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mercoledì 17 giugno 2026

La leggenda di San Cristoforo



La leggenda di San Cristoforo
Vieni  fuori, Cristoforo! Ho bisogno
di valicare il fiume.- per le chiuse
tenebre il grido si levò, s'effuse,
si spense, vaga melodia di sogno.
Dal suo letto di frasche il buon romito
l'udì tra il sonno, e lieto si riscosse,
come se in quella voce un riso fosse
d'alba serena ed un festoso invito...
Nessuno. Poche stelle intorno a unìunghia
di luna. Qualche fremito vi vento
nel profondo del bosco. Il sonnolento
rammarico della riviera lunga.
Tornò al suo tetto di fango e di canna;
e già si ributtava sul giaciglio,
quando la voce, bianca come il giglio,
raggiò più viva, presso alla capanna...
Nessuno. Nulla. Certo avea sognato.
Ma, richiusa la porta, ecco la voce
sempre più presso; ed ora calda e dolce
come grido di cuore innamorato.
Cristoforo scoperse finalmente
presso la soglia una piccola cosa
tutta tenera chiara ed amorosa
nell'ombra spessa; un bimbo sorridente.
-Fammi passar di là per cortesia.-
E il buon gigante con le sue manone
raccoglie il bimbo, e in spalla se lo pone,
indi presa la pertica, s'avvia.
L'acqua montava; e quel nullino biondo
si fece d'improvviso tanto grave
che non un bimbo, ma parea una trave
di pino, un masso di marmo o di piombo.
L'acqua montava, e correva, e ruggiva.
Sotto il fardello imane, il portatore
vacillava, tremando nel suo cuore
di non poter raggiungere la riva.
Ma ogni passo si facea più forte
l'urto della fiumana, e più schiacciante
quel peso immenso; le ginocchia frante,
smunto il polmone, egli attendea la morte.
Pur giunse a proda; e, deposto il piccino,
si lasciò cader giù come uno straccio.
Allora il bimbo gli avvolse d'un braccio
il collo ansante, e, tutto su lui chino,
gli sussurrò._ Tu cercavi il signore
più potente del mondo, a cui servire
con la forza tua grande e con l'ardire.
Ed io son quello: Cristo salvatore._
Detto, svanì dentro la notte nera
che avviluppava la foresta e il fiume...
Ma Cristoforo in cuor vedeva il lume
d'una celeste primavera.

Diego Valeri






giovedì 28 agosto 2025

Sera nel cortile

Poichè s'è staccato il sole
dalle altissime cimase,
su la faccia delle case
sceso è un livido pallore.

Ora come sopra il pozzo,
sul cortile c'è una stella
( e c'è giùuna fontanella
che ogni tanto dà un singhiozzo).

già s'accende una finestra
poi tre...quattro, tutte insieme;
parte il dì, la sera viene
con la sua dolcezza mesta.

Una fanciullina bianca
sìè indugiata al davanzale,
delle braccia fa il guanciale
e v'inchina il capo, stanco.

Diego Valeri

venerdì 18 luglio 2025

C'era

C'era nel bosco una quercia vecchiona:
sotto la quercia un fungo porcino:
e sotto il fungo, all'ombretta buona,
c'era una mamma col suo bambino.

Casa tranquilla e vita beata
di quella povera famigliuola!
Immensa. gioia da tutti ignorata
tanto pia vera quanto pia sola!

Ecco: alla fame un insetto bastava,
uno da pranzo, uno da cena:
e per la sete un goccin di rugiada:
e per il freddo una ragnatela.

Chi ci pensava alle feste del mondo
che dànno tante e poi tante pene?
A quei due poveri, nel bosco fondo,
era assai festa volersi bene.

Diego Valeri

mercoledì 16 luglio 2025

Ulivi

Sul colle degli ulivi l'ore chiare
sembrano forme per incanto, come
su la cima del mondo; così lieve
è il toccare di quelle masse lievi, 
così uguale il continuo fluire
del vario lume dentro la sottile
maglia d'argento delle fronde rade...
Ombra non v'è sotto la dolce pianta,
ma solo un tremolio di veli azzurri,
come in seno alle pure acque dei fonti.
E non c'è voce; ma un bisbiglio appena,
un bisbiglio lontano: un'eco, forse,
pel silenzio dei secoli raccolta,
dell'ultimo pregare di Gesù.


Diego Valeri

martedì 15 luglio 2025

Il lapis rosso e blù

Il piccolo malato sta a sedere
nel suo lettuccio di malinconia,
fissi gli occhi al soffitto in cui via via
vengono e vanno strane ombre leggère.

I suoifratelli sono andati a scuola,
la mamma è giù che attende alla cucina...
Dio,comìè lunga e triste la mattina
nella camera bianca muta e sola!

Che noia!...Ma c'è lì sul comodino
un buono e fido amico che l'invita
a giocare con lui; c'è la matita
dai giocondi color rosso e turchino.

La matita e un foglietto a quadratini...
E il bimbo gioca e ogni altra cosa oblìa:
e il suo male e la sua malinconia,
e perfin la sua mamma e i fratellini.

Rosso:ed ecco un castello principesco
colle torri,coi ponti e con le scale;
e, in vetta,una bandiera trionfale
e un guerrier pauroso gigantesco.

Turchino: ed ecco un mare tempestoso,
e in mezzo ai cavalloni un bastimento
abbandonato in signorìa del vento
e un grosso pescecane minaccioso...

Rosso e turchino: ed ecco una battaglia,
coi cannoni e i cavalli e gli aerroplani,
ecco i cosacchi,gli ussari e gli ulani
in mezzo a una tempesta di mitraglia.

Ed ecco... il mezzodì.Dalla cucina
giunge un rumor di passi. E' lei che sale:
è la mamma che lenta fa le scale
con la scodella della minestrina...

Diego Valeri.

sabato 5 luglio 2025

Notte in paese

 


Sul paesino bianco bianco
scende la notte scura scura;
ma il cuor piccino non ha paura,
anzi è preso da un dolce incanto.

Cosa c’è che lenta si leva
per il cielo vasto e d’oro?
C’è una luna di rosa e d’oro,
che sembra un fiore di primavera.

Cosa c’è nell’aria quieta,
come un pianto grave e soave?
C’è la campana che prega l’Ave
e accarezza ogni pena segreta.

Che cos’ha per compagnia
la piazzetta solitaria?
Ha la fontana che sempre varia
la sua canzone di fantasia.

E l'alberella che par morta,
senza più un fremito di volo?
L'alberella ha l'usignolo
che col suo piangere la conforta.

E nella casa, che s'empie già
d'uno stuolo vago e leggiero
d'ombre vestite di mistero,
il bambino felice, cos'ha?

Il bambino ha la sua mamma
che gli fa nido con le braccia,
che se lo stringe guancia a guancia,
e gli canta la ninna nanna....

 Diego Valeri

 

venerdì 27 giugno 2025

La leggenda di Malaspina

 

Era tempo d’autunno: era finita
la svinatura alla collina e al piano.
Annata magra di vino e di grano;
e già la prima nebbia era apparita.

Ma nella casa di ser Malaspina,
c’era abbondanza grande d’ogni bene
gonfi i granai, le vecchie botti piene,
colme le madie di pura farina.

E vennero i più poveri a bussare
alla sua porta, e con pietosa voce,
segnandosi col segno della croce,
così, umilmente presero a pregare:

“Voi che potete, fateci la grazia
d’un po’ di carità, da buon cristiano.
Un pane solo, un pugnello di grano;
quanto basta a campar; non quanto sazia”.

Il ricco… nulla! Li fece cacciare
da’ suoi servi malvagi e dai mastini,
e, spauriti, i poveri meschini,
se n’andarono altrove a mendicare.

Or ecco che passò dal vicinato
un povero più povero di tutti:
i vestimenti aveva laceri e brutti,
i piedi rotti e ferito il costato;

Aveva gli occhi pieni di dolore
– ma tanto dolci – scarno il viso e tristo.
– ma tanto bello! – ed era Gesù Cristo…
E si fermò davanti a quel signore.

“Un pane solo, un pugnello di grano;
non quanto sazia, sì quanto bisogna…”
Ma quegli: “Fannullone! È una vergogna!
Va’ a lavorare! Sei giovane e sano”.

Gesù Cristo non disse più parola.
Santa pazienza, la testa abbassò,
e più stanco, più afflitto se n’andò
per la sua strada più amara e più sola.

Passò l’inverno e venne primavera,
il tempo dei lavori, e Malaspina
molto grano gettò, potò la vigna,
pien di baldanza, tra i suoi servi a schiera…

Ma quando fu stagion di mietitura,
ahi, che le spighe lucide e biondine
sotto la falce diventaron spine
gialle, irte spine dalla punta dura.

E alla vendemmia i bei grappoli ghiotti
si maturarono anch’essi in crudi stecchi;
e gocciavano sangue dentro i secchi,
e di sangue colmavano le botti…

Quella terra da allora più non dà
un filo d’erba né un fiore né un frutto,
ma solo spine e spine dappertutto…
come un cuor che non abbia carità.

Diego Valeri

 

martedì 13 maggio 2025

Sera



Già s'accende una finestra
poi tre, quattro, tutte insieme.
Parte il dì, la sera viena
con la sua dolcezza mesta.
Una fanciulla bianca
s'è indugiata al davanzale;
delle braccia fa guanciale
e v'inchina il capo stanca.

Diego Valeri

sabato 26 aprile 2025

Venezia


C'è una città di questo mondo,
ma così bella, ma così strana,
che pare un gioco di fata morgana
e una visione del cuore profondo.

Avviluppata in un roseo velo,
sta con le sue chiese, palazzi, giardini, .
tutta sospesa tra due turchini,
quello del mare, quello del cielo.

Così mutevole! A vederla
nella mattina di sole bianco
splende d'un riso pallido e stanco,
d'un chiuso lume, come la perla:

ma nei tramonti rossi affocati
è un'arca d'oro, ardente, raggiante,
nave immensa, veleggiante
a lontani lidi incantati.

Quando la luna alta inargenta
torri snelle e cupole piene,
e serpeggia per cento vene
l'acqua cupa e sonnolenta,

non si può dire quel ch'ella sia,
tanto è nuova mirabile cosa:
isola dolce, misteriosa,
regno infinito di fantasia...

Cosa di sogno vaga e leggera;
eppure porta mill'anni di storia,
e si corona della gloria
d'una grande vita guerriera.

Cuor di leonessa, viso che ammalia,
o tu, Venezia, due volte sovrana:
pianta di forte virtù romana,
fiore di tutta la grazia d'Italia.
 
Diego Valeri

mercoledì 23 aprile 2025

Natale


 

Maria dentro la grotta si posò,
e Giuseppe a Betlemme si avviò.
Ma un momento senti, che mentre andava,
a mezzo il passo il piè gli si arrestava.
Vide attonita l'aria e il cielo immoto
e uccelli starsi fermi in mezzo al vuoto;
e poi vide operai sdraiati a terra,
posata nel mezzo una scodella:
e chi mangiava, ecco, non mangia più
chi ha preso il cibo non lo tira su,
chi levava la man la tien levata,
e tutti al cielo volgono la faccia.
Le pecore condotte a pascolare
sono lì che non possono più andare;
fa il pastor per colpire con la verga
e gli resta la man sospesa e ferma;
e i capretti che all'acqua aveano il muso
ber non possono al fiume in sé rinchiuso...
E poi Giuseppe vide in un momento
ogni cosa riprender movimento.
Tornò sopra i suoi passi, udi un vagito,
Gesù era nato, il fiore era fiorito.
 
 Diego Valeri

giovedì 13 febbraio 2025

Che cosa c'è?




Sul paesetto bianco  bianco
scende la notte scura scura;
ma il cuor piccino non ha paura,
anzi è preso da un dolce incanto.

Cosa c’è, che lenta si leva,
per il cielo vasto e solo?
C’è una luna di rosa e d’oro
che sembra un fiore di primavera.

Che cosa c’è nell’aria quieta,
come un pianto grave e soave?
C’è la campana che prega l'Ave
e accarezza ogni pena segreta.

Che cos’ha per compagnia
la piazzetta solitaria?
Ha la fontana che sempre varia
la sua canzone di fantasia.

E l'alberella che par morta,
senza più un fremito di volo?
L'alberella ha l'usignolo
che col suo piangere la conforta.


E nella casa, che s’empie già
d’uno stuolo vago e leggero
d’ombre vestite di mistero,
il bambino felice, cos’ha?

Il bambino ha la sua mamma
che gli fa nido con le braccia,
che se lo stringe guancia a guancia
e gli canta la ninna nanna…

Diego Valeri


 
 

lunedì 20 febbraio 2023

Si cammina sul filo degli anni


Si cammina sul filo degli anni
da esperti funamboli.
È un difficile andare ma si va.
E intanto il mondo, attorno,
muta faccia e colore. Senza posa
ogni creata cosa
in poco d'ora ci diventa strana.
E con le cose ci mutiamo noi,
d'oggi in domani.
Solo sta fermo nel fondo di noi
quel nostro tempo primo,
l'infanzia, all'ombra della madre, sotto
il crocifisso piccolo di avorio.

DIEGO VALERI

martedì 17 maggio 2022

RONDINI





Rondini allegre, rondini leggere,

in giro in giro, vorticosamente:

ma nello specchio del mio cuor dolente

tante piccole croci nere nere...

Diego Valeri

 

domenica 6 febbraio 2022

L' Ave


 L'Ave
La campana ha chiamato,
e l'angelo è venuto.

Lieve lieve ha sfiorato
con l'ala di velluto

il povero paese;
v'ha sparso un tenue lume

di perla e di turchese
e un palpito di piume;

ha posato i dolci occhi
su le oscure soglie....

Poi, con gli ultimi toc chi,
cullati come foglie
dal vento della sera,
se n'è volato via:

a portare la preghiera
degli umili a Maria.


Diego Valeri.

lunedì 11 ottobre 2021

L'oro d'autunno

 


L'oro d'autunno sale giorno a giorno,
per gradini di verde
lungo il fuso del pioppo,
fino all'esile vetta. Ancora resta
lassù sospeso, un breve tempo: e' intanto
l'ultimo verde cade. Poi nel bianco
cielo, come una fiamma fatua, dolcemente
si esala, vola via, si perde.
Diego Valeri

lunedì 19 luglio 2021

I mesi dell’estate

 

Giugno, luglio, agosto.
Sono nudi come l’aria
ma ciascuno porta un suo fregio,
l’uno un ramo di ciliegio
che di frutti ondeggia e svaria;
il secondo ghirlandette
di papaveri fiammanti,
spighe il terzo barbaglianti,
in manipolo costrette.
Bravi e validi figlioli,
rosolati al solleone;
saltan come in un trescone
di gagliardi compagnoni.

Diego Valeri

 

 

Ci donarono