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venerdì 23 maggio 2025

Farfalle

La farfalla
ora dorme sul filo dell'erba.
La brezza la culla
ed essa
sogna di volare
La farfalla è leggera
come un fiore che cade.
L'uccellino in gabbia
segue con occhio triste
la libera farfalla.
Sembra che petali
di fiori caduti
risalgano in volo sui rami.
Oh, no! Sono ali
di farfalle
volteggiante intorno ai rami.
tre autori giapponesi

lunedì 26 aprile 2021

L’importanza ecologica delle coccinelle

 

Una coccinella, mentre camminava sopra una foglia
d'ortensia, recitò questa preghiera:
" Signore, ti ringrazio d'avermi fatta amare dall'uomo.
Ti raccomando, fa che io gli porti sempre fortuna."
Il nome della coccinella deriva dal greco Kokkinòs,
termine usato per indicare il colore rosso scarlatto.
E' proprio questo uno dei motivi per cui pare che questo piccolo insetto porti fortuna: nell'antichità, il rosso era considerato un portafortuna sia in battaglia sia in ambito medico. A questo scopo, i dottori dell'antica Grecia consigliavano ai malati di reumatismi di vestire tuniche di questo colore per poter guarire più in fretta. Per eccellenza, la coccinella portafortuna è quella rossa con sette puntini disegnati sul dorso.
Questi simpatici coleotteri sono animali indipendenti. Cioè, sono animali solitari che trascorrono la giornata alla ricerca di cibo, da soli. Siccome le coccinelle si nutrono di afidi e non di piante o verdure, possiamo dire che sono un insetticida naturale. Eliminano questi pidocchi delle piante, che sono molto dannosi, senza bisogno che gli agricoltori debbano gettare prodotti chimici sui loro frutteti.Infatti, in alcuni luoghi, le coccinelle vengono utilizzate per controllare gli afidi e anche gli acari. Si dice che durante un’estate, una singola coccinella può mangiare fino a 1.000 prede, quindi sono molto preziose come controllo biologico. Nei raccolti colpiti dagli afidi, per risolvere il problema è sufficiente lasciare libere le coccinelle.Le coccinelle sono importanti per l’equilibrio ecologico: se riescono a tenere a bada gli afidi, non è necessario gettare insetticidi velenosi. Ad ogni modo, sebbene siano sicure per gli esseri umani, possono essere dannose per altri tipi di insetti o per gli uccelli che le mangiano. Le coccinelle aiutano a mantenere intatta la catena alimentare.Infine, in alcuni paesi le coccinelle sono il simbolo della buona sorte. Sono  tra gli insetti più apprezzati e più ricercati proprio perché portano fortuna. Le coccinelle sono insetti molto positivi per la natura e danno una grande mano all’equilibrio ecologico delle nostre zone rurali.

 

lunedì 3 luglio 2017

Animali estinti


3 luglio 1844: vengono uccisi gli ultimi due esemplari di Alca impenne.
L’alca impenne (Pinguinus impennis Linnaeus, 1758) era un uccello incapace di volare della famiglia degli Alcidi, scomparso attorno alla metà del XIX secolo. Era l’unica specie giunta fino all’epoca storica del genere Pinguinus Bonnaterre, 1791, un gruppo di uccelli che comprendeva originariamente anche un’altra specie di alca gigante incapace di volare stanziata nella regione dell’oceano Atlantico. Nidificava su isole rocciose e remote che offrivano un facile accesso all’oceano e una ricca disponibilità di cibo, cose piuttosto difficili da trovare in natura e che spinsero questo animale a riprodursi unicamente in poche località. Al di fuori della stagione riproduttiva, le alche trascorrevano il tempo nutrendosi nelle acque del Nordatlantico, spingendosi a sud fino alle coste settentrionali della Spagna e anche nei pressi delle coste di Canada, Groenlandia, Islanda, isole Fær Øer, Norvegia, Irlanda e Gran Bretagna. L’alca impenne raggiungeva i 75–85 cm di altezza e pesava circa 5 kg; era quindi la specie più grande della famiglia degli Alcidi. Aveva il dorso nero e il ventre bianco. Il becco, anch’esso di colore nero, era robusto e ricurvo, con scanalature sulla superficie. Durante l’estate, il piumaggio dell’alca impenne presentava una macchia bianca sopra ad ogni occhio. Durante l’inverno, l’alca perdeva queste macchie, ma sviluppava una fascia bianca che si estendeva attraverso gli occhi. Le ali erano lunghe solo 15 cm, e non consentivano all’uccello di volare. Al contrario, l’alca era un’ottima nuotatrice, caratteristica che impiegava durante la caccia.
Le sue prede preferite erano pesci, come alose dell’Atlantico e capelani, e crostacei. Nonostante fosse agile in acqua, sulla terra era piuttosto goffa. Le coppie di alca impenne rimanevano unite per tutta la vita. Nidificavano in colonie fitte e numerose, deponendo un unico uovo sulla nuda roccia. L’uovo era bianco con marezzature brune. Entrambi i genitori covavano l’uovo per circa sei settimane prima che si schiudesse. La piccola alca lasciava il nido dopo due o tre settimane, nonostante i genitori continuassero a prendersene cura. L’alca impenne aveva un ruolo importante presso molte tribù di nativi americani, sia come fonte di cibo che come creatura simbolica. Molti uomini appartenenti alla cosiddetta cultura arcaica marittima venivano seppelliti assieme ad ossa di alca impenne, e uno è stato addirittura trovato ricoperto da più di 200 becchi di alca, che si presume facessero parte di un mantello fatto con le loro spoglie. I primi esploratori europei giunti nelle Americhe utilizzarono le alche come una fonte conveniente di cibo o come esche per la pesca, riducendo di gran lunga il loro numero. Il fatto che il piumino di questo uccello fosse molto richiesto in Europa fece sì che quasi tutte le sue popolazioni europee fossero già scomparse attorno alla metà del XVI secolo. Gli scienziati richiamarono l’attenzione sul fatto che questi comportamenti avrebbero potuto portare alla scomparsa dell’alca impenne, che divenne beneficiaria delle prime leggi ambientali volte alla conservazione delle specie a rischio, ma ciò non fu abbastanza. La rarità crescente della specie ne fece aumentare notevolmente l’interesse presso musei e collezionisti privati europei, che fecero di tutto per ottenere sue spoglie e uova. Il 3 luglio 1844, gli ultimi due esemplari confermati vennero abbattuti a Eldey, al largo delle coste dell’Islanda, e con essi andò distrutto anche l’ultimo tentativo noto di riproduzione. Successivamente vi sono state voci riguardanti avvistamenti o catture di esemplari sopravvissuti.

venerdì 9 giugno 2017

9 giugno 1958 La storia di Fido ......Esempio di cane fedele!

9 giugno 1958 La storia di Fido 
Una sera d’inverno del 1941, un uomo residente a Luco del Mugello, Carlo Soriani, operaio alle Fornaci Brunori di Borgo San Lorenzo, trovò in un fosso un cucciolo di cane ferito, un bastardino bianco con macchie nere. Lo portò a casa e lo adottò dandogli il nome di Fido. Una volta guarito, il cane si affezionò talmente al suo proprietario che ogni mattina, alle 5,30 lo svegliava, e insieme andavano alla corriera. Alla sera, alle 19 il cane è lì in piazza che lo aspetta. A volte Carlo scherza, non scende dalla corriera. Il cane fedele sale e lo va a cercare nascosto dietro il sedile. Questo per due anni.
Il 30 dicembre 1943, in piena guerra, Borgo San Lorenzo fu oggetto di un violento bombardamento alleato, anche le Fornaci Brunori furono colpite e molti operai, tra cui Carlo Soriani, morirono. La sera stessa Fido si presentò come al solito alla fermata della corriera, ma ovviamente non vide scendere il suo amico. Gli operai scesero in silenzio, con facce pallide, Fido esaminò uno ad uno tutti i viaggiatori poi saltò sulla corriera e invano cercò fra i sedili Carlo Soriani. Tornò a casa da solo e la famiglia capì che Carlo non sarebbe più tornato. In pochi giorni nella piazzetta di Luco, tutti iniziano a notare questo cane fedele che aspetta. Da allora, puntualmente, ripeté ogni pomeriggio per quasi quattordici anni questo suo viaggio da casa alla piazza. Anche negli ultimi anni di vita, quando le zampe non lo sorreggevano più, con gli occhi annebbiati, le orecchie ciondoloni, Fido, il cane fedele, era sempre lì, ad aspettare.
Il sindaco di Borgo ordina che Fido sia esentato dalla tassa sui cani e che possa circolare liberamente senza museruola. Il 9 novembre 1957 il cane viene premiato con una medaglia d’oro, durante una cerimonia in comune, alla presenza di molti concittadini e della commossa vedova di Soriani. Nel medesimo anno, il Comune di Borgo San Lorenzo decise di omaggiare Fido con un monumento costituito da un basamento in pietra, sovrastato da una statua in maiolica raffigurante il cane fedele, realizzata dallo scultore siciliano Salvatore Cipolla.
L’opera, nota come ”Monumento al cane Fido”, fu collocata in Piazza Dante accanto al Palazzo Comunale. Sul basamento, capeggiava la dedica: “A FIDO, ESEMPIO DI FEDELTÀ”. Il monumento venne inaugurato alla presenza dello stesso Fido e della vedova di Carlo Soriani. Pochi mesi dopo l’inaugurazione, la statua in maiolica venne distrutta da chi si riteneva infastidito dalla eccessiva notorietà di Fido. Il Comune decise, allora, di sostituirla con una in bronzo, collocata come la precedente sopra il basamento con la dedica.
Fido morì il 9 giugno 1958. La notizia fu diffusa al pubblico dal quotidiano fiorentino La Nazione con un titolo a quattro colonne. Il 22 giugno, La Domenica del Corriere commemorò Fido con una commovente copertina firmata da Walter Molino, che ritraeva il cane fedele in punto di morte sul ciglio della strada, con la corriera che ogni giorno attendeva sullo sfondo.
Quando morì, a Fido fecero il funerale e fu accompagnato da un corteo silenzioso, avvolto da un lenzuolo bianco, fino al cimitero di Luco, per permettergli di ricongiungersi finalmente con il suo Carlo: fu sepolto all’esterno del cimitero.
La tomba di Fido è stata ristrutturata grazie ad un Progetto scolastico della classe prima di Luco portato avanti dall’insegnante Di Marco. La persona che di fatto ha realizzato i lavori è Gucci Roberto, genitore di un bambino della classe. Il suo è stato un lavoro fatto con passione e amore per il proprio territorio. Corti Giovanni, ha gentilmente donato la lapide di marmo, nella quale ha riportato la frase originale: “SOTTO QUESTA TERRA LA PIETA’ MUGELLANA HA RACCOLTO LE POVERE OSSA DEL CANE FIDO, IL CUI NOME VOLO’ PER IL MONDO A SIMBOLEGGIARE UNA CIECA FEDELTA’ NON TROPPO COMUNE FRA GLI UOMINI”.

Gabriella di Marco

Ghianda acrostico