Sere d'estate
Certe sere d'estate
quando il giorno non vuol morire,
e le luci dorate
il polverio sembrano infittire,
si fa un deserto inatteso
pei viali della città,
come se vi fosse sospeso
il silenzio della solarità.
Sembra che debba passare
un viandante misterioso,
che si debba, ad un tratto, incontrare
l'angelo del nostro riposo.
Passano invece, carri di fieno
che seminanp steli a ritmo lento ,
tra l'affiorante baleno
delle ruote d'argento.
Entrano canti nella vita,
di mietitori lontani;
si rivuota la via smarrita,
nei solchi dei cuori umani.
Luigi Fallacara
lunedì 10 agosto 2026
Sere d'estate
sabato 8 agosto 2026
ESTIVA
ESTIVA
T’avanzi, estate, e questa lancia d’oro
che batte sopra l’acqua e la trafora
fa trasparente il fiume e le sue vene,
rivela i fondi fluidi e le arene.
Più avanti del tuo raggio non esiste
dardo che sempre scocchi, dardo antico,
se non questo cadere sempre in bilico
nei fiori dove l’ombra è un tuo colore;
se non questo franare nella vista
del tuo eterno pulviscolo ametista.
Tu sulla terra getti
quest’astro, questa vetta,
e i terrestri profumi
in ardori consumi.
Ombre rosee, ombre azzurre,
ombre dentro un sussurro,
altri cieli, altri voli,
forse altre parole,
forse un altro futuro
che eternamente dura,
forse soltanto questo
lampo che il cielo arresta.
LUIGI FALLACARA
L'ASSUNTA
L'ASSUNTA
Cielo di mezzagosto,
cielo glorioso e disposto
di nuvole perpendicolari,
da cui, come da scogli solari,
sporgono stature
di vertiginose creature.
Sei salita in questo cielo:
leggero, come amato velo,
tra la folla delle beatitudini,
quel tuo viso, quella solitudine!
I Patriarchi e i Serafini
rivolgono a te i loro sguardi chini:
come le nuvole e i petali dei fiori
che sono al raggio giardini di colori,
ogni pupilla sospende e trasmuta
una gradazione della gioia assoluta.
Ma il tuo occhio, fra il tumulto sereno,
come Vega, a sommo del cielo pieno;
ma il tuo vertiginoso occhio altissimo,
dalla terra lontanissimo;
ma il nero del tuo occhio nell'abisso rivoltato,
come un sole già tramontato!
Ma questo tuo angoscioso appagamento,
ma questa gioia, immobile sul tuo viso come spavento;
ma quest'ebrezza che fa il bianco del tuo occhio dilatare,
come quello d'un cieco, colmo di chiarità lunare!
Io non vedrò dal basso,
come non vedrò forse al trapasso,
la beatitudine alla quale s'appunta
il tuo sguardo, gloriosa Assunta,
ma se, per un impercettibile moto,
rivolgi quell'occhio remoto,
quell'occhio trasumanato che ha visto
il Figlio, il Figlio Cristo,
appagamento dell'anima assetata,
sazietà dell'ebrezza aspettata,
intravedere nella tua pupilla
del più alto pianto una stilla,
al riflesso dell'eterna aurora,
il pianto che ti fa umana ancora!
Luigi Fallacara
mercoledì 13 aprile 2022
Il vestito di primavera
di colore primaverile.
Un vestito da sventolare come la bandiera
delle robinie e dei pioppi.
Sentirsi correre intorno
l'azzurro, onda leggera;
s'agitano l'erbe, si divincolano i fiori,
salgono canti e dolci odori.
Lo vorresti anche tu un vestito
in cui il tuo corpo giovane
si gonfiasse come l'acqua del fiume,
cupa nel fondo e chiara alla superficie.
sempre fluire tra verdi sponde,
riflettere tutt'occhi il cielo;
che si sentono crescere gioconde.
come quello degli uccelli:
al collo il pretto turchino,
sulle ali il rosa e il verde...
Deporli un momento sui rami,
come frutto fuggitivo,
scioglierli, trillando, al sole mattutino,
dardi nei dolci voli.
da un vecchio vestito,
te lo sei visto imbastire, allungare,
col filo bianco e il sospirare.
Non è bello, il colore è svanito,
ma c'è dentro ben altra cosa:
c'è la gioia affidata
ai punti coi battiti del cuore;
che t'anno misurata
sorprese della tua statura;
c'è un filo dei suoi capelli,
rimasto nell'imbastitura.
martedì 13 aprile 2021
Primavere invisibili
Primavere invisibili
Posso anch’io vedere i coralli
della primavera che deve venire,
anche se, sotto cristalli
di gelo, la terra sembra dormire.
Nella trasparenza di vetri rudi,
vedo le gemme, come chiusi occhi,
sognare sui rami nudi
il raggio che le trabocchi.
Fioriscono dentro la scorza
i petali chiusi del melo;
vivono la vita della forza
che li aprirà nel cielo.
Tempo d’aprile, proteso
oltre la soglia del futuro,
come giardino conteso
da un costeggiato muro,
sei in questo sole che appare dai vani
delle nebbie senza raggera,
e che sospende nei cieli lontani
la sua chiara primavera.
Luigi Fallacara (1890-1963)
lunedì 13 aprile 2020
Un giorno in Puglia
aprivano i gerani i rossi irosi,
ma all'ombra, in un canale di miasmi,
vedevo, vita, come l'uomo plasmi.
Sole azzurro di fumi, ombra in recessi,
tagliata a filo di coltello;
e di qua e di là era pur bello,
nel buio e nella luce, esser lo stesso.
La luna
E sorge la luna
arrotata sul monte.
Foglie d’ebano si conoscono gli alberi
alla sfera d’argento.
In un cielo nemico ai sensi,
gela la luce;
toglie le valli e i fiumi
dalla memoria;
li addormenta a un canto dell’occhio,
veli, fili lucenti.
Ma il ricordo degli anni
del nostro amore,
in petto i vivi palpiti ridesta.
E riodo la voce
calmata dentro il romito stormire
delle selve, e risento
della tua mano accolta nella mia
il leggero calore.
Come labile allora, quasi un lieve
alito di tua vita; e m’è rimasto
nel sangue, e vince il gelo
dell’alta notte, e ferma
il tempo che ora, nell’azzurro calice
dello spazio deserto,
inconsistente e taciturno esala.
Luigi Fallacara
Luigi Fallacara
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