Nasce nella provincia dell’Aquila,
da Pasquale, segretario comunale e da Francesca Di Bacco. Fin da
ragazzo inizia a scrivere versi che vengono pubblicati sul giornalino
scolastico La piccola tribuna di Torino e sulla rivista giovanile Juventus di Firenze. Raccoglie le prime poesie in dialetto in Malenguni, quaderno che purtroppo sarà smarrito da un tipografo aquilano. A Tivoli frequenta la Scuola Normale e, chiamato alle armi subito dopo il diploma, segue il corso allievi ufficiali a Parma e Brindisi. Sottotenente di Fanteria, appena ventenne, nell'agosto del 1915 partecipa alla Prima Guerra Mondiale. Sotto le armi il giovane ufficiale è chiamato da Ardengo Soffici alla redazione dei giornali di trincea, La Ghirba e Il Gazzettino del Soldato. È questa l’occasione per stringere amicizia anche con altri scrittori quali Antonio Baldini, Renato Simoni e Guelfo Civinini.
L’incapacità dei partiti tradizionali di risolvere numerosi problemi
del dopoguerra spinge il giovane poeta, come non pochi italiani, ad
aderire al partito fascista, convinto che il nuovo soggetto politico
possa dare delle risposte adeguate. Nell'intervallo tra le due guerre
mondiali Vittorio Clemente, con competenza, impegno e passione, ricopre
il ruolo prima di insegnante elementare in alcuni paesi dell'Abruzzo,
poi di direttore didattico a Teramo e infine di ispettore scolastico a Roma,
a Rieti e di nuovo a Roma. Con questi incarichi Clemente svolge una
fervente attività pedagogica e collabora a riviste importanti come I Diritti della Scuola e La Parola e il Libro.
Si dedica anche alla critica letteraria, occupandosi principalmente
della poesia dialettale abruzzese e romana, con particolare attenzione
all'opera di Giuseppe Gioacchino Belli. Nel 1939
si trasferisce definitivamente a Roma con la moglie Bice, dell’antica
famiglia Papi di Bugnara, e i figli Francesca (che diventerà
insegnante), e Pasquale (che si dedicherà alla medicina). Nella capitale
il poeta collabora con la redazione di La strenna dei romanisti,
che prevede la pubblicazione di un volumetto annuale sul quale vengono
pubblicati scritti, poesie, disegni e foto dei cultori delle belle
tradizioni romane sin dal 1940. Ha modo di stringere amicizia con
importanti personaggi come Trilussa, Cesare Pascarella, Mario dell'Arco, Urbano Barberini, Giulio Battelli, Giuseppe Bottai e i giornalisti Ceccarius ed Ettore Veo. La pubblicazione di Sclocchitte. Sonetti abruzzesi
(Ed. Gastaldi, Milano, 1949), raccolta poetica che rivela una
sorprendente grazia nel tratteggiare i paesaggi naturali ed emotivi
della terra natia, colpisce l'attenzione del giovane Pier Paolo Pasolini, che si entusiasma per l'opera di Clemente, tanto da scrivere la prefazione alla sua opera successiva, Acqua de magge
(Società Editrice Siciliana, Roma, 1952), in cui, riferendosi al
poemetto clementiano che dà il titolo al libro, afferma: "La poesia
migliore della letteratura abruzzese sarà Acqua de magge di
Clemente, poiché l'Abruzzo ricompare di scorcio, divenuto l'assolata,
echeggiante terra di una personale infanzia". A Clemente, Pasolini
dedicherà un profilo critico nella sua antologia Poesia dialettale del Novecento (Guanda, Parma, 1952), curata insieme a Mario dell'Arco.
A legare Pasolini e Clemente c'è anche una profonda amicizia; nel
momento di maggiore difficoltà, quando si ritrova senza lavoro,
costretto a lasciare il suo paese, lo scrittore friulano trova nuova
speranza proprio grazie al poeta abruzzese: "Nei primi mesi del '50 ero a
Roma, con mia madre... Ero disoccupato, ridotto in condizioni di vera
disperazione: avrei potuto anche morirne. Poi con l'aiuto del poeta in
dialetto abruzzese Vittorio Clemente trovai un posto di insegnante in
una scuola privata di Ciampino, a venticinquemila lire al mese".Dopo la
raccolta Tiempe de sole e fiure (1955), nel 1960 viene pubblicato il raffinato poemetto Canzune ad allegrie... (Edizioni Quadrivio, Lanciano), sulla vicenda patetica di un cantastorie (il Cantatore); cinque anni dopo, l'autore dà alle stampe una plaquette di versi, dal titolo Serenatelle abruzzesi (Edizioni La Carovana, Roma). La fama di Clemente cresce col tempo, e acquisisce nuovi importanti estimatori, come Giorgio Caproni, Franco Fortini ed Ennio Flaiano. Nel 1970, insieme all'amico Ottaviano Giannangeli, stimato poeta in lingua e in dialetto abruzzese, Clemente pubblica la sua opera omnia: Canzune de tutte tiempe
(Editrice Itinerari, Lanciano), curata dallo stesso Giannangeli, che
offre dei versi di Clemente una perfetta traduzione metrica. Vittorio
Clemente consegue numerosi riconoscimenti, grazie ai suoi molteplici
interessi, tra cui la pedagogia, la saggistica, la letteratura, la
critica letteraria, la narrativa, il folklore, il teatro dialettale:
nel 1947 vince il premio Sanremo per la poesia dialettale; nel 1948 ottiene il primo posto al premio Castaldi per Sclocchitte; nel 1956 riceve la medaglia d’argento da parte del Presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi,
per i Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte. Il poeta
abruzzese si spegne a Roma, all'età di ottant'anni. In occasione della
sua scomparsa, Ottaviano Giannangeli cura una speciale pubblicazione:
un fascicolo edito dalla casa editrice Itinerari, Itinerari per Vittorio Clemente, che raccoglie i più importanti omaggi critici, tra cui quelli di Pasolini, Caproni, Fortini, Sansone e Petrocchi. Nel 1995, per il centenario della nascita, sempre Giannangeli realizza un raffinata antologia, Le chiù fine parole
(Ediars-Oggi e domani, Pescara), in cui raccoglie il meglio dell'opera
dialettale di Clemente, con una preziosa appendice critica. Nella sua
rigorosa scelta di poeti dialettali, Franco Brevini include Clemente nelle sue pubblicazioni specialistiche: Le parole perdute. Dialetti e poesia nel nostro secolo (Einaudi, 1992) e La poesia in dialetto (Meridiani Mondadori, 1999).
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