Il canto della fontana
Nell'ombra d'un castagno e un'avellana
canta. tra le alte felci, la fontana:
canta col blando tremito che ha
sia giorno chiaro o densa oscurità;
e rallegra la fertile pendice
come una voce di stornellatrice:
A mezzodì capre rossicce e nere
calan giù giù dai greppi aridi a bere.
Ascoltano chinando un npoco il muso
e l'umano occhio languido socchiuso,
dell'acqua viva tra le verdi trine
il canto senza fine, senza fine.
Poi bevuto che hanno, se ne vanno,
ma quel che l'acqua dica non lo sanno.
Su quell'ora dorata, anch'egli, solo,
viene a immollare il pane un boscaiolo.
Da poi che al suo mancò paterno affetto
la minor figlia, garrulo folletto
che tutto avea nelle pupille chiare
riflesso il cuor, come una vela in mare,
ode nella vocale fontanella
la voce bianca, e stanca un po', di quella.
Taciturno vi ferma egli l'orecchio,
ma capire non sa, povero vecchio!
I pettirossi, tintinnando , a schiera
Tornano ogni alba, i passeri a sera.
Dalle pendule rame del nocciolo
sono allo stagno con un piccol volo,
con un piccol volo sono allo stagno
dalle pendule rame del castagno.
Quella fonte sempre ilare, che dice,
col suo trepido cantic, che dice?
Lo ignorano essi stessi...Un tuffo, e via:
gli uni nel sole, e gli altri nell'ombria.
Più beata si fa la solitudine,
più solitaria la beatitudine.
e la fontana, tra sue felci care,
tranquillamente seguita a cantare
quella canzone che nell'aria splende,
quella canzone che nessuno intende....
Canta, col blando tremolio che ha,
soa giorno chiaro o densa oscurità.
Leopoldo Baroni

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