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lunedì 30 maggio 2022

QUOTIDIANA

 


QUOTIDIANA

Come assidua la vita ci consuma…
ecco, invecchiamo lentamente, l’uno
di fronte all’altro. Ma è soltanto il corpo
che si logora: l’anima si affina.
Questo corpo alla fine si depone
come un abito smesso – oppure, a volte,
strappato d’improvviso, lacerato
vivendoci… Ma guarda: è solo un abito
deposto. Noi dobbiamo essere spogli
tutti, alla fine: non potrai discendere,
ancora vivo, il fiume della Vita.
Ancora greve di carnale ombra
non potresti rinascere, salpare
stupefatto, invisibile, esitante
abbandonarti al Mare della Luce.

Giovanni Campus

domenica 30 maggio 2021

FLASH

 


FLASH

Come fossimo eterni
noi combattiamo, indocili, accaniti,
ad erigere, giorno
dopo giorno, le mura
che un altro giorno un altro
demolirà, che forse un’altra stirpe
ignorerà, che un cupo indifferente
sussulto dell’immensa
natura eternamente
seppellirà. Ma un attimo di sosta
dentro di noi rivela d’improvviso
tutta la nostra vita: è solo un flash.

Giovanni Campus

sabato 30 maggio 2020

AUTUNNO




Eccomi nell’autunno della vita:
quando la morte corporale (antica,
se da sempre convive nel profondo
dei miei pensieri, e vigile misura
ogni sorriso) tenta le mie membra
-ora con tocchi lievi, o con presagi,
ora con più severi ammonimenti-
per il passo finale. Senza angoscia
attendilo: raccogliti in silenzio
di quando in quando, ma non disertare
la vita, ed ogni impegno che ti chiami
per nome, ancora, e dica: “Tocca a te”.
Guàrdati ancora intorno, senza invidia;
lascia negli altri un calmo desiderio
di te, per quando non sarai tra i vivi:
confidino, tranquilli, in altro incontro
fra voi, che sia perenne. Una mattina
di luce chiara, un’onda lieve, un’ala
tacita che si levi nell’azzurro
sono segni, richiami d’alto Eliso
incognito, velato ancora un poco:
ti lascino serena, trasparente
l’anima. Godi il canto degli uccelli.

Giovanni Campus

QUANDO NASCESTI


Quando nascesti, io piansi. Eri un immenso
avvenire, una sfida, una promessa
limpida, audace. Tu levavi un grido
di richiamo sul mare luminoso
dell’essere, un messaggio
ad una terra incognita, ad amici
ignoti, ma devoti a te, vivente
e sacro testimone del mistero.
Raccogliemmo quel grido, noi che al pari
di te, tutto ignoriamo: ci chinammo
intenti a decifrare il tuo messaggio,
noi che appena sappiamo navigare
lungo la costa, timorosi, ignari,
come te, dell’oceano. Non possiamo
discioglierti ogni nodo, allontanare
ogni rovescio della sorte. Il mondo
è un enigma. Ma tutto ti appartiene
di noi, per tuo rifugio e tuo conforto,
figlio, ricorda; e fa che non si spenga
mai l’ombra d’un sorriso sul tuo volto,
figlio per cui, quando nascesti, io piansi.
Naviga con coraggio: è l’ora tua,
la tua prova. Viviamo dentro un sogno
lacero, incomprensibile, sublime:
miraggi attraversiamo, dissolvenze
di selve e di deserti, soffocanti
metropoli, e prigioni,
e giardini verdissimi, improvvisi
incantesimi; e scherno di burrasche
senza riposo, e folla, e voci, e risa
infantili, e feroci
stragi dimenticate, arse rovine,
pari tutte ad altissimo silenzio.
Un infinito nulla
ci assedia; ma non perdere
fiducia, tu, continua la battaglia.
L’esito non è incerto: tu nascesti
già più forte del nulla. Se l’ascolti,
un’eco ti risorge
di nobiltà sepolta
dentro di te: non sei figlio del Caos,
ma generato in vincolo d’amore.
Nel profondo dell’anima ti giunga
sempre la nostra voce a consolare
ogni tua pena: guarda in alto, naviga
finché resti visibile una stella.
Morire è un altro nascere: è risveglio,
ma senza pianto, infine, ad altra luce.

Giovanni Campus

Giovanni Campus


 

(Cervia, 30 maggio 1930Roma, 24 gennaio 2019)
è stato un poeta e insegnante italiano
Cresciuto in Sardegna, dopo la laurea in lettere classiche all'Università di Cagliari iniziò a scrivere per il quotidiano La Nuova Sardegna, occupandosi in particolare di critica cinematografica. Si trasferì poi in Italia continentale per insegnare per decenni nei licei di varie città italiane, stabilendosi infine a Roma da metà degli anni sessanta. Scrisse per alcune riviste culturali dell'epoca, come le romane “Il Punto” e “Tempo Presente” (diretta da Nicola Chiaromonte), le milanesi “Studium” e “Cinema nuovo”, la siciliana “Galleria” e la sarda “Ichnusa”. Qui pubblicò anche le sue prime poesie, confluite poi in "Salmo notturno", la prima delle sue sei raccolte di versi, che uscì nel 1983 per Laterza, con prefazione di Giuseppe Petronio, ed entrò nella terna finale del Premio Viareggio. La raccolta successiva, “Mediterranee” nel 2004 vince il Premio Dessì. Seguiranno le raccolte “Quotidiane” (2007), “Poeti in assemblea” (2010), “Astronomica” (2013) e “Prologo” (2018), tutte per l’editrice sarda Edes. Alcune sue poesie sono entrate a far parte delle antologie scolastiche; altre sono state tradotte in inglese e pubblicate negli Stati Uniti Lascia inoltre un romanzo, ancora inedito, completato appena prima della morte.Le sue liriche affrontano temi universali, tra cui la morte, la fede, la storia. Di lui ha scritto tra gli altri il poeta Mario Luzi, lodando “la compattezza del suo alto-antico stile (…), da accogliere, per così dire, frontalmente. Non sarà comodo, ma credo che finiranno per farlo, tanta è la coerenza e la continuità del suo tono di voce

Alla sorella

Alla sorella   Quando in terra a le soglie umili venne Gabriele (d’intorno anche fiorìa la terra al novel tempo?) udì la pia Donna, tremando...