Visualizzazione post con etichetta Francesco Dall’Ongaro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Francesco Dall’Ongaro. Mostra tutti i post

domenica 19 giugno 2022

Inno alla Marina italiana

Inno alla Marina italiana

Tronca le funi, lascia la sponda,
libera Italia, galleggia e va:

domina il mare che ti circonda,
splenda, tua stella, la libertà!

Vanne e percorri, libera e fiera,
il mare immenso, l’immenso ciel,

e spiega al vento la tua bandiera
cui nube alcuna più non fa del.

L’onda amorosa de’ tuoi due mari
lambe il tuo collo, bacia il tuo pie’,

l’Alpi e il Vesuvio sono gli altari
sacri al tuo Nume, sacri al tuo Re.

Tronca le funi, lascia la sponda,
libera Italia, galleggia e va:

domina al mare che tu ti circonda,
splenda, tua stella, la libertà.

Francesco Dall’Ongaro

sabato 19 giugno 2021

La bandiera tricolore

 

 

E la bandiera
di tre colori
è sempre stata la più bella!
Noi vogliamo sempre quella,
noi vogliam la libertà!
Noi vogliamo sempre quella,
noi vogliam la libertà!
La libertà! La libertà!
E la bandiera
gialla e nera
qui ha finito di regnar!
La bandiera gialla e nera
qui ha finito di regnar!
La bandiera gialla e nera
qui ha finito di regnar!
Di regnar! Di regnar!
Tutti uniti in un sol patto,
stretti intorno alla bandiera,
griderem mattina e sera
viva, viva i tre color!
griderem mattina e sera
viva, viva i tre color!
I tre color! I tre color.

Francesco Dall'Ongaro

venerdì 19 giugno 2020

Mazzini


Chi dice che Mazzini è in Alemagna,
chi dice ch'è tornato in Inghilterra, chi lo
pone a Ginevra e chi in Ispagna, chi lo
vuol sugli altari e chi sotterra. Ditemi un
po', grulloni in cappa magna, quanti
Mazzini c'è sopra la terra?
Se volete saper dov'è Mazzini,
domandatelo all'Alpi e agli Appennini.
Mazzini è in ogni loco ove si trema che
giunga a' traditor l'ora suprema.
Mazzini è in ogni loco ove si spera
versar il sangue per l'Italia intera.

Francesco Dall'Ongaro

I cardinali


O senator del popolo romano,
se voi sete davvero un galantuomo,
dite a Sua Santità che in Vaticano
c'è tanti cardinali e non c'è un uomo.
Son fatti come il gambero del fosso,
che, quando è morto, si veste di rosso,
e mentre è vivo cammina all'indietro
per intricar le reti di san Pietro.

Francesco Dall'Ongaro

La livornese



Addio, Livorno, addio paterne mura,
forse mai più non vi potrò vedere!
I miei parenti sono in sepoltura,
e lo mio damo è sotto le bandiere.
Io voglio seguitarlo a la ventura,
un'arma in mano anch'io la so tenere.
La palla che sarà per l'amor mio,
senza ch'ei sappia, la piglierò io,
si chinerà sul suo compagno morto,
e per pietà vorrà vedello in vorto.
Vorrai vedermi e mi conoscerai…
Povero damo, quanto piangerai!

Francesco Dall'Ongaro

mercoledì 19 giugno 2019

Il Brigidino


E lo mio damo se n'è ito a Siena
e m'ha porto il brigidin da'due colori
Il bianco gli è la fe' che c'incatena
il rosso l'allegria dei nostri cori
ci mettero' una foglia di verbena
ch'io stessa alimentai di freschi umori
E gli dirò che il rosso il verde il bianco
gli stanno bene, con la spada al fianco
E gli dirò che il bianco il verde il rosso
vuol dir che Italia il giogo suo l'ha scosso
E gli dirò che il bianco il rosso il verde
è un terno che si gioca e non si perde


Francesco Dall'Ongaro

La rondinella di Caprera



Dimmi, dove sei stata rondinella,
Tutto quel tempo che non t'ho veduta?
Felice te che vai dove ti appella
Il raggio dell' april che ti saluta!

Felice te che vai dove ti chiama
La voce amata di coluì che t'ama!
Di' se hai veduto alcun de' miei più cari,
Messaggera gentil, di là dai mari?


lo vengo da Caprera, ove lo vidi
Che già si regge su l'infermo piede:
Lo vidi ai campi in mezzo a' suoi più fidi,
Che mai per oro non mutar di fede.


E se talora si ristà pensoso,
E' per pietà, non per rancore ascoso.
E se una ruga gli solcò la fronte
E' per Venezia e non per Aspromonte.


Francesco Dall'Ongaro

Francesco Dall’Ongaro

(Mansuè, 19 giugno 1808 – Napoli, 10 gennaio 1873)
è stato un poeta, drammaturgo e librettista italiano.
La famiglia Dall’Ongaro da secoli viveva a Ghirano riparando e costruendo imbarcazioni fluviali a Tremeacque. Nel 1818, per favorire gli studi di Francesco, i Dall’Ongaro si trasferiscono a Oderzo dove rimangono fino al 1822 quando va distrutto in un incendio il panificio paterno. A Venezia, dove la famiglia era finalmente emigrata, Francesco entra in seminario, venendo espulso per indisciplina nel 1827. Viene ordinato sacerdote senza incardinazione (ovvero senza obbligo di residenza in una parrocchia) nel 1832 a Padova dove, nel frattempo, aveva frequentato i circoli universitari. Aderisce, intanto, al pensiero mazziniano di autodeterminazione e libertà dei popoli all’insegna della repubblica. Dedicatosi alla predicazione, per l’ostilità del clero e della polizia asburgica che lo sorvegliava, è costretto a darsi all’insegnamento privato, finendo a Este (Vi), Adro (Br), Parenzo (Istria), Vienna e Trieste. Nel capoluogo giuliano nel 1836 entra a far parte del circolo di intellettuali triveneti che aveva fondato “La Favilla”, rivista letteraria e di varia attualità che diresse dal 1838 al 1846 favorendo la collaborazione, fra gli altri, di Caterina Percoto (letterata friulana) della quale rimase amico tutta la vita. Nel 1847 è espulso da Trieste per attività antiasburgica. Dopo aver girato l’Italia partecipando alla preparazione dei moti del 1848-1849, nel 1848 è a Venezia quando gli Asburgo vengono cacciati dalla città lagunare e rinasce la Repubblica Veneziana retta da Daniele Manin. Combatte a Treviso e a Palmanova. È direttore del quotidiano repubblicano “Fatti e parole” quando, per divergenze di vedute con Manin, è invitato a lasciare Venezia. Nel 1849 l’amico Giuseppe Mazzini lo convoca a Roma dove si è instaurata la Repubblica. Dall’Ongaro è eletto all’Assemblea Costituente Romana, è proconsole di Senigallia e direttore de “Il monitore”, la gazzetta ufficiale della Repubblica. Conclusasi l’esperienza repubblicana, che aveva convogliato su Roma molti dei massimi pensatori politici italiani e uomini d’azione fra i quali Giuseppe Garibaldi , Goffredo Mameli e Carlo Pisacane, nel 1849 ripara in esilio nel Canton Ticino. Espulso dalla Svizzera, come molti altri patrioti italiani in seguito al moto mazziniano di Milano (1853), emigra in Belgio. L’imperatore di Francia Napoleone III, nutrendo stima per l’uomo e per il letterato (in quegli anni incontrò una fortuna internazionale la traduzione della “Fedra” di Racine), lo convoca a Parigi affidandogli una missione diplomatica: convincere il Regno del Piemonte ad impegnarsi finanziariamente nell’impresa di realizzare il canale di Panama. Dopo 10 anni di esilio rientra così in Italia, ma deluso dall’esperienza mazziniana matura posizioni democratiche più moderate, fino ad accettare l’opzione sabauda. Nel 1861 è nominato professore titolare della prima cattedra di letteratura italiana drammatica del Regno d’Italia a Firenze. Nel suo salotto sull’Arno passano molti dei più promettenti giovani letterati fra i quali i siciliani Luigi Capuana e Giovanni Verga e il giovane Carlo Lorenzini .
Trasferito il suo insegnamento a Napoli, nella città partenopea muore il 10 gennaio 1873.

La domenica

La Domenica Oggi è il Tuo dì, Signore; oggi è nell'aria un alito di pace e di perdono, e un non so che più tenero e più buono scende nei...