E mentre sono libero di mettermi un vestito leggero, andare al lavoro, nel mio caso anche viaggiando, prendere un cappuccino al bar, leggere un libro la sera e scrivere un post su Facebook. Mentre sono libero di oppormi, di credere, di decidere, di gridare, di arrabbiarmi se occorre. Mentre progetto, sogno pensando alla mia vita, a mio figlio, alle persone care, penso e ripenso a quanto sono fortunato a vivere in questa parte del mondo nonostante le sue difficoltà.
E penso ad oggi, ad un altro mondo, alle donne di Kabul.
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