La leggenda di San Cristoforo
Vieni fuori, Cristoforo! Ho bisogno
di valicare il fiume.- per le chiuse
tenebre il grido si levò, s'effuse,
si spense, vaga melodia di sogno.
Dal suo letto di frasche il buon romito
l'udì tra il sonno, e lieto si riscosse,
come se in quella voce un riso fosse
d'alba serena ed un festoso invito...
Nessuno. Poche stelle intorno a unìunghia
di luna. Qualche fremito vi vento
nel profondo del bosco. Il sonnolento
rammarico della riviera lunga.
Tornò al suo tetto di fango e di canna;
e già si ributtava sul giaciglio,
quando la voce, bianca come il giglio,
raggiò più viva, presso alla capanna...
Nessuno. Nulla. Certo avea sognato.
Ma, richiusa la porta, ecco la voce
sempre più presso; ed ora calda e dolce
come grido di cuore innamorato.
Cristoforo scoperse finalmente
presso la soglia una piccola cosa
tutta tenera chiara ed amorosa
nell'ombra spessa; un bimbo sorridente.
-Fammi passar di là per cortesia.-
E il buon gigante con le sue manone
raccoglie il bimbo, e in spalla se lo pone,
indi presa la pertica, s'avvia.
L'acqua montava; e quel nullino biondo
si fece d'improvviso tanto grave
che non un bimbo, ma parea una trave
di pino, un masso di marmo o di piombo.
L'acqua montava, e correva, e ruggiva.
Sotto il fardello imane, il portatore
vacillava, tremando nel suo cuore
di non poter raggiungere la riva.
Ma ogni passo si facea più forte
l'urto della fiumana, e più schiacciante
quel peso immenso; le ginocchia frante,
smunto il polmone, egli attendea la morte.
Pur giunse a proda; e, deposto il piccino,
si lasciò cader giù come uno straccio.
Allora il bimbo gli avvolse d'un braccio
il collo ansante, e, tutto su lui chino,
gli sussurrò._ Tu cercavi il signore
più potente del mondo, a cui servire
con la forza tua grande e con l'ardire.
Ed io son quello: Cristo salvatore._
Detto, svanì dentro la notte nera
che avviluppava la foresta e il fiume...
Ma Cristoforo in cuor vedeva il lume
d'una celeste primavera.
Diego Valeri

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