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martedì 21 gennaio 2020

Un acero nella periferia della città



Quanto silenzio
c’è nell’albero
come se nel mondo intero
ci fosse solo questo acero di settembre!
oh no c’è di più – come una presenza:
tu – davanti a una porta
taci e sai: solo ciò che è «là»
conta più dei concetti
senza una spiegazione… – entrare è possibile
(partenza – pace – oblio)
a un prezzo solo: non vedere più
questo acero di settembre

Gennadij Ajgi

mercoledì 21 agosto 2019

La neve



Vicino alla neve

i fiori sul parapetto sono strani.
Sorridimi almeno perché
non dico parole
che non capirò mai.
Tutto ciò che posso dirti:
sedia, neve, ciglia, lampada.
E le mie mani
sono semplici e lontane,
e le cornici delle finestre
sono come ritagli di carta bianca,
e là, dietro di esse,
intorno ai lampioni,
turbina la neve
dalla stessa nostra infanzia.
E turbinerà, finché sulla terra
ti ricordano e ti parlano.
E questi bianchi fiocchi una volta
li vidi essendo desto,
e chiusi gli occhi, e non posso aprirli,
e turbinano bianche scintille,
e fermarle
io non posso.

Gennadij Ajgi

Il cammino


Quando nessuno ci ama
cominciamo
ad amare le nostre madri
Quando nessuno ci scrive
ricordiamo
i vecchi amici
E le parole ormai pronunciamo solo perché
tacere ci spaventa
e i movimenti sono pericolosi
Alla fine – in fortuiti parchi trascurati
piangiamo per le penose trombe
di penose orchestre

Gennadij Ajgi

Gennadij Ajgi




Šajmurzino, 21 agosto 1934Mosca, 21 febbraio 2006)
è stato un poeta russo.
Trascorsa l'infanzia nella Repubblica dei Ciuvasci, cui è sempre rimasto culturalmente e linguisticamente legato, e completati gli studi a Mosca, esordì in campo poetico con una prima raccolta di liriche nella sua lingua materna. Per le sue traduzioni nel 1972 è stato insignito del premio "Paul Desfeuilles" dall'Académie française.
La sua poesia ciuvascia è caratterizzata da un vivo impressionismo animistico, vicino alla tradizione lirica del suo popolo, e da una forte valorizzazione della ritmicità della lingua. È anche autore di numerose traduzioni in ciuvascio di poesia russa, francese, ungherese e polacca, e della prima versione ciuvascia dei sonetti danteschi.

Un saggio disse