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venerdì 23 gennaio 2026

Luigi Crespi


Autoritratto

Luigi Crespi 
(
Bologna23 gennaio 1708 – Bologna2 luglio 1779)
è stato un 
pittore e storico dell'arte italiano oltre che mercante d'arte. 
Secondo figlio di Giuseppe Maria Crespi, ricevette la sua formazione artistica nella bottega del padre che aveva su di lui una notevole influenza. Motivo per cui le sue prime opere sono state confuse con quelle del padre.
Successivamente si recò  
a Venezia, Trieste, Vienna e Dresda nel 1752-1753, e sviluppò un proprio stile più personale. Anche i fratelli minori Ferdinando (1709-1754) e Carlo Antonio (1712-1781) sono stati pittori. Crespi è stato soprattutto un ritrattista, ed era abile nella rappresentazione minuziosa della società del suo tempo. Varie pitture di sua composizione sono visibili nel Museo Poldi Pezzoli di MilanoCrespi era anche un mercante ed uno storico dell'arte; ha pubblicato una biografia di pittori della sua città natale.



sabato 20 dicembre 2025

Italo Cremona

Italo Cremona 
(
Cozzo18 aprile 1905 – Torino20 dicembre 1979)
è stato un 
pittorescenografocostumista nonché arredatore, sceneggiatore, scrittore e saggista italiano

Figlio del medico Antonio Cremona e di Marianna Pasciutti, perse il padre quando era ancora adolescente, caduto mentre svolgeva il suo lavoro da militare durante la prima guerra mondiale. Dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza inizia dal 1927 a dedicarsi alla pittura a Torino, dapprima presso l'Accademia Albertina e poi alla Società degli Amici dell'Arte. Seguace all'inizio di Mario Gachet e Vittorio Cavalleri, si avvicinò in seguito allo stile pittorico di Felice Casorati, iniziando a partecipare a diverse mostre ed esposizioni: nel 1928 a Torino, nel 1931 a Roma, nel 1932 alla XVIII Esposizione internazionale d'arte della Biennale di Venezia, nel 1933 a Genova.Conosciuto Mino Maccari, collaborò alla rivista da lui diretta Il Selvaggio e ad altre pubblicazioni (Emporium, Primato, La Fiera Letteraria, Paragone, Il Caffè) e dal 1938 iniziò l'attività di scenografo, arredatore, costumista e sceneggiatore per il cinema – collaborando soprattutto con Flavio Calzavara, con il quale lavora in otto film – e il teatro che proseguirà fino al 1953. Nel dopoguerra svolse anche attività di insegnante e, dal 1956, dirigente, scrivendo inoltre due romanzi La coda della cometa (Vallecchi 1968) e Monumento pieno d'acqua (postumo, Edizioni Pananti 1989), e i racconti Armi improprie (Einaudi 1976) e Zona ombra (Einaudi 1977), e saggi critici sulla pittura, tra i quali Il tempo dell'Art Nouveau, del 1964. Dopo la sua morte, avvenuta nel dicembre del 1979 a Torino all'età di 74 anni, nel 2001 venne costituito il suo archivio storico da parte degli eredi.


mercoledì 10 dicembre 2025

La vetrina del negozio di giocattoli

La vetrina del negozio di giocattoli

Timoleon Marie Lobrichon (1831–1914)
Pittore e illustratore francese, famoso per le sue illustrazioni del mondo dell' infanzia. Olio su tela.

lunedì 24 novembre 2025

Il 24 novembre 1957 moriva Diego Rivera

Il 24 novembre 1957 moriva Diego Rivera, pittore e muralista messicano, marito della pittrice altrettanto nota Frida Kahlo. Si rese famoso per i suoi grandi murales realizzati in gran parte in edifici pubblici di Città del Messico, con tematiche a sfondo sociale.






mercoledì 29 ottobre 2025

Maddalena penitente



 "Maddalena penitente", (1594 ca), Caravaggio, Galleria Doria-Pamphilj, Roma.

Questo dipinto, di una modernità sconvolgente per i tempi, raffigura la Maddalena mentre piange. In realtà quello che vediamo è una ragazza vestita semplicemente, abbandonata su una sedia bassa, le mani sul grembo. Accanto a lei, per terra, un vasetto d'unguento, un filo di perle e altri monili, dipinti con la precisione di una natura morta, ma emblemi del peccato e della vanità del mondo a cui la Maddalena ha rinunciato: non per nulla sono finiti sul pavimento. La giovane ha un'espressione triste, rivolge lo sguardo verso il basso, ha una lacrima che le scende lungo la guancia. Ed è sola, nel centro di una stanza spoglia, in cui trapela la luce del giorno dall'alto, come a simboleggiare un futuro di speranza.
Particolare curioso: si dice che il Caravaggio per questo quadro avesse usato come modella Annuccia Bianchini, una prostituta di 17 anni che frequentava, piccola di statura e con i capelli lunghi e fulvi come nel dipinto, e che lei si fosse addormentata mentre lui la ritraeva.

martedì 28 ottobre 2025

Pietro Annigoni


(Milano, 7 giugno 1910 – Firenze, 28 ottobre 1988)

è stato un pittore italiano,

soprannominato il pittore delle regine dalla stampa del tempo. Il suo stile evidenzia l'influenza del Rinascimento italiano e del Realismo, in contrasto con gli stili di ritratto propri del Modernismo e Postmodernismo in auge negli anni della sua attività.Specializzato in ritrattistica, la sua attività è nota soprattutto per il ritratto del 1955 di Elisabetta II del Regno Unito sebbene soggetti frequenti dei suoi lavori fossero persone disagiate e senza fissa dimora.Dal 1929 in poi e in particolare dal 1966 al 1988, il suo periodo più fecondo, è tutto un susseguirsi di mostre prestigiose di cui molte alla Royal Academy di Londra. Tra le mostre effettuate in Italia si ricordano per il notevole successo ottenuto quelle di Milano (Galleria Cortina, 1968, e Galleria Levi, 1971).Il 2 aprile 1966 si tenne a Meldola (FO) una mostra personale dell'artista, in occasione dell'inaugurazione di una galleria dedicata al pittore Luigi Michelacci. Dal 2 al 27 dicembre 2006, nella ricorrenza del trentennale di questo evento, si è tenuta a Meldola una mostra commemorativa dell'artista con l'esposizione di varie opere.Suoi affreschi si trovano nell'Abbazia di Montecassino, a Firenze nel Convento di San Marco(Discesa dalla Croce - Morte di Abele) e nella Chiesa di San Lorenzo, nella Basilica di Sant'Antonio a Padova ed in molte altre località.Una delle opere più importanti da lui eseguite è il ciclo pittorico della Chiesa parrocchiale di S. Michele Arcangelo a Ponte Buggianese. Vi ha lavorato dal 1967 sino alla morte, con l'aiuto di vari allievi. Nel 2008 è stato aperto a villa Bardini a Firenze il "Museo Pietro Annigoni".

Onorificenze Pittore e Scultore

Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana

— 14 novembre 1975.

L'ultima cena




mercoledì 8 ottobre 2025

La Libertà che guida il popolo


"La Libertà che guida il popolo"(1830), di Eugène Delacroix, Museo Louvre-Lens,

Nel luglio 1830 a Parigi era scoppiata una rivolta popolare e l'artista vi si ispirò per quest'opera-manifesto. Il quadro rappresenta infatti la lotta delle diverse classi sociali verso la libertà, incitate da una monumentale figura femminile che incarna questo ideale e sembra quasi venirci addosso, indifferente alla morte e alla sofferenza che la circonda. La donna indossa il berretto frigio, imbraccia un fucile e sventola la bandiera francese repubblicana, ma ha il corpo e il viso di una dea antica: ricorda la Venere di Milo, scoperta nel 1820. Intorno a lei combattono un ragazzino, simbolo del coraggio, il soldato, il borghese e il proletario, che in realtà sono due autoritratti dell'artista.. Sullo sfondo si vedono le torri della Cattedrale di Notre Dame: l'azione si svolge a Parigi e dev'esser ben chiaro. Sia Delacroix che Géricault, l'autore de "La zattera della Medusa", volevano legare la pittura alla storia del presente, senza più ricorrere ad ambientazioni classiche o medievali. E suscitare forti emozioni.

mercoledì 1 ottobre 2025

L'Urlo (1893), di Edvard Munch

Galleria nazionale di Oslo

"Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all'improvviso di rosso-sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto a una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c'erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura... e sentivo che un grande urlo pervadeva la natura". Edvard Munch passeggiava su un ponte di Nordstrand quando il suo animo venne davvero travolto dal terrore. E in questo quadro volle esprimere il ricordo della sua immensa, improvvisa angoscia, colta nell'attimo in cui la provava. Sullo sfondo si vedono due persone ferme lungo il ponte, che sembrano indifferenti a quanto accade. Il personaggio in primo piano, col volto ridotto a un teschio e il corpo privo di una colonna vertebrale, spalanca invece la bocca (vero centro del dipinto) per emettere un grido tale da sconvolgere anche il paesaggio. E la luce illumina la figura come se fosse colpita da un flash.
L'artista, insomma, ci offre lo " scatto" di quel momento agghiacciante, per lui inspiegabile, come lo ha visto con i suoi occhi. E lo rende universale ai nostri.
Web.

mercoledì 17 settembre 2025

martedì 24 giugno 2025

Le più belle Madonne di Raffaello Sanzio

Raffaello Sanzio, 1483-1520.
Sono tutte magnifiche, io non saprei quale scegliere per rappresentarlo.
La sua vita, purtroppo breve, ha lasciato nell'arte un segno indelebile.
Curioso il suo destino… nascere e morire di… Venerdì Santo ma la sua fama è tutta dovuta alla sua eccezionale e “divina” capacità di dipingere di cui diede prova fin da piccolo.
Secondo Vasari, Raffaello era persona amorosa, affezionato alle donne, e secondo lui gli eccessi lo portarono alla morte.
La morte fu una conseguenza dei suoi eccessi amorosi, infatti dopo aver disordinato più del solito tornò a casa con la febbre. Quella febbre che tolse al mondo, ancora in giovane età, uno dei più grandi artisti.
La notte del 6 aprile 1520 Raffaello moriva.
Il grande pittore stava lavorando alla Trasfigurazione quando si ammalò, la tavola incompiuta fu collocata a capo del letto funebre. Scrisse ancora Vasari: "La quale opera nel vedere il corpo morto e quella viva, faceva scoppiare l'anima di dolore".

mercoledì 30 aprile 2025

Jacopo Chimenti

detto anche Jacopo da Empoli o L'Empoli, dalla città natale del padre
(Firenze, 30 aprile 1551 – 30 settembre 1640),
è stato un pittore italiano.
Si formò alla bottega di Maso da San Friano a Firenze, la sua pittura si ispira soprattutto ai primi maestri del Cinquecento, volgendo lo sguardo alla pittura dei Santi di Tito, quindi ad un'arte popolare e devota, sia classicheggiante sia attenta alle verità naturali. Apparve, talvolta, una traccia dell'ambiente caravaggesco, manifestata dalle ricerche luministiche. Un dipinto di Jacopo Chimenti si trova nel Santuario della Madonna dei Tre Fiumi nel Mugello, vicino a Ronta. Tenne il suo laboratorio a Firenze presso il Palazzo Pasqui in via dei Servi, come oggi ricorda una targa.

domenica 23 marzo 2025

Juan Gris




Autorittratto e Natura morta e mandolino. 


alias José Victoriano González Pérez- 

Madrid23 mar1887 – Boulogne-sur-Seine11 mag 1927. è stato un pittore e scenografo spagnolo, esponente del Cubismo.Tra il 1902 ed il 1904 studiò disegno industriale a Madrid, collaborando anche in alcuni quotidiani locali come disegnatore di vignette umoristiche; questa passione per la satira illustrata lo accompagnerà per tutta la vita, anche dopo essere diventato un pittore famoso. A Madrid subì l'influsso della Jugendstil. Nel 1904 e nel 1905 studiò pittura con l'artista accademico José Maria Carbonero. Nel 1906 si trasferì a Parigi, entrando in contatto con gli artisti più importanti del tempo, tra cui Henri MatisseGeorges BraqueFernand Léger e Amedeo Modigliani[1]. Fu proprio a Parigi che conobbe il suo connazionale Pablo Picasso, di cui divenne amico e di cui seguì l'esempio: già le opere del 1910 mostrano un chiaro interesse per il cubismo, che si rafforza nei lavori degli anni seguenti, fino ad arrivare ad uno stile cubista analitico nel 1912. Il suo ritratto di Picasso del 1912 è una delle prime significative opere cubiste effettuata da un pittore che non sia Pablo Picasso o Georges Braque. Il periodo della sua maturazione definitiva avvenne tra il 1914 ed il 1918: fu in questi anni che Gris si allontanò dal cubismo analitico per arrivare al cubismo sintetico, diventandone uno degli interpreti più interessanti. A differenza dei lavori dello stesso periodo di Picasso e di Braque, il cubismo di Gris è animato da spirito scientifico e razionale, che lo porta ad un marcato distacco e ad un certo intellettualismo classicheggiante. Gris, rifiutando il monocromatismo, dispone sulla tela combinazioni di colori armoniosi e luminosi: in queste zone di colore puro e intenso, l'interesse si sposta progressivamente dal soggetto alla struttura dell'immagine, analizzata e sintetizzata secondo modelli geometrici e matematici. In questo molti critici hanno visto la forte influenza che Matisse ebbe su di lui. La ricerca cubista di un nuovo modo di definire la realtà attraverso modelli astratti portò Gris ad un continuo studio teorico, espresso in numerosi scritti ed interventi a conferenze. Questa ricerca può essere rintracciata anche nelle scenografie e nei costumi per i Balletti russi, per i quali cominciò a lavorare all'inizio degli anni venti. In quegli stessi anni si tennero le sue mostre più importanti, a Parigi, a Berlino e a Düsseldorf. Juan Gris fu iniziato in Massoneria il 2 febbraio 1923 nella loggia Voltaire, del Grande Oriente di Francia, passò compagno il 18 febbraio 1924 e divenne maestro il 27 febbraio 1925L'11 maggio 1927 Gris si spense, appena quarantenne, a Boulogne-sur-Seine a causa di un'uremia.

domenica 22 settembre 2024

IL PARADISO SECONDO BOTER

Nella sua amata Pietrasanta, dove ha deciso di riposare per sempre, il grande Maestro ci ha lasciato una sua versione del PARADISO: un trionfo di colori. Chissà se adesso che lo ha visto davvero, avrebbe apportato delle modifiche….

martedì 16 luglio 2024

Andrea del Sarto


Autoritratto

pseudonimo di Andrea d'Agnolo di Francesco di Luca di Paolo del Migliore Vannucchi 
(Firenze, 16 luglio 1486  Firenze, 29 settembre 1530),
è stato un
 pittore italiano.

Fu maestro dell'intera prima generazione di "eccentrici" (Pontormo e Rosso Fiorentino in primis), ma a differenza degli allievi non utilizzò quelle spregiudicatezze audaci, se non addirittura polemiche, rinnovando piuttosto il repertorio tradizionale in maniera garbata, attraverso l'accentuazione del respiro monumentale delle figure, la variazione della cromia e della tecnica, l'uso degli spunti più moderni reperibiliFiglio del sarto Agnolo di Francesco di Luca Vannucchi, da cui l'appellativo tradizionale, e di Costanza di Silvestro, anch'ella figlia di un sarto, fu fratello di Francesco d'Agnolo, anch'esso pittore. A sette anni fu apprendista di un orafo e di qui passò nella bottega di Giovanni Barili (ma, essendo suo coetaneo, è più probabile che si tratti di suo fratello Andrea, nato invece nel 1468), il quale, visti i suoi notevoli progressi, lo affidò alla bottega di Piero di Cosimo, dal quale apprese diverse tecniche pittoriche, aprendosi al gusto per la sperimentazioneNarra il Vasari, la principale fonte sulla vita di Andrea, che egli andava nella sala del Papa, fatta edificare da Martino V nel convento di Santa Maria Novella, dove erano i cartoni di Michelangelo e di Leonardo da Vinci, spostati lì dalla sala del Consiglio di Palazzo Vecchio, segnalandosi presto come eccellente copista.  Nel 1508 abbandonò quindi il maestro e prese a metà col collega, pressoché coetaneo, una stanza che fungeva da bottega e abitazione in piazza del Grano, vicino a dove sorgeranno gli UffiziIscritto all'Arte dei Medici e Speziali il 12 dicembre 1508, di quell'anno sono le prime opere, che s'ispirano direttamente ai pittori più familiari, a lui e all'amico Franciabigio, quali Fra Bartolomeo e Mariotto Albertinelli, unitamente allo studio di Raffaello. I frati del convento della Santissima Annunziata, per completare gli affreschi nel Chiostro dei Voti iniziati nel 1460 da Alesso Baldovinetti e proseguiti poi da Cosimo Rosselli, che non li completò, affidarono nel 1509 ad Andrea cinque Storie di miracoli di san Filippo Benizzi, ultimati l'anno successivo. Tali affreschi, descritti dal Vasari, mostrano un vivace gusto per il racconto, derivato dagli affreschi del Ghirlandaio nelle chiese di Santa Trinita e di Santa Maria Novella, ma rinnovati nel linguaggio, che mostra interesse verso le atmosfere leonardesche, e con ritmo più mosso e irrequieto.  È considerato probabile un suo viaggio a Roma nel 1510, che gli avrebbe permesso la conoscenza degli sviluppi pittorici di Raffaello alle Stanze Vaticane e di Michelangelo alla volta della Cappella Sistina; tale soggiorno non è documentato dalle fonti, ma se ne trova traccia nello stile delle opere di quegli anni. Ne sono esempio il Corteo dei Magi (1511) e poi la Natività della Vergine (1514), affreschi entrambi nello stesso chiostrino della Santissima Annunziata. Qui il suo sciolto linguaggio formale, di una serenità narrativa quattrocentesca, si arricchisce delle sfumate atmosfere e degli stilemi che sono propri, rispettivamente, di Leonardo e Raffaello. Il grande numero di disegni del periodo successivo, che hanno fatto la fama di Andrea disegnatore, lo rivelano attento alla lezione michelangiolesca, all'individuazione dell'immagine plastica, di pose ricercate e di un dinamismo frenetico accentuato dall'intonazione fredda dei colori, come nella Madonna col Bambino e san Giovannino della Galleria Borghese. Nel 1509 iniziò gli affreschi monocromi del chiostro dello Scalzo a Firenze, che completerà, con molte interruzioni, nel 1526: una lunga esperienza che attraversa quasi tutta la sua opera. Si trattò di un'impresa fondamentale per lo sviluppo del disegno fiorentino del Cinquecento, meta di studio obbligata per l'intera generazione successiva di artisti emergenti[1]. Se la monocromia trasmetteva una raffigurazione concepita come un bassorilievo, anche la Madonna delle Arpie degli Uffizi, del 1517, che pure ha evidenti riferimenti a Fra' Bartolomeo, richiamava l'immagine di una scultura. In una nicchia, velata da una calda penombra, la Madonna appare come statua sopra un piedistallo, affiancata da due santi le cui disposizioni, leggermente ruotate attorno all'asse della Vergine, arricchiscono il tradizionale schema piramidale. La monumentalità delle figure riecheggia il titanismo di Michelangelo, addolcito però dal morbido sfumato alla Leonardo e dai colori brillanti, con delicate scelte cromatiche esaltate dai riflessi luminosi. La sua eccellente capacità disegnativa gli permise quindi di conciliare spunti apparentemente distanti, all'insegna di un'esecuzione impeccabile e allo stesso tempo molto libera e sciolta nel modellatoIn quegli anni partecipò anche alla decorazione della Camera nuziale Borgherini, con alcuni suoi celebri allievi, quali il PontormoFrancesco Granacci e il Bacchiacca. In tali scene, destinate a decorare l'arredo ligneo, dimostrò di saper aderire a vivaci schemi narrativiInvaghitosi della figlia di "povero e vizioso padre", Lucrezia di Baccio del Fede, residente in via San Gallo e già maritata a un berrettaio, non appena essa divenne vedova, la sposò alla fine del 1517 o ai primi del 1518, trascurando l'arte e divenendo oltremodo geloso. La vicenda è narrata dal Vasari, che non perde occasione per ribadire il tema letterario del "genio e sregolatezza". Si dedicò sporadicamente al ritratto - un genere estraneo alla disposizione di Andrea, volta all'articolazione complessa della figurazione; nel Ritratto di donna del Prado si è visto il ritratto della moglie e nel cosiddetto Ritratto di scultore di Londra vi è chi vuole riconoscere l'amico Jacopo Sansovino, a Firenze negli anni 1517-1518, o anche Baccio BandinelliÈ ancora di questo periodo la Disputa sulla Trinità della Galleria Palatina di Palazzo Pitti. Scrisse Vasari: «fecevi ginocchioni due figure, una è Maria Magdalena con bellissimi panni, ritratta la moglie; perciò ch'egli non faceva aria di femmine in nessun luogo, che da lei non la ritraessi, e se pur avveniva che d'altri la togliessi, per l'uso del continuo vederla e dal tanto averla designata le dava quell'aria, non possendo far altro». Dopo il maggio 1518 partì per la Francia, invitato da Francesco I, per il quale aveva già fatto a Firenze la Madonna col Bambino, santa Elisabetta e san Giovannino (Louvre). A Fontainebleau lavorò sulla scia di Leonardo, allora molto anziano, che scomparve nel 1519. Qui fece, oltre ad alcune opere perdute, la Carità, firmata e datata 1518, opera tipica della cultura fiorentina del tempo, con la costruzione a piramide e il plasticismo figurativo, ma dotata di una qualità pittorica gessosa, segno di una crisi che i contemporanei Rosso Fiorentino e Pontormo indirizzarono nelle deformazioni manieristiche. Una certa mal disposizione fece del soggiorno francese un'occasione mancata. In capo a un anno infatti il pittore se ne tornava a Firenze, secondo Vasari richiamato dalla moglie. Riprese dunque i lavori al chiostro dello Scalzo, dove lo aveva sostituito nel frattempo il Franciabigio, e poco dopo venne coinvolto nella decorazione del salone della villa medicea di Poggio a CaianoLe opere di questo periodo mostrano un approfondimento del dialogo-contrapposizione con Pontormo e col Rosso, affinando le sottigliezze esecutive e il trattamento del colore, che diventa ora scintillante ora trasparente, con accostamenti audaci e dissonanti. I ritratti penetranti e le composizioni sacre riccamente articolate riprendono i modelli degli anni passati, aggiornati però da nuove sottigliezze esecutive. Rinnovò le tradizionali immagini delle Pietà fiorentine nelle composizioni di Vienna e di Palazzo Pitti, dipinta quest'ultima per le monache di San Piero a Luco, nel Mugello, dove Andrea si era rifugiato nel 1523 per sfuggire all'epidemia della peste, e ispirata alla Pietà di Fra' Bartolomeo. Nel corso degli anni venti la sua pittura accentuò l'intensità devozionale dei soggetti e sviluppò importanti ricerche sul colore, che ebbero il culmine nel capolavoro del Cenacolo di San SalviNella Madonna col Bambino, un angelo e un santo di Madrid, chiamata tradizionalmente Madonna della Scala, la cura del pittore si volge alla definizione di un sempre maggiore rigore compositivo: pur riaffermando gli effetti di monumentalità compositiva, esprime nelle figure una sostanziale naturalezza. Esaurita la spinta creativa, si volse alla rielaborazione di vecchi motivi, affidati spesso alla bottega. Facevano eccezione opere di maggiore impegno, come la Madonna in gloria con quattro santi (1530) dipinta per il monastero vallombrosano di Poppi, in cui la tesa caratterizzazione dei santi anticipava motivi devozionali della seconda metà del secoloFu maestro, fra gli altri, di Giovanni Antonio Sogliani, che fu suo fidato collaboratore per più di venticinque anni.



La domenica

La Domenica Oggi è il Tuo dì, Signore; oggi è nell'aria un alito di pace e di perdono, e un non so che più tenero e più buono scende nei...