giovedì 9 aprile 2026

sor Capanna

Pietro Capanna, noto come il sor Capanna 
(
Roma9 aprile 1865 – Roma22 ottobre 1921),
è stato un 
cantastorie, attore di strada e stornellatore italiano.

Personaggio popolare sia della Roma umbertina sia di quella del primo '900, soleva commentare gli avvenimenti d'attualità improvvisando delle strofette dalla caratteristica melodia, composte da cinque endecasillabi due ottonari e un quinario in rima metà alternata e metà baciata (ABAB ccdD), accompagnandosi con la chitarra. La sua produzione, per le caratteristiche di immediatezza e di forte presa emotiva sul pubblico, godé e continua a godere di notevole fortuna, sia in ambito schiettamente musicale, con le interpretazioni di Ettore PetroliniRomolo BalzaniClaudio Villa o Alvaro Amici, sia in ambito politico, per via delle strumentalizzazioni che ne furono fatte nel corso del tempo dalle più diverse parti politiche, dagli squadristi ai sessantottini. Figlio di Luigi Capanna, pastarellaro, e di Maria Rezzonico, sigaraia presso la fabbrica dei tabacchi di piazza Mastai, Pietro nacque nel rione di Trastevere, dove in gioventù esercitò vari mestieri: fu prima banchista di macellaio, poi ceraiolo alla Lungara. Dopo alcuni anni però la vampa della caldaia in ebollizione gli procurò una grave congiuntivite, che lo rese quasi cieco e lo costrinse a portare degli enormi occhiali affumicati (empirico rimedio praticato in quei tempi) e ad abbandonare il suo lavoro. Si mise a fare il posteggiatore nelle osterie: la facile vena poetica e lo spiccato senso del ridicolo gli consentivano di improvvisare sferzanti satire sulla spicciola quotidianità come sui mutamenti di costume in atto nella società dell'epoca, o sui politici più in vista. Altre volte si appostava dinanzi all'osteria, o ad una bottega, verso le quali sarebbero state dirette le sue pepate "botte", riguardanti il gestore, la "qualità" dei suoi prodotti, o il loro prezzo: riprendeva così una tradizione che era stata già di Ghetanaccio. Cominciò ad essere richiesto anche in piccoli teatri, come l'Alcazar di via dei Coronari, popolare caffè-concerto a un passo dalla malfamata via di Panico, territorio dove allora spadroneggiavano i bulli di quartiere, in cui il sor Capanna fece il suo debutto sulle scene. Si presentò al pubblico accompagnato da un caratterista comico romanesco noto come "Ciancaribella", che gli faceva da spalla. Diventò molto popolare. Come riferiva nel 1914 sulla "Rassegna contemporanea" il futurista Giuseppe Zucca: Decise così di formare una sua compagnia itinerante. Con questa si esibiva indossando le vesti di un Rugantino "pasquinesco, faceto, satirico, piuttosto nipote di Cassandrino, che fratello di Marco Pepe", con parrucca, feluca e scarpe di copale. Girava per Roma su di un carro, che gli fungeva da palcoscenico ambulante, trainato da un malandato cavallo. Sul carro montavano, insieme con lui, sua moglie Augusta Sabbadini, nelle vesti di una corpulenta e greve Nina che gli rispondeva e lo accompagnava nel canto, e dal resto della sua compagnia: Cesare Palombini, detto Caruso, Giovanni Giovannini, detto er Comparetto e Gallo Galli, Galletto, che li accompagnavano suonando il mandolino e l'organetto. Teresa Palombini, scherzosamente presentata come la Tetrazzini, e Francesca Pappagallo, la Bellincioni facevano da coriste. Questo apparato non venne tuttavia impiegato sempre dal sor Capanna, che invece lo adoperava soprattutto in tempo di carnevale; di solito girava a piedi, vestendo alla borghese, con giacca, cravatta e l'immancabile bombetta. Durante l'esecuzione, un aiutante, munito di bacchetta, indicava su un tabellone al pubblico il disegno che illustrava il brano in questione. Gli argomenti preferiti erano il costo della vita, la condizione femminile, la disoccupazione, la guerra (di Libia, ma anche la prima guerra mondiale con le sue vicende di arricchimenti e imboscamenti), l'attualità: «È il sor Capanna, fustigatore implacabile dei bagarini e dei «padron de casa», dei governo che ci amareggia di tasse e delle «paine co' le veste strette», dei preti e del blocco, di uomini e di cose, di leggi e di costumi»

Morì in una corsia del policlinico Umberto I a soli cinquantasei anni. Il comune di Roma gli ha dedicato una piazza (piazza Sor Capanna), sulla via Casilina, all'altezza del quartiere di Torre Spaccata.

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