Visualizzazione post con etichetta Mariannina Coffa Caruso. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mariannina Coffa Caruso. Mostra tutti i post

venerdì 30 settembre 2022

All’angelo mio

 


Angelo mio, che i sogni innamorati
Soavemente riconforti e bei,
Che sorridi pietoso a’ lagni miei
E ridesti la mente ai dì beati,

Nume che i miei pensier distruggi o crei
Sol che mi volga i lumi addolorati,
O mi fuggi, o t’involi… e tempi e fati
Mio ti disser nascendo, e mio tu sei!

Amarti!… Oh se potessi, angelo mio,
Un istante seguirti oltre le sfere
Che mi contende questa fral natura,

Perennemente assorta in tuo pensiere,
Ritornerei l’eletta creatura
Inebrïata all’alito di Dio!

   Mariannina Coffa Caruso

giovedì 30 settembre 2021

Amore

Amore

Datemi un cor che all’alito
Dell’amor mio s’ispiri,
Che i suoi più dolci palpiti
Confonda ai miei sospiri,
Un cor che la sua vita
Senta al mio core unita,
Che ai miei segreti spasimi
Conceda il suo dolor!
Datemi un cor che intendere
Possa il mio spirto anelo,
Ch’abbia il candor degli angeli
Ch’ami qual s’ama in cielo.
Oh! Solo allor potrei
Credere ai sogni miei,
Viver potrei nell’estasi
Del canto e dell’amor.

Mariannina Coffa Caruso

lunedì 30 settembre 2019

La mia patria



Oltre quei monti che il sol rischiara
Fra sogni aurati m’ebbi la culla;
Ma i primi canti della fanciulla
Cercavan sempre patria più cara.
Lungo le sere cogli occhi intenti
Chiedeva un raggio dei firmamenti,
E in debil suono cantar s’udìa:
No, non è questa la patria mia.
Dopo quell’ora passar molt’anni;
Straniera io vissi fra molti estrani;
Cercai l’amore de’ miei lontani;
Provai la lotta dei lunghi affanni.
Spezzato il core nell’aspra guerra,
No, la mia patria non cerco in terra.
Io nacqui ai sogni dell’armonia…
Io chiedo al cielo la patria mia!

Mariannina Coffa Caruso

OMBRA ADORATA


Che mi valse l’ingegno, il core e l’arte
Se te perdendo ogni Ciel perdei?
Se il nume che fu vita ai sogni miei
Mi condanna tacendo e si diparte?
Oh se vedrai queste dolenti carte
Che d’un alito ignoto accendi e bei
Saprai ch’ove sospiri, e piangi e sei
Ivi piange il mio core a parte a parte.
Saprai ch’io t’amo, ed è miracol novo
La vita mia…perchè son morta e vivo,
E là dove non sei me non ritrovo!
Saprai, ch’ombra adorata, a me d’accanto
Ti riveggio pur sempre o sogno o scrivo
E più che il labro tuo trovo il tuo pianto.

Mariannina Coffa

Mariannina Coffa Caruso


Mariannina Coffa nacque a Noto la mattina del 30 settembre 1841 dall’avvocato Salvatore Coffa, un liberale impegnato nelle vicende politiche del Regno di Napoli, e da Celestina Caruso. Dopo aver ricevuto una prima istruzione a Noto, nel 1851 passò al collegio "Peratoner" di Siracusa, dove già compose le prime poesie d’occasione. Considerata un precoce talento poetico, fu affidata al canonico Corrado Sbano, che nel limitato ambiente culturale della cittadina passava per essere un’autorità nel campo delle lettere e un facile verseggiatore. Naturalmente don Sbano le consigliava letture cattoliche e sorvegliava che i temi delle sue poesie rifuggissero da quelli tipici degli «autori esagerati e intemperanti»,così da essere poi accusato di aver corrotto e soffocato le naturali tendenze della giovanissima artista, portata a un’effusione sentimentale di matrice schiettamente tardo-romantica, e di averla nutrita di una disordinata miscela di autori classici disparati, senza che questa si fondesse in unità nello spirito della giovane. I successi poetici della bambina si espressero nelle improvvisazioni tanto apprezzate nella arcadica «Accademia dei Trasformati» di Noto, cui fece parte dal 1857 con il nome di Inspirata - e fece parte dall 1858 anche dell’«Accademia Dafnica» e di quella degli «Zelanti» di Catania - pubblicando nel 1855 la raccolta Poesie in differenti metri, e successivamente i Nuovi canti nel 1859. A completare la sua educazione artistica la famiglia le fece impartire dal 1855 lezioni di pianoforte dal giovane Ascenso Mauceri (1830-1893), del quale finì per innamorarsi fino a progettare il matrimonio, con l’iniziale assenso della famiglia che tuttavia cambiò idea, obbligandola a sposare, l’8 aprile 1860, il ricco proprietario terriero ragusano Giorgio Morana.Trasferitasi con il marito a Ragusa nella casa del suocero, iniziò una vita fatta di gravidanze annuali - ma due dei quattro figli morirono ancora infanti - e di difficoltà di scrivere a causa dell’ostilità dei parenti a un’attività che essi ritenevano riprovevole, addirittura strumento di perdizione. Scarsa consolazione le venne dalla corrispondenza con l’ex-fidanzato, che le rimproverava di aver subito il matrimonio, al quale descriveva la miseria della sua esistenza: «Se sapeste quanto soffro allorché mi è necessario prendere la penna! Gli occhi severi e maligni di mio suocero mi seguono come per fulminarmi Egli, il mio onorando suocero, non fece apprendere alle sue figlie il leggere e lo scrivere, appunto perché non fossero disoneste o cattive donne di casa».Per i fibromi all'utero di cui soffriva, conobbe il medico omeopata catanese Giuseppe Migneco, cultore del magnetismo animale, della teosofia e massone come il suo allievo di Noto Lucio Bonfanti, cha la introdusse nella Loggia Elorina: si trovano, nelle poesie di questo periodo, riferimenti ai suoi nuovi credi misteriosofici. Lasciata la casa del marito, si trasferì a Noto per seguire le cure del medico Bonfanti: fu questi a ospitarla dopo che i genitori la cacciarono dalla loro casa, scandalizzati dal suo comportamento. Nelle sue ultime lettere la Coffa espresse tutta la sua violenta esasperazione nei confronti di quanti, genitori, marito e parenti, imponendole la loro volontà e impedendole la libera manifestazione della sua personalità, le avevano rovinato la vita.

La domenica

La Domenica Oggi è il Tuo dì, Signore; oggi è nell'aria un alito di pace e di perdono, e un non so che più tenero e più buono scende nei...