Camberwell, 7 maggio 1812 – Venezia, 12 dicembre 1889) uno
dei più grandi poeti inglesi Vittoriani, nacque a Camberwell (nel sud
di Londra) nel 1812. Uomo dai molteplici interessi (oltre la poesia,
amò la pittura, la musica e la scultura), era di origini creole e il
primogenito di un bancario della Banca d’Inghilterra, colto e
interessato ai libri, che si sforzò di essere il mentore del figlio
spingendolo verso l’Arte e la Poesia (sembra che Robert fosse un vero
bambino prodigio). La madre scozzese di origini germaniche, colta e
amante della musica ma religiosa e rigidamente osservante, suscitò nel
figlio una persistente ripulsa per la religione. Non seguì corsi di
studi regolari ma studiò a casa, attingendo alla ricca biblioteca
paterna; a 16 anni frequentò qualche lezione all’University College of
London (appena istituito) ma l’abbandonò presto, ansioso di ritornare
agli studi privatistici e alle libere letture di libri strani e oscuri
(un’ermetica oscurità fu sempre rimproverata a Browning dai lettori e
dai critici). Nel 1833 pubblicò a spese della famiglia e in modo
anonimo, con scarso successo, il primo poema autobiografico “Pauline:
Un frammento di una Confessione (Pauline - A Fragment of a
Confession)”, una lunga opera confessionale che esprimeva l’intimo
conflitto di un poeta emergente, mentre nel 1835 diede alle stampe il
poema “Paracelsus”, una serie di monologhi che coinvolgevano
l’alchimista svizzero. Fu salutato come una promessa della Poesia.
Scrisse, quindi, la tragedia storica “Strafford” (1837), numerosi
drammi e alcune riscritture di tragedie shakespeariane su commissione
del grande attore londinese W. Ch. Macready (1793-1873), l’impresario
del teatro Drury Lane. Purtroppo, il successo di pubblico e le buone
recensioni dei critici non gli arrisero. Nel 1838 visitò per la prima
volta l’Italia, terra amatissima nella quale avrebbe passato gran parte
della sua vita. Nel 1840 pubblicò il poema autobiografico in sei
libri “Sordello” (1840), storia contorta di un guerriero-poeta del 13°
secolo, che ebbe critiche così catastrofiche che Browning dovette
aspettare trent’anni prima di conquistare quella fama alla quale con
ambizione smisurata aspirava. Del 1841 è il delizioso dramma poetico
“Pippa passa (Pippa passes)”, che conobbe una certa notorietà. Nel 1842
pubblicò le “Poesie drammatiche (Dramatic Lyrics)”, nelle quali iniziò
a usare il suo tipico “monologo drammatico”. Seguì nel 1845 “Romanzi e
Liriche Drammatiche (Dramatic Romances and Lyrics)”, considerato oggi
tra i suoi capolavori. Molte di queste poesie furono poi incluse nella
serie poetica “Campane e melograni (Bells and Pomegranates)”. Robert
(uomo a cavallo tra sentimentalismo e razionalità) considerava la
poesia come una «vera vocazione… l’adempimento di un dovere… una scelta
di vita» mentre «la vita vera era quel che restava del lavoro
poetico». Nel 1845, con una lettera appassionata, senza conoscerla,
contattò la grande poetessa inglese Elizabeth Barrett (1806-1861), di
sei anni più anziana, che a differenza di lui era famosissima e
osannata dal pubblico, nonostante vivesse segregata a causa di
un’invalidità fisica e psicosomatica. Si fidanzarono e un anno appresso
si sposarono clandestinamente e fuggirono romanticamente in Italia.
Sposando Elizabeth, Robert consentì la realizzazione di una delle più
famose storie d’amore della letteratura. Si stabilirono a Firenze in
Casa Guidi ed ebbero un figlio. Durante il matrimonio, Robert pubblicò
con poco successo “La vigilia di Natale e il giorno di Pasqua
(Christmas Eve and Easter Day)” (1850), un’ermetica meditazione
religioso-metafisica, e “Uomini e donne (Men and Women)” (1855),
ispirato alla poesia amorosa di John Donne. Nel 1861, dopo la morte
della moglie, Robert rientrò a Londra e non ritornò mai più a Firenze.
Dopo nove anni di silenzio, nel 1864 pubblicò le “Dramatis Personae”,
diciotto poemi raccontati da una serie di personaggi della storia e
della letteratura. Questa opera fu finalmente accolta favorevolmente
dal pubblico e dalla critica. Seguì “Euridice a Orfeo (Eurydice to
Orpheus)”, in cui il poeta realizzava un impossibile dialogo con
l’«Amata assente». Nel 1869 pubblicò i quattro volumi del suo
capolavoro, “L’anello e il libro (The ring and the book)”, lunghissimo e
ambizioso poema in versi liberi - una delle più alte espressioni della
letteratura inglese dell’Ottocento - che fu osannato dal pubblico e
dalla critica e che consentì il costituirsi forte della sua figura
letteraria quale “Eminente Pensatore Vittoriano” e “Grande Saggio” (Da
questo dramma, negli anni venti, furono tratte due opere teatrali:
“Caponsacchi” di Arthur Goodrich e “Pompilia” di David Graham).
Seguirono: “Fifine alla fiera (Fifine at the Fair)” (1872), “L’album
dell’Osteria (The Inn Album)” (1875), “Pacchiarotto” (1876), gli
“Idilli drammatici (Dramatic Idyls)” (1879 e 1880) e “Giocoseria
(Jocoseria)” (1883). L’Università di Oxford (1882) e quella di
Edimburgo (1884) gli conferirono due prestigiose Lauree ad honorem. Nel
1889 Browning moriva a Venezia per complicanze di una bronchite
cronica, proprio il giorno della comparsa della sua ultima opera,
“Asolando”, che conteneva le sue ultime bellissime liriche. La sua salma
fu trasportata a Londra e tumulata nell’abbazia di Westminster, nel
prestigioso “Angolo dei Poeti”. L’uso di una nuova dizione e di un
diverso ritmo, insieme a un moderno simbolismo, costituiscono il
contributo più importante della poesia di Robert Browning, che ebbe un
influsso fondamentale sullo Sperimentalismo poetico del Novecento e su
numerosi poeti moderni, quali Robert Frost (1874-1963), Ezra Pound
(1885-1972) e Thomas Sterns Eliot (1888-1965).
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