venerdì 25 marzo 2022
Scenda la sera
giovedì 25 marzo 2021
A COLORO CHE MI AMANO.
Ne l’ora in che si affaccian caute ed escono
Da i nascondigli de la casa l’ombre
E s’incontran, si mescon circonfuse
Ai morenti chiaror de le finestre,
Ne la dimora solitaria un vecchio,
Pascendo sè de le tristezze sue,
Pensa gli anni lontani, l’imminente
Ultima sera e, sospirati invano
I dì che più non tornano, sospira
Invano i dì che non vedrà, sospira
Una parte di sè gittar vivente
Ne l’avvenir, almeno un disïoso
Guardo che si lontani e parli ancora
Quando l’occhio sia chiuso, una infocata
Stilla di pianto almen che ancor non resti,
Che ancor non geli. Va pensando i cori
In che più fida ed ogni più diletta
Cosa cui giunger la memoria sua:
Capelli sacri di chi amò e scomparve
Ne la morte, gioielli, antiche tele,
Il picciolo orologio che rispose
Al batter del suo cor ne le felici
Ore, ne le dolenti; un prezïoso
Libro, uno sculto avorio, un vaso argenteo
De l’Oriente, un crocefisso d’oro.
Tutto numera e medita, severo
Scruta e compara l’opere de l’arte;
Ogni men degno esclude, ogni più eletto
Partisce ai cari nel pensiero, affida
La speme ad esso d’una vana, esangue
Ombra di sè che si protenda in terra
Oltre la tomba.
Io così eleggo, amici,
Al fioco lume del mio dì cadente,
Tra i canti dove l’anima spirai
Non vacua d’estro e non ignara d’arte,
Ogni men vile; e il picciolo volume
In memoria di me Vi dono e sacro.
Antonio Fogazzaro
Ne l’ora in che si affaccian caute ed escono
Da i nascondigli de la casa l’ombre
E s’incontran, si mescon circonfuse
Ai morenti chiaror de le finestre,
Ne la dimora solitaria un vecchio,
Pascendo sè de le tristezze sue,
Pensa gli anni lontani, l’imminente
Ultima sera e, sospirati invano
I dì che più non tornano, sospira
Invano i dì che non vedrà, sospira
Una parte di sè gittar vivente
Ne l’avvenir, almeno un disïoso
Guardo che si lontani e parli ancora
Quando l’occhio sia chiuso, una infocata
Stilla di pianto almen che ancor non resti,
Che ancor non geli. Va pensando i cori
In che più fida ed ogni più diletta
Cosa cui giunger la memoria sua:
Capelli sacri di chi amò e scomparve
Ne la morte, gioielli, antiche tele,
Il picciolo orologio che rispose
Al batter del suo cor ne le felici
Ore, ne le dolenti; un prezïoso
Libro, uno sculto avorio, un vaso argenteo
De l’Oriente, un crocefisso d’oro.
Tutto numera e medita, severo
Scruta e compara l’opere de l’arte;
Ogni men degno esclude, ogni più eletto
Partisce ai cari nel pensiero, affida
La speme ad esso d’una vana, esangue
Ombra di sè che si protenda in terra
Oltre la tomba.
Io così eleggo, amici,
Al fioco lume del mio dì cadente,
Tra i canti dove l’anima spirai
Non vacua d’estro e non ignara d’arte,
Ogni men vile; e il picciolo volume
In memoria di me Vi dono e sacro.
Antonio Fogazzaro
mercoledì 25 marzo 2020
Ritorno sul lago
densi vapori e piove.
Lontan lontano move
per la nebbia profonda
di miste voci un'onda
dolce, tranquilla e grave.
Sol cupe acque deserte
l'intento sguardo vede
Continua procede,
sappressa via via
l'ignota melodia
dolce, tranquilla e grave.
Ed ecco tra i vapori
mostran lor punta bruna,
escono ad una ad una,
qua e là s' affannan carche
le picciolette barche
della gente che canta.
Vengono e vanno i remi,
vengono e vanno i canti
tra cumuli fragranti
del fien raccolto allora;
si rizza sulla prora
capretta impaziente.
Tornan dai solitari
campi dell'altro lido
gli agricoltori al fido
tetto, a' vecchi parenti,
bamboli innocenti,
alla notturna pace.
Così vi si conceda,
fornita l'opra e pieni
i vostri dì, sereni I
drizzar di messe carche
le picciolette barche
ai lidi del mistero.
Vi attende un tetto fido,
e coi vecchi parenti
coi bamboli innocenti
cui vi porranno appresso
un salutar sommesso;
poi, del Signor la pace.
TENEVO IL VISO FRA LE PALME ASCOSE
Star con lui mi pareva, essergli unita
da lungo tempo, ed ei mi domandava
di quegli anni lontani, amari tanto.
Io tutto tutto gli dicevo. Alfine
tolsi le man dal viso, e nello specchio
guardai se i miei capelli erano bianchi.
Antonio Fogazzaro
M’AMA, NON M’AMA. SENZA UCCIDER FIORI
dirmi così da tutto l'universo
ascolto sempre e dal mio core istesso;
starò a veder su qual dei due si ferma.
No, non domando al fior. Se il fior sapesse
gli chiederei soltanto s'è felice.
Ma il fior l'ignora, e chi potrebbe dirlo
mi niega per pietà questo conforto.
Un pensier mi ferisce. E se il poeta
s'accendesse d'amor per le soavi
figure ch'egli crea! Strano pensiero!
Davver di questi non ne avevo un tempo.
Antonio Fogazzaro
Antonio Fogazzaro
(Vicenza, 25 marzo 1842 – Vicenza, 7 marzo 1911)
è stato uno scrittore e poeta italiano.
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