Visualizzazione post con etichetta Antonio Fogazzaro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Antonio Fogazzaro. Mostra tutti i post

venerdì 25 marzo 2022

Scenda la sera

 

Scenda la sera

 
Scende la sera ed io,
All’albeggiar si franco,
Supino al posto mio
Giaccio ferito e stanco.
 
Giaccio degli astri a fronte
Sopra una vinta altura;
Fu ardente il Sol, sul monte
Fu la giornata dura.
 
Mi suona invan l’immenso
Fragor del campo intorno;
Manco e non ho più senso
Di gloria nè di scorno.
 
Servii l’Onnipotente,
Or gli domando pace.
Col viso all’orïente
Morir quassù mi piace.
 
O Stella della sera,
Mi guardi sì; che hai?
Forse, alta arnica e vera,
La sorte mia tu sai.
 
Forse perchè non diedi
Tutto il mio sangue ancora,
Comanda Iddio che in piedi
Io sorga e in piedi io mora.
 
E sia, sorgiamo, avanti!
Non pieghi il cor nè tema.
Aprasi a Lui davanti,
Versi la vita estrema.
 
Antonio Fogazzaro 

giovedì 25 marzo 2021

A COLORO CHE MI AMANO.


A COLORO CHE MI AMANO.

Ne l’ora in che si affaccian caute ed escono
Da i nascondigli de la casa l’ombre
E s’incontran, si mescon circonfuse
Ai morenti chiaror de le finestre,
Ne la dimora solitaria un vecchio,
Pascendo sè de le tristezze sue,
Pensa gli anni lontani, l’imminente
Ultima sera e, sospirati invano
I dì che più non tornano, sospira
Invano i dì che non vedrà, sospira
Una parte di sè gittar vivente
Ne l’avvenir, almeno un disïoso
Guardo che si lontani e parli ancora
Quando l’occhio sia chiuso, una infocata
Stilla di pianto almen che ancor non resti,
Che ancor non geli. Va pensando i cori
In che più fida ed ogni più diletta
Cosa cui giunger la memoria sua:
Capelli sacri di chi amò e scomparve
Ne la morte, gioielli, antiche tele,

 

Il picciolo orologio che rispose
Al batter del suo cor ne le felici
Ore, ne le dolenti; un prezïoso
Libro, uno sculto avorio, un vaso argenteo
De l’Oriente, un crocefisso d’oro.
Tutto numera e medita, severo
Scruta e compara l’opere de l’arte;
Ogni men degno esclude, ogni più eletto
Partisce ai cari nel pensiero, affida
La speme ad esso d’una vana, esangue
Ombra di sè che si protenda in terra
Oltre la tomba.
                              Io così eleggo, amici,
Al fioco lume del mio dì cadente,
Tra i canti dove l’anima spirai
Non vacua d’estro e non ignara d’arte,
Ogni men vile; e il picciolo volume
In memoria di me Vi dono e sacro.

Antonio Fogazzaro

 

Ne l’ora in che si affaccian caute ed escono
Da i nascondigli de la casa l’ombre
E s’incontran, si mescon circonfuse
Ai morenti chiaror de le finestre,
Ne la dimora solitaria un vecchio,
Pascendo sè de le tristezze sue,
Pensa gli anni lontani, l’imminente
Ultima sera e, sospirati invano
I dì che più non tornano, sospira
Invano i dì che non vedrà, sospira
Una parte di sè gittar vivente
Ne l’avvenir, almeno un disïoso
Guardo che si lontani e parli ancora
Quando l’occhio sia chiuso, una infocata
Stilla di pianto almen che ancor non resti,
Che ancor non geli. Va pensando i cori
In che più fida ed ogni più diletta
Cosa cui giunger la memoria sua:
Capelli sacri di chi amò e scomparve
Ne la morte, gioielli, antiche tele,

Il picciolo orologio che rispose
Al batter del suo cor ne le felici
Ore, ne le dolenti; un prezïoso
Libro, uno sculto avorio, un vaso argenteo
De l’Oriente, un crocefisso d’oro.
Tutto numera e medita, severo
Scruta e compara l’opere de l’arte;
Ogni men degno esclude, ogni più eletto
Partisce ai cari nel pensiero, affida
La speme ad esso d’una vana, esangue
Ombra di sè che si protenda in terra
Oltre la tomba.
                              Io così eleggo, amici,
Al fioco lume del mio dì cadente,
Tra i canti dove l’anima spirai
Non vacua d’estro e non ignara d’arte,
Ogni men vile; e il picciolo volume
In memoria di me Vi dono e sacro.

Antonio Fogazzaro

 

mercoledì 25 marzo 2020

Ritorno sul lago


Occupan l'alto lago
densi vapori e piove.
Lontan lontano move
per la nebbia profonda
di miste voci un'onda
 dolce, tranquilla e grave.

Sol cupe acque deserte
l'intento sguardo vede
Continua procede,
sappressa via via
l'ignota melodia
dolce, tranquilla e grave.

Ed ecco tra i vapori
mostran lor punta bruna,
escono ad una ad una,
qua e là s' affannan carche
le picciolette barche
della gente che canta.

Vengono e vanno i remi,
vengono e vanno i canti
tra cumuli fragranti
del fien raccolto allora;
si rizza sulla prora
capretta impaziente.

Tornan dai solitari
campi dell'altro lido
gli agricoltori al fido
tetto, a' vecchi parenti,
bamboli innocenti,
alla notturna pace.

Così vi si conceda,
fornita l'opra e pieni
i vostri dì, sereni I
drizzar di messe carche
le picciolette barche
ai lidi del mistero.
Vi attende un tetto fido,
e coi vecchi parenti
coi bamboli  innocenti
cui vi porranno appresso
un salutar sommesso;
poi, del Signor la pace.

Antonio Fogazzaro

TENEVO IL VISO FRA LE PALME ASCOSE

Tenevo il viso fra le palme ascose.
Star con lui mi pareva, essergli unita
da lungo tempo, ed ei mi domandava
di quegli anni lontani, amari tanto.
Io tutto tutto gli dicevo. Alfine
tolsi le man dal viso, e nello specchio
guardai se i miei capelli erano bianchi.

Antonio Fogazzaro

M’AMA, NON M’AMA. SENZA UCCIDER FIORI

M'ama, non m'ama. Senza uccider fiori,
dirmi così da tutto l'universo
ascolto sempre e dal mio core istesso;
starò a veder su qual dei due si ferma.
No, non domando al fior. Se il fior sapesse
gli chiederei soltanto s'è felice.
Ma il fior l'ignora, e chi potrebbe dirlo
mi niega per pietà questo conforto.
Un pensier mi ferisce. E se il poeta
s'accendesse d'amor per le soavi
figure ch'egli crea! Strano pensiero!
Davver di questi non ne avevo un tempo.


Antonio Fogazzaro

Antonio Fogazzaro




(Vicenza, 25 marzo 1842Vicenza, 7 marzo 1911)
è stato uno scrittore e poeta italiano.
Fu nominato senatore del Regno d'Italia nel 1896. Dal 1901 al 1911 fu più volte tra i candidati al Premio Nobel per la letteratura, che tuttavia non vinse. Fogazzaro nasce n'ell'ambiente famigliare agiato e patriottico - la famiglia è impegnata nella lotta antiaustriaca - riceve un'educazione di stretta osservanza cattolica. Sulla sua formazione influisce profondamente Giacomo Zanella, suo insegnante al Liceo di Vicenza; questi non solo stimola in Fogazzaro la vocazione alla letteratura ma gli trasmette anche l'interesse per il problema del rapporto tra fede religiosa e progresso scientifico, tema che diventerà centrale nella ideologia del futuro scrittore e poeta. Dopo un periodo trascorso tra Padova e Torino, dove Fogazzaro consegue la laurea in Legge nel 1864, pratica per un breve periodo la professione di avvocato, prima a Torino, poi a Milano. Sposò nel 1866 la contessa Margherita di Valmarana e successivamente si trasferisce a Milano dove la propria vocazione letteraria e la decisione di cambiare percorso professionale, trovano una decisiva maturazione. Torna a Vicenza dopo tre anni e si dedica completamente all'attività letteraria. L'esordio letterario avviene nel 1874 con il poemetto "Miranda"; del 1876 è la raccolta di liriche "Valsolda": queste anticipano vari temi della sua produzione successiva. Il primo romanzo, "Malombra", viene pubblicato nel 1881; poi è la volta di "Daniele Cortis" (1885), "Il mistero del poeta" (1888), "Piccolo mondo antico" (1895). Fogazzaro intanto allarga i suoi interessi culturali, affrontando i temi della filosofia positivista e dell'evoluzionismo darwiniano. E' dopo il grande successo di "Piccolo mondo antico" che si intensifica la sua produzione letteraria. Escono "Poesie scelte" (1897), "Sonatine bizzarre" (1899), "Minime" (1901). Il 1901 è l'anno del suo primo lavoro teatrale dal titolo "El garofolo rosso", che confluirà - insieme ad altri due bozzetti teatrali - nel volume "Scene" (1903). Autore oramai affermato Antonio Fogazzaro diviene sempre più personaggio impegnato nella vita pubblica; il suo nome si impone anche in ambito internazionale, non solo grazie al successo dei suoi romanzi, ma anche e soprattutto all'eco delle sue conferenze di carattere ideologico-religioso. Nel 1898 tiene a Parigi un'importante conferenza su "Le grand poète de l'avenir", cui seguono i discorsi "La douleur dans l'art" (1899) e "Les idées réligieuses de Giovanni Selva" (1907). Il prestigio nazionale e internazionale cresce tanto che nel 1896 è nominato senatore. Nel frattempo si intensificano i suoi rapporti con il movimento modernista, un movimento cattolico riformatore che ha l'obiettivo di avvicinare la religione alla cultura moderna. Attraverso i suoi romanzi "Piccolo mondo moderno" (1901) e soprattutto "Il Santo" (1905), Fogazzaro intraprende una battaglia ambiziosa, quella di rinnovare il cattolicesimo. "Il Santo" però viene posto all'Indice: Fogazzaro viene infatti sospettato di sostenere le tesi del modernismo, movimento che intanto papa Pio X aveva messo al bando dall'ortodossia. Da buon cattolico quale è, lo scrittore fa atto di sottomissione, senza rinunciare però alle proprie convinzioni: così il suo ultimo romanzo, "Leila" (1910), che sebbene avesse l'obiettivo di ritrattare la propria posizione, viene comunque condannato dal Sant'Uffizio. Prima ancora di venire a conoscenza di quest'ultima condanna, Antonio Fogazzaro muore all'Ospedale di Vicenza, durante un'operazione chirurgica.

5 agosto Dedicazione della basilica di Santa Maria Maggiore

  5 agosto  Dedicazione della basilica di Santa Maria Maggiore  La basilica di santa Maria Maggiore sull'esquilino di Roma, che viene co...