Sta tutta la notte a spiare
lontano sul mare,
pupilla di fuoco
che fisa nel buio sfavilla.
Si spegne,
s’accende;
ancora si spegne,
più viva risplende.
E il mare che giù
rimormora roco
od ulula fiero,
par dirgli crucciato e severo:
“Che vuoi,
che cerchi, grand’occhio di fuoco?”.
E il faro sfavilla,
né all’onde
risponde.
Ma parla soave,
col fido suo raggio,
a più d’una nave
lontana, sul mare in viaggio.
E corre
più lieta e tranquilla
la nave sull'onde, guidata
dal calmo grand'occhio che brilla
E quando più nera
infuria sul mar la bufera,
con quella sua muta,
lucente parola
che dice: “Coraggio! Son qua!”.
Il faro da lungi saluta
lo stanco nocchieroche va.
si spegne,
s’accende,
ancora si spegne,
più viva risplende.
Così,
sempre ogni notte.

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