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venerdì 4 settembre 2026

Howard Lewis Latimer

Howard Lewis Latimer
(Chelsea, 4 settembre 1848 New York, 11 dicembre 1928)
è stato un
inventore e scienziato statunitense di origine africana.

Nasce da George e Rebecca Latimer, emigrati in Massachusetts nel 1842. Lewis si iscrisse nella Marina degli Stati Uniti durante la guerra civile, ricevendo una medaglia d'onore il 3 luglio 1865. Dopo il congedo cercò occupazione in tutta Boston, finché non si guadagnò una posizione come faccendiere presso uno studio legale specializzato in marchi e brevetti (la Crosby e Gould), guadagnando 3 dollari a settimana. Dopo aver osservato la capacità di Latimer di delineare disegni di brevetti, finalmente fu promosso alla posizione di disegnatore capo, arrivando a guadagnare 20 dollari a settimana. Nel 1874, insieme a W.C. Brown, Latimer brevetta il gabinetto per i treni della ferrovia. Due anni più tardi, avrebbe giocato un ruolo fondamentale in una delle invenzioni più importanti del mondo: la lampadina elettrica. Nel 1876, Latimer fu cercato come disegnatore da un insegnante per i bambini sordi, per redigere il necessario disegno per la domanda di brevetto di un dispositivo di sua invenzione. L'insegnante in questione era Alexander Graham Bell e il dispositivo era il telefono. Latimer lavorò duramente per terminare la domanda, che alfine fu presentata il 14 febb. del 1876. Nel 1880, dopo essersi trasferito a Bridgeport (Connecticut), Latimer fu assunto come vice direttore e disegnatore per la Electric Lighting, società di proprietà di Hiram Maxim, principale rivale di Thomas Edison. A quel tempo la lampadina era ancora composta da un bulbo di vetro che circondava un filo di carbonio, generalmente di bambù. Quando il filo bruciava all'interno del bulbo (quasi senza aria all'interno), diventava così caldo da brillare. Maxim desiderava migliorare la lampadina di Edison e si concentrò sulla sua debolezza principale, cioè il fatto che durava solo pochi giorni. L'obiettivo di Latimer era quello d'inventare un bulbo più duraturo, e per far ciò ideò un modo per impedire al carbonio di rompersi, fornendo così una vita molto più lunga al bulbo e rendendo possibile una lampadina elettrica vera e propria. La capacità di Latimer in materia d'illuminazione elettrica era ben nota e ben presto gli fu chiesto di continuare a migliorare l'illuminazione a incandescenza così come quella ad arco. Alla fine, le città principali iniziarono la pianificazione per l'illuminazione elettrica delle strade: Latimer fu invitato a guidare il gruppo di pianificazione. Così, l'inventore contribuì a installare i primi impianti elettrici a Philadelphia, New York e Montreal e a supervisionare l'installazione d'illuminazione nelle stazioni ferroviarie, costruzioni di governo e le principali arterie in Canada, New England e Londra. Nel 1890, essendo stato assunto da Thomas Edison, Latimer iniziò a lavorare nel dipartimento legale della Edison Electric Light Company (oggi conosciuta come la General Electric Company), come capo disegnatore ed esperto brevetti. In questa veste redasse disegni e documenti relativi ai brevetti di Edison, ispezionando le piante alla ricerca di violazioni ai brevetti di Edison, e testimoniò in tribunale per procedere per conto di Edison. Nello stesso anno scrisse il libro più completo al mondo sull'illuminazione elettrica; una descrizione pratica del “sistema Edison". Lewis è stato nominato uno dei soci fondatori del pioniere Edison, un gruppo distinto di persone ritenuto inventore della industria elettrica, continuando a mostrare le sue doti creative negli anni successivi. Nel 1894 inventa un ascensore. L'anno successivo brevetta il bloccaggio rack per cappelli, cappotti e ombrelloni: il dispositivo è stato utilizzato per la detenzione di vestiti in modo sicuro in ristoranti, alberghi e uffici. Seguì una versione migliorata di un sostegno per libri e un metodo per fare camere sanitarie e clima controllato, definito "un apparato per il raffreddamento e disinfezione": praticamente il precursore dell'attuale condizionatore. Il dispositivo fu utilizzato con grande successo negli ospedali, impedendo alla polvere ed alle particelle di circolare nelle stanze dei pazienti e nelle aree pubbliche. Per tutto il resto della sua vita, Latimer continuò a escogitare modi per migliorare vita pubblica quotidiana, contribuendo anche a migliorare i diritti civili dei cittadini di colore negli Stati Uniti di America. Dipinse anche ritratti, scrisse poesie e compose musica per gli amici e la famiglia. Lewis Latimer morì l'11 dicembre 1928, lasciando dietro di sé un'eredità che gran parte del mondo oggi gli deve. Latimer si sposò con Mary Wilson, il 10 dicembre 1873 e in seguito ebbe due figlie, Emma Jeanette (nata il 12 giugno 1883) e Louise Rebecca (nata il 19 aprile 1890). Sua moglie Maria era nata nel Rhode Island. Fu inserito nella National Inventors Hall of Fame per il suo lavoro sul miglioramento delle tecniche di produzione dei filamenti di carbonio per la fabbricazione delle lampadine. Fu anche uno dei membri fondatori della New York Unitarian Church di Flushing. La casa di Latimer venne spostata in un piccolo parco a Flushing e trasformata in un museo, in onore dell'inventore. Un gruppo di appartamenti a Flushing è stato chiamato "Latimer Gardens". La scuola sita al 56 di Clinton Hill (Brooklyn) prende il nome da Lewis H. Latimer.

giovedì 13 agosto 2026

John Logie Baird



John Logie Baird
(Helensburgh, 13 ago 1888 Bexhill-on-Sea, 14 giu 1946)
è stato un
inventore britannico, pioniere della televisione.

Dopo la prima guerra mondiale, più precisamente il 2 ottobre 1925, invia a distanza un'immagine televisiva vera e propria formata da 28 linee. Come soggetto si offre il suo fattorino William Taynton, che diviene quindi il primo uomo della storia a comparire in televisione. La televisione di Baird era costituita da un sistema di scansione meccanico: un disco di Nipkow girava davanti agli elementi sensibili di selenio, e istante dopo istante si otteneva un valore elettrico corrispondente alla luminosità di un punto dell'immagine, riga dopo riga. Il principio è insomma esattamente quello che viene usato ancor oggi, ma con un sistema di scansione elettronica. Il visore era costituito da un altro disco di Nipkow, che girava davanti ad una lampada al neon comandata dal segnale modulato a seconda della luminosità dei punti letti istante dopo istante: in pratica, si comandava la corrente di scarica del neon. I dischi dei due apparecchi (lo "scanner" e il visore) erano naturalmente sincronizzati. La televisione elettronica si impernia sul tubo catodico, né più né meno di come quella a scansione meccanica si fonda sul disco di Nipkow.

Morì a 57 anni a causa di un ictus.

mercoledì 12 agosto 2026

Vitus Bering


Vitus Jonassen Bering, noto anche come Ivan Ivanovič Bering 
(Horsens, 12  ago 1681 Isola di Bering, 19 dic 1741)

è stato un esploratore e cartografo danese, ufficiale della Marina dell'Impero russo. Noto per essere stato a capo di due importadnti speizioni russe: la prima e la seconda spedizione in Kamčatka. Nato nello Jutland, morì probabilmente di scorbuto, insieme ad altri 18 membri dell'equipaggio, nel mare di Bering, sull'isola che da allora porta il suo nome. Sono stati chiamati in suo onore anche lo stretto di Bering, il ghiacciaio di Bering e la Beringia (l'antica striscia di terra che collegava l'Alaska e la Siberia). Ufficiale di marina nel suo Paese si unì alla Marina imperiale russa nel 1704 prestando servizio in ruoli importanti, ma non di combattimento, durante la grande guerra del nord. Venne in seguito messo a capo della prima spedizione in Kamčatka dallo zar Pietro il Grande con l'incarico di scoprire se l'America e l'Asia fossero collegate. Bering partì da San Pietroburgo nel febbraio del 1725 come capo di una spedizione di 34 uomini, supportato dall'esperienza dei tenenti Martin Spangberg e Aleksej Čirikov. Diretti verso Ochotsk, incontrarono molte difficoltà (in particolare la mancanza di cibo) prima di arrivare alla colonia. Da lì, gli uomini salparono verso la penisola di Kamčatka dove allestirono nuove navi per navigare verso nord (ripetendo il viaggio poco documentato fatto da Semën Dežnëv ottant'anni prima). Nell'agosto del 1728, Bering decise di avere prove sufficienti dell'esistenza di un mare tra l'Asia e l'America pur senza aver avvistato le coste americane. Per la prima spedizione, Bering fu ricompensato con denaro, prestigio e una promozione al rango di capitano comandante. Immediatamente iniziò i preparativi per un secondo viaggio. Tornò a Ochotsk con una spedizione molto più grande, meglio preparata e molto più ambiziosa: la cosiddetta seconda spedizione in Kamčatka, durante il regno dell'imperatrice Anna. La spedizione era molto articolata, il distaccamento di Bering e Aleksej Čirikov, a bordo rispettivamenti delle navi San Pietro e la San Paolo partirono il 4 giugno 1741 dalla baia dell'Avača, dal forte che in seguito sarebbe divenuto la città di Petropavlovsk-Kamčatskij, diretti verso l'America del nord, ma una tempesta separò le navi. Bering avvistò questa volta la costa meridionale dell'Alaska e il monte Saint Elias e uno sbarco fu effettuato a Kayak Island. Le condizioni avverse costrinsero Bering a tornare e durante il ritorno documentò la scoperta dell'isola Kodiak e alcune delle isole Aleutine. Uno dei marinai (Nikita Šumagin) morì e fu sepolto su una di queste isole, e Bering chiamò il gruppo insulare isole Shumagin in suo ricordo. Bering stesso era troppo malato per comandare la sua nave, che fu infine spinta a cercare rifugio su un'isola disabitata nel gruppo delle isole del Commodoro nel sud-ovest del mare di Bering, vicino alla penisola di Kamchatka. Il 19 dicembre 1741 Vitus Bering morì sull'isola, a cui fu dato in seguito il nome di isola di Bering, insieme a 28 uomini del suo equipaggio. Secondo quanto riferito la causa della morte fu lo scorbuto.  Il medico e naturalista tedesco Georg Wilhelm Steller, uno dei pochi uomini della spedizione che tornarono vivi in Europa, redasse un diario della spedizione. Fu nel 1946 che alcuni cacciatori di pellicce rinvennero i resti del suo accampamento e solo nel 1991 una spedizione russo-danese cercò e trovò i resti di Bering, per poi trasportarli in Russia, dove vennero studiati. Gli esami ai denti non evidenziarono segni di scorbuto. Effettivamente il decorso della malattia era stato insolitamente rapido, ed era cominciato poco tempo dopo l'inizio del viaggio di ritorno dall'Alaska, quando verosimilmente Bering e i suoi compagni avevano ancora a disposizione alimenti freschi. Le cause della sua malattia sono quindi sconosciute. Basandosi sulle analisi fatte a Mosca e sul rapporto originale di Steller, l'insufficienza cardiaca fu la probabile causa di morte. I suoi resti furono poi riportati sull'isola di Bering

Isaac Merrit Singer

 

Isaac Merrit Singer
(Pittstown, 27 ottobre 1811Paignton, 23 luglio 1875)
è stato un inventore e imprenditore statunitense.Marito della modella Isabella Eugénie Boyer, nel 1851 brevettò la macchina per cucire domestica, azionata tramite pedale e nello stesso anno fondò la I. M. Singer, società produttrice di macchine per cucire. Nel 1863 Singer impose un taglio ancor più imprenditoriale ed aumentò la produttività dell'azienda, che prese il nome di Singer Manifacturing Company. 

mercoledì 29 luglio 2026

Walter Hunt

Walter Hunt
(Martinsburg, 29 luglio 1796New York, 8 giugno 1859
è stato un inventore statunitense.

Nell'arco della sua attività è diventato famoso per essere stato un prolifico inventore, in particolare della macchina per cucire (1833), della spilla di sicurezza (1849), fu un precursore della carabina Winchester, l'inventore della filatura del lino, dell'arrotatura dei coltelli, della campanella per il tram, della stufa a carbone di legna, della pietra artificiale, della spazzatrice, del velocipede e dello spazzaneveEgli non si rese subito conto del significato di molte delle sue invenzioni, oggi alla base di oggetti di uso generalizzato. Inventò la spilla di sicurezza vendendo il brevetto per le somma irrisoria di 400 dollari (circa 10 000 dollari nel 2008) alla W R Grace and Company, per saldare un debito di 15 dollari. Non volle brevettare la sua macchina per cucire perché temeva che avrebbe creato disoccupazione tra le sarte, ciò portò ad una causa, nel 1854, quando la macchina venne re-inventata da Elias Howe; la macchina di Hunt dimostrò di avere dei difetti di progettazione che limitavano il suo uso pratico. Progetto anche un fucile a ripetizione, il Volition Repeating Rifle nel 1848 ed ideò una cartuccia, la rocket ball. Allo scopo di ottenere i brevetti per le sue invenzioni, Hunt ricorse ai servizi di Charles Grafton Page, un avvocato specializzato in brevetti che aveva precedentemente lavorato presso l'US Patent Office. Come Howe, Hunt è sepolto nel Green-Wood Cemetery di Brooklyn.


venerdì 29 maggio 2026

Philippe Lebon

Philippe Lebon
(Brachay, 29 maggio 1767 Parigi, 1º dicembre 1804)
è stato un
inventore francese.

Nel 1786 brevettò il primo sistema di illuminazione a gas della storia; morì assassinato. Philippe Lebon era un chimico. Per dimostrare l'efficacia e i vantaggi delle sue "termolampade", affittò a Parigi un palazzo privato nell'isola di Saint Louis e vi allestì un laboratorio. In seguito, egli installò un circuito d'illuminazione di sua invenzione per illuminare la facciata , l'interno e anche il parco del municipio di Seignelay; i parigini, pagando un modico prezzo d'ingresso, poterono ammirare un nuovo tipo d'illuminazione: bastava aprire alcuni rubinetti e accendere il gas che usciva da tutti i tubi installati per ottenere una vivida luce; il gas utilizzato, era semplicemente quello che si libera dal legno che viene scaldato per distillarlo

giovedì 19 marzo 2026

Giuseppe Ravizza



Giuseppe Ravizza 
è stato un inventore italiano. 
A lui, grazie all'incontro con l'inventore Pietro Conti, si deve la prima macchina per scrivere.

Ravizza  dedicò quasi tutta la sua vita allo studio del problema della scrittura a macchina. Proveniva da un'illustre benestante famiglia novarese (uno dei suoi antenati fu Benedetto Cortesella, detto il Rozzo, uno dei capi lombardi alla prima Crociata) e si laureò in legge controvoglia, solo per compiacere il suo tutore che non gli aveva permesso di seguire gli studi di ingegneria verso cui si sentiva portato. Infatti non vestì quasi mai la toga ed invece di coltivare gli studi giuridici si diede, poco più che ventenne, allo studio del problema della scrittura a macchina. Fra l'altro aveva anche interessi storici e si cimentò in opere che gli valsero la considerazione e l'amicizia del Mommsen. Come molti altri inventori anche se la sua invenzione non fu disconosciuta o derisa, fu comunque sottovalutata. I suoi stessi amici e familiari non sopportavano vederlo perdere il suo tempo, sporcandosi le mani e gli abiti e, quel che era peggio, spendere ingenti somme (si calcola che abbia speso nel suoi tentativi oltre centomila lire) per costruire meccanismi considerati inutili. Dopo la laurea in legge, svolse durante i primi anni la professione di avvocato a Novara e di sindaco a Nibbiola. In quel periodo, venne a sapere che un certo ing. Pietro Conti di Cilavegna (1796 – 1856), stava studiando una macchina capace di scrivere meccanicamente. Incontrato Conti, nel 1835 impiantò un laboratorio in casa e cominciò a progettare una macchina per scrivere. Nel 1866 sposò Alessandrina Massini, una filantropa italianaemancipazionista, anticipatrice dei movimenti femministi, e la loro casa divenne ben presto un frequentato salotto borghese. Ravizza imputa la colpa dell'insuccesso alla cattiva esecuzione, ma le ragioni invece furono altre e si identificarono soprattutto nell'incomprensione dei contemporanei. A 74 anni, stanco e ormai malato, nel suo diario scrisse:

«Ormai di questa macchina, cura precipua di tutta la mia vita, comincio a disperare. Benché così presso al trionfo, vedendo che la mia salute non accenna a migliorare, temo che non mi basti la vita. Sia fatta la volontà di Dio.»

Morì pochi mesi dopo, mentre dall'America, la Remington, vendeva nel mondo le sue macchine da scrivere, nelle quali venivano applicati i principi su cui si basava la sua invenzione. Quando era in vita non gli fu mai riconosciuta la priorità della sua invenzione. Nel 1868 l'americano Christopher Latham Sholes (1819 – 1890) brevettò, per conto della Remington, una macchina da scrivere che si basava su principi del tutto identici a quelli della macchina di Ravizza. Siccome il Cembalo scrivano fu esposto anche in Inghilterra, si pensa che l'americano conoscesse la macchina dell'italiano. Inoltre il cembalo scrivano presentava dei congegni in più quali la possibilità di ottenere, a seconda dell'esigenza, le lettere maiuscole o minuscole, cosa che non era presente nella macchina della Remington. Un altro indizio era l'assenza del campanellino che suonava a fine riga, del quale era già dotato il cembalo scrivano. Tutto ciò faceva sospettare che Sholes avesse approfittato dell'invenzione del Ravizza. Il 29 gennaio 1940, il Podestà di Ivrea, per conto della Soc. An. Olivetti, donò al Museo Civico del Broletto di Novara, un modello del Cembalo scrivano dell'avv. Giuseppe Ravizza con tutti i brevetti attinenti che documentavano la priorità italiana nell'invenzione della macchina da scrivere.

domenica 1 febbraio 2026

Antonio Michela Zucco

Antonio Michela Zucco 
(
San Giorgio Canavese1º febbraio 1815 – Quassolo24 dicembre 1886)
è stato un 
inventore italiano. 

Compì i suoi studi presso la Regia Accademia Albertina di Torino e si dedicò all'insegnamento presso vari Comuni del Canavese e infine a Ivrea. Per tutta la vita studiò, il più approfonditamente possibile per quegli anni, il linguaggio umano, gli organi anatomici preposti alla produzione dei suoni, i valori fonetici. Classificò gli elementi occorrenti alla formazione di tutte le sillabe di cui sono composti i vocaboli e diede a ognuno una espressione grafica, un simbolo e un valore numerico al fine di stabilirne l'esatta pronunzia.All'epoca questo tipo di ricerche era assolutamente d'avanguardia e d'altra parte gli studi e gli esperimenti sulla scrittura fonetica sono tuttora molto recenti. Ideò un meccanismo per riuscire a registrare con assoluta precisione i simboli corrispondenti a raggruppamenti fonici con la stessa velocità con la quale fluiscono dalle labbra di chi parla. La genialità del sistema, che consiste nella diversa combinazione di soli sei comunissimi segni con i quali si ottengono le sillabe dell'alfabeto e di conseguenza le sillabe, sta nella semplicità e nella chiarezza, caratteristiche che permisero e permettono tuttora alte velocità di registrazione. Coadiuvato da abilissimi artigiani di Ivrea e di Torino e alle prese con problemi tecnici di quasi impossibile soluzione in quel periodo storico, finalmente Antonio Michela Zucco nel 1863 poté illustrare al II Congresso Pedagogico che si tenne a Milano a Palazzo Brera il suo sistema di stenografia, Metodo Michela, "a processo sillabico istantaneo mediante piccolo e portatile apparecchio a tastiera". La macchina suscitò immediatamente grande interesse perché si intuivano le sue molte possibilità di applicazione, e non solo in Italia (il Consiglio Municipale di Torino fu probabilmente il primo organo collegiale ad avere un resoconto stenografico immediato della sua seduta del 20 gennaio 1879) ma anche in Francia dove, come riportano gli "Annales Industrielles" del 27 febbraio 1881, era stata eseguita il 24 dello stesso mese una dimostrazione nell'aula del Consiglio Municipale di Parigi a Palazzo Borbone. Lo stesso Garibaldi, con lettera del 16 dicembre 1877 da Caprera, dichiarava: «Desidero che l'utilissima scoperta del professor Michela sia messa in opera» Nel 1878 la macchina ottenne il brevetto italiano e nel 1879 quello statunitense dell'U.S. Patent Office. Alla grande Esposizione Universale di Parigi del 1878 le fu assegnata solo la medaglia d'argento e non d'oro, non avendo voluto l'inventore pubblicare le particolarità tecniche dell'invenzione. Nel 1881 vinse la medaglia d'oro alla Esposizione di Milano e nel 1884 a quella di Torino.  Nel 1881 fu adottata per la resocontazione stenografica dei lavori parlamentari del Senato, attività che è proseguita ininterrottamente fino a oggi (la macchina Michela attuale è del tutto computerizzata e consente la trascrizione immediata e in chiaro dei dibattiti) Antonio Michela Zucco prevedeva intanto altri sviluppi della sua invenzione. Già nella relazione allegata all'attestato di privativa industriale scriveva:

«"Il presente processo sillabico, oltre alla stenografia, è ancora applicabile ai seguenti casi: a) per la lettura e scrittura dei ciechi; b) per la riproduzione di un discorso per mezzo dell'elettricità; c) per utilizzare la recente portentosa invenzione del telefono". E a questi traguardi si indirizzarono dal 1880 in poi i suoi interessi scientifici e la sua attività. In Francia studi approfonditi sul sistema e sulla macchina erano stati compiuti dall'ing. G. A. Cassagnes, il quale negli Annales Industrielles del 27 febbraio 1881 ne aveva presentato una relazione particolareggiata. Insieme a lui l'inventore puntò all'obbiettivo di applicare il sistema Michela al telegrafo. L'interesse era vivissimo e se ne comprende il motivo guardando le cifre di rendimento dei principali apparecchi telegrafici dell'epoca (linea da 600 a 700 km): Morse semplice, 25 dispacci di 20 parole all'ora (parole 500); Hughes, 60 dispacci di 20 parole all'ora (parole 1.200); Meyer a tastiera, 25 dispacci di 20 parole all'ora (parole 500); Baudot a tastiera, 40 dispacci di 20 parole all'ora (parole 800); Wheatstone, 90 dispacci di 20 parole all'ora (parole 1.800); Stenotelegrafo Cassagnes a tastiera, 500 dispacci di 20 parole all'ora (parole 10.000).»

Furono eseguiti numerosissimi esperimenti tra Parigi (Ministère de Télégraphes), Orleans, Tour, Le Havre e varie altre città a distanza sempre maggiore. Gli "Annales Industrielles" del 4 aprile 1886 ne presentarono una meticolosa relazione. Le dimostrazioni ebbero tutte positivi e promettenti risultati, così le prove e gli esperimenti proseguirono. Un notevole passo avanti fu compiuto con l'applicazione di bande perforate e di trasmettitori automatici[1]. Due allievi del Michela, Luigi Saudino e particolarmente Giuseppe Vincenti idearono congegni più semplici di quello dell'ingegnere francese e progettarono lo steno-telegrafo. Ma la scoperta della radio nell'anno 1896 diminuì enormemente l'interesse verso questi esperimenti per fare del telegrafo un mezzo di comunicazione di impensabile velocità ed essi cessarono. La ricerca scientifica e tecnologica prese altre strade e questa, che sarebbe stata di enorme utilità anche parallelamente alla radio, venne abbandonata. L'inventore non ebbe la fortuna di assistere alla grandiosa invenzione della radio. Pur addolorato per la fine degli esperimenti con il telegrafo, chissà quali altri campi si sarebbero schiusi alla sua vivace intelligenza. Del suo continuo interessamento ai problemi matematici e geometrici ci restano purtroppo solo due relazioni su “Proprietà caratteristiche comuni alla periferia del circolo e al perimetro del quadrato equivalente” e soprattutto su “Proposta di un invariabile rapporto tra periferia e raggio, dimostrato con cinque teoremi”. Amava la musica e fondò la banda del suo Comune. Nel Museo Etnografico di S. Giorgio Canavese è esposta una pianola meccanica (spinetta a cilindri) fatta nel 1884 sul prototipo da lui costruito. Anche in questo caso l'interesse dello studioso si spingeva dagli studi speculativi alle applicazioni pratiche. Ritiratosi dall'insegnamento, lavorò intensamente al completamento del “Sistema fonografico universale a mano”, che con un numero limitatissimo di segni riusciva a scrivere manualmente qualunque parola in qualsiasi lingua. Il sistema fu pubblicato nel 1885 e illustrato dall'inventore alla Società Filotecnica Torinese (l'adozione di questo alfabeto universale fu allora molto caldeggiata anche presso il Ministero della Pubblica Istruzione e certamente sarebbe stata utilissima soprattutto per l'apprendimento delle lingue, riuscendo a registrarne l'esatta pronunzia. Gli studenti, ad esempio, sui dizionari italo-inglesi avrebbero trovato già, a fine Ottocento, la pronunzia precisa che solo da pochi anni ci si sforza di trascrivere con i più recenti metodi). Nel pieno dei suoi studi e delle sue realizzazioni, premiato dal Ministero della Pubblica Istruzione con la medaglia d'argento al merito scolastico e ricompensato dal Re con la nomina a Cavaliere dell'Ordine Mauriziano, morì il 24 dicembre 1886. Intanto la macchina Michela continuava a essere, presso il Senato, la testimone sicura e fedele della vita parlamentare italiana. Quando cominciò a operare, nell'infuocato clima politico del periodo compreso tra i governi Cairoli, Depretis, Crispi, registrò le discussioni sull'abolizione della tassa sul macinato, sulla legge speciale per Roma capitale, sulla legge elettorale, sulla legge relativa al lavoro dei fanciulli, sulla riforma universitaria. È interessante notare che nel primo gruppo di stenografi vi erano due donne, Anna Violetta e Luisa Gillio. E così, legislatura dopo legislatura, la storia d'Italia è passata sui tasti della Michela: il Regno, la I guerra mondiale, il fascismo, la II guerra mondiale, la Repubblica. In tutti quegli anni la macchina rimase invariata, essendo perfettamente idonea alle esigenze della attività parlamentare. A riprova del rilievo assunto negli anni dal sistema, anche a livello europeo, si osserva che una macchina Michela è stata esposta alla mostra permanente “Les grandes heures du Parlament”, realizzata a Parigi per iniziativa dell'Assemblée Nationale nello Château de VersaillesGli stenografi del Senato hanno conseguito ai campionati di stenografia quattro titoli mondiali (1979, 1983, 1985, e 1995) e dal 1977 al 1996 tutti i titoli italiani. Nel corso degli ultimi decenni la Michela, pur continuando a basarsi sul meccanismi non troppo dissimili da quelli dei primi esemplari, ha adottato via via le più aggiornate tecnologie informatiche e il medesimo protocollo di comunicazione adottato dalle tastiere musicali (MIDI), fino a divenire uno dei più veloci sistemi di inserimento dati oggi esistente. Di recente il sistema è divenuto disponibile anche su piattaforme OpenSource. Filmato audio Plover with Michela-MIDI, su YouTube.


Ancora oggi al senato


Ghianda acrostico