Siamo fusi insieme.
In questo momento che mi dona finalmente a te,
per una volta attorno a me, sotto di me, sopra di te.
Io sono certo, in questo fugace momento,
che a dispetto del tempo futuro e del tempo passato,
tu mi ami.
Quanto può durare questa sensazione?
Ah, dolcissima – eterno momento – questo e niente più.
Quando l’estasi è al culmine
ci aggrappiamo alla sua essenza,
mentre le guance bruciano, le braccia si aprono,
gli occhi si chiudono e le labbra si incontrano.
Visualizzazione post con etichetta Robert Browning. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Robert Browning. Mostra tutti i post
venerdì 7 maggio 2021
Bacio
giovedì 7 maggio 2020
L'amante di Porfiria
La pioggia scese presto alla sera,
Presto fu sveglio il vento scontroso,
Strappò le cime degli olmi per dispetto,
E di peggio fece per irritare il lago:
Io ascoltavo col cuore pronto a spezzarsi.
Quando scivolò dentro Porfiria; subito
Chiuse fuori il freddo e il temporale
E inginocchiata accese il cupo focolare
E riscaldò l'intera casa;
Ciò fatto, s'alzò, e dalla sua figura
Tolse la gocciolante mantella e lo scialle,
Di fianco pose i suoi guanti sporchi, slegò
Il suo cappello e lasciò cadere i madidi capelli
Ed infine, si sedette al mio fianco
E mi chiamò. Quando nessuna voce rispose,
Pose il mio braccio attorno alla sua vita,
Denudò la sua liscia bianca spalla,
E tutti i suoi biondi capelli scompigliò,
E, chinandosi, mi fece porre la mia guancia lì,
E sparse, su tutto, i suoi biondi capelli
Sussurrando quanto m'amasse - lei
Troppo debole, malgrado lo sforzo del suo cuore,
Per liberare la sua struggente passione
Dall'orgoglio, e dai legami più vanitosi sciogliersi,
Ed a me concedersi per sempre.
Ma la passione alle volte prevale,
Non in grado di frenare la gaia festa di sta notte -
Un improvviso pensiero d'una cosa così infima
Per amor suo, e tutto in vano:
Così lei era giunta attraverso il vento e la pioggia.
Ti assicuro che la guardai negli occhi
Felici e fieri; capii finalmente
che Porfiria mi adorava; la meraviglia
Gonfiò il mio cuore, e ancora cresceva
Mentre meditavo su come agire.
In quel momento lei era mia, mia, bella
Perfettamente pura e buona: compresi
Il da farsi, e tutti i suoi capelli
In una lunga bionda treccia attorcigliai
Tre volte attorno alla sua esile gola,
E la strangolai. Nessun dolore sentì;
Son quasi certo che non avvertì alcun dolore.
Come il bocciolo che racchiude un'ape,
Cautamente aprii le sue ciglia: ancora
Ridevano gli occhi blu senza una macchia.
E dopo slegai la treccia
Dal suo collo; la sua guancia ancora una volta
Arrossiva brillante al mio ardente bacio:
Sollevai la sua testa come prima,
Solo, che stavolta la mia spalla sosteneva
Il suo capo, pendente su di essa immobile:
La sorridente rosea testolina,
Così felice d'aver il suo massimo volere realizzato,
Che tutto ciò che disprezzava fuggì presto,
Ed io, il suo amore, invece avevo guadagnato!
L'amore di Porfiria: lei non immaginava come
Quel suo caro desiderio sarebbe stato esaudito.
E così sediamo insieme adesso,
E per tutta la notte non ci siamo mossi,
E tuttavia Dio non ha detto una parola!
Robert Browning
La mia ultima duchessa
Ecco la mia ultima Duchessa dipinta alla parete,
ella guarda come fosse ancora viva. Io ora stimo
tal pezzo una meraviglia: le mani di Fra Pandolfo pittore
lavorarono operose un dì, e lì ella sta.
Hai piacere di sederti e mirarla? Io dissi
Fra Pandolfo di proposito, ché mai lessero
stranieri come te quell'aria dipinta,
l’intensità e la passione dello sguardo serio,
senza rivolgersi a me (giacché nessuno mette da parte
la tenda che ho tirato per te, ma io sì)
e sembrava volessero chiedermi, se avessero osato
come tale sguardo apparisse; dunque, non sei il primo
a voltarti e chiedere così. Signore, non fu
soltanto la presenza di suo marito, chiamata quella macchia
di gioia sulla guancia della Duchessa: forse a
Fra Pandolfo accadde di dire ‘il suo mantello si ripiega
troppo sul polso della mia signora’ o ‘la pittura
mai deve sperare di riprodurre lo svenimento
mezzo arrossato che le muore in gola’: tal cosa
fu cortesia, ella pensò, e causa a sufficienza
per chiamare quella macchia di gioia. Ella ebbe
un cuore – come lo dirò? – troppo presto onorato,
troppo facilmente impresso; ella amava qualsiasi cosa
guardasse, e i suoi sguardi andavano ovunque.
Sire, fu tutt’uno! il mio dono al suo seno,
il calare del giorno a occidente,
il ramo di ciliegio che qualche servizievole sciocco
spezzò nel frutteto per lei, il bianco mulo
che cavalcò attorno al terrapieno – tutti e ognuno
estorcerebbero da lei similmente un discorso di approvazione,
o arrossirebbero, in fine. Ringraziò le genti, - bene! Ma ringraziò
in qualche modo – io non so come – come se considerasse allo stesso modo
il mio dono di un nome di novecento anni
con il dono di chiunque. Chi si abbasserebbe a benedire
questa sorta di frivolezza? Se anche tu avessi l’abilità
nel discorso – (che io non ho) – ti rendere il tuo volere
chiaro al prossimo, e dire, ‘solo questo
o quello di te mi disgusta; qui tu manchi,
o lì eccedi – e se lei si lasciasse
rimproverare così, né chiaramente disposti
le sue facoltà mentali alle tue, invero, e trovasse scuse,
- persino allora sarebbe un’umiliazione; ed io scelgo
di non umiliarmi. O Sire, lei sorrise, non c’è dubbio,
quando le passavo davanti; ma chi passò senza
quello stesso sorriso? Ciò aumentava sempre, io ordinavo;
poi tutti i sorrisi si umiliavano insieme. Lì ella sta
come fosse viva. Ti piacerebbe alzarti? C’incontreremo
sotto, poi. Ripeto,
la munificenza che conobbe il tuo maestro il conte
è ampia garanzia che non solo pretesa
mia per la dote sarà rifiutata;
sebbene la sua stessa bella sorella, come io dissi
all’inizio, è mio oggetto. Ebbene, andremo
giù insieme, Sire. Nota pure Nettuno
che doma un cavallo marino, pensò una rarità,
che Claus d’Innsbruck forgiò in bronzo per me.
ella guarda come fosse ancora viva. Io ora stimo
tal pezzo una meraviglia: le mani di Fra Pandolfo pittore
lavorarono operose un dì, e lì ella sta.
Hai piacere di sederti e mirarla? Io dissi
Fra Pandolfo di proposito, ché mai lessero
stranieri come te quell'aria dipinta,
l’intensità e la passione dello sguardo serio,
senza rivolgersi a me (giacché nessuno mette da parte
la tenda che ho tirato per te, ma io sì)
e sembrava volessero chiedermi, se avessero osato
come tale sguardo apparisse; dunque, non sei il primo
a voltarti e chiedere così. Signore, non fu
soltanto la presenza di suo marito, chiamata quella macchia
di gioia sulla guancia della Duchessa: forse a
Fra Pandolfo accadde di dire ‘il suo mantello si ripiega
troppo sul polso della mia signora’ o ‘la pittura
mai deve sperare di riprodurre lo svenimento
mezzo arrossato che le muore in gola’: tal cosa
fu cortesia, ella pensò, e causa a sufficienza
per chiamare quella macchia di gioia. Ella ebbe
un cuore – come lo dirò? – troppo presto onorato,
troppo facilmente impresso; ella amava qualsiasi cosa
guardasse, e i suoi sguardi andavano ovunque.
Sire, fu tutt’uno! il mio dono al suo seno,
il calare del giorno a occidente,
il ramo di ciliegio che qualche servizievole sciocco
spezzò nel frutteto per lei, il bianco mulo
che cavalcò attorno al terrapieno – tutti e ognuno
estorcerebbero da lei similmente un discorso di approvazione,
o arrossirebbero, in fine. Ringraziò le genti, - bene! Ma ringraziò
in qualche modo – io non so come – come se considerasse allo stesso modo
il mio dono di un nome di novecento anni
con il dono di chiunque. Chi si abbasserebbe a benedire
questa sorta di frivolezza? Se anche tu avessi l’abilità
nel discorso – (che io non ho) – ti rendere il tuo volere
chiaro al prossimo, e dire, ‘solo questo
o quello di te mi disgusta; qui tu manchi,
o lì eccedi – e se lei si lasciasse
rimproverare così, né chiaramente disposti
le sue facoltà mentali alle tue, invero, e trovasse scuse,
- persino allora sarebbe un’umiliazione; ed io scelgo
di non umiliarmi. O Sire, lei sorrise, non c’è dubbio,
quando le passavo davanti; ma chi passò senza
quello stesso sorriso? Ciò aumentava sempre, io ordinavo;
poi tutti i sorrisi si umiliavano insieme. Lì ella sta
come fosse viva. Ti piacerebbe alzarti? C’incontreremo
sotto, poi. Ripeto,
la munificenza che conobbe il tuo maestro il conte
è ampia garanzia che non solo pretesa
mia per la dote sarà rifiutata;
sebbene la sua stessa bella sorella, come io dissi
all’inizio, è mio oggetto. Ebbene, andremo
giù insieme, Sire. Nota pure Nettuno
che doma un cavallo marino, pensò una rarità,
che Claus d’Innsbruck forgiò in bronzo per me.
Robert Browning
Incontro notturno
Il mare grigio e la lunga riva nera;
e la mezzaluna gialla, grande e bassa;
e le ondine smosse che balzano
in circoli di fuoco destate dal sonno,
mentre approdo veloce alla cala,
e smorzo l’abbrivio nella sabbia melmosa.
Poi un miglio di tepida spiaggia profumata di mare,
tre campi ancora, appare una cascina;
un tocco ai vetri, il rapido secco strofinio,
il bagliore azzurro d’un fiammifero che s’accende,
una voce più sommessa, dalla gioia e la paura,
di due cuori che battono l’un per l’altro.
Robert Browning
Robert Browning
Camberwell, 7 maggio 1812 – Venezia, 12 dicembre 1889) uno
dei più grandi poeti inglesi Vittoriani, nacque a Camberwell (nel sud
di Londra) nel 1812. Uomo dai molteplici interessi (oltre la poesia,
amò la pittura, la musica e la scultura), era di origini creole e il
primogenito di un bancario della Banca d’Inghilterra, colto e
interessato ai libri, che si sforzò di essere il mentore del figlio
spingendolo verso l’Arte e la Poesia (sembra che Robert fosse un vero
bambino prodigio). La madre scozzese di origini germaniche, colta e
amante della musica ma religiosa e rigidamente osservante, suscitò nel
figlio una persistente ripulsa per la religione. Non seguì corsi di
studi regolari ma studiò a casa, attingendo alla ricca biblioteca
paterna; a 16 anni frequentò qualche lezione all’University College of
London (appena istituito) ma l’abbandonò presto, ansioso di ritornare
agli studi privatistici e alle libere letture di libri strani e oscuri
(un’ermetica oscurità fu sempre rimproverata a Browning dai lettori e
dai critici). Nel 1833 pubblicò a spese della famiglia e in modo
anonimo, con scarso successo, il primo poema autobiografico “Pauline:
Un frammento di una Confessione (Pauline - A Fragment of a
Confession)”, una lunga opera confessionale che esprimeva l’intimo
conflitto di un poeta emergente, mentre nel 1835 diede alle stampe il
poema “Paracelsus”, una serie di monologhi che coinvolgevano
l’alchimista svizzero. Fu salutato come una promessa della Poesia.
Scrisse, quindi, la tragedia storica “Strafford” (1837), numerosi
drammi e alcune riscritture di tragedie shakespeariane su commissione
del grande attore londinese W. Ch. Macready (1793-1873), l’impresario
del teatro Drury Lane. Purtroppo, il successo di pubblico e le buone
recensioni dei critici non gli arrisero. Nel 1838 visitò per la prima
volta l’Italia, terra amatissima nella quale avrebbe passato gran parte
della sua vita. Nel 1840 pubblicò il poema autobiografico in sei
libri “Sordello” (1840), storia contorta di un guerriero-poeta del 13°
secolo, che ebbe critiche così catastrofiche che Browning dovette
aspettare trent’anni prima di conquistare quella fama alla quale con
ambizione smisurata aspirava. Del 1841 è il delizioso dramma poetico
“Pippa passa (Pippa passes)”, che conobbe una certa notorietà. Nel 1842
pubblicò le “Poesie drammatiche (Dramatic Lyrics)”, nelle quali iniziò
a usare il suo tipico “monologo drammatico”. Seguì nel 1845 “Romanzi e
Liriche Drammatiche (Dramatic Romances and Lyrics)”, considerato oggi
tra i suoi capolavori. Molte di queste poesie furono poi incluse nella
serie poetica “Campane e melograni (Bells and Pomegranates)”. Robert
(uomo a cavallo tra sentimentalismo e razionalità) considerava la
poesia come una «vera vocazione… l’adempimento di un dovere… una scelta
di vita» mentre «la vita vera era quel che restava del lavoro
poetico». Nel 1845, con una lettera appassionata, senza conoscerla,
contattò la grande poetessa inglese Elizabeth Barrett (1806-1861), di
sei anni più anziana, che a differenza di lui era famosissima e
osannata dal pubblico, nonostante vivesse segregata a causa di
un’invalidità fisica e psicosomatica. Si fidanzarono e un anno appresso
si sposarono clandestinamente e fuggirono romanticamente in Italia.
Sposando Elizabeth, Robert consentì la realizzazione di una delle più
famose storie d’amore della letteratura. Si stabilirono a Firenze in
Casa Guidi ed ebbero un figlio. Durante il matrimonio, Robert pubblicò
con poco successo “La vigilia di Natale e il giorno di Pasqua
(Christmas Eve and Easter Day)” (1850), un’ermetica meditazione
religioso-metafisica, e “Uomini e donne (Men and Women)” (1855),
ispirato alla poesia amorosa di John Donne. Nel 1861, dopo la morte
della moglie, Robert rientrò a Londra e non ritornò mai più a Firenze.
Dopo nove anni di silenzio, nel 1864 pubblicò le “Dramatis Personae”,
diciotto poemi raccontati da una serie di personaggi della storia e
della letteratura. Questa opera fu finalmente accolta favorevolmente
dal pubblico e dalla critica. Seguì “Euridice a Orfeo (Eurydice to
Orpheus)”, in cui il poeta realizzava un impossibile dialogo con
l’«Amata assente». Nel 1869 pubblicò i quattro volumi del suo
capolavoro, “L’anello e il libro (The ring and the book)”, lunghissimo e
ambizioso poema in versi liberi - una delle più alte espressioni della
letteratura inglese dell’Ottocento - che fu osannato dal pubblico e
dalla critica e che consentì il costituirsi forte della sua figura
letteraria quale “Eminente Pensatore Vittoriano” e “Grande Saggio” (Da
questo dramma, negli anni venti, furono tratte due opere teatrali:
“Caponsacchi” di Arthur Goodrich e “Pompilia” di David Graham).
Seguirono: “Fifine alla fiera (Fifine at the Fair)” (1872), “L’album
dell’Osteria (The Inn Album)” (1875), “Pacchiarotto” (1876), gli
“Idilli drammatici (Dramatic Idyls)” (1879 e 1880) e “Giocoseria
(Jocoseria)” (1883). L’Università di Oxford (1882) e quella di
Edimburgo (1884) gli conferirono due prestigiose Lauree ad honorem. Nel
1889 Browning moriva a Venezia per complicanze di una bronchite
cronica, proprio il giorno della comparsa della sua ultima opera,
“Asolando”, che conteneva le sue ultime bellissime liriche. La sua salma
fu trasportata a Londra e tumulata nell’abbazia di Westminster, nel
prestigioso “Angolo dei Poeti”. L’uso di una nuova dizione e di un
diverso ritmo, insieme a un moderno simbolismo, costituiscono il
contributo più importante della poesia di Robert Browning, che ebbe un
influsso fondamentale sullo Sperimentalismo poetico del Novecento e su
numerosi poeti moderni, quali Robert Frost (1874-1963), Ezra Pound
(1885-1972) e Thomas Sterns Eliot (1888-1965).
Iscriviti a:
Post (Atom)
-
Trionfo di Bacco e Arianna Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! chi vuol esser lieto, sia: di doman non c’è certezza. Quest’è Ba...
-
(Roma, 28 gennaio 1946 – Roma, 12 aprile 2019) è stata una cantante e astrologa italiana.
-
« Miei cari amici vicini e lontani buonasera » ( Palermo , 20 settembre 1902 – Rodello , 24 gennaio 2002 ) è stato un conduttore radio...




