Pizzicheria
“Etto grammo chilo mezzochilo, cacio burro prosciutto salame, acciughe salacche baccalà...” Sono voci del gergo in questo untuoso reame. “Mi serve o non mi serve, diobonino, ho tanta fretta!” “Aspetti” “Mi dia retta” “Venga qua” “Mi mandi via”. S'infuria una servetta, una s'acqueta. “Il solito formaggio ma con poca corteccia”. E una sicura mano apre la breccia nel parmigiano. Molla e tira tira e molla poca corteccia e dimolta midolla. Aver fretta ed aspettare, pesare tagliare affettare, entrare andar via... sono le note costanti della quotidiana sinfonia in un'antica pizzicheria. “Mamma mia! E che poesia volete che ci sia dentro un negozio di pizzicheria? Se diceste di fiori o seteria... se aveste detto in quello dell'antichità, certo ce ne sarà, ma non in quello lì venite via, per carità! Mio caro, siatene persuaso, per la fretta che avete di giungere alla mèta questa volta siete evaso dal campo del poeta. Non ce n'è non ce n'è, restate franco”. Basta, miei cari, basta che ci vada il poeta dietro il banco. Le file dei formaggi l'un sull'altra ammassate, vi sembrano villaggi, borgate soleggiate, coi tetti di lavagna, le oscure cortecce, come paesini di montagna. E nei luoghi più vicini del panorama, non vi par di riposare sui morbidi cuscini dei pecorini? O se no di passeggiare pei verdeggianti viali, per i verdi giardini del gorgonzola? Di spiare ai suoi fronzuti finestrini? Non vi sembra di sognare dame medioevali affacciate alle superbe finestre tonde e ovali del palazzo dei granduchi: quello coi buchi? Tavole regali di mosaici fini, bizantini veneziani fiorentini: soprassate salami salamini, e la più bella, quella proprio del re: la mortadella! Agate alla portata di tutti vi sembrano i prosciutti; e le acciughe, le salacche dalle lucide corazze, nei barili allineate, inginocchiatevi: sono i guerrieri delle Crociate. Aldo Palazzeschimercoledì 26 agosto 2026
mercoledì 6 maggio 2026
La passeggiata
La passeggiata
All’arte del ricamo,
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ordinazioni, forniture.
Sorelle Purtarè.
Alla città di Parigi.
Modes, nouveauté.
Benedetto Paradiso
successore di Michele Salvato,
gabinetto fondato nell’anno 1843.
avviso importante alle signore !
La beltà del viso,
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pelle di velluto.
Grandi tumulti a Montecitorio.
Il presidente pronunciò fiere parole.
tumulto a sinistra, tumulto a destra.
Il gran Sultano di Turchia ti aspetta.
La pasticca di Re Sole.
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Il mondo in miniatura.
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Tutti dai fratelli Bocconi !
Non ve la lasciate scappare !
Bar la stella polare.
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rammendatrice.
L?arte di non far figlioli.
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strumenti musicali.
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tessuti di seta e di cotone.
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fabbricante di confetti per nozze.
Giacinto Pupi,
tinozze e semicupi.
Pasquale Bottega fu Pietro,
calzature…
– Torniamo indietro?
– Torniamo pure.
mercoledì 19 marzo 2025
mercoledì 2 febbraio 2022
Le mie ore
Le mie ore
Ore sole
Dal tetto cadon giù
un dopo l'altra
l'ore,
le lascia giù cadere
l'orologio a martello!
in colpi secchi
uguali
tutte sul mio cervello.
E ognuno di quei colpi
m'è come una puntura,
come se mi strappassero un capello.
Ore sole come solo pane
per oggi e per dimane
e per tutti i giorni di tutte le settimane.
Mattutine, vespertine,
popolate da campane
vicine e lontane.
Ore del sole
che non ridete a chi v'aspetta sole.
Ore grigie, ore nere,
silenzio delle campane
vicine e lontane.
Vien da qui presso
spampanato il coro
dell'antico convento delle Nazarene,
sfogano in coro le loro pene
a tutte le ore
(e lo spampana il vento)
anche per esse l'ore son sole.
« Al cielo, al cielo l'ore son sole...
la gloria o Signor!»
Ore della notte, ore del sole,
eguali tutte
che non ridete a chi v'aspetta sole,
Ore sole come solo pane
per oggi e per dimane
e per tutti i giorni di tutte le settimane.
Aldo Palazzeschi
martedì 2 febbraio 2021
Rio Bo
Tre casettine
dai tetti aguzzi,
un verde praticello,
un esiguo ruscello: Rio Bo,
un vigile cipresso.
Microscopico paese, non è vero ?
Paese da nulla; ma però,
c'è sempre di sopra una stella,
una grande magnifica stella,
che a un di presso
occhieggia con la punta del cipresso
di Rio Bo.
Una stella innamorata! Chi sa
se nemmeno ce l'ha
una grande città.
Aldo Palazzeschi
Chi sono?
Son forse un poeta?
No, certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell’anima mia:
Son dunque un pittore?
Neanche.
Non ha che un colore
la tavolozza dell’anima mia:
Un musico, allora?
Nemmeno.
Non c’è che una nota
nella tastiera dell’anima mia:
Son dunque... che cosa?
Io metto una lente
davanti al mio cuore
per farlo vedere alla gente.
Chi sono?
Il saltimbanco dell’anima mia.
(Aldo Palazzeschi)
Palazzeschi Aldo
(Firenze, 2 febbraio 1885 – Roma, 17 agosto 1974)
è stato un poeta italiano, padre della neoavanguardia.
Sebbene il suo nome vero fosse Aldo Giurlani, dal 1905 iniziò a firmarsi con il cognome della nonna materna (Palazzeschi) nacque da una famiglia di agiati commercianti; per volontà del padre frequentò gli studi in ragioneria, dedicandosi poi all'arte e alla scrittura. Dalla seconda attività conseguì una ricca produzione letteraria che diede al Palazzeschi fama di rango nazionale. Tuttora viene considerato tra i maggiori poeti del Novecento. Inizialmente, si dedicò alla recitazione: nel 1902 si iscrisse alla regia scuola di recitazione "Tommaso Salvini". Nelle compagnie teatrali conobbe anche Gabriellino, figlio di Gabriele D'Annunzio. Fu probabilmente proprio la passione teatrale a far sì che l'artista rinunciasse al suo cognome anagrafico assumendo uno pseudonimo. Infatti, il padre non vedeva di buon occhio il fatto che Palazzeschi si dedicasse alla recitazione, tanto meno se questa attività veniva praticata con il nome di famiglia.Con il tempo, Palazzeschi si staccò dall'attività teatrale per dedicare il suo lavoro alla poesia. Grazie all'appoggio finanziario della famiglia, fu in grado di pubblicare le sue raccolte a proprie spese. Fu così che nel 1905 pubblicò il primo libro di poesie, I cavalli bianchi. La raccolta avvicinava Palazzeschi al Crepuscolarismo tanto per lo stile quanto per i contenuti. Il libro fu recensito in modo positivo da Sergio Corazzini. Dopo circa un anno, alla prima opera seguì Lanterna. In questa come nella precedente raccolta, i componimenti di Palazzeschi sono oscuri, fiabeschi e ricchi di simboli poco trasparenti. A dispetto della giovane età dell'artista, ricorre ripetutamente nelle poesie il riferimento alla morte, tema che percorre entrambe le raccolte allo stato latente. Altri motivi ricorrenti sono la malattia e la vecchiaia. Nel 1908 pubblicò, il suo primo romanzo di stile liberty dal titolo : riflessi, ricco di fonti fiabesche e di sapore abbastanza chiaramente omosessuale. Seguì la terza raccolta Poemi, che avrebbe portato per la prima volta Palazzeschi ad un pubblico più ampio. In questa eterogenea opera ricordiamo Chi sono?. Rispetto a quanto si poteva osservare nelle prime due raccolte, il tono è stavolta più solare. Pare che con il tempo l'artista si attenga sempre di meno a canoni formali di qualsiasi natura. Anche se durante la prima produzione letteraria Palazzeschi gradiva il fatto di restare più o meno nell'anonimato, stavolta la raccolta non passerà inosservata. Palazzeschi fu dunque invitato a collaborare alla rivista "Poesia". Pubblicherà la raccolta di poesie l'Incendiario. Qui si ritrova lo scherzoso componimento Lasciatemi divertire, dove il poeta si immagina di recitare la poesia davanti ad un pubblico costernato e scandalizzato. Il 1913 è l'anno del romanzo Il codice di Perelà. Segue il manifesto del Controdolore nel 1914. Palazzeschi inizia dunque a collaborare intensivamente con il movimento futurista recandosi spesso a Milano e ripubblicando le sue poesie grazie all'appoggio ricevuto. Alla vigilia della grande guerra i nodi vennero al pettine: Palazzeschi si dichiarò neutralista e si oppose dunque all'intervento dell'Italia nel primo conflitto mondiale che veniva invece propagato dal movimento futurista deimarinettiani. Per quanto riguarda la poesia, alla vigilia della guerra Palazzeschi aveva ormai dato il meglio di sé. Si avvicinò all'ambiente de La Voce di Giuseppe De Robertis e iniziò a collaborare per la rivista. Durante l'estate del 1916, pur essendo stato riformato alla visita militare, venne richiamato alle armi come soldato del genio. Fu per poco tempo al fronte e in seguito di stanza a Firenze, a Roma e a Tivoli. Si ritrovano i ricordi di quel periodo nei suoi bozzetti di Vita militare e nel libro autobiografico Due imperi...mancati 1920. Durante gli anni del fascismo, Palazzeschi non partecipò alla cultura ufficiale; compì qualche viaggio a Parigi e dal 1926 collaborò al Corriere della sera. Nel 1921 pubblicò il suo primo libro di racconti, sempre presso Vallecchi, Il re bello; nel 1926 e altri. Fra il 1930 e il 1931 si recò più volte a Parigi dove ebbe modo di conoscere Filippo De Pisis, Pablo Picasso, Georges Braque, Henri Matisse. Nel 1930 venne stampata dall'editore Preda a Milano l'edizione definitiva delle Poesie risistemate con adattamenti dettati dal suo nuovo gusto poetico; nel 1932 sono Stampe dell'Ottocento, prose di ricordi; del 1934 è il romanzo Sorelle Materassi, forse il principale della sua carriera di romanziere. Il 1937 è l'anno de Il palio dei buffi, seconda raccolta di novelle. Nel 1938 muore il padre e nel 1939 la madre e Palazzeschi, nel 1941, si trasferisce a Roma dove abiterà fino alla morte. Nel 1948 vinse il premio Viareggio con il romanzo I fratelli Cuccoli e nel 1957, dopo altri libri in prosa. Nel 1960 l'Università di Padova gli conferì la laurea in lettere honoris causa. Negli anni della vecchiaia Palazzeschi scrisse ancora moltissimo: nel 1964 le prose autobiografiche e molti altri. Collaborò inoltre alla produzione dello sceneggiato televisivo Sorelle Materassi, messo in onda dalla RAI sempre nel 1972. Questo evento mediale fu di vasta portata: l'opera dell'artista, giunto ormai a tarda età, fece il suo ingresso in milioni di focolai domestici e diede un contributo tutt'altro che trascurabile alla fama del Palazzeschi romanziere. Nel 1974, quando si stavano preparando i festeggiamenti per i suoi novant'anni e la rivista Il Verri gli dedicava un numero monografico, lo scrittore, colto da crisi polmonare, morì. Era il 18 agosto.
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