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giovedì 1 gennaio 2026

Trionfo di Bacco e Arianna

Trionfo di Bacco e Arianna

Quant’è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Quest’è Bacco e Arïanna,
belli, e l’un dell’altro ardenti:
perché ’l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe ed altre genti
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Questi lieti satiretti,
delle ninfe innamorati,
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
or da Bacco riscaldati
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia
di doman non c’è certezza.

Queste ninfe anche hanno caro
da lor essere ingannate:
non può fare a Amor riparo
se non gente rozze e ingrate:
ora, insieme mescolate,
suonon, canton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Questa soma, che vien drieto
sopra l’asino, è Sileno:
così vecchio, è ebbro e lieto,
già di carne e d’anni pieno;
se non può star ritto, almeno
ride e gode tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Mida vien drieto a costoro:
ciò che tocca oro diventa.
E che giova aver tesoro,
s’altri poi non si contenta?
Che dolcezza vuoi che senta
chi ha sete tuttavia?
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Ciascun apra ben gli orecchi,
di doman nessun si paschi;
oggi siam, giovani e vecchi,
lieti ognun, femmine e maschi;
ogni tristo pensier caschi:
facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore!
Ciascun suoni, balli e canti!
Arda di dolcezza il core!
Non fatica, non dolore!
Ciò c’ha a esser, convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza. 

Lorenzo de’ Medici

L'aurora

L'aurora

Era già rosso tutto l’oriente
e le cime de’ monti parien d’oro:
la passeretta schiamazzar si sente,
e ‘l contadin tornava al suo lavoro…
Ritornavansi al bosco, molto in fretta,
l’allocco, il barbagianni e la civetta. (1)

La volpe ritornava alla sua tana
e ‘l lupo ritornava al suo deserto…
Avea già la sollecita villana
alle pecore e ai porci l’uscio aperto.
Netta era l’aria, fresca e cristallina,
e da sperar buon dì per la mattina.


Lorenzo De' Medici

Io piansi un tempo, come volle Amore

Io piansi un tempo, come volle Amore                  
la tardità delle promesse sue,

e quel che interveniva ambo noi due,

a me del danno, a lui del suo onore.

Or piango come vuole il mio errore,

ché il tempo fugge per non tornare piue,

e veggio esser non può quel che già fue;

or questo è quel ch'ancide e strugge il core.

Tant'è il nuovo dolor maggior che 'l primo,

quanto quello avea pur qualche speranza:

questo non ha se non pentersi invano.

Così il mio error fra me misuro e stimo,

e piango, e questo pianto ogni altro avanza,

la condizion del viver nostro umano.


Lorenzo De' Medici

Lorenzo il Magnifico

Lorenzo di Piero de' Medici, detto Lorenzo il Magnifico
(Firenze1º gennaio 1449 – Careggi8 aprile 1492),
fu signore di Firenze dal 1469 alla morte, il terzo della dinastia dei Medici. È stato anche uno scrittoremecenatepoeta e umanista, nonché uno dei più significativi uomini politici del Rinascimento, sia per aver incarnato l'ideale del principe umanista, sia per l'oculatissima gestione del potere

Rendi grazia al Signore.

Rendi grazia al Signore. E se di gioia non sai cantare contentati d'ascoltare. Ascolta gli uccelli che si svegliano al mattino e rendono...