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- Madrigale
- Ho fatto un pieno di versi
- per la traversata dei deserti
- dell'amore, là dove il viaggiare
- più comporta dei rischi, dove
- occorre tenere gli occhi bene aperti
- perchè non sempre regge il cuore
- A malapena si conserva un viso
- se il tempo ingoia il resto;
- con un ritratto appeso non si va
- molto lontano, a meno che un sorriso
- una figura non venga a divorarti
- con dolcezza, un modo ancora
- per stare con la vita.
- Nelo Risi
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mercoledì 21 aprile 2021
Madrigale
martedì 21 aprile 2020
I lupi
- La mia città deserta
- un nero vento invade,
- la mia città dolora
- all'alba delle case
- Il muro non misura
- più di tre metri, il sonno
- di quel ragazzo steso
- a lato è un peso eterno
- Il lupi sono scesi
- visitano le strade,
- autunno o primavera
- non mutano paese
- La mia città deserta
- ha occhi di rovina,
- le rose del suo sangue
- c'è già chi le coltiva.
- Nelo Risi
Vuoto interiore
Non faccio pace col mondo
non voglio imparare sbagliando
troppe volte l’inciampo
Già sensibile alle seduzioni
ora volto le spalle alle cose
E’ un procedere in maniera oscura
eppure credevo di conoscermi bene
mi guardo dentro per una volta stando fuori
Nelo Risi
Nelo Risi
Laureato in medicina come il fratello Dino, Nelo Risi si dedica alla poesia a partire dal 1941, anno in cui pubblica la sua prima raccolta, Le opere e i giorni. Luciano Anceschi inserisce nell'antologia Linea Lombarda (1952)
una serie di componimenti della prima produzione poetica di Risi.
Nello stesso periodo affianca all'attività letteraria quella di regista,
(l'esordio con il film Andremo in città)
realizzando otto film, oltre che un telefilm, cortometraggi, inchieste
televisive e diversi documentari, tra i quali l'ultimo, uscito nel
2008 col titolo Possibili rapporti, mostra un dialogo tra lo stesso Risi e il poeta Andrea Zanzotto, allora entrambi ultraottantenni. Ha sposato la scrittrice di origine ungherese Edith Bruck. La critica si interessa sin dagli anni Cinquanta dell'opera poetica di Risi. In un articolo del 1957 sul Corriere della Sera, Eugenio Montale scrive che Risi deve aver imparato, più che dalla poesia, da certa recente pittura francese. Cesare Garboli, in un intervento del 1958, parla di una poesia essenzialmente non metaforica; definizione ripresa e ampliata da Giovanni Raboni che, nell'introduzione a Poesie scelte 1943-1975, sottolinea come nella poesia risiana il detto prevale sempre e comunque sul non detto,
il nero sul bianco, la chiarezza sull'ambiguità, il piano sullo
spessore, l'univocità sulla polivalenza, e dove la musica non viene
usata, simbolisticamente, per torcere il collo all'eloquenza ma, al
contrario, per crearle intorno un nuovo spazio acustico, per
incrementare "l'indice d'ascolto". Nelo Risi rifugge dalla
concezione di poesia come evasione o sogno, e anzi in essa vede uno
strumento di impegno civile (evidente soprattutto nella raccolte degli
anni Sessanta-Settanta fino ad Amica mia nemica). "Scrivere è un atto politico" afferma Risi in Dentro la sostanza (1965). La pratica letteraria si orienta anche nell'ambito della traduzione poetica. Risi lavora a organiche traduzioni di Pierre Jean Jouve e delle Moralità leggendarie di Jules Laforgue; altri poeti francesi di cui traduce episodicamente alcuni versi sono Guillaume Apollinaire, Gérard de Nerval, Robert Desnos, Max Jacob, André Frénaud, Raymond Queneau, Henri Michaux (traduzioni antologizzate in Compito di francese e altre lingue 1943-1993).
Alla base di questo interesse per la letteratura francese risiede, in
parte, anche il periodo trascorso a Parigi nel secondo dopoguerra
(1948-1953).
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