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lunedì 29 settembre 2025

Rondinella pellegrina

 

       

       Rondinella pellegrina
       che ti posi in sul verone,
       ricantando ogni mattina
       quella flebile canzone,
       che vuoi dirmi in tua favella,
       pellegrina rondinella?
       Solitaria nell’oblio,
       dal tuo sposo abbandonata,
       piangi forse al pianto mio
      vedovetta sconsolata?
       Piangi, piangi in tua favella,
       pellegrina rondinella.
       Pur di me manco infelice
       tu alle penne almen t’affidi,
      scorri il lago e la pendice,
       empi l’aria de’ tuoi gridi,
       tutto il giorno in tua favella
       lui chiamando, o rondinella.
       Oh se anch’io... Ma lo contende
      questa bassa e angusta volta,
       dove sole non risplende,
       dove l’aria ancor m’è tolta,
       donde a te la mia favella
       giunge appena, o rondinella.
      Il settembre innanzi viene
       e a lasciarmi ti prepari:
       tu vedrai lontane arene,
       nuovi monti, nuovi mari
       salutando in tua favella,
      pellegrina rondinella:
       ed io tutte le mattine
       riaprendo gli occhi al pianto,
       fra le nevi e fra le brine
       crederò d’udir quel canto,
      onde par che in tua favella
       mi compianga, o rondinella.
       Una croce a primavera
       troverai su questo suolo.
       Rondinella, in su la sera
       sovra lei raccogli il volo:
       dimmi pace in tua favella,
       pellegrina rondinella.

Tommaso Grossi


venerdì 27 giugno 2025

Epigramma

 


Signore:_ Mi burlate! La scuola del figliolo
sessanta scudi per un anno solo?
Se fossi pazzo!..Costa meno un bue!
Maestro:_ Compratel dunque, che ne  avrete due!
Tommaso Grossi

mercoledì 12 marzo 2025

Ildegonda

 



è il dì de' morti; taciturna e nera
regna la notte ancor nel firmamento;
addormentata è la natura intera;
sol con lo squillo lamentoso e lento
invita de' defunti alla preghiera
la campana maggiore del convento;
al prim suon le monache già deste
il cilicio si cingono e la veste.


E un picciol lume nella man raccolto,
uscte dalla povera celletta
ad una, a due, a tre col vel sul volto
passano i foschi corridori in fretta
mormorando preghiere, e tutte han volto
il cammino alla casa benedetta
ove del monaster le antiche suore
riposan nella pace del Signore.


Ma Ildegonda che stanca del gran pianto
tante notti versato alfin dormìa.
Da un dolce sogno lusingata intanto
credea morirsi rassegnata e pia,
di caritate accesa, il nome santo
di Gesù ripetendo e di Maria,
col ministro di pace accanto al letto,
e il Crocifisso e il cereo benedetto.
 
Tommaso Grossi

Tommaso Grossi

(Bellano23 gennaio 1790 – Milano10 dicembre 1853)
è stato uno scrittore e poeta italiano, amico di Carlo Porta e di Alessandro Manzoni.

Figlio di Francesco e di Elisabetta Tarelli, fece i primi studi a Treviglio, poi al Seminario di Lecco, a Rezzonico e a Milano. Laureatosi in giurisprudenza nel 1810 all'Università di Pavia, fece pratica in uno studio legale di Milano e ottenne l'abilitazione di avvocato nel 1815Voltosi a interessi letterari, nel 1816 diffuse anonimamente a Milano la Prineide, un poemetto satirico in milanese e in sestine di endecasillabi; il poema è incentrato su un'immaginaria conversazione con il fantasma del ministro delle Finanze del Regno d'ItaliaGiuseppe Prina, che fu linciato dalla folla il 20 aprile 1814 perché accusato ingiustamente di malversazione; nel testo, definito da Stendhal «la maggiore satira che la letteratura abbia prodotto nell'ultimo secolo», si biasimava la situazione della città sotto il regno Lombardo-Veneto, con termini offensivi verso l'imperatore. Il Grossi, sospettato, fu arrestato dalla polizia austriaca e confesso di esserne l'autore; fu rilasciato senza ulteriori conseguenze. Seguì la pubblicazione della novella La fuggitiva, in 59 ottave e ancora in dialetto milanese, che l'anno dopo il Grossi traspose in lingua italiana, con un risultato di minore efficacia per l'uso di forme retoriche e auliche inappropriate alla resa del soggetto. Si narra, in prima persona, la vicenda di una ragazza che abbandona la famiglia per seguire segretamente il fidanzato e il fratello, arruolati nella  Grande Armata impegnata nella campagna di Russia. I due militari muoiono in battaglia - ma il fidanzato avrà il tempo di riconoscerla - e la giovane, tornata in Italia, muore a sua volta nella sua casa, chiedendo perdono ai genitori. L'amicizia con Carlo Porta fu di grande importanza per la scelta del dialetto e del genere satirico - col poeta milanese scrisse nel 1818 il Giovanni Maria Visconti e le Sestinn per el matrimoni del sur cont don Gabriel Verr con la sura contessina donna Giustina Borromea nel 1819 - oltre ad avere in comune il rifiuto del classicismo. Quando il Porta morì, Grossi lo ricordò con una breve biografia e con le sestine In morte di Carlo Porta, pubblicate nell'edizione del 1821 delle poesie di Carlo Porta. Il successo de La fuggitiva - dovuto al favore di cui godeva allora presso il pubblico borghese il genere sentimentale e avventuroso - stimolò nel 1820 il Grossi a scrivere in italiano un'altra novella in 326 ottave, Ildegonda. Ambientata in un Medioevo di maniera, è la vicenda dell'amore di Ildegonda, contrastata dal padre e dal fratello, per il nobile cavaliere Rizzardo; Ildegonda muore in un convento. Il Grossi successivamente andò ad abitare a casa di Alessandro Manzoni, che lo citò ne I promessi sposi.

«Leva il muso, odorando il vento infido,

se mai gli porti sentore d'uomo o di ferro, drizza gli orecchi acuti, e gira due occhi sanguigni da cui traluce insieme l'ardore della preda e il terrore della caccia. Del rimanente, quel bel verso, chi volesse saper donde venga, è tratto da una diavoleria inedita di crociate e di lombardi, che presto non sarà più inedita, e farà un bel romore; e io l'ho pigliato perché mi veniva a taglio, e donde l'ho tolto, lo dico per non farmi bello dell'altrui: che non pensasse taluno ch'ella sia una mia arte per far sapere che l'autore di quella diavoleria ed io siamo come fratelli, e ch'io frugo a mia voglia ne' suoi manoscritti.»

(I promessi sposi, cap. XI)

La diavoleria citata dal Manzoni era il poema storico nazionale I Lombardi alla prima crociata, pubblicato nel 1826; in esso Grossi tentò, pur senza sortire l'effetto sperato, di effettuare una sorta di "rivisitazione", secondo i propri intendimenti più scorrevole e aggiornata, della Gerusalemme liberata di Tasso. Con le sue 3500 copie risultò l'opera letteraria con più alta tiratura del tempo e ispirò, alcuni decenni più tardi, il melodramma omonimo di Giuseppe Verdi (1843). L'imitazione tassiana incontrò le critiche stilistiche di De Sanctis, che rimproverò al poema la mancanza dell'eroico, dimensione caratteristica della Gerusalemme tassesca. Successivamente si dedicò al romanzo storico di ambientazione trecentesca Marco Visconti (1834), che ebbe subito delle traduzioni in francese, inglese, tedesco e spagnoloNel 1838 si sposò e divenne notaio; lasciò la casa di Manzoni e si dedicò alla scrittura solo occasionalmente.

Nel 1848 scrisse un Cantico per la vittoria delle Cinque giornate di Milano e fu direttore generale dei Ginnasi per il governo provvisorio. Come notaio stese inoltre l'atto ufficiale con i risultati del plebiscito delle province lombarde per l'unione al Regno di Sardegna. Al ritorno degli austriaci fuggì per pochi mesi a Lugano. Morì a Milano per una meningite il 10 dicembre 1853 e venne tumulato nel Cimitero di San Gregorio. Il 22 dicembre 1874, essendo il precedente cimitero destinato alla dismissione, venne traslato nella cripta del Famedio del Cimitero Monumentale di Milano

Lo scrigno degli avari

 

Lo scrigno degli avari
è simile all'inferno:
se v'entrano i denari,
non riescono in eterno.

Tommaso Grossi.

Mannozzi Giovanni, Allegoria dell'Avarizia .

Quando siete arrivati