All'orchè torna Aprile
campeggia sopra il prato il fiordaliso
e nell'acqua che corre
si specchia ogni bel viso.
Sull'albero l'uccello
canta soavemente: chi lo sente
rivede il Paradiso.
Nicola Moscardelli.
venerdì 5 settembre 2025
Aprile
FOGLIE E FIORI
son d'uno stesso lago opposte sponde
echi diversi d'una stessa voce,
sono due specchi d'uno stesso volto:
l'uno ti prende quel che ti fu tolto
quel che l'uno ti dà l'altro ti toglie:
uno di fiori e l'altro è pien di foglie.
La luna
passeggia a piedi nudi sulla rena.
Pare un tuo sguardo rimasto nell’aria,
impallidito per la lontananza,
il tuo sguardo che colora dove tocca
ed appanna gli specchi
come un soffio d’argento che ravviva
le parole sulla mia bocca spenta.
La luna si vela, s’allontana:
ci sono tante nuvole
che l’acqua d’ogni lago trabocca:
le campane dormono in cielo,
forse domani prenderanno terra:
o amore, chiudi gli occhi, non le destare.
Rinascita
Rinascita
All’improvviso un giorno, mentre vaie quasi ti addolori del passato
e temi anche il futuro
ecco senti due braccia
leggere che ti cingono la fronte
e parole e sorrisi odi improvvisi
che non udisti mai così soavi:
sbigottito ti volgi: luce e aria
null’altro ti circonda, solo sei:
ma da un albero cade lieve un fiore,
il primo fiore della primavera
che di nascosto il vento
gitta ai tuoi piedi, muto ambasciatore
della nuova stagione.
A quella vista senti
che l’erba cresce e la neve si scioglie,
da ogni cicatrice spunta un’ala
col fremito d’un fiore sullo stelo.
Scompare ogni tua doglia, anche il tuo cuor si spetra
e nel futuro hai fede e nel passato.
Nicola Moscardelli
Nicola Moscardelli
Nicola Moscardelli
(Ofena, 9 ottobre 1894 – Roma, 21 dicembre 1943)
è stato un poeta, scrittore ed esoterista italiano.
Nato da Serafino ed Elvira Cantera, proprietari terrieri, studiò all'Aquila in ambito umanistico. Già nel 1913 pubblicò due raccolte poetiche, Le fiamme e La veglia, di derivazione simbolista e crepuscolare. Nel 1914 si trasferì a Firenze, dove entrò in ambienti culturali futuristi, collaborando anche con le riviste La Voce e Lacerba; nel 1915 pubblicò quindi l'opera sperimentalista Abbeveratoio. Interventista, combatté sul fronte italiano del Carso, venendo ferito nell'ottobre del 1915 e ricevendo la medaglia d'argento al valor militare. L'esperienza in guerra fu alla base di Tatuaggi, pubblicato nel 1916. Da quello stesso anno si stabilì a Roma, dove creò la rivista d'avanguardia Le Pagine (1916-1917) insieme a Giovanni Titta Rosa e Maria Cardini. Pubblicò quindi Gioielleria notturna (1918) e La mendica muta (1919), accolte favorevolmente; si impegnò quindi soprattutto al giornalismo e alla critica letteraria, collaborando con diverse riviste, tra cui Il Tempo, Il Popolo di Roma e L'Italia che scrive. Successivamente iniziò una produzione di prose novellistiche e romanzesche, insieme alla composizione di testi teatrali, cominciata dopo essere entrato in contatto col regista futurista Anton Giulio Bragaglia. Continuò sempre a scrivere poesie, che diventarono maggiormente filosofico-teologiche e misticiste. Avvicinatosi agli ambienti esoterici, diventò parte del Gruppo di Ur, in cui prese il nome simbolico di "Sirio"/"Sirius", e si accostò a personaggi come Julius Evola e Rudolf Steiner. Un profondo rapporto di amicizia lo legò a Giovanni Papini che,[4] stimandone l'opera letteraria, lo incluse nella copiosa antologia Poeti d'oggi del 1920, curata insieme a Pietro Pancrazi.Negli anni più maturi, inoltre, fu importante il rapporto artistico con Arturo Onofri e Girolamo Comi. Durante il regime fascista, tra il 1929 e il 1939, fu segretario della neonata Accademia d'Italia e, in seguito, insegnò arte poetica e drammatica al Conservatorio Santa Cecilia.[2] Nel 1935, nell'ambito del premio Viareggio si aggiudicò uno dei premi minori;[5] inoltre, nel 1939, ricevette il premio Sanremo nella seconda edizione. Sposatosi con Lydia Sacer nel 1921, nel 1923 ebbe una figlia, Graziella. Morì a Roma, dopo una lunga malattia, nel 1943.
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