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domenica 23 agosto 2026

Federico Quaranta

Federico Quaranta
(
Genova, 27 marzo 1967)
è un
conduttore radiofonico, conduttore televisivo e autore televisivo italiano.

Oltre a essere un conduttore radio-televisivo, è autore dei programmi che conduce. Dal 2003 conduce, insieme a Tinto, la trasmissione radiofonica Decanter su Rai Radio 2Dal 2005 conduce Linea Verde, su Rai 1.Nel 2009 conduce, sempre insieme a Tinto, il programma Magica Italia - Turismo e Turisti che va in onda la domenica mattina su Rai 1.Dal 2012 è in onda su LA7 con un programma enogastronomico, Fuori di gusto (di cui è anche autore). Ad affiancarlo nella conduzione ci sono Vladimir Luxuria e TintoDal 2013 è su Rai 1 con La prova del cuoco (dove fa parte del cast) e Linea verde Orizzonti. Nel giugno 2014 presenta, con Eleonora Daniele, la terza edizione di Estate in diretta. Tra il 2015 e il 2017 ha condotto dieci puntate de La prova del cuoco in sostituzione di Antonella Clerici, assente per motivi di salute e professionaliDal 2008 al 2013 è stato sposato con la conduttrice televisiva Simona Branchetti.

Ogni estate ci indigniamo

Ogni estate ci indigniamo per gli yacht che assediano le spiagge protette, i gommoni trasformati in discoteche, gli ombrelloni piantati all’alba come fossero atti di proprietà, i sentieri di montagna affrontati in ciabatte infradito, perizomi infrachiappe e bomboloni inframascelle, i cimiteri di guerra ridotti ad aree picnic, i boschi e le spiagge in discariche.

Ma il problema non è il turismo. Il problema è l’inciviltà.
La maleducazione è sempre esistita. La differenza è che un tempo ci si vergognava. Oggi la si esibisce.
I social hanno trasformato la cafoneria in spettacolo. Vince chi urla di più, chi invade di più, chi provoca di più. Chi parcheggia dove non dovrebbe, chi balla dove dovrebbe tacere, chi si fotografa le natiche senza farsi troppe domande.
Più il gesto è grossolano, più diventa virale. Più è al limite dell’idiozia più è virile.
E così piovono i like. Cresce l’esposizione dei corpi, dei tatuaggi ostentati, dei bicipiti gonfiati, dei siliconi arroganti e di un lessico sempre più misero e mentre aumenta la visibilità, diminuisce la cultura del limite.
Abbiamo confuso la libertà con il diritto di fare tutto.
Il rispetto non è una regola che limita la libertà.
È la condizione che permette a tutti di essere liberi.
La vera emergenza non è l’overtourism.
È l’assenza di educazione.
Perché un Paese non si misura dal numero dei suoi turisti, ma dal rispetto che dimostra verso i luoghi, verso la memoria e verso gli altri.
E quando la cafoneria diventa un modello da imitare, il problema non è più chi la pratica.
È chi la glorifica.
E Lucio Battisti cantava: … il vetro non è rotto dal sasso ma dal braccio esperto dell’ingenuo gradasso, l’applauso per sentirsi importante senza domandarsi da quale gente, tutte le occhiate maliziose che davi eran semi sparsi al vento qualcosa che perdevi e m’inaridivi….
Federico Quaranta

venerdì 21 agosto 2026

Il pudore.

Il pudore.

Una parola che abbiamo quasi cancellato dal nostro vocabolario, come se appartenesse a un mondo antico. E invece il pudore è una delle più grandi conquiste dell’essere umano.
Non è vergogna.
Non è moralismo.
Non è repressione.
È il senso del limite.
Pensate al dolore.
Tutti vorremmo eliminarlo. Eppure senza dolore ci bruceremmo una mano senza accorgercene, cammineremmo su una gamba rotta, moriremmo senza capire che il nostro corpo ci sta chiedendo aiuto.
Il dolore è un allarme.
È il custode della vita.
Il pudore svolge lo stesso compito per la nostra anima.
Ci avverte quando stiamo trasformando ciò che è prezioso in qualcosa di banale. Quando stiamo svendendo la nostra intimità per qualche secondo di attenzione.
Per questo il pudore non limita la libertà.
La protegge.
Perché la vera libertà non è fare tutto.
È sapere fin dove spingersi senza perdere se stessi.
POST 2
La trasgressione è bellissima.
Sì, bellissima.
Ma solo finché esiste il pudore.
Il primo bacio emoziona perché arriva dopo l’attesa. Un corpo emoziona perché prima era custodito. Il desiderio nasce dal mistero.
Se invece tutto viene mostrato, continuamente, il mistero scompare.
E con lui scompare anche l’emozione.
Allora l’asticella si alza.
Non basta più un bikini.
Non basta più una provocazione.
Non basta più una fotografia.
Serve sempre qualcosa di più.
Più pelle.
Più eccesso.
Più rumore.
È la legge dell’assuefazione.
La stessa delle dipendenze.
Così il corpo, da linguaggio dell’anima, diventa merce. Il valore non è più nella persona, ma nelle visualizzazioni. L’intimità diventa contenuto. La dignità viene misurata in like.
Forse la vera rivoluzione, oggi, non è avere il coraggio di mostrarsi.
È avere il coraggio di custodire.
Perché il pudore non nasconde la bellezza.
Le restituisce valore. Federico Quaranta

martedì 7 luglio 2026

Stanotte ho capito una cosa.

Stanotte ho capito una cosa.

Non mi hanno aggredito per un orologio.
Quel vecchio Omega di mio padre era soltanto il pretesto.
Lo hanno fatto tre ragazzi, giovanissimi.
Per uno zaino.
Una valigia.
Ho reagito,
probabilmente non se lo aspettavano,
ho rischiato grosso, é andata bene.
Forse sarebbe stato meglio mollare il bottino.
Poteva andare molto peggio.
Ma tornando a casa ho continuato a chiedermi una cosa.
Che città stiamo costruendo?
Perché Milano, ormai, assomiglia sempre più a una moderna Commedia di Dante.
Solo che abbiamo invertito l’Inferno.
Al centro ci sono i recinti dorati.
Le vetrine blindate.
Le case che costano quanto una vita.
I quartieri dove il lusso non è più un privilegio: è un sistema di difesa.
Poi, cerchio dopo cerchio, la metropoli cambia pelle.
I marciapiedi si consumano.
Le serrande si abbassano.
I servizi scompaiono.
Le scuole arrancano.
Le occasioni diminuiscono.
E la distanza fra chi ha tutto e chi pensa di non avere più niente diventa un abisso.
L’antropologia ci insegna che ogni comunità ha bisogno di sentirsi parte di un destino comune.
La sociologia ci ricorda che, quando quel destino si spezza, nasce la frammentazione.
Prima il quartiere.
Poi la banda.
Poi il branco.
Infine il nemico: un uomo che torna a casa da sua figlia, con uno zaino pieno di esperienze, una borsa di vestiti da lavare ed un vecchio orologio, ricordo del suo amatissimo padre.
E il nemico diventano tre ragazzi giovanissimi, tappezzati di brand, divorati dalla rabbia sociale e dalla vendetta.
É così che il marchio sostituisce l’identità.
La griffe diventa appartenenza.
La violenza diventa linguaggio.
Il furto diventa riscatto.
Ma non è reale.
È soltanto una sconfitta. Così come la mia reazione
Di tutti.
Perché la città smette di essere comunità quando i suoi cittadini non condividono più lo stesso spazio.
Soltanto la stessa paura.
E una società è povera non quando produce molti poveri.
Ma quando genera sempre più persone convinte che l’unico modo di esistere sia togliere qualcosa a qualcun altro.
Quella non è criminalità.
È il fallimento di un’idea di convivenza, che riguarda tutti noi. Nessuno si senta escluso.
Federico Quaranta

lunedì 9 giugno 2025

Sia lodato l’errore,


 Sia lodato l’errore,

quella crepa nel muro bianco delle certezze,
dove entra finalmente un raggio di verità.
Sia lodato lo sbaglio,
che ci fa inciampare fuori dal sentiero,
per scoprire che la strada vera
non è mai segnata da cartelli,
ma da cicatrici.
Sia lodato il fallimento,
che spoglia l’orgoglio,
e ci restituisce nudi,
fragili, vivi.
Perché solo cadendo si impara il peso delle cose,
solo perdendo si misura ciò che conta,
solo sbagliando si allena il cuore alla compassione.
Chi non sbaglia mai,
non ha mai provato a superarsi.
Chi non cade,
resta a guardare dall’alto
il mondo che si trasforma.
L’errore è maestro severo,
ma le sue lezioni sono scolpite,
non annotate.
Il fallimento non è la fine,
è l’inizio di un’altra verità,
più profonda, più nostra.
Abbi gratitudine per ogni ferita,
per ogni scelta sbagliata,
per ogni tentativo abortito:
sono il prezzo della crescita,
sono i gradini del tuo volo.
E ricordalo:
solo chi ha tremato sa cosa significa stare in piedi.
Solo chi ha sbagliato sa davvero come amare.

Federico Quaranta

Tornando a Littoria

Tornando a Littoria. Per febbricosi acquitrini la querula rana sfidava la petulante cicala; sole voci per miglia di terre sconvolte e fangos...