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venerdì 12 giugno 2026

Sono felice di vivere in modo semplice ed esemplare

Sono felice di vivere in modo semplice ed esemplare –

come il sole, come il pendolo, come il calendario.
D’essere un’anacoreta laica di snella figura,
savissima – come qualsiasi creatura di Dio.
Di sapere: lo Spirito è mio alleato, lo Spirito è mia guida!
D’entrare senza annunciarmi, come un raggio e come uno sguardo.
Di vivere così come scrivo: in modo esemplare e succinto –
come Dio comanda e come gli amici non prescrivono.

M. I. Cvetaeva (1892-1941)

Strappa uno stelo selvatico per te


Strappa uno stelo selvatico per te e una bacca – subito dopo, per me.

Niente è più dolce di una fragola di cimitero.
Ma non stare così tetro,
la testa chinata sul petto
Con leggerezza pensami,
con leggerezza dimenticami…
e che non ti turbi mai
la mia voce sottoterra…
Tutto passa , resta solo il vero
“ Vivere è splendido!
Ma noi viviamo male”

Marina Cvetaeva

venerdì 8 ottobre 2021

Sono Contenta

 


Sono Contenta
Mi piace che siete malato ma non di me,
mi piace che io sono malata ma non di voi,
che mai la pesante sfera terrestre
scivolerebbe sotto i nostri piedi.
Mi piace che si può essere spiritosa –
Indisciplinata – e non giocare con le parole
e non arrossire per una asfissiante ondata
toccandosi con le maniche con leggerezza.
.
Mi piace anche che voi in mia presenza
abbracciate tranquillamente un’altra,
non condannatemi a bruciare
nel fuoco dell’inferno perché non vi bacio,
perché il mio tenero nome, mio caro, non
menzionate né di giorno né di notte – invano …
Perché nel silenzio di una chiesa
non canteranno mai sopra di noi “alleluia”!
.
Grazie a voi col cuore e con la mano
perché voi – senza neanche saperlo! –
mi amate così tanto: per la mia quiete notturna,
per la rarità degli incontri nelle ore del tramonto,
per le nostre non passeggiate sotto la luna,
per il sole non sulle nostre teste,
perché voi siete malato – purtroppo! – non di me,
perché io sono malata – purtroppo! – non di voi.
Marina Cvetaeva

martedì 8 ottobre 2019

FRIVOLEZZA – CARO PECCATO


Frivolezza! – caro peccato,
caro compagno di viaggio e mio caro nemico!
Tu hai spruzzato nei mie occhi il riso
e nelle mie vene hai spruzzato la mazurca.
.
MI hai insegnato a non conservare l’anello nuziale
con qualunque persona la Vita mi avrebbe sposato!
Iniziare a casaccio dalla fine
e finire ancor prima dell’inizio.
.
Essere come uno stelo ed essere come acciaio
nella vita dove noi così poco possiamo …
Curare la tristezza con la cioccolata
e ridere in faccia ai passanti!
.
Marina Cvetaeva 1915

SOTTO UN CAREZZEVOLE PLAID FELPATO


Sotto un carezzevole plaid felpato
chiamo il sonno di ieri –
Cosa è stato? Di chi è la vittoria?
Chi è lo sconfitto?
.
Tutto ripenso di nuovo,
per tutto di nuovo mi torturo.
In questo, per cui non conosco le parole,
consisteva forse l’amore?
.
Chi era il cacciatore? Chi la preda?
Tutto diabolicamente al contrario!
Cosa ha capito, facendo a lungo le fusa,
il gatto siberiano?
.
In questo duello di ritrosia
chi, nella mano di chi stava solo la palla?
Quale cuore – il vostro forse, forse il mio
volava al galoppo?
.
E tuttavia – cos’è stato allora?
Cosa voglio e cosa rimpiango?
Continuo a non capire: ho forse vinto?
Forse sono stata sconfitta?
Marina Cvetaeva

Marina Cvetaeva


 
Marina Ivanovna Cvetaeva
Mosca
, 8 ottobre1892Elabuga, 31 agosto 1941)
è stata una poetessa e scrittrice russa.
Nata a Mosca, figlia di Ivan Vladimirovich Tsvetaev, professore di Belle Arti all'Università di Mosca e della pianista Marija Alexandrovna Mejn, fu una delle voci più originali della poesia russa del XX secolo e l'esponente più di spicco del locale movimento simbolista; il suo lavoro non fu ben visto dal regime staliniano, anche per via di opere scritte negli anni venti che glorificavano la lotta anticomunista dell'armata bianca, in cui il marito Sergej Jakovlevič Efron militava come ufficiale; emigrò prima a Berlino e poi a Praga nel 1922. Seguendo gli orientamenti della comunità russa emigrata, si trasferì a Parigi nel novembre 1925. Tornò a Mosca insieme al figlio Mur nel 1939, nella speranza di ricongiungersi al marito, di cui si erano perse le tracce e che in realtà era fuggito in Spagna, e alla figlia Ariadna Efron, tornata a Mosca nel 1937 e subito mandata in un campo di lavoro. In uno stato di estrema povertà e di isolamento dalla comunità letteraria, il 31 agosto 1941 s'impiccò nell'ingresso dell'izba che aveva affittato da due pensionati nel villaggio di Elabuga, sulle rive di fiume Kama. La riabilitazione della sua opera letteraria e la pubblicazione di molte sue opere avvennero solo a partire dagli anni sessanta, vent'anni dopo la sua morte. La poesia della Cvetaeva unisce l'eccentricità a un rigoroso uso della lingua, non priva di metafore paradossali. Se durante la prima fase creativa, la Cvetaeva risentì dell'influenza di Majakovskij e del suo vigore poetico, in seguito se ne distaccò grazie alla sua cultura basata sui romantici tedeschi, e quindi si accostò maggiormente sia a Pasternak sia all'animo poetico di Puškin

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