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lunedì 20 dicembre 2021

Ad un antico platano


Ad un antico platano
 
Cetra, t'appendo, addio.
Ignota al biondo Dio
I giorni miei vivrò!
Fra cento pastorelle
Per te mi ornai di fiori;
E m'invidiò Licori,
Filen m'accarezzò.
Or t'abbandono; e l'aura
Passando a te d'appresso
Ne desti un suon dimesso
Appena noto al cor.
Un suon che lento e placido
Lusinghi l'alma mia,
Un suon che dolce sia,
Ma che non sia d'Amor.
Angela Veronese

 

venerdì 25 ottobre 2019

Sognai


 
Sognai sul far dell'alba
d'essere un dì volata
all'isola beata
sacra alla Dea d'amor.
Mirai d'un mirto all'ombra
la stessa Citerea:
che a lato il figlio avea
con l'arco feritor.

Al sacro mirto appesa vidi una cetra bella
ed in ascrea favella
vi si leggea così:

io fui di Saffo un giorno; or me non brami invano;
stendere osai la mano
ma il sogno disparì.


Angela Veronese

O dolce amor

 
O dolce amor di Zefiro,
Rosa, che il vergin seno
Apri lucente e pieno
Di rugiadoso umor,
Dimmi, vedesti ancora
Passar per questa via
L'Idol dell'alma mia,
L'amato mio Pastor?
Se tu lo vedi, o rosa,
Deh! digli le mie pene,
Digli ch'egli è il mio bene,
L'unico mio tesor.
Ma se di qualche ninfa
Tu lo vedessi accanto,
Versa per me quel pianto,
C'hai sulle foglie ancor.
 
Angela Veronese

Angela Veronese


Nacque da Pietro Rinaldo e da Lucia; da giovanissima si trasferì prima a Treviso (nella villa di Ca' Zenobio), poi a Venezia dove contrasse il vaiolo. A Venezia venne anche espulsa da un collegio femminile. Rimase al seguito dei conti Zenobio, per conto dei quali lavorava la sua famiglia. In questo periodo si appassionò alla poesia, iniziando a comporre sonetti e altre rime, che raccoglieva sotto il nome di Aglaia (o Aglaja) Anassillide, preso dalla tradizione arcadica.

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