la chiam’ira.

Non si poria contar la sua piagenza,
ch’a le’ s’inchin’ ogni gentil vertute,
e la beltate per sua dea la mostra.

Non fu sì alta già la mente nostra
e non si pose ’n noi tanta salute,
che propiamente n’aviàn canoscenza.

Guido Cavalcanti

venerdì 9 gennaio 2026

a Giovanna.

 

a Giovanna.

Avete ’n vo’ li fiori e la verdura
e ciò che luce od è bello a vedere:
risplende più che ’l sol vostra figura:
 chi vo’ non vede ma’ non po’ valere.

In questo mondo non à creatura
sì piena di bieltà nè di piacere;
e chi d’amor si teme, l’assicura
vostro bel viso, e non po’ più temere.

Le donne che vi fanno compagnia
assa’ mi piaccion per lo vostro onore;
ed i’ le prego per lor cortesia

che qual più pote più vi faccia onore,
ed aggia cara vostra segnoria,
perchè di tutte sete la migliore.

Ca soltanto fra i primari con i seguaci suoi.

Guido Cavalcani

Guido Cavalcanti

Guido Cavalcanti
(Firenze, c. 1258 – 1300)
fu un poeta stilnovista, filosofo e uomo politico fiorentino, amico di Dante Alighieri, noto per la sua visione tragica e «scientificamente» analitica dell'amore, influenzata dall'averroismo, che lo portò a vederlo come una forza spirituale che sconvolge l'animo
Apparteneva a una nobile famiglia guelfa bianca, partecipò attivamente alle lotte politiche cittadine e fu esiliato a Sarzana nel 1300, morendo poco dopo il rientro a Firenze a causa della malaria.  

  • Nascita e Famiglia
    Nato a Firenze tra il 1258 e il 1259, da una delle più potenti famiglie guelfe, quella dei Cavalcanti. 
    Politica
    Si schierò con i Guelfi Bianchi. Partecipò alla vita politica fiorentina, venendo eletto nel Consiglio del Comune e prendendo parte agli scontri tra le fazioni. 
  • È considerato uno dei massimi esponenti dello Stilnovo, che rielaborava temi lirici con filosofia scolastica e aristotelica. 
  • Fu influenzato dall'averroismo latino, che separava ragione e fede, vedendo l'amore come un fenomeno naturale e psicofisiologico, non divino.
  • Amore e "Spiritelli"
    L'amore è una forza devastante, un "sbigottimento" che sconvolge gli "spiritelli" (spiriti vitali) nel corpo, causando sofferenza e angoscia, non gioia spirituale. 
    Dante e Boccaccio
    Amico e maestro di Dante, che lo inserì tra gli eretici nell'Inferno. Boccaccio, nella famosa novella di Federigo degli Alberighi, ne celebra il coraggio intellettuale e la sua visione filosofica. 
  • Opere
  • Rimangono circa 52 componimenti (sonetti, canzoni) che esplorano temi d'amore, dolore, filosofia, con un linguaggio innovativo e un forte accento razionale, come la celebre canzone "Donna me prega", che analizza la natura dell'amore. 

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