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venerdì 10 aprile 2026

Tu morte viva nido d’ignoranza

Tu, morte viva, nido d’ignoranza,
portatile sepolcro e vestimento
di colpa e di tormento,
peso d’affanni e di error laberinto,
mi tiri in giú con vezzi e con spavento,
perch’io non miri in ciel mia propria stanza,
e ’l ben ch’ogn’altro avanza:
onde, di sua beltá invaghito e vinto,
non sprezzi e lasci te, carbone estinto.

Tommaso Campanella

A’ poeti


A’ poeti

In superbia il valor, la santitate
passò in ipocrisia, le gentilezze
in cerimonie, e ’l senno in sottigliezze,
l’amor in zelo, e ’n liscio la beltate,
mercé vostra, poeti, che cantate
finti eroi, infami ardor, bugie e sciocchezze,
non le virtú, gli arcani e le grandezze
di Dio, come facea la prisca etate.
Son piú stupende di Natura l’opre
che ’l finger vostro, e piú dolci a cantarsi,
onde ogni inganno e veritá si scuopre.
Quella favola sol dee approvarsi,
che di menzogne l’istoria non cuopre
e fa le genti contra i vizi armarsi.


Tommaso Campanella

Il corpo di madonna paragonato all’universo

Il corpo di madonna paragonato all’universo

Madonna, han scritto che l’umana testa
il ciel sembri, del cui bel paradiso
la bocca è fonte, gli occhi stelle, e ’l viso
dove il folgore nasce e la tempesta;
Dio, la raggion che sempre mai sta desta;
gli angeli, i spirti che portano avviso;
e ’l resto e quel di sotto han poi diviso
con bella somiglianza e manifesta.
L’umana terra sta nell’uman centro,
che del suo paradiso il fonte asconde;
son gambe, piè, man, braccia, arte e sostegno.
Però que’ nèi, che porti dui, nati entro
l’acque de’ paradisi, hanno il fior, donde
lontan, sterile resta il terzo segno.


Tommaso Campanella

Muro noioso

[Muro noioso]

Parve a me troppo, ma alla cortesia
di lei fu poco, in sogno consolarmi;
onde volle anco vigilando darmi
quel ben, che sopra gli altri si desia.
Sí che, mancando ogni consiglio e via,
io stando dentro agli ferrati marmi,
ella fuori, d’amor prendemmo l’armi.
Alta dolcezza entrambi ne assorbia.
— L’orto ameno — dissi io; ella: — La chiave
dammi, cor mio; — e tal gioia n’avvinse,
che ’l morir ci parea bello e soave.
Quando l’alme trasfuse risospinse
muro interposto, ah ben noioso e grave!
che amor soverchio in tutto non ci estinse.


Tommaso Campanella

domenica 5 settembre 2021

All'Ostia sacra

 


[All'Ostia sacra]

Titulo di vittoria, pan di vita,
d’uom vero e vero Dio sostanza e segno
della gloria immortal, donato in pegno
ad ogni alma di te quaggiú nutrita,
non potea ritrovar la via infinita
delli seculi eterni umano ingegno
senza l’aiuto tuo, senza il sostegno:
tanto la perdizion l’avea impedita.
Chi a te s’accosta, sente alzarsi a volo
(secreto dei miracoli divini!),
gustando te, fin al celeste suolo.
Degno sei, Signor mio, ch’a te s’inchini
11ciel, la terra e ’l Tartaro; ché solo,
vincitor, passi tutti i lor confini.

 Tommaso Campanella

martedì 10 ottobre 2017

Al carcere.



Come va al centro ogni cosa pesante
dalla circonferenza, e come ancora
in bocca al mostro che poi la devora,
donnola incorre timente e scherzante;
così di gran scienza ognuno amante,
che audace passa dalla morta gora
al mar del vero, di cui s'innamora,
nel nostro ospizio alfin ferma le piante.
Ch'altri l'appella antro di Polifemo
palazzo altri d'Atlante, e chi di Creta
il laberinto, e chi l'Inferno estremo
(ché qui non val favor, saper, né pièta),
io ti so dir; del resto, tutto tremo,
ch'è ròcca sacra a tirannia segreta.
 
Tommaso Campanella

A Dianora, suora francescana.



Donna, che in terra fai vita celeste
sotto la guida di colui, che in Cristo,
amando, trasformossi, e tale acquisto
feo, che di crocifisso alfin si veste; 
tu fai grand'opre sì conformi a ques
che spirto acceso al mondo non s'è visto
tanto d'amor divin all'altro misto
che l'anime subleva afflitte e meste.
Per ringraziar, non per lodarti, io vegno;
ché non può lingua umana pienamente
narrar le tue virtuti a parte a parte.
Stella DIAN, ORA, al mio fragil legno
che solca un mar d'affanni, onde non parte
l'occhio del mio desire e della mente.

Tommaso Campanella

Tommaso Campanella


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Tommaso Campanella,
al secolo Giovan Domenico Campanella, noto anche con lo pseudonimo di Settimontano Squilla
(Stilo, 5 settembre 1568Parigi, 21 maggio 1639),
è stato un filosofo, teologo, poeta e frate domenicano italiano.
Con Giordano Bruno e Bernardino Telesio, è considerato uno degli anticipatori della moderna filosofia; il suo pensiero è simbolo storico convenzionale del passaggio tra Medioevo ed era moderna.
Nasce in Calabria, figlio di un calzolaio povero e senza istruzione, Campanella è un ragazzo prodigio. A tredici anni entra nell'ordine dei domenicani e arriva a prendere gli Ordini Domenicani non ancora quindicenne, con il nome di frà Tommaso in onore di San Tommaso d'Aquino. Porta a termine con successo gli studi ma al tempo stesso legge, sia pur di nascosto autori quali Erasmo, Ficino e Telesio. Le idee in fatto di religione e l'interesse per le arti magiche lo costringono a fuggire da Napoli dove studiava con Della Porta. Si ritrova inquisito dal Tribunale ecclesiastico così lascia il convento per dirigersi a Roma prima, poi a Firenze e infine Padova, dove entra in contatto con Galileo.  Accusato di eresia viene rinchiuso in carcere ma riesce a ritornare nella sua città natale; nel 1599 tenta di organizzare un'insurrezione contro il dominio spagnolo e di gettare le basi per una profonda riforma religiosa. Anche in questa occasione viene arrestato e condannato; riesce tuttavia a salvarsi dalle torture fingendosi pazzo. Non può però evitare il carcere dove Campanella rimane rinchiuso, a Napoli, per ben ventisette anni; in questo lungo periodo di prigionia continua a scrivere, specialmente di filosofia. Compone un'opera dedicata a Galileo, di cui Campanella apprezza molto il lavoro ed il pensiero. Nel 1626 riacquista una parte di libertà: esce dal carcere, ma deve rimanere a Roma sotto il controllo del Sant'Uffizio. Per disposizione di papa Urbano VIII questo vincolo viene in seguito eliminato; nel 1633 viene di nuovo accusato di eresia e di propaganda antispagnola. Decide quindi di rifugiarsi a Parigi dove trova protezione dal Cardinale Richelieu. Si dedica alla pubblicazione dei suoi scritti; finanziato dal re, passa il resto dei suoi giorni al convento parigino di Saint-Honoré. Il suo ultimo lavoro sarà un poema celebrante la nascita del futuro Luigi XIV ("Ecloga in portentosam Delphini nativitatem"). Una delle sue più note opere è "La Città del Sole", opera di carattere utopistico in cui, rifacendosi a Platone e all'Utopia di Tommaso Moro, descrive una città ideale.
Muore a Parigi a 71 anni.

Ghianda acrostico