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sabato 29 novembre 2025

Autunno

Autunno

Vola, fuggiasca rondine,
che verrò teco a voi.
Tutto è qui morto — o rondine,
dove dirizzi il vol?
Lontan lontan ceruleo
sorride il ciel; sorride
più in alto il sole — o rondine,
quale più ti sorride?
Vola, fuggiasca rondine,
fuggiasco volerò:
tutto è qui morto — perdermi
lontan, lontan io vò.
(Alfredo Oriani)

lunedì 22 agosto 2022

Pasqua

Ho aperto la finestra.
Un chiarore trema in alto ai primi raggi del sole nascosto dietro Monte Mauro, mentre un vento freddo passa silenzioso fra gli alberi ancora seminudi.
Pel vano della finestra senza tende guardo a questa al pallida e lieve, che sembra ridare al mondo l'effimera infazia della propria ora: non una nube nell'aria, non un moto sulla terra.
- Quivit, quivit!
È un grido di rondine, come lo traduceva Andersen  in quelle favole da bambini, così delicate e profonde di passione anche per gli uomini. Le ultime viole scomparvero già sotto l'erba alta dei prati, dacché una brina avvizzì tutti i fiori dei peschi, che ne rimasero freddolosi e rabbrividiscono ancora in questa pura aria mattinale. Fiori e illusioni cadendo lasciano sempre lo stesso freddo ai rami ed ai cuori, ma quelli si vestono prontamente di foglie, questi non si coprono più che di muffe. 
Eccola." È risalita sotto la grondaia ad esaminare il vecchio nido e garrisce di gioia nel riconoscerlo intatto

Pasqua è giorno di letizia perché commemora la risurrezione Gesù. Ad accrescere negli animi la gioia concorre anche il fatto che essa cade in primavera. Ed è bello che questa celebrazione della vita sulla morte in cui fede si esalta cada nella più bella delle 
stagioni quando tutta la natura si rinnova e sulla morte apparente di ieri afferma, come atto di amore, timida dapprima, poi intensa ed esuberante, vita di tutti gli esseri.

Alfredo Oriani

 

venerdì 1 settembre 2017

Una Candela


Diurna presso la cesta una candela
lercia di sego e sgocciola ;
fuori la notte sonnecchiando gela
ravvolta nelle tenebre.

E freddo: il vento dalla chiusa imposta
brontola come un povero
ed allo spento focolar s' accosta
soffiando nella cenere,

che s'alza: la candela alle pareti
sbatte l'ombre fantastiche,
mentre i bambini dormono quieti
nel cesto della paglia.

Affagottati dentro una sottana
non han più freddo, e ridono
sognando chi sa cosa nell' arcana
vacuità dell' anima.

Ma la vecchia rimasta col corsetto
e la corta camicia,
strette le mani nello scarno petto
e il petto alle ginocchia

invano si rannicchia e sui piccini
fisa l'occhio sonnambulo
E troppo freddo, i due biricchini
han spogliato la vecchia.
 
A.Oriani

MONOTONIE. 2



Perchè? sei pur pallida.
T' intendo, bel fiore;
te, nata nei palpiti
precoci di amore,
emblema d' insipida
modestia ti volle
un volgo d'ignobili
E allor fra le zolle.
dimessa la faccia
ti festi romita ;
e i primi rammemori
bei giorni, avvilita.

A. Oriani

MONOTONIE.



-Ma sovrumano
m' urge il bisogno di un tuo santo bacio :
vergin, la mano
ponmi sul capo e vuo' parlarti. Splendidi
una mattina,
dalla triste soffitta uscivo all'aria
pura; la brina
di ricami vestiva i nudi platani
del gran viale —
ed io sognava una passione incognita,
una spirtale
beltà di donna qual non era e d'angelo,
candida, mesta
voluttuosa e alteramente vergine.
La bella testa
tua m' appari, disparve in un patrizio.

A. Oriani

Alfredo Oriani


Per quanto discendesse da una famiglia privilegiata della piccola aristocrazia, ebbe un'infanzia difficile, priva di quegli affetti che rendono serena e felice la vita di un bimbo. Il ragazzo crebbe scontroso e solitario, e più tardi rivelò queste sue caratteristiche anche nelle proprie opere.Si recò a Roma per frequentare la facoltà di Legge. Da Roma passò a Bologna, a far pratica presso lo studio di un legale. Intanto la sua famiglia si era trasferita da Faenza a Casola, nella Valle del Senio, dove possedeva una casa, «Villa del Cardello». In questa dimora Oriani trascorse interamente la propria esistenza, un'esistenza amareggiata da continue delusioni per l'invincibile silenzio che la critica manteneva intorno alle sue pubblicazioni, spesso considerate oscene. Morì, in grande solitudine, il 18 ottobre 1909. Ebbe per confessore don Lorenzo Costa, anch'egli scrittore, che ci lasciò una testimonianza scritta a ricordo di Oriani Le sue opere spaziano dal romanzo ai trattati di politica e di storia, dai testi teatrali agli articoli giornalistici, sino alla poesia. La sua fama di scrittore fu a lungo legata soprattutto alle opere di pubblicistica storica e politica: Fino a Dogali (1889), in cui analizzò le cause della crisi religiosa ed economica della nuova Italia; La lotta politica in Italia (1892) che narra le vicende storiche italiane dal Medioevo al Risorgimento; La rivolta ideale (1908), nella quale lo scrittore espone il proprio credo politico, affermando la necessità di uno Stato forte che regoli con ampi poteri la vita sociale. Molto importanti sono però anche le opere letterarie, fra cui si annoverano autentici capolavori del calibro di Gelosia (1894) e Vortice (1899). Uno dei suoi ultimi lavori fu Bicicletta (1902), una raccolta di novelle in cui egli abbandonò lo stile enfatico e veemente dei suoi primi racconti per una scrittura più scorrevole e spontanea. Considerazione degna di nota provenne da Benedetto Croce che, in un saggio del 1908, gli riconobbe il merito di aver criticato il positivismo allora imperante nella cultura italiana e di aver fatto riferimento ad Hegel e allo storicismo. Una certa attenzione gli venne inoltre dimostrata da Renato Serra, che gli dedicò due scritti, in quanto elemento eccentrico all'interno della contemporanea scena culturale romagnola. Dopo la fine della Grande Guerra il fascismo si appropriò del pensiero di Oriani e tese a valorizzarlo e a diffonderlo con la pubblicazione delle opere complete, edite in 30 volumi da Cappelli. Nel 1924 il Cardello fu dichiarato monumento nazionale; il 14 aprile 1927 venne istituito (regio decreto-legge n. 721) l'«Ente Casa di Oriani», allo scopo di perpetuare la memoria dello scrittore. Apprezzamento per il pensiero di Oriani venne anche dal Gramsci dei Quaderni: egli, riflettendo sulla mancanza in Italia di una letteratura nazional-popolare, vedeva in Oriani uno dei pochi autori italiani consapevoli che l'assenza d'incontro tra nazione intera e ceto culturale aveva avuto conseguenze esiziali: in primis l'egemonia della classe dirigente liberale post-unitaria. Nel secondo dopoguerra lo scrittore venne ostracizzato per via dell'appropriazione della sua opera da parte del fascismo. Soltanto a partire dagli anni settanta, grazie al lavoro di eminenti studiosi quali Giovanni Spadolini ed Eugenio Ragni, si è assistito ad una ripresa d'interesse per la sua produzione, sia quella saggistica sia quella narrativa. Nel 1975 il parco che circonda il Cardello è stato dichiarato Zona di notevole interesse pubblico dal Ministero per i Beni cultuali. Nel 1978 gli eredi dello scrittore hanno ceduto la villa-museo all'Ente Casa di Oriani. Negli anni successivi l'Ente è diventato Fondazione. La «Fondazione Casa di Oriani» ha continuato l'opera di diffusione del pensiero di Oriani.

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