Roma 24 agosto1876 / 3 marzo 1952.
Nacque da Bonaiuto, piemontese, e da Minerva Nahmias, toscana, entrambi di origine ebraica. A Roma fece i suoi studi ginnasiali, trasferendosi poi con la famiglia a Pisa, dove compì gli studi liceali e universitari, laureandosi in lettere. Pisa era all'epoca un centro intellettuale molto vivo, ricco di fermenti culturali e di cenacoli di giovani talenti; il Ghiron, che aveva presto manifestato la sua vocazione poetica, si dimostrò, però, sin dall'inizio, autore solitario e appartato, estraneo alle poetiche più moderne. Nel 1908 pubblicò a sue spese, presso la casa editrice Bemporad di Firenze, la prima raccolta di liriche, Vita, con una calorosa prefazione - in forma di lettera all'editore. Questa prima raccolta venne salutata con lodi e recensita con entusiasmo dalla critica tradizionalista (M. Maffii, E. Bodrero, E. Donadoni, e il poeta carducciano G. Marradi): la sua poesia piaceva perché semplice, venata di una tristezza mai insistita, e soprattutto aliena da ogni sperimentalismo ed eccesso contenutistico o formale. Dopo questa prima pubblicazione cominciò a collaborare regolarmente alle pagine culturali di varie testate, tra le quali Vita letteraria, Nuova Antologia (dove si occupò in particolare di poesia), Riviera ligure, Il Fanfulla della domenica, Cronache letterarie. Solo cinque anni più tardi, nel 1913, si decise a pubblicare una seconda raccolta di versi, dedicata alla madre, Le rime della notte. È una raccolta di ventuno componimenti (tra i quali quattordici sonetti) poeticamente già più maturi, di una espressività concisa e sobria. I temi trattati riguardano la contemplazione della bellezza e della potenza della natura e la riflessione sul dolore, sulla malinconia e sulla morte. Nel 1915 la produzione letteraria del G. cominciò ad arricchirsi anche di una serie di pubblicazioni per ragazzi in prosa e in versi. Di queste la raccolta allora più apprezzata fu Ledolci canzoni, pubblicata proprio quell'anno dall'editore Sandron di Palermo: sono poesie piene di buoni sentimenti, piccole favole, quadretti di vita quotidiana, dai toni moraleggianti ma garbati. Tra le altre raccolte di questo genere si possono ricordare Sussurri e I piccoli canti, entrambe pubblicate a Torino nel 1921, Il quaderno dei racconti e Il libro dei piccoli, editi a Palermo rispettivamente nel 1921 e nel 1923. Durante la prima guerra mondiale, nel 1916, il G. pubblicò Le vespe e gli eroi, una raccolta di quarantuno epigrammi sulla guerra, di stampo fortemente antiaustriaco, molto apprezzata dalla critica. Nel 1920 uscì a Palermo Le visioni di Àtropos, opera composta di alcune liriche, di quattro poemetti in prosa, tre dei quali già usciti sul Fanfulla della domenica, e di alcune versioni poetiche da autori francesi e tedeschi. Nel corso degli anni Venti molti componimenti apparvero su giornali e riviste. Nel 1922 a Palermo era uscito il volume di poesie Gli aquilotti e le rondini. Questa raccolta è divisa in due parti: la prima di tono giocoso (spesso esplicitamente satirica e umoristica) in cui l'autore irride i vari "tipi" umani del suo tempo; la seconda, di ispirazione lirica e legata alla riflessione introspettiva. Nel 1925, a Pisa, vide la luce un volumetto di poesie, Tristezze, dedicato alla memoria della madre, di recente scomparsa. Nel 1928 pubblicò a Palermo il volume Le serie e le gioconde, in cui era riunita tutta la sua produzione novellistica fino ad allora dispersa in varie riviste. Nel 1935 pubblicò, a Catania, la raccolta di aforismi Parole per via: una serie di riflessioni moralistiche leggere e piacevoli sulla società e i suoi costumi. Negli anni Quaranta la sua fortuna presso la critica e il pubblico cominciò a declinare: l'unica pubblicazione di qualche risonanza di quest'ultimo periodo è l'opera narrativa Il brillante del pascià (Torino 1948).
martedì 26 agosto 2025
Ugo Ghiron
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