Amalia,
che ebbe due sorelle, Emma ed Erminia, e un fratello, Ernesto, nacque
da Pietro Guglielminetti e da Felicita Lavezzato; il bisnonno Pietro
Guglielminetti si era trasferito da Cravanzana verso il 1858
a Torino, dove stabilì una piccola industria di materiali in legno: fu
proprio lui, fornitore del Regio Esercito, l'inventore, intorno al 1860, della borraccia, allora fabbricata in legno. Alla morte del padre, nel 1886,
la famiglia si trasferì presso il nonno Lorenzo, «vecchio parsimonioso
industriale, rigido clericale e severo custode del focolare domestico»
che la fece studiare in scuole religiose. Iniziò a collaborare dal 1901 con la «Gazzetta del Popolo», pubblicando poesie sul suo supplemento domenicale, parte delle quali saranno raccolte nel volume Voci di giovinezza, edito nel 1903. Molto diversa e favorevole fu invece l'accoglienza riservata alle poesie de Le Vergini folli, il cui manoscritto, offerto in visione al professor Arturo Graf,
fu da questi pubblicamente definito «collana preziosissima» di versi
«belli e nuovi» e successivamente, a pubblicazione avvenuta, in un
biglietto ad Amalia, Graf scrisse: «la sua ispirazione è viva,
schietta, delicata quanto più si possa dire, e l'arte la seconda a
meraviglia. Quelle sue figure di fanciulle e donne son cose di tutta
gentilezza, e molti sonetti son di squisita fattura. E il tutto par che
le venga così spontaneo!»Dino Mantovani, critico de «La Stampa», vide
in Amalia un insieme di Gaspara Stampa e di Saffo. Guido Gozzano, con il quale Amalia iniziò una relazione poco dopo la pubblicazione del libro, le aveva inviato la sua Via del rifugio e la Guglielminetti ricambiò l'offerta con le sue Vergini folli,
commentando di non avere, in quella sua opera, «ancora assaporato le
squisitezze dell'arte, solo ho sfiorato l'essenza, l'anima della sua
poesia: un'anima un poco amara, un poco inferma». Gozzano rispose il 5 giugno 1907,
riferendosi al giudizio del Mantovani, che «i suoi sonetti,
tecnicamente euritmici, disinvolti nell'atteggiamento, nobilissimi nella
rima ricca sono superiori a quelli di Gaspara Stampa [....] anche
Madonna Gasparina fu vittima della maniera del suo tempo, come noi lo
siamo del nostro, con gl'imparaticci d'annunziani» e che «il lettore ha
l'impressione di essere per qualche istante ammesso in un giardino claustrale: ad ogni svolto di sentiero, fra i cespi di gigli e gli archi de' rosai, una nuova coorte di vergini si fa innanzi cantando una nuova sorta di martirio o di speranza. Ella compie nel suo libro, Egregia Guglielminetti, quasi un vergiliato, e conduce il lettore attraverso i gironi di quell'inferno luminoso che si chiama verginità», individuando - l'inferno luminoso è il Purgatorio
- radici dantesche nella stesura di quei sonetti, ridimensionando il
petrarchismo di Amalia e sottolineando l'inevitabile dannunzianesimo dei
versi. Divenne poi per breve tempo l'amante di Pitigrilli: una relazione burrascosa che terminò con una causa in Tribunale. Nel 1935 ella si trasferì a Roma tentando la carriera giornalistica ma non ebbe successo e fece così ritorno due anni dopo (1937) a Torino, dove passò gli ultimi anni della sua vita in solitudine. Morì il 4 dicembre 1941 a causa di una setticemia generata da una ferita che si era fatta diversi giorni prima cadendo dalle scale nel tentativo di raggiungere di corsa il rifugio antiaereo dopo aver udito le sirene d'allarme per il bombardamento. È sepolta nel Cimitero monumentale di Torino. Nel 2012 l'editore Bietti ne ha ripubblicato l'opera in versi e l'epistolario con Guido Gozzano, a cura di Silvio Raffo.
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