Visualizzazione post con etichetta Angelo Silvio Novaro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Angelo Silvio Novaro. Mostra tutti i post

giovedì 4 settembre 2025

Il pianto della Madonna

 

Con le lacrime, con che duolo
contempli il tuo Figliuolo
che mano feroce
costrinse alla croce!

Con che cuore, ohimè, lo vedi,
trafitto nei polsi e nei piedi
e ferito di punta e di lancia,
livido il petto, livida la guancia!

E ti stringi col seno e i ginocchi
al sacrosanto legno,
e piangi, piangi senza ritegno
e sul tuo disfatto viso
cola il sangue dell’ucciso!

Nel mentre la terra trema
e il sole viene meno
accoglilo sul seno,
bacialo piano piano
sul costato e sulla mano
e sulle palpebre chiuse
il Diletto che il sangue effuse:
e poi lascia che i pietosi
l’ungano con oli odorosi
e riceva a notte oscura
furtiva sepoltura!

Angiolo Silvio Novaro

 

domenica 3 agosto 2025

La natività di Gesù

Era il sole d’oro spento
sopra i monti di Giudea;
sordo il vento
per la scura valle cava
mugolava,
e Maria di Galilea
sul giumento
in Betlemme si rendea.
Ma Giuseppe a pie’ seguiva
la casta ombra di Maria.

Il presepe ove fumosa
una tremula fiammella
senza posa
agitava fosche larve,
ecco parve
una bianca sala bella
luminosa
a lei curva sulla sella.
Ella disse: “Lode al Ciel!”.
e smontò dall’asinel.

Una stuoia in terra stese
per suo letto, e lì, giuliva
sonno prese
con le palme al petto giunte:
ma tre punte,
tre di ferro, ahimé, sentiva
punte accese
trapassarla, in sogno, viva!
Nel dolore schiuse gli occhi…
stava il bimbo a’ suoi ginocchi.

Stava ignudo sulla stuoia,
e gemea, ché il gel gli dava
aspra noia.
Ella involse il fanciullino
dentro il lino,
lo depose nella cava
mangiatoia,
e con ansia lo guardava.
Sorrideva il buon Gesù:
non sentiva il gelo più.

Ma i pastori che l’armento
fissi vegliano alla notte,
erto il mento
sul vincastro, visto un lampo
dentro il campo
animare l’ombre rotte,
di spavento
sobbalzaron nelle grotte.
E cacciaronsi col volto
sul terreno, ansando molto.

E una voce: “Non temiate,”
disse: “Gioia in terra porto.
Esultate!
Nato è Cristo, il Salvatore.
Viva amore,
e sia l’odio al mondo morto!
Dio lodate,
per cui grazia il Figlio è sorto!”.
Così l’Angelo ammonì,
l’ali aperse, e poi sparì.

E i pastor’, scosse le brine
via nel vento che urla e sterpe,
per colline
e per monti con affanno
vanno, vanno,
e ritrovano il presepe
chiaro, alfine,
e in sull’uscio fanno siepe.
Siepe fanno, ed ecco un nimbo
d’oro avvolge culla e bimbo.

E tre Re, che schietta e ardente
dentro i ceruli vapori
d’Oriente
una stella ebbero a guida
muta e fida,
in ginocchio co’ pastori
umilmente
offerivano tesori.
Ma i pastori, ognuno die’
solo il cuor che avea con sé.

Tutta notte ginocchioni
vecchi Re con pastorelli
davan doni…
Quando alzarono le ciglia,
meraviglia!
Terra e cieli eran più belli,
e più buoni
eran gli uomini, (e fratelli!).
Mosse il bimbo allora un riso,
e si aperse il Paradiso.

 Angiolo Silvio Novaro

I

mercoledì 30 luglio 2025

Saluto al sereno

Saluto al sereno
Addio, rabbia di tempesta!
Addio, strepito di tuoni!
Vanno in fuga i nuvoloni,
e pulito il cielo resta.
Addio, pioggia! Qualche stilla
dai molli alberi si stacca:
ogni foglia, fiore o bacca
al novello sole brilla.
Consolato il mondo tace.
Su ciascuna afflitta cosa
come un balsamo si posa
la serena amica
Pace.
Angelo Silvio Novaro

martedì 29 luglio 2025

Temporale di sera.

Come un drago il temporale
scuro monta per il golfo
e sviluppa le sue ale.
Dalle nari fumo e zolfo,
dagli occhi schizza lampi,
ed abbaglia case e campi.

Dentro il ciel con sette ruote
muto aggirasi, e poi romba,
e col rombo il colle scuote;
poi su' tetti a un tratto piomba
crepitando, e tra' bagliori
graffia i vetri, e soffia: <<Muori!>>.

E il bambino che lo vede
dalla cuna, e che lo sente,
trasalisce di repente,
e alla mamma aiuto chiede.
E al suo collo savviticchia,
mentre il drago picchia picchia.

Ma, baciandolo sugli occhi:
_Non temer, tesoro caro_
ella dice_ch'ei ti tocchi.
Tu non sai che buon riparo
contro l'unghia della fiamma
sia la guardia della mamma..._

Il bambino s'addormenta.
Ella schiude la finestra.
C'è un odor fresco di menta
dentro l'aria, e di ginestra.
Pace immensa. E sulla cuna
posa, l'impida, la luna.

Angiolo Silvio Novaro

.


giovedì 17 luglio 2025

Il coricarsi del sole

 

Bello il sole che va sotto!
Che dal rotto
montanino acuto ciglio
come un dardo
uno sguardo
lancia tremulo vermiglio!

Ferma il pie’ lo sperso errante
viandante
fin che il dardo ultimo giunga,
poi si volta
e nella folta
ombra mesto il passo allunga.

Ma le nubi, le comari,
su da’ mari
salgon vispe il ciel di rosa
a vedere
tra le nere
rupi il giovin sol che posa.

Posa in fondo a rupi orrende,
ma risplende
pur tra veglia e sonno ancora,
e il macigno
d’un sanguigno
lento palpito colora.

Notte intanto chiude i cieli,
getta veli
taciturni a valli e monti,
lega i venti
turbolenti,
e addolcisce il suon de’ fonti.

E sussurra: “Dormi, o bello
solicello!
Buona fu la tua fatica.
Nel passaggio
del tuo raggio
nacque il grano e uscì la spica.

Dormi, amore. Assai pe’ vasti
campi errasti!
Ogni reggia, ogni capanna
fu dal riso
del tuo viso
consolata. Ninna nanna!

Ninna nanna! Anche al mendico
fosti amico.
Si svegliò sul freddo suolo,
e nei mesti
occhi pesti
lo baciasti tu, tu solo!

Gli latraron dietro i cani
e gli umani,
ma tu fosti a lui compagno
fino a sera
quando nera
giunse l’ombra il suo calcagno.

Dormi, amore”. E dorme il sole
come vuole
madre notte, a pie’ dei monti.
Tace il vento
sonnolento.
Dolce suona il suon de’ fonti.

 Angiolo Silvio Novaro

 

mercoledì 9 luglio 2025

Non piove più

Non piove più ! Sui prati,

sotto il raggio del sole,
tra l’erba luccicante
s’aprono le viole….
Le galline sull’aria
ritronano a beccare,
e i fanciulli garruli
riprendono a saltare.
Tra i nidi della siepe
l’azzurra vinca sboccia;
ad ogni fior in seno
brilla ogni pura goccia.
L’aria odora di terra.
Su nel ciel sereno,
con sette bei colori,
brilla l’arcobaleno.

A. Silvio Novaro

giovedì 3 luglio 2025

La luna e il viandante

 


La luna, chiara com'acqua di vena
salita in solitudine serena
ride al viandante un riso di sirena
e pè casti silenzi l'accompagna.

Con un suo filo d'oro lo conduce,
gli rileva un profilo di montagna,
un rosaio, un ruscello che traluce,
e il cammino gli semina di luce.

Lungo le trite e polverose strade,
contornate di sassi, d'erbe rade,
gli bagna il cuore d'una grazia lenta
e di memorie e nostalgie lo invade:

e il  bastone e i pensieri gl'inargenta,
a nuovi sogni e lacrime lo induce,
gli rende un'ombra che il destino ha spenta
e in un letto fiorito lo addormenta.

Angiolo Silvio Novaro

domenica 22 giugno 2025

Lo svegliarsi

 

Con una rama di fiorite rose
batte l’aurora alle porte de’ cieli:
dorme il bambino ancora sotto i veli
dove la mamma tacita lo pose.

L’aurora batte con le rose accese,
la rondinella grida e allarga l’ale:
dorme il bambino in un silenzio eguale:
rose non vide, gridi non intese.

Sogna un dragone che gli mostra i denti,
e nel sogno si duole: “Ohimé ch’io moro!”.
Ma poi si sveglia, e trova raggi d’oro
sul davanzale, tremuli e ridenti.

Angiolo Silvio Novaro

 

domenica 9 marzo 2025

I Mille

A levante di Genova è una villa
nascosta negli aranci.
Qui, tra l’ombre appiattato,
come un ladro in agguato,
l’eroe attese. E vennero a drappelli,
cauti, furtivi, con taciti lanci,
intorno a lui nell’alberata fossa;
e tutti aveano la camicia rossa,
e tutti erano belli.

E giovinetti: da città e da monti
scesi, da tutte bande;
lasciando nelle case le fanciulle,
le madri, i vecchi tremuli e le culle,
portando in fondo al cuore
il sogno d’una Italia ottima e grande
e una sete di vincere infinita:
sdegnosi d’ogni umano bene, pronti
a donare la vita
come si dona un fiore.

Erano mille appena
i giovinetti araldi
della fortuna italica nascente:
mille contro un esercito potente
armato di cannoni,
mille inermi… che importa?
Avevano un coraggio da leoni,
era con loro l’anima risorta
dei martiri sepolti, e la serena
forza di Garibaldi!

Notte odorosa e tiepida di maggio
bella come nessuna!
In mezzo al cielo nitida e rotonda
campeggiava la luna.
Sotto il soave raggio
con Garibaldi scesero alla sponda;
e laggiù, fremebondi come schiavi
in catene, battean le carabine
contro la roccia risonante. E alfine
ebbero le due navi.

E salpavano. E via per le tranquille
serenità, sotto la bianca luna,
incontro alla fortuna
nuova d’Italia! 

Angiolo Silvio Novaro

giovedì 6 marzo 2025

San Francesco e le Creature

 

Agli uomini che avean elmo e corazza,
che avean la spada e la ferrata mazza,

Dicea: “Gesù nessuna guerra vuole,
Vuoi che vi amiate sotto il dolce sole”.

Dicea: “Gesù non vuol nessuna guerra
vuol che vi amiate sulla dolce terra.

La tortorella mai non piange sola:
Presso ha il compagno che la racconsola.

Le piccole api fanno lor cellette!
Concordi, e ognuna un po’ di miei vi mette;

Le rondinelle van per miglia e miglia
Concordi, e ognuna un chicco solo piglia.

Amatevi anche voi, dunque! Lasciate
Il ferro e l’ira! Amatevi e cantate!”.

 

E a quei che avean sol cenci, ai poverelli,
parlava come a teneri fratelli.

Dicea: “Se fame vi rimorde, o sete,
Vostro è il mio pan, vostro il mio vin: prendete!”.

E il bianco pan, l’alfore colme, i rari
panni, le fibbie, i nitidi calzari,

la morbida e sottil giubba di seta,
tutto ei donava con faccia lieta,

fin la cintura pallida d’argento:
e più donava e più vivea contento.

Ma quando nulla gli rimase  in dosso
fuor che un bigello assai ruvido e grosso,

a mo’ d’uccel che frulla, in un giocondo
impeto, uscì cantando in mezzo al mondo:

 

Lodato sia il Signore
a tutte l’ore!

Lodato sia che alzò i turchini cieli,
che dai notturni veli
delle tenebre oscure
cavò le palpitanti creature.

Cavò dal buio il sole,
il mio fratello sole!
Grande lo fe’, magnifico, raggiante,
a sé rassomigliante.

Lodato sia con mia sorella luna.
Bianca la fede il mio Signor come una
perla del mare,
e di gemmate rare
la volle incoronare!

Lodato sia col mio fratello fuoco.
Egli è robusto, allegro, ardimentoso:
veglia nell’ombra e non ha mai riposo,
monta ostinato e non si stanca al gioco.

Lodato sia con mia sorella acqua.
Pura la volle Iddio, semplice e casta:
serve all’uom preziosa,
bacia i fioretti e fugge vergognosa.

Lodato sia col mio fratello vento,
col nuvolo e sereno ed ogni tempo
onde ha ogni vita il suo sostentamento.

Lodato sia con la mia madre terra.
Assai tesori ella nel grembo serra,
e porta i frutti e la foresta acerba,
i fior, gli uccelli coloriti, e l’erba.

Mettete l’ali al cuore
e lodate il Signore!

 

Così cantava; e su gli eretti steli
rideano i fiori, e gli uomini crudeli

sentiano il cuor puro e leggiero farsi;
e i ruscelletti alla campagna sparsi

moveansi lesti ad abbracciargli il piede
come il fanciul che a un tratto il babbo vede;

e le irrequiete rondini dai tetti
facean silenzio, e giù pe’ chiari e schietti

azzurri a volo discendeano calme
a passeggiarli su le aperte palme.

Così cantava da mattina a sera;
e quando il buio intorno al capo gli era

sul nudo suol che gli facea da cuna
dormia sognando la sorella luna.

  di Angiolo Silvio Novaro

 

giovedì 13 febbraio 2025

Il Ruscello




C'era una volta un giovane ruscello
color di perla, che alla vecchia valle
tra molli giunchi e pratelline gialle
correva snello;

e c'era un bimbo, e gli tendea le mani
dicendo:- A che tutto cotesto foco?
Posa un po' qui! Si gioca un caro gioco,
se tu rimani.

Se tu rimani, o movi adagio i passi,
un lago nasce, e nell'argento fresco
della bell'acqua io con le mani pesco
gemme di sassi:

fermati adunque, non fuggir così!
L'uccello che cinguetta ora sul ramo
ancor cinguetterà, se noi giochiamo
taciti qui.

Rise il ruscello, e tremolò commosso
al cenno delle amiche mani tese:
e con tono di voce cortese
disse:-Non posso!

Vorrei: non posso! Il cuor mi vola: ho fretta!
A mezzo il piano, a leghe di cammino,
la sollecita ruota del mulino
c'è ,che mi aspetta;

e c'è la vispa e provvida massaia
che risciacquar la nuova tela deve
e sciorinarla, sì che al sole neve
candida paia;

e il gregge c'è, che a sera, porge il muso
avido a bere di quest'onda chiara
e gode s'io lo sazio, e poi ripara
contento al chiuso...

Lasciami adunque -terminò il ruscello-
correre dove il mio dover mi vuole;-
e giù nel piano, luccicando al sole,
disparve snello.

A.S.Novaro

lunedì 27 marzo 2023

Primavera soave s'avanza

Primavera soave s'avanza
col passo leggero di danza,
con le chiome raccolte in un velo
intessuto con raggi del cielo.
ha negli occhi la luce del sole
mista al sogno gentil delle viole;
al suo riso, alla  voce armoniosa,
trema il core, si schiude la rosa.
La salutan dai morbidi clivi
con la fronte d'argento gli olivi,
e la chiaman con cenni lontano
i cipressi sperduti nel piano.

A.S.Novaro

lunedì 20 marzo 2023

San Francesco e il lupo


Viveva un dì, narra un’antica voce,
intorno a Gubbio un lupo assai feroce
che aveva i denti più acuti che i mastini
e divorava uomini e bambini.
Dentro le mura piccole di Gubbio
stavano chiusi i cittadini e in dubbio
ciascuno della vita. La paura
non li lasciava uscire dalle mura.
E San Francesco venne a Gubbio, e intese
del lupo, delle stragi, delle offese;
ed ebbe un riso luminoso e fresco,
e disse: “O frati, incontro al lupo io esco!”.
Le donne avevano lacrime così
grosse, ma il Santo ilare e ardito uscì.
E a mezzo al bosco ritrovò il feroce
ispido lupo, e con amica voce
gli disse: “O lupo, mio fratello lupo,
perché mi guardi così ombroso e cupo?
Perché mi mostri quegli aguzzi denti?
Vieni un po’ qua, siedimi accosto, senti:
Io so che tu fai molto male a Gubbio
e tieni ognuno della vita in dubbio,
e so che rubi e uccidi e non perdoni
nemmeno ai bimbi, e mangi i tristi e i buoni:
Orbene, ascolta: come è vero il sole,
ciò che tu fai è male. Iddio non vuole!
Ma tu sei buono; e forse ti ha costretto
a ciò la fame. Ebbene, io ti prometto
che in Gubbio avrai d’ora in avanti il vitto:
ma tu prometti essere onesto e dritto
e non dare la minima molestia:
essere insomma una tranquilla bestia.
Prometti dunque tutto questo, di’?”.
Il lupo abbassò il capo, e fece: “Si!”.
“Davanti a Dio tu lo prometti?”. E in fede
il lupo alzò molto umilmente un piede.
Allora il Santo volse allegro il passo
a Gubbio, e il lupo dietro, a capo basso.
In Gubbio fu gran festa, immensi evviva:
scoppiò la gioia, e fino al ciel saliva.
E domestico il lupo entro rimase
le chiuse mura, e andava per le case
in mezzo ai bimbi come un vero agnello,
e leccava la gota a questo e a quello.
E poi morì. E fu da tutti pianto
e seppellito presso il campo santo.
 
Angiolo Silvio Novaro

 

Primavera è sulla soglia





Primavera è sulla soglia:
verzica l'erba sul prato
e si beve il sole grato
per la pùnta d'ogni foglia.
I monti escono dalla bruma,
peschi e mandorli novelli
sorgon ricchi di gioielli
su la terra nera che fuma.
Primavera è sulla soglia:
Le fontane tintinnano leggiere,
trema il cuore di piacere
e di cantare s'invoglia.
Canta, o cuore! Canta e suona!
E' così bello il creato
col suo mistero e il suo fato
e la vita è così buona.
 
A.S.Novaro

venerdì 17 marzo 2023

Ascolta questo consiglio.......


Quando tua madre non sarà più per te che un sacro ricordo,
allora il tuo cuore si riempirà di rimorsi,
perchè ti accorgerai di non averla saputa amare abbastanza.
Affrettati, dunque, a circondarla d'amore e di riconoscenza,
mentre ancora ti puoi specchiare nei suoi limpidi occhi.
non le renderai che in minima parte ciò che lei,
con inesausta tenerezza, ti dona.
 
Angelo Silvio Novaro.

 

lunedì 6 marzo 2023

Marzo

Marzo: una lacrimetta
che una ventata asciuga,
e qualche nuvoletta
che il sole mette in fuga.

Minaccia di bufera
e poi, tutto ad un tratto,
riso di primavera.
Oh! marzo, marzo matto.

Angiolo Silvio Novaro

 

domenica 12 dicembre 2021

Il canto del Gallo

Quando al poggiuolo appaia
l’aurora mattiniera,
il gallo che sull’aia
dormì la notte nera,
si sveglia e canta: “È qui!”.

E l’ode il carrettiere,
e mette al mulo i fiocchi,
mette le sonagliere,
e via con alti schiocchi
verso il fiammante dì;

e l’ode la massaia,
l’inno del gallo roco,
e balza in piedi gaia,
e getta legne al fuoco,
occhiate al rosso ciel;

e l’ode la fanciulla,
e làvasi alla secchia,
e intanto si trastulla
con l’acqua che la specchia
nel tremulo suo vel:

ma il bimbo no, non l’ode;
e invano canta il gallo,
mentre l’aurora gode
tingere di corallo
il ciel che argenteo fu.

Il bimbo no! Ci vuole
la mamma che lo svegli,
che gli soffi parole
d’amore fra i capegli;
che: “Su” gli dica “su,
nel nome di Gesù!”.

A. Silvio Novaro


 

Ghianda acrostico