martedì 30 giugno 2026

Arrivederci Giugno


 

Tony Dallara



Tony Dallara, pseudonimo di Antonio Lardera

Ultimo di cinque figli, quattro maschi e una femmina (tutti nati a Campobasso), di un ex corista del Teatro alla Scala di Milano, il milanese Battista Lardera, e di Lucia, una ex governante (originaria di Campobasso) presso una ricca famiglia del capoluogo lombardo, Tony cresce sin dall'infanzia a Milano. Dopo la scuola dell'obbligo inizia a lavorare, prima come barista e poi come impiegato ma, a causa della sua passione per la musica, inizia a cantare in vari gruppi, tra cui i Rocky Mountains (che cambieranno poi il nome in I Campioni), insieme ad alcuni amici (tra cui Paolo Ordanini), con cui inizia a esibirsi nei locali di Milano. Tony è un ammiratore di Frankie Laine e, soprattutto, di un nuovo gruppo vocale che in quel periodo sta raccogliendo successi in tutto il mondo, The Platters. È ispirandosi al modo di cantare del solista Tony Williams che rielabora canzoni del repertorio melodico italiano, con lo stile terzinato lanciato da Only You. Con I Campioni inizia ad avere i primi contratti per serate retribuite: il primo di una certa consistenza è al club Santa Tecla di Milano (duemila lire a serata), dove conosce, tra gli altri, Adriano Celentano. Nel 1957 viene assunto come fattorino alla casa discografica Music, dove il direttore Walter Guertler viene a sapere per caso dell'attività di cantante di Tony, va ad ascoltarlo al club Santa Tecla e decide di metterlo sotto contratto insieme al gruppo; gli trova il nome d'arte di "Dallara" (Lardera è considerato un cognome poco musicale) e gli fa incidere su 45 giri la canzone Come prima, (musica di Vincenzo Di Paola e Sandro Taccani, parole di Mario Panzeri), già proposta alla commissione d'ascolto del Festival di Sanremo nel 1955, ma senza passare la selezione. Il 45 giri viene pubblicato nel dicembre del 1957 e viene presentato per la prima volta durante la Rock Parade, organizzata, dal 27 gennaio al 2 febbraio 1958, al Teatro Smeraldo di Milano da Miki Del Prete, con la partecipazione di Adriano Celentano e il sassofonista Eraldo Volonté: in breve tempo Come prima, raggiunge il primo posto della hit-parade italiana, rimanendovi per molte settimane e vendendo 300 000 copie, nei Paesi Bassi per 5 settimane ed anche nelle Fiandre in Belgio. Per l'epoca stabilisce un record di vendita e diventerà un "evergreen" della musica internazionale. Oltre che alla validità della canzone e della base musicale, il merito del successo va soprattutto alla tecnica ed alla potenza vocale di Dallara, per il quale viene coniato il nuovo termine urlatore: si stacca dalla tradizione melodica italiana dei Villa, Tajoli, Togliani e si collega piuttosto ai nuovi modelli statunitensi. Il brano, nella versione inglese, entrerà, fra gli altri, nel repertorio dei The Platters, con Tony Williams alla voce principale. Chiamato ad effettuare il servizio militare (fa il CAR ad Avellino insieme ad un giovane pianista, Franco Bracardi), continua, tra la fine del 1958 e il 1959, a pubblicare molti 45 giri di successo, come Ti dirò, Brivido blu, Non partir, Ghiaccio bollente, Julia. Sempre nel 1959 gira due film: Agosto, donne mie non vi conosco di Guido Malatesta, con Memmo Carotenuto e Raffaele Pisu, e I ragazzi del juke-box di Lucio Fulci, con Betty Curtis, Fred Buscaglione, Gianni Meccia e Adriano Celentano. Nel 1960 vince il Festival di Sanremo, in coppia con Renato Rascel, con Romantica. Nello stesso anno gira altri due film: Sanremo - La grande sfida di Piero Vivarelli, con Teddy Reno, Domenico Modugno, Sergio Bruni, Joe Sentieri, Gino Santercole, Adriano Celentano, Renato Rascel e Odoardo Spadaro, e I teddy boys della canzone di Domenico Paolella, con Delia Scala, Tiberio Murgia, Ave Ninchi, Teddy Reno e Mario Carotenuto. Con Romantica vince anche l'edizione 1960 di CanzonissimaRomantica è il suo più grande successo, viene tradotta in diverse lingue, persino in giapponese, e la versione francese è resa celebre dall'interpretazione di Dalida, che già aveva inciso la versione francese di Come prima. Nel 1961 incide un'altra sua interpretazione celebre, La novia, che raggiunge il primo posto in classifica per otto settimane in Italia e nelle Fiandre in Belgio e raggiunge l'ottava posizione nei Paesi Bassi, e partecipa nuovamente al Festival di Sanremo, in coppia con Gino Paoli (anche autore del testo), con Un uomo vivo; nello stesso anno vince nuovamente Canzonissima con Bambina bambina (testo di Mogol e Tony Dallara), che è il suo ultimo grande successo. Dal 1962 Dallara abbandona il genere che lo ha portato al successo, accostandosi ad una musica più melodica, con cui però non riesce a ripetere gli exploit di vendita degli anni d'oro. Ritorna anche al Festival di Sanremo, nel 1964, in coppia con Ben E. King, con Come potrei dimenticarti, che arriva in finale ma non contribuisce al rilancio dell'artista. Nello stesso anno partecipa alla prima edizione di Un disco per l'estate, con la canzone Quando siamo in compagnia, entrando nella rosa dei 14 finalisti. L'anno successivo è ancora in gara alla rassegna estiva, con Si chiamava Lucia, ma questa volta non è promosso alle serate finali di Saint-Vincent. Passato alla CBS, partecipa con I ragazzi che si amano al Cantagiro 1966. Nel 1967, presenta due delicate e interessanti melodie al 15º Festival di Napoli: Comme 'o destino d'e fronne e Tante tante tante tante, eseguite in abbinamento con I Jaguars e con Lalla Leone. Ormai i gusti del pubblico si sono spostati sul beat e, pur continuando ancora ad incidere nuove canzoni per tutti gli anni sessanta, Dallara non riesce più a entrare in classifica: anche la televisione e la radio, lentamente, si dimenticano di lui. Negli anni settanta, dopo un'ultima partecipazione a Un disco per l'estate 1972, con Mister amore (canzone esclusa dalla fase finale del concorso), si ritira dal mondo della musica e si dedica alla pittura, esponendo i suoi quadri in diverse gallerie e conquistandosi l'amicizia e la stima di Renato Guttuso. Dagli inizi degli anni ottanta Dallara decide di riprendere l'attività, per lo meno per quel che riguarda le serate: grazie anche al revival, torna, soprattutto nei mesi estivi, a riproporre i suoi vecchi successi. Reincide, inoltre, i suoi vecchi successi con nuovi arrangiamenti. Nel 1991 registra su etichetta Babes record BB-MC di Giorgio Oddoini una raccolta di 12 nuove canzoni intitolata Pensieri in musica di cui è coautore in diversi brani. Tra i titoli figura la curiosa C'è l'inferno, testo di Italo Cafasso, musica di Alberto Baldan Bembo, Italo Salizzato e Giuseppe Damele. In seguito, Dallara decide di presentarsi alle selezioni del Festival di Sanremo 2008, con Teo Teocoli, con il brano Cartà d'identità, ma non verrà ammesso. Dai primi mesi del 2008, Dallara svolge il ruolo di opinionista televisivo a L'Italia sul 2, su Rai Due. In autunno 2008 partecipa alla tournée teatrale di Teo Teocoli con lo spettacolo Dal derby al Nuovo. Il 28 dicembre dello stesso anno è stato ospite di Che tempo che fa, su Rai Tre, di Fabio Fazio. Il 12 maggio 2010 è ospite a Soliti ignoti, su Rai 1, di Fabrizio Frizzi, e rivela che dipinge quadri astratti. Dopo una lunga assenza dovuta a problemi di salute (si ricordino i due mesi di coma), riappare in televisione il 21 e il 28 gennaio 2024, e ancora il 4 febbraio 2024, partecipando alla trasmissione Domenica in di Mara Venier, cantando in diretta live i suoi successi Romantica, Come prima, Ti dirò e Bambina bambina. Muore il 16 gennaio 2026, in una struttura riabilitativa di Milano, per un virus polmonare, in seguito ad un intervento chirurgico per la frattura del femore, all'età di 89 anni. I funerali si svolgono, dopo quattro giorni, nella basilica del Corpus Domini di via Canova a Milano

Avevo la ricetta della felicità

 


Alla formica

La visione di Gianni Rodari risulta totalmente diversa rispetto alla favola originale di Esopo e all’interpretazione poetica di Jean de La Fontaine pubblicata nel 1669.

Alla Formica poesia che rivoluziona la favola

Alla formica

Chiedo scusa alla favola antica
se non mi piace l’avara formica.
Io sto dalla parte della cicala
che il più bel canto non vende, regala.

Gianni Rodari 

30 giugno Sant' Adele di Orp-le-Grand

30 giugno Sant' Adele di Orp-le-Grand
Badessa
VII sec. 
Sant’Adele era una monaca vissuta nel secolo VII. 

Figlia di un notabile merovingio, decise di prendere il velo entrando nel monastero di Nivelles, che era stato fondato da Itte Idoberge, vedova di Pipino il Vecchio, e da sua figlia Santa Gertrude. Intorno all’anno 640 fondò un monastero a Orp-le-Grand, del quale divenne badessa. Mentre governava Childerico II, il monastero divenne sempre più fiorente tanto da indurla a costruire un monastero più grande dedicato a san Martino, nel quale si trasferì tutta la sua comunità. Su di lei esistono due tradizioni locali, la prima racconta come santa Adele sia diventata cieca e poi miracolosamente abbia recuperato la vista, la seconda invece riporta che la santa sia nata cieca e abbia riacquistato la vista durante il battesimo. Poco sappiamo sulla sua biografia, e si tramanda che sant’Adele di Orp-le-grand sia morta intorno all’anno 670 ed è stata sepolta nella cripta di San Martino. Ogni anno nella prima domenica di ottobre si portavano in processione le sue reliquie, con grande partecipazione di fedeli. Popolarmente viene invocata per la guarigione ai disturbi della vista, ed è tradizionalmente rappresentata in abito religioso. Esiste una statua in terracotta che la raffigura nella chiesa di San Omer d'Houchin dans le Pas de Calais. In omaggio Sant’Adele sono gli sono stati dedicati alcuni luoghi di culto a Saint-Géry, a Fromiée, e a Hemptinne. A Brye, in Hainaut, accanto alla cappella che porta il suo nome, esiste un pozzo costruito nel Settecento, dove i pellegrini attingono l’acqua ritenuta miracolosa, per bagnarsi gli occhi. La festa e il ricordo per Sant’Adele di Orp-le-Grand si tiene nel giugno 30 giugno.


Autore:
Mauro Bonato

Sono stato cacciatore

Sono stato cacciatore appassionato per molti anni, anzi la caccia era per me una occupazione molto seria. Il rimorso, dapprima appena percettibile nella mia coscienza, si ingrandì a poco a poco, se ne impadronì interamente, la scosse, e finì coll'inquietarmi seriamente. Dovetti guardare la verità in faccia, ed allora compresi la crudeltà della caccia. Ora in essa non vedo che un atto inumano e sanguinario, degno solamente di selvaggi e di uomini che conducono una vita senza coscienza, che non si armonizza con la civiltà e col grado di sviluppo a cui noi ci crediamo arrivati.

- Lev Tolstoj

lunedì 29 giugno 2026

Paola Gassman

Paola Gassman
(
Milano, 29 giugno 1945Roma, 9 aprile 2024) è stata un'attrice italiana, figlia di Vittorio Gassman e Nora Ricci e sorellastra di Vittoria Gassman, Alessandro Gassmann e Jacopo Gassman.

Per via materna, Paola Gassman fu la quinta generazione di teatranti essendo sua madre Nora Ricci figlia del grande Renzo Ricci e di Margherita Bagni anch'essa attrice e figlia di Ermete Zacconi e Ines Cristina, a loro volta entrambi attori ed entrambi nati in famiglie di attori. Paola Gassman si dedicò quasi esclusivamente al teatro, a eccezione di alcune sporadiche ma significative apparizioni televisive in commedie e sceneggiati. All'inizio della carriera furono molto significativi i tre anni trascorsi nella compagnia Teatro Libero diretta da Luca Ronconi, che con lo spettacolo Orlando furioso la vide presente in moltissime nazioni europee e negli Stati Uniti, culminando in un'importante trasmissione televisiva a puntate. Sempre in quel periodo prese parte agli spettacoli La tragedia del vendicatore per la regia di Ronconi e Cucina, diretta da Lina Wertmuller. Entrò poi nella compagnia Brignone-Pagliai con gli spettacoli Spettri di Ibsen e Processo di famiglia di Fabbri. Fu inoltre diretta dal padre Vittorio in spettacoli come Cesare o nessuno, Fa male il teatro e Bugie sincere. Con la ditta teatrale Pagliai-Gassman mise in scena molti spettacoli sia nel genere drammatico sia in quello comico e brillante. Degno di nota fu anche il lungo periodo dedicato a Pirandello: Liolà; Il piacere dell'onestà; L'uomo, la bestia e la virtù; Ma non è una cosa seria, e poi ancora Il bugiardo di Goldoni; Il gatto in tasca di Feydeau; Scene di matrimonio di Svevo; Il mercante di Venezia e Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare. Recitò con registi quali Squarzina, Castri, Bolognini, Piccardi, Sciaccaluga, Ronconi, Maccarinelli, e tra i molti spettacoli nel suo ultimo periodo si ebbero Spirito allegro di Coward; Giù dal monte Morgan di Miller; Vita col padre di Crouse; Harvey di Chase; Ifigenia in Aulide e Elena di Euripide; Viaggio a Venezia e La bottega del caffè di Goldoni. Negli ultimi anni con Ugo Pagliai, conosciuto ai tempi dell'Accademia nazionale d'arte drammatica "Silvio D'Amico",si dedicò anche alla poesia e a tutti quei brani legati alla memoria e al repertorio. Nel 2007 pubblicò presso Marsilio Editori l'autobiografia Una grande famiglia dietro le spalle. Malata da tempo, Paola Gassman morì aall'età di 78 anni; i funerali vennero celebrati dopo tre giorni nella basilica di Santa Maria in Montesanto, nota come Chiesa degli artisti, in piazza del Popolo a Roma.Venne sepolta al cimitero Flaminio. Fu compagna dell'attore Ugo Pagliai (con cui non si sposò mai). Ebbe due figli: Tommaso Pagliai, e Simona Virgilio, avuta dal primo marito, l'attore Luciano Virgilio,conosciuto all'Accademia nazionale d'arte drammatica "Silvio D'Amico" (esattamente come fecero vent'anni prima i genitori di Paola).

29 giugno Santa Emma di Gurk


29 giugno Santa Emma di Gurk

Contessa
Gurk, Austria, 980 - prima del 1070

Santa, sì, ma piuttosto latitante. Emma di Gurk è un personaggio da inseguire attraverso la storia come un ricercato, contando sulle poche tracce sicure e schivando le volonterose invenzioni successive. Dunque: anno di nascita e luogo sconosciuti. Noi incontriamo Emma quando è già moglie del conte di Sann, appartenente alla più ricca nobiltà del ducato di Carantania, che comprende le attuali regioni austriache di Carinzia e Stiria, e la Carnìola (in Slovenia).Di questo marito, sappiamo che muore nel 1016. Dei figli, ne conosciamo uno solo: Guglielmo, ucciso nel 1036. Alla sua morte, Emma rimane sola, con l’imponente patrimonio di una famiglia che non c’è più. Allora se ne serve per il soccorso ai poveri e per fondare i monasteri di Gurk, femminile, e più tardi quello maschile di Admont. Lei si ritira a vivere come monaca a Gurk, secondo un’attestazione che risale al 1200. Ma non sappiamo se ne diventa badessa – come altre fondatrici – o se rimane semplice religiosa: entra in una sorta di clandestinità che non possiamo certo perlustrare con la fantasia. Ma c’è chi invece alla fantasia e ai sentito dire ricorre volentieri, per compilare testi devoti, ricchi di buone intenzioni ma sprovvisti di prove: così fa ad esempio un certo canonico Arnoldo (inizio del XIII secolo), secondo il quale Emma sarebbe morta nel 1045. In realtà si può dire solamente che è morta prima dell’anno 1070, giacché è ben certo che in quell’anno è stata sepolta nella chiesa di Gurk, da poco costruita.Oltre cento anni dopo (1174), sempre in questa chiesa, si trasferisce il corpo in una tomba per esso ricavata nella profondità della cripta, in mezzo a una selva imponente di colonne romaniche. È noto che in quest’epoca l’iniziativa dei fedeli anticipa spesso quella del clero nel promuovere e divulgare la “fama di santità” di persone morte da poco, e nell’invocare la loro protezione. Così può essere accaduto per Emma, in modo tale da spingere vescovi e monasteri a prendere iniziative ufficiali. Infatti il 12 novembre 1287, a più di due secoli dalla morte, Emma viene ufficialmente beatificata dalla Chiesa. E la tradizione perdura nel tempo, sicché nel 1464 si avvia un regolare processo per la canonizzazione di Emma, destinato però a restare inconcluso per secoli. Intanto a Gurk, la si venera anche con l’arte. Nel XVIII secolo, lo scultore italiano Antonio Corradini, di Este, che lavora molto anche a Vienna e a Venezia, adorna la tomba di lei con una grande decorazione marmorea, che raffigura il momento della sua morte. Infine, nel 1938, al tempo di Pio XI, il processo canonico viene chiuso con l’approvazione del culto già tributato a Emma, come santa, fin dal tempo ormai remoto della sua morte, specialmente in Carinzia e in Slovenia.


Autore:
Domenico Agasso

Sotto molte strade scorre ancora un fiume

Sotto molte strade scorre ancora un fiume.

Nel secolo scorso abbiamo coperto torrenti e rivi con il cemento per fare spazio a strade e palazzi, chiudendoli dentro tubi sotterranei: si chiama tombinatura. In Italia ci sono migliaia di chilometri di corsi d'acqua tombati — Genova, da sola, ne conta una cinquantina.
Quei fiumi non sono morti: scorrono ancora, stretti in una scatola di cemento pensata per le piogge di un altro secolo. Quando arriva un temporale forte il tubo non basta, l'acqua si riprende il suo spazio ed esonda. L'ISPRA lo dice senza giri di parole: tombinare un fiume distrugge gli habitat e cancella la sua capacità naturale di assorbire le piene.
La risposta, sempre più diffusa, è controintuitiva: riaprire il fiume. Si chiama de-tombinatura (o "daylighting"): si toglie il coperchio di cemento e si riporta il corso d'acqua alla luce, con sponde verdi. Un fiume aperto rallenta, ha più spazio per le piene, raffredda l'aria evaporando e diventa un corridoio di vita nel mezzo della città.
L'esempio più famoso è Seul: al posto di una superstrada sopraelevata, la città ha riportato alla luce il fiume Cheonggyecheon. I risultati misurati: l'aria lungo il corso è 3-4°C più fresca rispetto a 400 metri più in là, la qualità dell'aria è migliorata e la fauna è esplosa — i pesci da 4 a 25 specie, gli uccelli da 6 a 36, gli insetti da 15 a 192.
Anche in Italia si comincia: Mestre ha riscoperchiato un tratto del Marzenego. Ma c'è una lezione: riaprire non basta. Lì il fiume è tornato alla luce dentro una "scatola di cemento aperta", perché intorno è stato fatto poco; dove invece si ricostruiscono sponde, vegetazione e habitat — come a Saint-Étienne, in Francia — il fiume torna davvero vivo. E lo stesso Cheonggyecheon è in parte alimentato a pompa: è un restauro costruito, da curare, non un fiume selvaggio ritrovato.
Per decenni abbiamo sepolto i fiumi per fare spazio alle città. Forse il modo più moderno di rendere una città più fresca e più sicura è ridare spazio all'acqua.

Cani non ammessi

 


Via libera al Senato



Via libera al Senato al disegno di legge che ridisegna le regole della caccia in Italia. Il testo, che martedì inizierà il suo iter alla Camera, consente di sparare di più e a più specie animali. Forte la protesta delle opposizioni in Aula e delle associazioni ambientaliste fuori dal Parlamento.

La vignetta di Pasquale Martello

domenica 28 giugno 2026

Giovanni Della Casa

 


Giovanni Della Casa, più conosciuto come monsignor Della Casa o monsignor Dellacasa
(
Borgo San Lorenzo, 28 giu 1503Roma, 14 nov 1556),
è stato un letterato, scrittore e arcivescovo cattolico italiano, noto soprattutto come autore del manuale di belle maniere Galateo overo de' costumi (scritto probabilmente dopo il 1551 a Calvisano, ma pubblicato postumo nel 1558), che fin dalla pubblicazione godette di grande successo. Il Della Casa era di origine fiorentina  nacque da Pandolfo della Casa e da Lisabetta Tornabuoni. Studiò a Bologna, a Firenze, sotto la guida di letterati del tempo tra i quali Ubaldino Bandinelli, suo educatore occasionale, e Ludovico Beccadelli, e a Padova. Consigliato da Alessandro Farnese, intorno al 1532 intraprese la carriera ecclesiastica a Roma, considerata come la carriera che garantiva il miglior stile di vita. Arrivò a diventare arcivescovo di Benevento nel 1544 e, nel medesimo anno, Paolo III lo nominò nunzio apostolico a VeneziaIl Della Casa, che era già conosciuto per la vita mondana, a Venezia trovò il palco ideale delle sue aspirazioni, con il suo palazzetto sul Canal Grande che divenne il luogo d'incontro della migliore nobiltà veneziana assieme ad artisti, poeti e letterati, e divenne lui padre di un figliuolo veneziano. In quest'ultima città redasse numerosi versi e trattati. Le prime opere importanti (tolte le poesie burlesche di gioventù) sono le due Orazioni in volgare dirette alla Repubblica di Venezia e a Carlo V. Sempre durante il suo soggiorno a Venezia, scrisse in latino ciceroniano il trattatello Quaestio lepidissima: an sit uxor ducenda, ove si interrogava sul valore del matrimonio. L'opera fu tradotta in italiano solo nel 1976, a cura di Luigi Silori, per i tipi di Guida Editore di Napoli. Giovanni Della Casa introdusse il tribunale dell'Inquisizione in Veneto e si occupò dei primi processi contro esponenti della riforma. Nel 1548 compilò un Indice dei libri proibiti, finora mai tradotto. Si conosce tuttavia il commento allo stesso Indice di Pietro Paolo Vergerio, diviso con Della Casa da acerrima inimicizia, presunto autore, inizialmente, del Trattato utilissimo del beneficio di Giesù Cristo crocifisso verso i cristiani, stampato «anonimo a Venezia da Bernardino de' Bindoni nel 1543». Già messo in cattiva luce per la protezione data al fuggiasco Lorenzino de' Medici[2] nel 1544, non ricevette mai la porpora cardinalizia e con la morte del suo protettore Alessandro Farnese e l'elezione di papa Giulio III cadde in disgrazia. Il Della Casa dovette ben presto lasciare Roma, dove era ritornato nel 1551, e si ritirò quindi a Nervesa, un paese del trevigiano, dove probabilmente scrisse il famoso libro Il Galateo overo de' costumi, così chiamato perché dedicato a monsignor Galeazzo Florimonte, vescovo di Sessa che lo aveva ispirato. Il testo si richiama ai dettami rinascimentali e propone una serie di consigli e regole tali da consentire una vita armonica e semplice. Allo stesso periodo e alla stessa dimora va assegnato anche il Carminum Liber, una raccolta di componenti di vario genere in latino, in cui utilizza in modo ordinato l'elegia, l'esametro sia satirico che epistolare sulla scia di Orazio, l'epodo (sempre oraziano). Vi si trova poi un gruppo di grandi odi oraziane, una per la morte di Orazio Farnese, duca di Castro, durante l'assedio a Hesdin, un'altra in onore del patrizio fiorentino e amico Pier Vettori, che curava l'edizione dei Latina Monimenta Ioannis Casae nel 1564 presso i Giunta a Firenze. Le sue liriche misero in evidenza il suo attivismo di ricercatore e curatore dello stile e di un linguaggio originale e articolato. Fu poi richiamato a Roma come segretario di stato da Papa Paolo IV, succeduto a Giulio III. Senza aver ottenuto di diventare cardinale (forse a causa degli scritti licenziosi della gioventù), morì a Roma nel 1556. Edite postume alla morte dell'autore nel 1558, le Rime ebbero largo successo tra i letterati del tempoInnovativa nelle Rime fu la tecnica del cosiddetto "legato dellacasiano". Essa consiste nell'infrazione della struttura ritmica del sonetto: il verso è dilatato, ma allo stesso tempo franto dall'enjambement (per il Tasso si parli di "rompimenti" o "inarcature"), che lo inarca nel verso successivo. In questo modo il verso non si conclude alla fine dell'endecasillabo, ma a metà di quello successivo, acquistando così una maggiore estensione e una musicalità nuova. Questo metodo ebbe grande influenza sui lirici del Cinquecento, sul Tasso e più tardi sul FoscoloA Giovanni Della Casa è stata anche dedicata la scuola media di Borgo San Lorenzo, via Don Minzoni. A Giovanni Della Casa e al suo Galateo lo scrittore irlandese Laurence Sterne, nel suo famoso e colossale romanzo Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo, dedica, con spirito ironico e pungente, parte del capitolo XVI del Volume V di questa stessa opera, traducendo il nome di Giovanni Della Casa in John de la Casse.

Il fico

Il fico Di tra le foglie piatte, col suo bel ventre tumido verdicchio, con la sua goccia tremula di latte zuccherino, al mattino il buon pol...