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sabato 31 gennaio 2026

Cerco un segno tuo in tutte le altre

Cerco un segno tuo in tutte le altre,
nel brusco, ondeggiante fiume delle donne,
trecce, occhi appena sommersi,
piedi chiari che scivolano navigando nella schiuma.

D'improvviso mi sembra di scorger le tue unghie
oblunghe, fuggitive, nipoti di un ciliegio,
altra volta è la tua chioma che mi passa e mi sembra
di vedere ardere nell'acqua il tuo ritratto di fuoco.

Guardai, ma nessuna recava il tuo palpito,
la tua luce, la creta oscura che portasti dal bosco,
nessuna ebbe le tue minuscole orecchie.

Tu sei totale e breve, di tutte sei una,
così con te vo' percorrendo e amando
un ampio Mississippi d'estuario femminile.

Pablo Neruda

giovedì 8 gennaio 2026

Tieni chi ami vicino a te



Tieni chi ami vicino a te

Tieni chi ami vicino a te,
digli quanto bisogno hai di loro,
amali e trattali bene,
trova il tempo per dirgli
mi spiace,
perdonami,
per favore,
grazie
e tutte le parole d’amore che conosci.

Pablo Neruda

martedì 11 novembre 2025

martedì 14 ottobre 2025

QUANDO I GENITORI INVECCHIANO

Lasciali invecchiare
con lo stesso amore
con cui ti hanno fatto crescere...
lasciali parlare e raccontare
ripetutamente storie
con la stessa pazienza e interesse
con cui hanno ascoltato le tue
quando eri bambino...
lasciali vincere, come tante volte
loro ti hanno lasciato vincere...
lasciali godere dei loro amici,
delle chiacchiere con i loro nipoti...
lasciali godere vivendo
tra gli oggetti che li hanno accompagnati
per molto tempo,
perché soffrono sentendo
che gli strappi pezzi della loro vita...
lasciali sbagliare,
come tante volte ti sei sbagliato tu...
LASCIALI VIVERE e cerca di renderli felici. Vivi insieme a loro l'ultimo tratto
del cammino da percorrere,
allo stesso modo in cui loro
ti hanno dato la loro mano
quando iniziavi i tuoi
P. Neruda

martedì 7 ottobre 2025

Luna di città, luna di mare

Luna della città
mi sembri
stanca,
più stanca
più triste
più ricolma di fumo.
D'un tratto
arrivo
vicino al mare
e un'altra luna
mi sembri:
bianca,
bagnata e fresca,
giovane
come una perla.

Pablo Neruda

sabato 6 maggio 2023

Non incolpare nessuno

Non incolpare nessuno,
non lamentarti mai di nessuno,
di niente, perché in fondo
Tu hai fatto quello che volevi nella vita.

Accetta la difficoltà di costruire te stesso
ed il valore di cominciare a correggerti.
Il trionfo del vero uomo proviene dalle ceneri dei suoi errori.

Non lamentarti mai della tua solitudine o della tua sorte,
affrontala con valore e accettala.

In un modo o in un altro è il risultato delle tue azioni
e la prova che Tu sempre devi vincere.

Non amareggiarti del tuo fallimento
né attribuirlo agli altri.

Accettati adesso o continuerai
a giustificarti come un bimbo.
Ricordati che qualsiasi momento
è buono per cominciare
e che nessuno é così terribile per cedere.

Non dimenticare che la causa del tuo presente
é il tuo passato,
come la causa del tuo futuro
sarà il tuo presente.

I tuoi problemi,
senza alimentarli, moriranno.
Impara a nascere dal dolore
e ad essere piú grande,
che è il più grande degli ostacoli.

Guarda te stesso allo specchio
e sarai libero e forte
e finirai di essere una marionetta delle circostanze,
perché tu stesso sei il tuo destino.

Alzati e guarda il sole nelle mattine
e respira la luce dell’alba.

Tu sei la parte della forza della tua vita.
Adesso svegliati, combatti,
cammina, deciditi e trionferai nella vita;
Non pensare mai al destino,
perché il destino è il pretesto dei falliti.

Pablo Neruda

domenica 19 febbraio 2023

Gente di terra italiana


Ho percorso le strade
sono andato per monti.

Le vigne m'hanno coperto
della lor tunica verde,
ho assaggiato il vino e l'acqua.

Tra le mie mani
è volata la farina,
è scivolato l'olio,
ma
è il popolo d'Italia
il prodotto più fine della terra.

Sono andato nelle fabbriche,
ho conversato con gli uomini,
conosco il sorriso
bianco dei volti anneriti,
ed è come una dura farina quel sorriso:
la terra aspra è il suo mulino.

Sono andato
tra i pescatori delle isole,
conosco il canto
di un uomo solo,
solo nelle pietro se solitudini,
ho ritirato le reti del pesce,
ho visto, sui declivi calcinati
del sud, raschiare le viscere
della terra più povera...

Italia, la misura
dell'uomo sempre innalzi .
come il granaio il frumento,
accumulando granelli,
capitale, tesoro puro,
germinazione profonda
della delicatezza e della speranza.

Nel mattino
la più antica
delle donne, grigia color ulivo,
mi portava
fiori di roccia, rose strappate
al difficile profilo dei pendii.

Rose e olio verde, erano i doni
che io raccolsi, ma
soprattutto
saggezza e canto
ho appreso dalle tue isole.

Dovunque vado porterò nelle mie mani
come fosse il tatto
di un legno puro,
musicale e fragrante
che le mie dita conservino,
il passo degli esseri,
la voce e la sostanza,
la lotta e il sorriso,
le rose e l'olio,
la terra, l'acqua, il vino
della tua terra e del tuo popolo.

 Pablo Neruda

lunedì 14 marzo 2022

Marzo

 

Ancora non se n'è andato l'inverno
Il melo appare trasformato d'improvviso
in cascate di stelle odorose .
Pablo Neruda.

mercoledì 27 ottobre 2021

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.


Scrivere, per esempio. “La notte è stellata,
e tremano, azzurri, gli astri in lontananza”.

E il vento della notte gira nel cielo e canta.

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Io l’ho amata e a volte anche lei mi amava.

In notti come questa l’ho tenuta tra le braccia.
L’ho baciata tante volte sotto il cielo infinito.

Lei mi ha amato e a volte anch’io l’amavo.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Pensare che non l’ho più. Sentire che l’ho persa.

Sentire la notte immensa, ancor più immensa senza di lei.
E il verso scende sull’anima come la rugiada sul prato.

Poco importa che il mio amore non abbia saputo fermarla.
La notte è stellata e lei non è con me.

Questo è tutto. Lontano, qualcuno canta. Lontano.
La mia anima non si rassegna d’averla persa.

Come per avvicinarla, il mio sguardo la cerca.
Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.

La stessa notte che sbianca gli stessi alberi.
Noi, quelli d’allora, già non siamo gli stessi.

Io non l’amo più, è vero, ma quanto l’ho amata.
La mia voce cercava il vento per arrivare alle sue orecchie.

D’un altro. Sarà d’un altro. Come prima dei miei baci.
La sua voce, il suo corpo chiaro. I suoi occhi infiniti.
Ormai non l’amo più, è vero, ma forse l’amo ancora.
E’ così breve l’amore e così lungo l’oblio.

E siccome in notti come questa l’ho tenuta tra le braccia,
la mia anima non si rassegna d’averla persa.

Benché questo sia l’ultimo dolore che lei mi causa,
e questi gli ultimi versi che io le scrivo.

 Pablo Neruda.

 

lunedì 12 luglio 2021

Oh Estate!

 



Oh estate
abbondante,
carro
di mele
mature,
bocca
di fragola
in mezzo al verde,
labbra
di susina selvatica,
strade
di morbida polvere
sopra
la polvere,
mezzogiorno,
tamburo
di rame rosso,
e a sera
riposa
il fuoco,
la brezza
fa ballare
il trifoglio, entra
nell’officina deserta;
sale
una stella
fresca
verso il cielo
cupo,
crepita
senza bruciare
la notte
dell’estate.
 
Pablo Neruda

Al piede dal suo bambino

Al Pie Desde Su Niño
Al piede dal suo bambino

Il piede del bimbo non sa ancora di essere piede,
e vuole essere farfalla o mela.
Ma presto i vetri e le pietre,
le strade, le scale,
e i cammini della dura terra
insegnano al piede che non può volare,
che non può essere frutto rotondo sul ramo.
Il piede del bimbo allora
è stato sconfitto, è caduto
in battaglia,
è stato fatto prigioniero,
condannato a vivere in una scarpa.
Poco a poco senza luce
ha cominciato a conoscere il mondo a suo modo,
senza conoscere l'altro piede, chiuso,
esplorando la vita come un cieco.
Quelle tenere unghie
di quarzo, di grappolo,
induriscono, si trasformano
in opaca sostanza, duro corno,
e i piccoli petali del bimbo
deformati, squilibrati,
prendono forma di rettili senza occhi,
teste triangolari di lombrico.
Rapidamente sono incalliti,
si sono coperti
con piccolissimi vulcani di morte,
inaccettabili durezze.
Ma questo cieco è andato
senza tregua, senza fermarsi
ora dopo ora,
il piede e l'altro piede,
ora di uomo
o di donna,
sopra,
sotto
per campi e miniere,
magazzini e ministeri,
dietro,
fuori, dentro,
avanti,
questo piede ha camminato con la sua scarpa,
e ha avuto appena il tempo
di stare nudo nell'amore o nel sonno,
ha camminato, hanno camminato
fino a quando l'intero uomo si è fermato.
E allora è sceso nella terra
senza sapere nulla,
perché lì tutto proprio tutto è oscuro,
non ha saputo di aver smesso di essere piede,
se è stato interrato per volare
o per poter infine
essere mela.

Pablo Neruda

domenica 25 aprile 2021

Per il mio cuore basta il tuo petto

Per il mio cuore basta il tuo petto,
per la tua libertà bastano le mie ali.
Dalla mia bocca arriverà fino in cielo
ciò che stava sopito sulla tua anima.
E' in te l'illusione di ogni giorno.
Giungi come la rugiada sulle corolle.
Scavi l'orizzonte con la tua assenza.
Eternamente in fuga come l'onda.
Ho detto che cantavi nel vento
come i pini e come gli alberi maestri delle navi.
Come quelli sei alta e taciturna.
E di colpo ti rattristi, come un viaggio.
Accogliente come una vecchia strada.
Ti popolano echi e voci nostalgiche.
Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono
gli uccelli che dormivano nella tua anima.
Pablo Neruda

Ci donarono