è stato un letterato, scrittore e arcivescovo cattolico italiano, noto soprattutto come autore del manuale di belle maniere Galateo overo de' costumi (scritto probabilmente dopo il 1551 a Calvisano, ma pubblicato postumo nel 1558), che fin dalla pubblicazione godette di grande successo. Il Della Casa era di origine fiorentina nacque da Pandolfo della Casa e da Lisabetta Tornabuoni. Studiò a Bologna, a Firenze, sotto la guida di letterati del tempo tra i quali Ubaldino Bandinelli, suo educatore occasionale, e Ludovico Beccadelli, e a Padova. Consigliato da Alessandro Farnese, intorno al 1532 intraprese la carriera ecclesiastica a Roma, considerata come la carriera che garantiva il miglior stile di vita. Arrivò a diventare arcivescovo di Benevento nel 1544 e, nel medesimo anno, Paolo III lo nominò nunzio apostolico a Venezia. Il Della Casa, che era già conosciuto per la vita mondana, a
Venezia trovò il palco ideale delle sue aspirazioni, con il suo palazzetto sul
Canal Grande che divenne il luogo d'incontro della migliore nobiltà veneziana assieme ad artisti, poeti e letterati, e divenne lui padre di un figliuolo veneziano. In quest'ultima città redasse numerosi versi e trattati. Le prime opere importanti (tolte le poesie burlesche di gioventù) sono le due Orazioni in volgare dirette alla
Repubblica di Venezia e a
Carlo V. Sempre durante il suo soggiorno a Venezia, scrisse in latino ciceroniano il trattatello
Quaestio lepidissima: an sit uxor ducenda, ove si interrogava sul valore del matrimonio. L'opera fu tradotta in italiano solo nel 1976, a cura di
Luigi Silori, per i tipi di Guida Editore di Napoli. Giovanni Della Casa introdusse il tribunale dell'
Inquisizione in
Veneto e si occupò dei primi processi contro esponenti della riforma. Nel
1548 compilò un
Indice dei libri proibiti, finora mai tradotto. Si conosce tuttavia il commento allo stesso
Indice di
Pietro Paolo Vergerio, diviso con Della Casa da acerrima inimicizia, presunto autore, inizialmente, del
Trattato utilissimo del beneficio di Giesù Cristo crocifisso verso i cristiani, stampato «anonimo a Venezia da Bernardino de' Bindoni nel 1543».
Già messo in cattiva luce per la protezione data al fuggiasco
Lorenzino de' Medici[2] nel
1544, non ricevette mai la porpora cardinalizia e con la morte del suo protettore
Alessandro Farnese e l'elezione di
papa Giulio III cadde in disgrazia. Il Della Casa dovette ben presto lasciare Roma, dove era ritornato nel
1551, e si ritirò quindi a
Nervesa, un paese del
trevigiano, dove probabilmente scrisse il famoso libro
Il Galateo overo de' costumi, così chiamato perché dedicato a monsignor
Galeazzo Florimonte, vescovo di Sessa che lo aveva ispirato. Il testo si richiama ai dettami rinascimentali e propone una serie di consigli e regole tali da consentire una vita armonica e semplice. Allo stesso periodo e alla stessa dimora va assegnato anche il
Carminum Liber, una raccolta di componenti di vario genere in latino, in cui utilizza in modo ordinato l'elegia, l'esametro sia satirico che epistolare sulla scia di
Orazio, l'epodo (sempre oraziano). Vi si trova poi un gruppo di grandi odi oraziane, una per la morte di
Orazio Farnese, duca di Castro, durante l'assedio a Hesdin, un'altra in onore del patrizio fiorentino e amico
Pier Vettori, che curava l'edizione dei
Latina Monimenta Ioannis Casae nel 1564 presso i Giunta a Firenze. Le sue liriche misero in evidenza il suo attivismo di ricercatore e curatore dello stile e di un linguaggio originale e articolato. Fu poi richiamato a Roma come segretario di stato da
Papa Paolo IV, succeduto a Giulio III. Senza aver ottenuto di diventare
cardinale (forse a causa degli scritti licenziosi della gioventù), morì a Roma nel
1556. Edite postume alla morte dell'autore nel
1558, le Rime ebbero largo successo tra i letterati del tempo
. Innovativa nelle Rime fu la tecnica del cosiddetto "legato dellacasiano". Essa consiste nell'infrazione della struttura ritmica del sonetto: il verso è dilatato, ma allo stesso tempo franto dall'
enjambement (per il
Tasso si parli di "rompimenti" o "inarcature"), che lo inarca nel verso successivo. In questo modo il verso non si conclude alla fine dell'
endecasillabo, ma a metà di quello successivo, acquistando così una maggiore estensione e una musicalità nuova. Questo metodo ebbe grande influenza sui lirici del
Cinquecento, sul Tasso e più tardi sul
Foscolo.
A Giovanni Della Casa è stata anche dedicata la scuola media di Borgo San Lorenzo, via Don Minzoni. A Giovanni Della Casa e al suo Galateo lo scrittore irlandese Laurence Sterne, nel suo famoso e colossale romanzo Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo, dedica, con spirito ironico e pungente, parte del capitolo XVI del Volume V di questa stessa opera, traducendo il nome di Giovanni Della Casa in John de la Casse.
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