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domenica 30 novembre 2025

IL RAGNO

 IL RAGNO

Nell'ombra aperta tra due rami immoti
ho ritrovato la tela di ragno
che vidi ieri, ma il ragno non c'era.
E da tutto appariva
che non sarebbe ritornato più.

E ora senza ragno
che farà il ramo e l'ombra tra i due rami,
che farà il bosco e che farà la tela
che dell'ombra misura le distanze?
Si leva il vento e porta giù le spoglie
e qualcuna s'impiglia nella tela
un po' la sciupa, un orlo ne scompiglia.

Ragno ritorna, tu del bosco sei
l'anima ancora, l'anima dell'ombra,
tu geometra sapiente dello spazio
che tra due rami può alterare il vento
dai dell'ombra la stabile misura.
E l'autunno lo so che porta via
tutto, ma perché duri nel ricordo,
quel ciuffo, in cima, ha toccato di rosso.

di Alessandro Parronchi (1914-2007)

martedì 26 dicembre 2023

A MIO PADRE, IN SOGNO




 A MIO PADRE, IN SOGNO

Sorridi un poco e te ne vai pensoso.
E ad un tratto con lacrime mi chiedo
quanto tempo è che al petto non ti stringo
non afferro da amico quelle braccia.
La memoria ha insensibili naufragi.
Scolora come il cielo di settembre
sotto il vento si popola di nubi.
Te ne vai. Quante cose all’improvviso
mi ritrovo da dirti… E resto muto.
Ma perché nell’istante che mi volto
non sei più là? Ci sono tante cose
da dirsi… Ed io ti chiamo ancora, e credo
che non può certo, questo, essere un sogno.
Alessandro Parronchi

domenica 26 dicembre 2021

Inverno

Inverno
A un soffio di vento dell’alba ha tremato
la stella, poi veli su veli di luce
la vincono. Invade i marosi del cielo
l’inverno e sconvolge quei rami d’ulivo
un vento che strappa l’amico all’amico,
che strugge i ricordi, che annulla per sempre
nel bianco dell’alba la luce d’un viso.
Lontano da qui mi vedrai. Sentiremo,
speranza che ho chiuso nel cuore, spuntare
viole nei fondi boscosi, degli anni
perduti la ressa disfarsi, cantare
a noi quelle voci che prima udivamo,
le dita sui rami ghiacciati di brina
nel rosso dell’alba più calde passare.
La triste catena fu rotta, pareva
che mai l’uno all’altro saremmo sembrati
gli stessi che un giorno s’amarono… Andiamo!
Le stelle son già dileguate, la neve
coi fumi dell’alba si mischia, riappare
più forte la luce, né più dove ieri
ci vinse la sera possiamo tornare.
Alessandro Parronchi

mercoledì 8 gennaio 2020

Gennaio


 Fiochi albori rasentano la strada,
rigido è il biancospino ai tetti ameni
delle ville deserte, un'eco solo
della lor vita rompono i latrati
la pace della notte: ecco, una lampada,
che nessuno ha sospeso, arde, scintilla
a un ignoto balcone.
E dai palazzi strascica nel lume
di luna una lontana
brigata, un soffio di scirocco porta
rumore di fontane
da una valle scoscesa tra gli ulivi.
Frammenti di bei giorni illuminati
e di prati portati via dal vento
risorgono indecisi. Sarà giorno...
Altre luci più rosa già al crepuscolo
son prossime, a me care
anime nel fruscio
degli alberi sorridono in segreto.

Alessandro Parronchi 

giovedì 26 dicembre 2019

SALUTO


E tu ti leverai libera un giorno
su queste strade e cercherai nel rosa
d’altre sere venienti una fanciulla
che ti somigli e replichi il tuo viso
nell’aria, le tue palpebre nel sole.
Mi sarà dato risentire i gridi
dell’antica città dove la chioma
illuminata germinò il colore
dell’ortensia, e sui labbri d’autunnale
vento percossi palpitar la voce
per te ancora di lacrime amorose.
Così al mondo passar senza parole
non potrai: per le foci delle stelle
questa notte risale e ogni altro lume
berrà. Presto con te saranno sole
l’ombre intente ai giardini, io senza vita
tornerò qui d’intorno ad alitare
dolce forse così come la neve
cade i freddi cortili, ai davanzali
delle case ove in quiete ombre s’avverano.

 Alessandro Parronchi

ALL’AMICA


Quando la notte spengerà le rose
udrai più forte scorrere la gioia
di quel che ora all’orecchio non induca
a credere dai gialli orti la voce
che verso il giorno libera il mio nome.
Mi sei vicina, tenere come astri
al tuo collo s’attardano le buccole,
ed è leggiadro il caldo dell’amore
nella pupilla che la luce incrina.

Alessandro Parronchi

Alessandro Parronchi




 


Nasce in una famiglia della borghesia fiorentina; il padre e il nonno sono noti e stimati notai. Denota fin da piccolo una predisposizione alla ricerca e allo studio dei classici, alimentata dalla ricca biblioteca in possesso della famiglia. La perdita prematura del padre, al quale era molto legato, lo porta a meditare sul senso della giovinezza dell'amore e della morte, interrogativi che saranno sempre presenti nelle sue poesie. Supera con profitto gli studi secondari in un istituto classico, si iscrive all'università di Firenze e nel 1938 si laurea con una tesi in Storia dell'arte. Inizia a collaborare a giornali e riviste fiorentine, da Frontespizio a Campo di Marte, da Letteratura a La Chimera, a fianco di Carlo Bo, Oreste Macrì, Gianfranco Contini e al fiorentino d'adozione Eugenio Montale. In questa atmosfera culturale particolarmente fervida e produttiva conosce poeti, romanzieri e pittori tra cui Umberto Bellintani, Romano Bilenchi, Giorgio Caproni, Carlo Betocchi, Alfonso Gatto, Luigi Fallacara, Mario Luzi, Piero Bigongiari e Ottone Rosai; con alcuni, e in particolare con Vasco Pratolini, stringe durature e fraterne amicizie. Nel 1941 pubblica il suo primo libro di poesie, I giorni sensibili; seguono poi la raccolta di poesie I visi (1943) e Un'attesa (1949). Il poeta dedica successivamente parte del suo tempo come professore universitario a studi importanti sulla pittura e la scultura del Rinascimento e in particolare su Michelangelo Buonarroti, con il suo saggio più celebre, Studi su la dolce prospettiva (1964), e alle traduzioni poetiche di Mallarmé, Nerval, e De Guérin.Muore nell'amata casa di Via Luigi Settembrini a Firenze dove ha vissuto con la moglie Nara e le figlie

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