Quando un adulto piange davanti a un bambino, accade qualcosa di magico. In quel momento, si sgretola il muro che spesso erigiamo tra le nostre emozioni e quelle dei più piccoli.
Non ci sono più giudizi, né censure, solo un'ondata di vulnerabilità che ci unisce in un abbraccio silenzioso. Il bambino, con la sua semplicità e la sua onestà, non giudica le nostre lacrime, ma le accoglie con naturalezza, offrendoci un conforto inaspettato. In quei momenti, impariamo che piangere non è un segno di debolezza, ma di forza.
È un modo sano per esprimere le nostre emozioni e per liberarci da un peso che ci opprime, eppure, da adulti, tendiamo a reprimere le nostre lacrime, temendo il giudizio degli altri dimenticando che anche noi, un tempo, abbiamo pianto liberamente, senza vergogna.
La bambina interiore che ognuno di noi porta nel cuore, in quei momenti, si sveglia dal suo torpore e ci chiama. Vuole essere vista, ascoltata e confortata. Vuole che le ricordiamo che è parte integrante di noi, che le nostre emozioni sono valide e che ha il diritto di essere espresse.
Quando ci permettiamo di piangere davanti a un bambino, gli insegniamo l'importanza di essere se stessi, di accogliere le proprie emozioni, sia quelle positive che quelle negative. Gli mostriamo che è normale sentirsi tristi, arrabbiati o confusi, e che va bene chiedere aiuto quando ne abbiamo bisogno.
In fondo, è proprio questo che desideriamo tutti: essere accettati per quello che siamo, senza filtri e senza maschere e se possiamo imparare questo dai bambini, allora abbiamo fatto un grande passo avanti nel nostro percorso di crescita personale.
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