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mercoledì 9 ottobre 2019

Sull’aia una notte d’agosto


Da dove sbucano questa notte?
Ma da dov’è che sbucano
tutte queste stelle che cadono dal cielo!
Di tanto in tanto, ecco una scia lucente:
una stella che s’incendia, guizza giù
a capofitto
e più corre e più s’infiamma
come una miccia,
con tanto di scia brillante
che subito si sfarina e si consuma
. E, quando credi di starle dietro
con gli occhi,
già si è spenta,
che già non è più nulla.
Quattro scintille pazze
che in fin dei conti
hai visto e non hai visto.
Da dove sbucano questa notte
zitte zitte
tutte queste stelle pazze
che son belle
e non son nulla?
A ben pensarci, specchio
della nostra vita sono.
Perché, quando ci accorgiamo
di cominciare a vivere,
proprio allora ce ne andiamo
... zitti zitti e... per sempre.

Vito Cosimo Basile

C’era una volta e c’era...


La nonna racconta la fiaba...
Quattro mocciosetti con gli occhi spalancati
l’ascoltano assorti, trattenendo il respiro.
Il focolare borbotta, sfrigola, scoppietta e
di tanto in tanto,
un’improvvisa fiammata
fa diventar rossa la faccia di tutti.
E la nonna, tutta vispa, continua,
adegua la voce, mima, rappresenta.
E i nipotini ascoltano...
ascoltano e vedono:
palazzi d’oro, d’argento e brillanti,
serpenti con sette teste,
figli di re che con la spada uccidono
un sacco di orchi,
la fattucchiera che lancia il malocchio
e poi sconta il peccato,
cavalli alati,
la colomba volta sempre al bene...
Ma, a poco a poco, uno dopo l’altro,
ecco che tutti e quattro i ragazzini
si addormentano.
E dormono... e sembra che sorridano:
perché uno sta sognando la colombella,
l’altro il figlio del re,
e l’altro la fata con la stella in fronte.
E l’altro? Chi lo sa!
Beato lui se non si risvegliasse mai più
che è bello assai, dall’espressione,
il sogno che sta sognando.
C’era una volta e c’era
un ragazzino che, a furia d’ascoltare
fiabe, finì che anche da vecchio,
non pensava ad altro.
Come se non si fosse mai più
svegliato da quel sogno,
come se la nonna stesse ancora a
raccontare...
Vito Cosimo Basile

Vito Cosimo Basile


 

(Polignano a Mare, 9 ottobre 18873 agosto 1958)
è stato un poeta, scrittore,
ricercatore e ufficiale medico della Marina Militare italiano.
Di famiglia benestante, si laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Napoli e inizia la carriera militare in Marina. Nel 1921 pubblica una raccolta di versi in dialetto polignanse, “A mezz’àure”. Nel 1928 partecipa come medico e naturalista alla spedizione del Duca degli Abruzzi per esplorare il bacino dell’Uebi Scebeli in Abissinia, presta servizio sanitario alle popolazioni africane e raccoglie rari esemplari di fanerogame e crittogame. Su tale spedizione nel 1934 pubblica un diario. Nel 1946 interrompe volontariamente il servizio nella Marina Militare e tornato a Polignano presta attività medica soprattutto a favore dei poveri. Scrive vari componimenti in dialetto e una favola teatrale Chemma Fremmechelle [Comare Formichella]. Raccoglie proverbi e detti popolari e compie inedite ricerche di carattere storico. Muore d’improvviso nel 1958.

La domenica

La Domenica Oggi è il Tuo dì, Signore; oggi è nell'aria un alito di pace e di perdono, e un non so che più tenero e più buono scende nei...