portatile sepolcro e vestimento
di colpa e di tormento,
peso d’affanni e di error laberinto,
mi tiri in giú con vezzi e con spavento,
perch’io non miri in ciel mia propria stanza,
e ’l ben ch’ogn’altro avanza:
onde, di sua beltá invaghito e vinto,
non sprezzi e lasci te, carbone estinto.
Tommaso Campanella

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