domenica 3 agosto 2025

La natività di Gesù

Era il sole d’oro spento
sopra i monti di Giudea;
sordo il vento
per la scura valle cava
mugolava,
e Maria di Galilea
sul giumento
in Betlemme si rendea.
Ma Giuseppe a pie’ seguiva
la casta ombra di Maria.

Il presepe ove fumosa
una tremula fiammella
senza posa
agitava fosche larve,
ecco parve
una bianca sala bella
luminosa
a lei curva sulla sella.
Ella disse: “Lode al Ciel!”.
e smontò dall’asinel.

Una stuoia in terra stese
per suo letto, e lì, giuliva
sonno prese
con le palme al petto giunte:
ma tre punte,
tre di ferro, ahimé, sentiva
punte accese
trapassarla, in sogno, viva!
Nel dolore schiuse gli occhi…
stava il bimbo a’ suoi ginocchi.

Stava ignudo sulla stuoia,
e gemea, ché il gel gli dava
aspra noia.
Ella involse il fanciullino
dentro il lino,
lo depose nella cava
mangiatoia,
e con ansia lo guardava.
Sorrideva il buon Gesù:
non sentiva il gelo più.

Ma i pastori che l’armento
fissi vegliano alla notte,
erto il mento
sul vincastro, visto un lampo
dentro il campo
animare l’ombre rotte,
di spavento
sobbalzaron nelle grotte.
E cacciaronsi col volto
sul terreno, ansando molto.

E una voce: “Non temiate,”
disse: “Gioia in terra porto.
Esultate!
Nato è Cristo, il Salvatore.
Viva amore,
e sia l’odio al mondo morto!
Dio lodate,
per cui grazia il Figlio è sorto!”.
Così l’Angelo ammonì,
l’ali aperse, e poi sparì.

E i pastor’, scosse le brine
via nel vento che urla e sterpe,
per colline
e per monti con affanno
vanno, vanno,
e ritrovano il presepe
chiaro, alfine,
e in sull’uscio fanno siepe.
Siepe fanno, ed ecco un nimbo
d’oro avvolge culla e bimbo.

E tre Re, che schietta e ardente
dentro i ceruli vapori
d’Oriente
una stella ebbero a guida
muta e fida,
in ginocchio co’ pastori
umilmente
offerivano tesori.
Ma i pastori, ognuno die’
solo il cuor che avea con sé.

Tutta notte ginocchioni
vecchi Re con pastorelli
davan doni…
Quando alzarono le ciglia,
meraviglia!
Terra e cieli eran più belli,
e più buoni
eran gli uomini, (e fratelli!).
Mosse il bimbo allora un riso,
e si aperse il Paradiso.

 Angiolo Silvio Novaro

I

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