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domenica 8 maggio 2022

Tutto Ritorna

— Fanciulla, che fai qui sulla porta
Guardando da lontan per quella via? —
— Ah se sapeste! Quando la fu morta
L’han portata di là la madre mia;
M’han detto che di là debbe tornare,
E son qui da quattr’anni ad aspettare. —
— Oh povera fanciulla! tu non sai
Che i morti al mondo non ritornan mai! —
— Tornano al vaso i fiorellini miei,
Tornan le stelle… tornerà anche lei! —

Giovanni Prati

 

giovedì 27 gennaio 2022

UN GIORNO D’INVERNO


UN GIORNO D’INVERNO
 
Sempre, sul farsi della tacit’ora
crepuscolar, m’invaile una tranquilla
malinconia, che dolcemente irrora
questi occhi del dolor che da lei stilla.
Guardo il foco morente, e m’innamora
tenervi intenta e fisa la pupilla,
insin che appena qualche brace ancora
tra la commossa cenere scintilla.
Il crepitar di quella ultima vita,
l’ombra addensata e la cadente neve
di piú cupa tristezza il cor mi serra.
E prorompo dall’anima atterrita:
— Mio Dio, che sogno è questo viver breve
Mio Dio, che solitudine è la terra! —
 
Giovanni Prati

 

domenica 16 agosto 2020

Stella Alpina 5^ classe elementare 1954

 

Alba in campagna

Fumano i campi; la rugiada stilla 
sull'erba nova; il cheto aere si desta
il sol che spunta, e con l'aletta in resta 
il cardellino in cima al gelso trilla.

Al giocondo lavor sparsa è la villa 
sui bruni solchi; pei declivi a festa
saltan le capre; e in seno a la foresta
le allegrie della caccia il corno squilla.

Questa è vita davver; questo è divino
elemento di forza all'uman petto:
aria, luce, tripudio, opera intorno.

E noi, civico vulgo, ogni mattino
(fatica insigne!) ci leviam dal letto,
pallidi spettri, ad invecchiar d'un giorno.

Giovanni Prati

lunedì 27 gennaio 2020

La rondinella

Son qui sulla gronda,
che canto gioconda
gli occasi e i mattini
di porpora e d'or,
che tesso ai piccini
la casa superba
con muschi, con erba
con larve di fior.

Su prore ed antenne
posando le penne,
fra il marzo ed il maggio
mi reco dal mar;
e scordo il viaggio
pensando al mio nido,
se un portico fido,
se un embrice appar.

Gran Dio, se ti piacque
recarmi sull'acque,
se l'esca segreta
trovar mi fai tu,
deh! rendimi lieta
d'un raggio di sole:
pel nido e la prole
non cerco di più.

Da raffiche alpine,
da venti e da brine
mi guardi la Santa
che in sen ti portò;
e, quando a lei canta
la turba devota,
anch'io la mia nota
salir le farò.
 
Giovanni Prati

Il grillo



Son piccin, cornuto e bruno;
me ne sto fra l'erbe e i fior:
sotto un giunco o sotto un pruno
la mia casa è da signor.

Non è d'oro e non d'argento,
ma ritonda e fonda ell'è:
terra è il tetto e il pavimento,
e vi albergo come un re.

Se il fanciul col suo fuscello
fuor mi trae dal mio manier,
in un piccolo castello
io divento il suo piacer.

Canto all'alba e canto a sera
in quell'atrio o al mio covil;
monachello in veste nera
rodo l'erbe e canto april.

So che il cantico d'un grillo
è una gocciola nel mar;
ma son mesto, s'io non trillo:
deh! lasciatemi cantar.

So che, al par dell'altra gente,
se il destin morir mi fa,
un fratello od un parente
sepoltura a me non dà.

 Pur, negletta e fredda spoglia,
se nel prato io morirò,
là sull'orlo alla mia soglia.
anche morto un re sarò.

Il re bruno, il re piccino,
fiori ed erbe avrà per vel,
ed avrà per baldacchino.
sulla testa il roseo ciel.

Giovanni Prati

Giovanni Prati


(Campo Lomaso, 27 gennaio 1814 – Roma, 9 maggio 1884)
è stato un poeta e politico italiano
.
Studiò legge a Padova dove conobbe Aleardo Aleardi; si dedicò prestissimo alla poesia,alla cospirazione politica. Si sposò nel  1834 con  Elisa Bassi, dalla quale ebbe una figlia. La moglie  morì nel  1840.I temi della morte della moglie e dell'affetto per la figlia  ritorneranno frequentemente nelle sue liriche. Pubblicò la prima opera,Poesie, nel 1836. Decise di trasferirsi a Milano nel 1841;qui collaborò con A.Manzoni, T. Grossi, pubblicò l'Edmenegarda, una novella sentimentale , ottenne un grande successo. A  Milano  frequentò il  celebre  salotto  Maffei, punto di incontro  di  letterati, artisti  e  patrioti del Risorgimento, tra i quali G. Verdi.Durante quel soggiorno pubblicò nel 1843  i Canti lirici, i Canti  per il  popolo e le Ballate; nel 1844 dette alle stampe Memorie e lacrime e Nuovi canti. Dal 1845 al 1848 soggiornò, Padova,VeneziaFirenze. Nel 1848, recatosi  a Torino, si  mostrò sostenitore della Monarchia  Sabauda.  Negli  anni  che  precedettero la Prima  Guerra  di Indipendenza, fu animatore del sentimento nazionale e  fautore di Carlo  Alberto di Savoia: per  questo  gli  austriaci  lo  espulsero  dal  Lombardo Veneto,i governi Repubblicani di  Venezia e di Firenze gli rifiutarono l'asilo politico. Furono questi i tempi più difficili e tormentati della  sua vita perché professava i suoi ideali in una terra ostile, tra  uomini  decisamente avversi.  Legato alla  politica  Sabauda tornò a Torino, dove la sua fedeltà fu premiata con la nomina a storiografo della Corona. Nel  1851  sposò  in seconde nozze l'attrice drammatica Lucia Arnaudon, venne eletto nel Parlamento Italiano deputato con  Torino divenuta capitale del Regno d'Italia  nel  1862. A Torino, in via Po al Fiorio, frequentava il Caffè dei Codini e dei Machiavelli insieme a C. Benso Conte di  Cavour, D'Azeglio e Rattazzi. Nel 1863 seguì il  Governo Unitario a Firenze divenuta Capitale, dove  frequentò  i salotti letterari e conobbe G. Verga, A. Fusinato.Strinse anche amicizie letterarie con  M. Rapisardi e  F. Dall'Ongaro. Nel 1871 si trasferì a Roma divenuta capitale d'Italia e nel 1876 venne  nominato  senatore; divenne membro del Ministero della Pubblica Istruzione nel 1878, anno in cui il Ministro Francesco De Sanctis  fondò a Roma l'Istituto Superiore  di  Magistero  del  quale divenne direttore. Durante questi anni la sua poesia  aveva continuato a fluire con la pubblicazione di Armando (1868),  Psiche (1876), Iside (1878).  Morì a  Roma e fu sepolto a Torino, le sue ceneri furono trasferite nel paese natio ricongiunto alla patria.  Dal  1923  le sue spoglie risiedono nella chiesa di Dasindo.

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