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domenica 2 agosto 2026

Casa di mia gente.

Casa di mia gente. 


Sempre ritorno fra le tue pareti,
come a un rifugio, o casa di mia gente!
Nessuno albergo mai, nessun ostello,
per varie plaghe, fu più seducente
del tuo silenzio, ove, dal lungo esilio,
vengo a sanarmi d'ogni mia ferita,
in colloquio coi morti che mi amarono
perché nacque da loro la mia vita.

Tu sola ridi, o casa di mia gente;
tu sola resti, in mezzo alla rovina
di tutti i sogni miei tristi e mendaci,
nell'ora di mia vita che declina!
Tu sola vieni, o casa dell'infanzia,
al mio ricordo ed alla mia speranza,
e, nel mio folle errore senza quiete,
questa sola dolcezza oggi mi avanza.

Tornerò bimbo sulle tue terrazze,
guarderò, nelle notti, le tue stelle
brillare sulle torri delle chiese;
ci sarà il canto delle mie sorelle,
ci sarà l'ombra di mia madre e il grido
del vecchio gallo, all'alba, nei cortili
e, dalle tue finestre, nell'azzurro,
vedrò spuntare i rinascenti aprili.

E sarà la mia gioia e la mia pace:
l'unica gioia che può dare il mondo
l'unica pace che può dar la vita:
vivere sotto il bel sole giocondo
di nostra terra, quello che ci fulse
negli occhi quando noi fummo creati
e morire così, serenamente,
accanto ai nostri morti e ai nostri nati

Giuseppe Villaroel



lunedì 15 luglio 2019

La prima rondine



Chi la vide arrivare dal mare
la prima rondine, lieta,
volare sui tetti, strusciare
fra i rami della pineta,
passare ad ali spiegate
come una freccia nel cielo?
Chi vide fiorire ogni stelo
su le ridenti vallate?
Aprirsi, al profumo gentile
dell'aria primaverile,
le mille finestre baciate
dal tiepido Sole d'aprile?
La prima rondine venne
col suo squittìo d'oltremare,
col tremito delle sue penne
nella mite brezza d'aprile;
saltò sopra un filo sottile
cullandosi innanzi al balcone,
e dopo si mise a cantare
con tanta, con tanta passione
come avesse voluto parlare.
Giocavano allegri i bambini
nei sottostanti giardini,
e non udirono il trillo
del piccolo cuore smarrito,
che tinniva come un gingillo,
sul corti letto fiorito.

Giuseppe Villaròel

C'è una parte di noi che sempre migra




C'è una parte di noi che sempre migra,
rondine a fior di cielo e a fior di mare:
una parte di noi che si stupisce
d'ogni foglia sui rami, ove la luna
s'impiglia a primavera e s'addormenta.
Vita; fatta di pianti e di sorrisi,
tutto è prodigio nei tuoi occhi e luce;
sei la farfalla della casa, e squilli
come il campanellino degli agnelli,
corri le stanze, passi fra le tende
in un leggero rùfolo di vento,
quando arriva l'estate e chiaro è il giorno.
Cosi io fui come tu sei: e nulla
lasciò il mio giorno dentro il triste cuore
che avesse ansia di volo e fruscio d'ali.
Cosi sarai come noi fummo; e pure
altre voci, altri frusci attorno a te
passeranno con brividi d'amore,
come tu passi attorno a me, leggiera.
C'è una parte di noi che sempre migra, 
rondine a fior di cielo e a fior di mare; 
una parte di noi che si stupisce 
d'ogni foglia sui rami, ove la luna 
s'impiglia in primavera e s'addormenta.

Poesia di Giuseppe Villaroel

Canzone d'aprile


Canzone serena d'aprile
nel vento primaverile,
nei rami, nei fiori, nei voli,
sospesa sui monti, sui broli,
cantata da tutte le cose,
da tutte le stelle, dal sole!
Canzone d'aprile: parole
di tenerezza e d'amore
dette da ogni bocca: splendore
di cieli, di ville e di rose;
gioia di farfalle sui prati;
incanto di vele sui mari;
bellezza di notti lunari
dentro i boschi addormentati;
serenate dietro le porte;
tripudio di vite risorte
al bacio della primavera,quando, nel silenzio della sera,

cantano i grilli a coro
e - come una gondola d'oro -
la luna comincia il viaggio
verso un ignoto miraggio
per l'infinita laguna
del cielo e per ogni via
risuona l'Avemaria.
Canzone d'aprile che aduna
sui tetti la sinfonia
degli uccelli e dentro le aiuole
il profumo delle viole!
Canzone d'aprile che schiude
i vecchi balconi e c'invita
sulle terrazze a sentire
la grande armonia della vita
che ricomincia e c'illude
ancora in un sogno che torna
nel cuore col primo apparire
delle rondini, a schiere, sul mare!
Canzone d'aprile: dolcezza
di rinascere ad ogni mattino;
tenerezza suprema d'amore
questo prodigio divino
di eterna giovinezza!
Fioriscono verdi i giardini,
riprendono ancora, i bambini
i loro giuochi infantili.
Guardano intorno le mamme
felici, con occhi febbrili
d'amore; e i lontani tramonti
risplendono tutti di fiamme
perchè il sole lascia sui monti
l'incendio degli orizzonti.
Canzone d'aprile: la Gloria!
Un inno di allegre campane
squillanti da tutte le chiese!
E' un gemito di voci umane
che chiedono pace al Signore.
E' un canto infinito d'amore
che segna l'eterna vittoria
di Cristo sul mondo ove scese
dal soglio del Paradiso
per dare a tutti il sorriso
di Dio! Canzone d'aprile
nei venti, nei cieli, nei cuori,
nel polline ardente dei fiori!
Preghiamo, bambini. Domani
la terra sarà rivestita
di meravigliosa purezza
e tutti gli animi umani
ritroveranno la vita
splendente di nuova bellezza.

Giuseppe Villaroel

Alba di primavera



Stanotte s'è messa in cammino
la primavera nell'aria.
D'intorno, sul capo le svaria
un velo di stelle turchino.
Il suo profumo è un sospiro
diffuso sui freschi giardini.
La terra non ha più confini,
il mare non ha più respiro.
L'alba sorride con gli occhi
dalle lunghe ciglia del cielo.
Vibra negli orti ogni stelo
come se una mano lo tocchi.
Le strade hanno tenui tremori
di verde lungo i fossati.
Gli alberi si sono svegliati
con bianche ghirlande di fiori.

 Giuseppe Villaroel
 

Giuseppe Villaroel




(Catania, 26 ottobre 1889Roma, 1965)
è stato un docente, poeta e giornalista italiano.

Insegnante, fu curatore di antologie, dell'aggiornamento del Nuovissimo vocabolario della lingua italiana di Niccolò Tommaseo (Milano, Istituto editoriale moderno, 1938) e di un fortunato commento alla Divina Commedia ( commento a cura di Giuseppe Villaroel 1985).Entrò nel giornalismo nel 1915 e fondò e diresse il Giornale dell'Isola letterario a Catania; fu critico letterario del Secolo Sera a Milano dal 1925 al 1935, del Popolo d'Italia dal 1935 al 1943. Ha collaborato, come articolista di terza pagina alla: Gazzetta del Popolo, al Corriere della Sera, al Messaggero, ecc. Fu collaboratore del Giornale d'Italia, del Resto del Carlino, della Nazione, del Mattino, della Fiera letteraria. Ha pubblicato dieci volumi di poesie, due romanzi, due volumi di novelle, tre volumi di critica e studi letterari. Ha vinto otto premi di poesia: "Viareggio", 1930, "Accademia d'Italia", 1932–1933, "Fusinato", 1935; "Goethe", 1937; "San Remo", 1938; "Columbus", 1951; "Valdagno", 1951. Prolifico critico letterario, narratore e poeta. Dopo l'armistizio di Cassibile aderì alla Repubblica Sociale Italiana. La sua vena poetica, in origine vicina al Decadentismo, è andata evolvendosi verso toni di ispirazione amorosa, sempre contenuti e controllati.

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