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martedì 4 aprile 2023

La malinconia


Dentro le vene la malinconia
s’insinua, ed è un morbo sonnolento
cui giova non trovar medicamento,
uno stupor di morbida follìa.

Il desiderio più tenace svia,
smemora del più intenso sentimento,
quasi vapori un greve incantamento
d’oppio, in cui goda più chi più s’oblìa.

Essa è come un giaciglio, ove un’inerte
stanchezza ci abbandoni svigorite,
con le treccie disciolte e a braccia aperte.

Ed ha il torpor d’alcune notti estive,
in cui ci s’addormenta indolenzite
dallo spasimo oscuro d’esser vive.


 Amalia Guglielminetti
 

domenica 4 aprile 2021

Un Poeta al Giorno Amalia Guglielminetti 📖 🖋

BELLEZZA DELLA VITA
 
Bellezza della vita, io non ti trovo.
Pure ti cerco in me, pure ti spio
su fronti di sorelle. Ombre d’oblio
or tento ed or gelosi veli io smuovo.

Il primo balenar d’un riso nuovo
scruto, m’insinuo in qualche spirto pio,
indago ogni speranza, ogni desio,
ma a scoprirti con vana ansia mi provo.

Tu esisti forse in spiriti virili
esperti in trar da ciascun fiore ebrezza,
o in chiara gioia d’anime infantili.

Non nel nostro anelar d’anime inermi:
inquete fiamme, chiuse da saggezza
d’antiche norme fra leggiadri schermi.

 Amalia Guglielminetti

sabato 4 aprile 2020

Una voce


Una voce nell’ombra ha qualche volta
la morbidezza calda d’una cosa
tangibile. Non s’ode e non s’ascolta,
ma sul cuor che l’accoglie quasi posa
le sue parole ad una ad una come,
quando langue, le sue foglie una rosa.
Se invoca piano, in ansia, un caro nome
par che vi tremi il mal represso ardore
d’un bacio non osato fra le chiome.
E di soverchia intensità essa muore
soffocata ed il pianto che l’assale
sembra il principio dolce dell’amore
ed è l’inizio acerbo del suo male.
 Amalia Guglielminetti

Sera di vento


Dolce salire nella chiara sera,
sola col vento che m'abbraccia, folle
più d'ogni amor, la strada erta del colle
fra un presagio lontan di primavera.
Dolce, s'io pur di un'ironia leggiera
mi punga, come chi desto da un molle
sogno, se quasi già doler si volle,
ride di sua stoltezza passeggiera.
O breve inganno, io ben di te mi spoglio.
Fatta serena, del destino il gioco
senza umiltà io seguo e senza orgoglio.
Ma mi figuro d'avanzar guardinga
e curiosa, per gioir fra poco
d'altra menzogna bella di lusinga.
 Amalia Guglielminetti

Amalia Guglielminetti


 
Amalia, che ebbe due sorelle, Emma ed Erminia, e un fratello, Ernesto, nacque da Pietro Guglielminetti e da Felicita Lavezzato; il bisnonno Pietro Guglielminetti si era trasferito da Cravanzana verso il 1858 a Torino, dove stabilì una piccola industria di materiali in legno: fu proprio lui, fornitore del Regio Esercito, l'inventore, intorno al 1860, della borraccia, allora fabbricata in legno. Alla morte del padre, nel 1886, la famiglia si trasferì presso il nonno Lorenzo, «vecchio parsimonioso industriale, rigido clericale e severo custode del focolare domestico» che la fece studiare in scuole religiose. Iniziò a collaborare dal 1901 con la «Gazzetta del Popolo», pubblicando poesie sul suo supplemento domenicale, parte delle quali saranno raccolte nel volume Voci di giovinezza, edito nel 1903. Molto diversa e favorevole fu invece l'accoglienza riservata alle poesie de Le Vergini folli, il cui manoscritto, offerto in visione al professor Arturo Graf, fu da questi pubblicamente definito «collana preziosissima» di versi «belli e nuovi» e  successivamente, a pubblicazione avvenuta, in un biglietto ad Amalia, Graf scrisse: «la sua ispirazione è viva, schietta, delicata quanto più si possa dire, e l'arte la seconda a meraviglia. Quelle sue figure di fanciulle e donne son cose di tutta gentilezza, e molti sonetti son di squisita fattura. E il tutto par che le venga così spontaneo!»Dino Mantovani, critico de «La Stampa», vide in Amalia un insieme di Gaspara Stampa e di Saffo. Guido Gozzano, con il quale Amalia iniziò una relazione poco dopo la pubblicazione del libro, le aveva inviato la sua Via del rifugio e la Guglielminetti ricambiò l'offerta con le sue Vergini folli, commentando di non avere, in quella sua opera, «ancora assaporato le squisitezze dell'arte, solo ho sfiorato l'essenza, l'anima della sua poesia: un'anima un poco amara, un poco inferma». Gozzano rispose il 5 giugno 1907, riferendosi al giudizio del Mantovani, che «i suoi sonetti, tecnicamente euritmici, disinvolti nell'atteggiamento, nobilissimi nella rima ricca sono superiori a quelli di Gaspara Stampa [....] anche Madonna Gasparina fu vittima della maniera del suo tempo, come noi lo siamo del nostro, con gl'imparaticci d'annunziani» e che «il lettore ha l'impressione di essere per qualche istante ammesso in un giardino claustrale: ad ogni svolto di sentiero, fra i cespi di gigli e gli archi de' rosai, una nuova coorte di vergini si fa innanzi cantando una nuova sorta di martirio o di speranza. Ella compie nel suo libro, Egregia Guglielminetti, quasi un vergiliato, e conduce il lettore attraverso i gironi di quell'inferno luminoso che si chiama verginità», individuando - l'inferno luminoso è il Purgatorio - radici dantesche nella stesura di quei sonetti, ridimensionando il petrarchismo di Amalia e sottolineando l'inevitabile dannunzianesimo dei versi. Divenne poi per breve tempo l'amante di Pitigrilli: una relazione burrascosa che terminò con una causa in Tribunale. Nel 1935 ella si trasferì a Roma tentando la carriera giornalistica ma non ebbe successo e fece così ritorno due anni dopo (1937) a Torino, dove passò gli ultimi anni della sua vita in solitudine. Morì il 4 dicembre 1941 a causa di una setticemia generata da una ferita che si era fatta diversi giorni prima cadendo dalle scale nel tentativo di raggiungere di corsa il rifugio antiaereo dopo aver udito le sirene d'allarme per il bombardamento. È sepolta nel Cimitero monumentale di Torino. Nel 2012 l'editore Bietti ne ha ripubblicato l'opera in versi e l'epistolario con Guido Gozzano, a cura di Silvio Raffo.

La chiesa dell'Amore

La chiesa dell'Amore In mezzo alla campagna sola stai, O casa del Signore! Arde sui tetti il sole, e le campane cantano lassù come gran ...