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venerdì 2 gennaio 2026

ANIMA ERRANTE

ANIMA ERRANTE

Odoravano le viole
nel chiuso breve (rammenti?...)
e tra le nubi fuggenti
piovevano raggi di sole.
Tacevamo. Io dissi: "Morire".
Null'altro io dissi. Le cose
risposero elle, o rispose
un'eco nel core...? "Morire".
E d'intorno accennavan neri
cipressi al vento; le fronti
adamantine de' monti
si ergevan da lungi in pensieri
degni soli ne l'infinita
pace d'azzurro e di neve...
O doglia umana! E tu, breve
piangevole favola, o Vita!
E mi parve il mondo un altare,
a le cui soglie la nostra
anima errante si prostra,
ma un attimo solo, a pregare:
poi per una deserta riva
che non ha foce, obliosa
fluttua con ogni altra cosa,
per sempre, né morta né viva.
E per quella eterna fiumana
(deh leniente!) si sciolse
l'anima, via... Né si volse.
Tu, eri nel mondo; lontana.
Adolfo De Bosis

domenica 2 gennaio 2022

O Poeti


O Poeti, fratelli, non pallidi alunni d’antiche
muse spigolatori proni di fiacche rime,
ma sì o voi cui parla sue piane parole la Terra
umile e le stelle dicon li eterni veri;
cittadini del mondo, cui son le diverse favelle
bronzo od argento a vostre bene canore tube
date concordi voi, o álacri spiriti, forte
dentro ai metalli l’anima: È l’ora! È l’ora!
L’ora ch’Ei viene. Ei viene, l’errante da secoli; il figlio
de la gran Madre, primo; Ei, l’inesausto core,
l’antichissimo seme, la giovine forza, l’eterna
verginità, il fresco impeto, l’opra rude,
con nel quadrato petto le fiamme de’ sogni, le seti
de le conquiste, i germi d’ogni futuro bene;
certo ed ignaro; colmo di fati; palladio di tutte
speranze il Popol balza a le soglie. È l’ora!
Non altrimenti cupa la forza de’ fiumi dirompe
li argini, sommerge, impetuosa trae,
quella che lenta crebbe fra placide rive, fra molli
clivi, lambendo neri boschi o marmoree case,
poi, d’improvviso, urgendo suo non coercibile pondo,
dal sormontato carcere precipita;
tal, dopo lunga notte di secoli, chiuso alenando
contro suoi ceppi, gonfio di smisurate trame,
dove lo tragge il Tempo, il Fato, la Legge, la Forza,
il Dio, s’avventa per trionfata via.
Viene in suo vasto regno, vien, Demos adolescente,
ei la selvaggia possa, l’aspra centaurea prole!
 
Adolfo De Bosis
 

Casa, o diletto nido

Casa, diletto nido 

 


Casa, o diletto nido
che industre Amor compose,
dove fra intatte rose
sogno e al mio ben sorrido,

quale linguaggio fido
han tue dolcezze ascose!
e de le avverse cose
come in te fioco è il grido!

Come lontano è il mondo!
e ridemi un giocondo
cielo nel cuor profondo,

mentre i miei giorni amari
godo obliar ne' chiari
occhi de' bimbi ignari.

Adolfo De Bosis

 

Adolfo De Bosis

Nato ad Ancona, a diciotto anni, quando frequentava ancora il collegio Campana di Osimo, De Bosis pubblicò il suo primo libro di poesie Versi (1881), opera ricca di riferimenti romantici. scrittosi alla facoltà di giurisprudenza dell'Università di Roma, De Bosis seguì gli studi con scarso entusiasmo, distratto dai suoi prevalenti interessi letterari e mondani. In quegli anni ebbe modo di conoscere scrittori e poeti quali Scarfoglio, Pascarella e D'Annunzio, con il quale strinse un rapporto di amicizia. Nel 1895 uscì il primo numero della rivista, fondata e finanziata dallo stesso De Bosis, Convito, che Croce giudicò "la manifestazione collettiva più solenne dell'estetismo". La rivista, che nel progetto iniziale prevedeva di esaurirsi con i primi dodici numeri mensili, fu pubblicata sino al 1907. Al Convito, graficamente molto curata e con illustrazioni di vari artisti quali Sartorio, Michetti e l'olandese Alma-Tadema, collaborarono, oltre allo stesso De Bosis che vi pubblicò alcune suoi lavori, importanti letterati, poeti e critici d'arte quali Pascoli (al quale lo univa una tragedia simile: entrambi persero il padre da ragazzi, in circostanze drammatiche; Ruggero Pascoli ucciso da due sicari della malavita, Angelo De Bosis suicida per un dissesto finanziario), D'Annunzio, Carducci, Scarfoglio, Venturi, Panzacchi. La sua attività di traduttore raggiunse risultati di particolare rilievo con il poeta inglese Shelley, autore molto apprezzato da De Bosis e dal quale trasse motivi ispiratori per i suoi versi. Con l'easurirsi delle pubblicazioni del Convito, De Bosis, personaggio schivo più di quanto potesse apparire, si allontanò dalle manifestazioni più plateali dell'estetismo, tanto che l'amico D'Annunzio nella Contemplazione della morte lo chiamò "principe del Silenzio". Abbandonata l'avvocatura, De Bosis, che oltre all'attività letteraria aveva sempre continuato a seguire i propri impegni professionali, viaggiò molto all'estero e si dedicò all'amministrazione e direzione di varie società commerciali e industriali. Trascorse gli ultimi anni insieme con la moglie americana Lilian Vernon e morì nel 1924, a sessantuno anni, nella città natale. Il figlio Lauro, scrittore, poeta ed antifascista, morì nel 1931, non ancora trentenne, precipitando in mare con il suo aereo dopo aver lanciato su Roma migliaia di volantini esortanti alla ribellione contro il regime.Oltre a Lauro, ebbe altri sei figli da Lilian, tra cui Virginia, arabista, Valente, medaglia d'oro alla memoria, caduto in un'azione di volo nella Grande Guerra e Percy. Al piccolo Valente e a Percy (oltre che ad Adolfo stesso) è dedicata la poesia, The Hammerless Gun di Giovanni Pascoli, contenuta nei Canti di Castelvecchio.

 

Ghianda acrostico