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martedì 19 maggio 2026

Gente spaesata



Gente spaesata

Troppo mare. Ne abbiamo veduto abbastanza di mare.
Alla sera, che l'acqua si stende slavata
e sfumata nel nulla, l'amico la fissa
e io fisso l'amico e non parla nessuno.
Nottetempo finiamo a rinchiuderci in fondo a una tampa,
isolati nel fumo, e beviamo. L'amico ha i suoi sogni
(sono un poco monotoni i sogni allo scroscio del mare)
dove l'acqua non è che lo specchio, tra un'isola e l'altra,
di colline, screziate di fiori selvaggi e cascate.

Il suo vino è cosí. Si contempla, guardando il bicchiere,
a innalzare colline di verde sul piano del mare.
Le colline mi vanno, e lo lascio parlare del mare
perché è un'acqua ben chiara, che mostra persino le pietre.

Vedo solo colline e mi riempiono il cielo e la terra
con le linee sicure dei fianchi, lontane o vicine.
Solamente, le mie sono scabre, e striate di vigne
faticose sul suolo bruciato. L'amico le accetta
e le vuole vestire di fiori e di frutti selvaggi
per scoprirvi ridendo ragazze piú nude dei frutti.

Non occorre: ai miei sogni piú scabri non manca un sorriso.
Se domani sul presto saremo in cammino
verso quelle colline, potremo incontrar per le vigne
qualche scura ragazza, annerita di sole,
e, attaccando discorso, mangiarle un po' d'uva.

C. Pavese1933


venerdì 9 settembre 2022

ANCHE LA NOTTE TI SOMIGLIA


Anche la notte ti somiglia,
la notte remota che piange
muta, dentro il cuore profondo,
e le stelle passano stanche.
Una guancia tocca una guancia;
è un brivido freddo, qualcuno
si dibatte e t'implora, solo,
sperduto in te, nella tua febbre.
La notte soffre e anela l'alba,
povero cuore che sussulti.
O viso chiuso, buia angoscia,
febbre che rattristi le stelle,
c'è chi come te attende l'alba
scrutando il tuo viso in silenzio.
Sei distesa sotto la notte
come un chiuso orizzonte morto.
Povero cuore che sussulti,
un giorno lontano eri l'alba.

Cesare Pavese

giovedì 9 settembre 2021

DOVE SEI TU, LUCE, è IL MATTINO

 


DOVE SEI TU, LUCE, è IL MATTINO

Tu eri la vita e le cose.
In te desti respiravamo
sotto il cielo che ancora in noi.
Non pena non febbre allora,
non questombra greve del giorno
affollato e diverso. O luce,
chiarezza lontana, respiro
affannoso, rivolgi gli occhi
immobili e chiari su noi.
è buio il mattino che passa
senza la luce dei tuoi occhi.
 
Cesare Pavese

lunedì 3 maggio 2021

Primavera


Sarà un volto chiaro.
S'apriranno le strade
sui colli di pini
e di pietra....
I fiori spruzzati
di colore alle fontane
occhieggeranno come
donne divertite:Le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.
 
C.Pavese

 

lunedì 9 settembre 2019

VERRA’ LA MORTE E AVRA’ I TUOI OCCHI


Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

C. Pavese 22 marzo 1950

venerdì 21 giugno 2019

ESTATE



C'è un giardino chiaro, fra mura basse,
di erba secca e di luce, che cuoce adagio
la sua terra. è una luce che sa di mare.
Tu respiri quell'erba. Tocchi i capelli
e ne scuoti il ricordo.

Ho veduto cadere
molti frutti, dolci, su un'erba che so,
con un tonfo. Così trasalisci tu pure
al sussulto del sangue. Tu muovi il capo
come intorno accadesse un prodigio d'aria
e il prodigio sei tu. C'è un sapore uguale
nei tuoi occhi e nel caldo ricordo.


Ascolti.
Le parole che ascolti ti toccano appena.
Hai nel viso calmo un pensiero chiaro
che ti finge alle spalle la luce del mare.
Hai nel viso un silenzio che preme il cuore
con un tonfo, e ne stilla una pena antica
come il succo dei frutti caduti allora.


Cesare Pavese 1940

martedì 11 giugno 2019

GIUGNO



Guarda il fiore, sarà tuo.
Guarda l'aurora, sarà tua
Ogni cosa aspetta d'esser guardata.
Guardateci dicono le stelle!
Siete vivi per questo!
Apri gli occhi.
Fà provvista di vastità
prima delle nebbie d'autunno.
C'è una filosofia che nega Dio
e una filosofia che nega il mondo:
la prima si chiama Ateismo,
la seconda Cecità!
Tutte e due prosciugano l'uomo.
"Certe notti di giugno
mi rincresce di andare a dormire
perchè mi pare tempo perso.
Vorrei essere sveglio,
disposto a respirare e a vedere.
Vedere,vedere,vedere.....
Nelle limpide sere di giugno
nel cielo terso e buio della montagna,
si riesce a vedere ad occhio nudo
la galassia di Andromeda.

L'occhio umano, arriva a vedere
fino a due milioni di anni luce
è questa la distanza che ci separa
da Andromeda
Vedere , vedere, vedere!

Cesare Pavese

lunedì 16 ottobre 2017

L'amico che dorme



Che diremo stanotte all'amico che dorme?
La parola più tenue ci sale alle labbra
dalla pena più atroce. Guarderemo l'amico,
le sue inutili labbra che non dicono nulla,
parleremo sommesso.
La notte avrà il volto
dell'antico dolore che riemerge ogni sera
impassibile e vivo. Il remoto silenzio
soffrirà come un'anima, muto, nel buio.
Parleremo alla notte che fiata sommessa.

Udiremo gli istanti stillare nel buio
al di là delle cose, nell'ansia dell'alba,
che verrà d'improvviso incidendo le cose
contro il morto silenzio. L'inutile luce
svelerà il volto assorto del giorno. Gli istanti
taceranno. E le cose parleranno sommesso.
 
(Cesare Pavese)

mercoledì 7 giugno 2017

Le piante del lago



Le piante del lago
ti hanno vista un mattino.
I sassi le capre il
sudore sono fuori dei giorni,
come l'acqua del lago.
Il dolore e il tumulto dei giorni
non scalfiscono il lago.
Passeranno i mattini,
passeranno le angosce,
altri sassi e sudore
ti morderanno il sangue
- non sarà così sempre.
Ritroverai qualcosa.
Ritornerà un mattino
che, di là dal tumulto,
sarai sola sul lago. 


C.Pavese

Cesare Pavese


 
Cesare Pavese
 

Nasce da  una   famiglia   originaria  di  quei  luoghi,  le Langhe, tanto cari allo stesso scrittore.Studia a Torino,  dove  si laurea  con  una  tesi  su  Walt Whitman, divenendo  un  esperto  di letteratura angloamericana. Nella città piemontese comincia a  frequentare gli  ambienti della casa editrice Einaudi, intorno alla quale si erano radunati molti   antifascisti.   In  quel   periodo  comincia anche l'attività di traduttore di scrittori inglesi e  americani  classici  e contemporanei, tra i quali Daniel Defoe,Charles Dickens,Herman Melville, John  Steinbeck  e  Ernest  Hemingway  e  altri. Nel   1935    viene   condannato   al    confino  a Brancaleone Calabro; qui inizia a scrivere una specie di diario, che sarà pubblicato  postumo, nel  1952, con  il  titolo " Il mestiere di  vivere ". Torna a  Torino l' anno seguente e durante la guerra si nasconde in casa della sorella Maria, sulle  colline del  Monferrato. Anche da questa esperienza  nasce  uno  dei  suoi  libri migliori, "La casa in collina"(1948 ).  Nell' ambito  della   poesia    esordisce   nel   1936  con " Lavorare stanca ".Dopo questa pubblicazione,seguono altre  produzioni  in  prosa,  come  il  romanzo "Paesi tuoi " (1941) e i racconti lunghi e politicamente  impegnati  come " Il carcere " (1938-39) e"La spiaggia" (1941), seguiti dai racconti di "Ferie d'agosto" ( 1946), il romanzo "Il compagno" (1947) e " La bella estate" (1949 ). Nel 1947  escono " I   Dialoghi  con  Leucò  ",  ma  la  consacrazione  definitiva   avviene   con " La luna e i falò " nel  1950. Nell' Agosto  del 1950, in un albergo di Torino, Pavese si toglie la  vita  oppresso  da  una grave forma di depressione  che   lo  aveva  accompagnato in quasi tutta la sua vita, cedendo a quello che  aveva  chiamato  il  " vizio assurdo". Dopo la sua morte viene pubblicata un'altra raccolta poetica," Verrà la morte e avrà i  tuoi  occhi " ( 1951 ).

Quando siete arrivati