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martedì 12 aprile 2022

Dorme papà


Dorme papà.
Finito ha la giornata
Sua lunga ed ha risposto di buon’ora
Come bravo operaio, alla chiamata,
senza rimbrotti, senza alcun rancore.
Prima dell’alba già l’ho visto avviato
Per mezzo alla campagna, al suo lavoro,
andava dritto, fronte illuminata,
spendendo innanzi la semente d’oro.
Proprio allora il Padrone l’ha chiamato
a consegnar la tacca e la misura.
Tutto giusto: ogni segno una buona opera.
Oh, che sia benedetto! Nel granaio
niente ha riposto, dopo mietitura.
Ha fatto bene. E Dio fa pari il conto.
 
Vittorio Clemente

 

lunedì 12 aprile 2021

Autunno

 

 Autunno 

Al calar della sera

un fuoco ad ardere in una campagna
distesa fino alla fine del mondo. 

E quei grilli là, in punto di agonia, 

a chiamare da un fondo 

di lelto a questa via. 

Un filo, appena, di fiato: cri, cri;

a quando a quando. 

Ma chi vuole udirlo? 

II mondo s'è finito, a luna uscita.

  Vittorio Clemente

domenica 12 aprile 2020

Beatitudine


Giorni d'estate e d'oro, in faccia al sole,
in faccia al mare, a godere contento. 
Ed origliare e coglier le parole 
che vien segreto a riferire il vento. 

E spiegarsele; e udir da solo a solo 
questa voce del mondo, e poi più niente; 
ed andarsene il cuor, leggero, in volo,
chi lo sa dove, a quali appuntamenti. 

Forse lontano, all'ultimo confine, 
dove sfoglia le rose la Madonna  
dei marinari, bianche, a mattutino. 

E sempre qui ritrovarsi, occhi vivi
e chiari di fanciullo, e su una trina
di spume, veder rose a riva giungere.

Vittorio Clemente

La prima luna


Ecco la prima luna dell'Estate, 
Amore, amore mio, son rivenuto
ed il fiore ti mando di quel voto. 
Ecco la prima luna dell'Estate! 

Sperduto in una strada desolata 
do una voce, se c'è chi m'ha ascoltato:
 l'Amore mio non m'ha riconosciuto.

Vittorio Clemente 1970

Vittorio Clemente


Nasce nella provincia dell’Aquila, da Pasquale, segretario comunale e da Francesca Di Bacco. Fin da ragazzo inizia a scrivere versi che vengono pubblicati sul giornalino scolastico La piccola tribuna di Torino e sulla rivista giovanile Juventus di Firenze. Raccoglie le prime poesie in dialetto in Malenguni, quaderno che purtroppo sarà smarrito da un tipografo aquilano. A Tivoli frequenta la Scuola Normale e, chiamato alle armi subito dopo il diploma, segue il corso allievi ufficiali a Parma e Brindisi. Sottotenente di Fanteria, appena ventenne, nell'agosto del 1915 partecipa alla Prima Guerra Mondiale. Sotto le armi il giovane ufficiale è chiamato da Ardengo Soffici alla redazione dei giornali di trincea, La Ghirba e Il Gazzettino del Soldato. È questa l’occasione per stringere amicizia anche con altri scrittori quali Antonio Baldini, Renato Simoni e Guelfo Civinini. L’incapacità dei partiti tradizionali di risolvere numerosi problemi del dopoguerra spinge il giovane poeta, come non pochi italiani, ad aderire al partito fascista, convinto che il nuovo soggetto politico possa dare delle risposte adeguate. Nell'intervallo tra le due guerre mondiali Vittorio Clemente, con competenza, impegno e passione, ricopre il ruolo prima di insegnante elementare in alcuni paesi dell'Abruzzo, poi di direttore didattico a Teramo e infine di ispettore scolastico a Roma, a Rieti e di nuovo a Roma. Con questi incarichi Clemente svolge una fervente attività pedagogica e collabora a riviste importanti come I Diritti della Scuola e La Parola e il Libro. Si dedica anche alla critica letteraria, occupandosi principalmente della poesia dialettale abruzzese e romana, con particolare attenzione all'opera di Giuseppe Gioacchino Belli. Nel 1939 si trasferisce definitivamente a Roma con la moglie Bice, dell’antica famiglia Papi di Bugnara, e i figli Francesca (che diventerà insegnante), e Pasquale (che si dedicherà alla medicina). Nella capitale il poeta collabora con la redazione di La strenna dei romanisti, che prevede la pubblicazione di un volumetto annuale sul quale vengono pubblicati scritti, poesie, disegni e foto dei cultori delle belle tradizioni romane sin dal 1940. Ha modo di stringere amicizia con importanti personaggi come Trilussa, Cesare Pascarella, Mario dell'Arco, Urbano Barberini, Giulio Battelli, Giuseppe Bottai e i giornalisti Ceccarius ed Ettore Veo. La pubblicazione di Sclocchitte. Sonetti abruzzesi (Ed. Gastaldi, Milano, 1949), raccolta poetica che rivela una sorprendente grazia nel tratteggiare i paesaggi naturali ed emotivi della terra natia, colpisce l'attenzione del giovane Pier Paolo Pasolini, che si entusiasma per l'opera di Clemente, tanto da scrivere la prefazione alla sua opera successiva, Acqua de magge (Società Editrice Siciliana, Roma, 1952), in cui, riferendosi al poemetto clementiano che dà il titolo al libro, afferma: "La poesia migliore della letteratura abruzzese sarà Acqua de magge di Clemente, poiché l'Abruzzo ricompare di scorcio, divenuto l'assolata, echeggiante terra di una personale infanzia". A Clemente, Pasolini dedicherà un profilo critico nella sua antologia Poesia dialettale del Novecento (Guanda, Parma, 1952), curata insieme a Mario dell'Arco. A legare Pasolini e Clemente c'è anche una profonda amicizia; nel momento di maggiore difficoltà, quando si ritrova senza lavoro, costretto a lasciare il suo paese, lo scrittore friulano trova nuova speranza proprio grazie al poeta abruzzese: "Nei primi mesi del '50 ero a Roma, con mia madre... Ero disoccupato, ridotto in condizioni di vera disperazione: avrei potuto anche morirne. Poi con l'aiuto del poeta in dialetto abruzzese Vittorio Clemente trovai un posto di insegnante in una scuola privata di Ciampino, a venticinquemila lire al mese".Dopo la raccolta Tiempe de sole e fiure (1955), nel 1960 viene pubblicato il raffinato poemetto Canzune ad allegrie... (Edizioni Quadrivio, Lanciano), sulla vicenda patetica di un cantastorie (il Cantatore); cinque anni dopo, l'autore dà alle stampe una plaquette di versi, dal titolo Serenatelle abruzzesi (Edizioni La Carovana, Roma). La fama di Clemente cresce col tempo, e acquisisce nuovi importanti estimatori, come Giorgio Caproni, Franco Fortini ed Ennio Flaiano. Nel 1970, insieme all'amico Ottaviano Giannangeli, stimato poeta in lingua e in dialetto abruzzese, Clemente pubblica la sua opera omnia: Canzune de tutte tiempe (Editrice Itinerari, Lanciano), curata dallo stesso Giannangeli, che offre dei versi di Clemente una perfetta traduzione metrica.  Vittorio Clemente consegue numerosi riconoscimenti, grazie ai suoi molteplici interessi, tra cui la pedagogia, la saggistica, la letteratura, la critica letteraria, la narrativa, il folklore, il teatro dialettale: nel 1947 vince il premio Sanremo per la poesia dialettale; nel 1948 ottiene il primo posto al premio Castaldi per Sclocchitte; nel 1956 riceve la medaglia d’argento da parte del Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, per i Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte. Il poeta abruzzese si spegne a Roma, all'età di ottant'anni. In occasione della sua scomparsa, Ottaviano Giannangeli cura una speciale pubblicazione: un fascicolo edito dalla casa editrice Itinerari, Itinerari per Vittorio Clemente, che raccoglie i più importanti omaggi critici, tra cui quelli di Pasolini, Caproni, Fortini, Sansone e Petrocchi. Nel 1995, per il centenario della nascita, sempre Giannangeli realizza un raffinata antologia, Le chiù fine parole (Ediars-Oggi e domani, Pescara), in cui raccoglie il meglio dell'opera dialettale di Clemente, con una preziosa appendice critica. Nella sua rigorosa scelta di poeti dialettali, Franco Brevini include Clemente nelle sue pubblicazioni specialistiche: Le parole perdute. Dialetti e poesia nel nostro secolo (Einaudi, 1992) e La poesia in dialetto (Meridiani Mondadori, 1999).

Ghianda acrostico